
Originariamente Scritto da
LokiTorino
Provo a inserirmi nella discussione perché trovo molto interessanti alcuni punti di Massimiliano.
Sicuramente Chavez non è un marxista classico nel senso che non ha attuato un passaggio rivoluzionario verso il socialismo. Su questo c'è ben poco da discutere: Chavez sta cercando una nuova via per giungere al socialismo. Quanto integrale sarà questo socialismo lo si valuterà al momento della sua realizzazione. Per ora sta, diciamo, piuttosto ponendo un freno alle istanze turbo-capitaliste che possiedono tutti i paesi trainati dall'economia USA per via del petrolio. Questa cosa ovviamente pone degli attriti non da poco, attriti in molteplici livelli: il livello di chi prima speculava su certe attività e ora si è visto frenare, il livello di chi faceva parte della casta burocratica filo USA e si trova brutalmente tagliato fuori, il livello di chi apparteneva ad un apparato produttivo-distributivo che è entrato in crisi con le politiche economiche di Chavez.
Ora, secondo me, le domande più importanti da fare sono le seguenti:
Una politica di uscita dal mercato statunitense da parte di uno stato sovrano è un'ipotesi fattibile? Oltre che fattibile, è utile internazionalmente? Oltre che utile internazionalmente, è utile per noi?
Fornisco le mie sintetiche risposte:
1) L'uscita venezuelana potrebbe diventare un'ipotesi collaudata sul medio-lungo periodo se al Venezuela si aggiungeranno in cordata altri paesi non allineati. Per come sta viaggiando il processo capitalista secondo me è possibile che qualche paese rompa gli indugi (magari a tappe progressive) e si aggreghi.
2) Il meccanismo di diaspora dal mercato statunitense da parte di nazioni in cui non è avvenuta una (pseudo)rivoluzione comunista oggigiorno è dovuto principalmente al multipolarismo degli imperialismi mondiali. Senza l'ombrello protettivo URSS, che garantiva l'uscita dal mercato di paesi comunisti (sulla carta), il motivo della possibilità dei vari paesi vassallo USA di uscire dal mercato è semplicemente il lento spostarsi dell'ago della bilancia dei rapporti di forza internazionali. Il soggetto Cina sta velocemente completando la sua parabola di concentramento capitalista, iniziando pure a esportale capitali (come dichiarato all'ultimo congresso del PCC). Mentre l'egemonia USA è sempre più messa in discussione da un soggetto che diventerà probabilmente il nuovo protagonista produttivo mondiale, la stretta di quest'ultimo permette tante piccole fughe.
Internazionalmente credo che i soggetti che usciranno dal mercato USA soffriranno della solita dicotomia schizzofrenica di chi prova a impostare regole nuove ad un mercato tendenzialmente regolamentato globalmente da leggi ferree e spietate che non lasciano molto margine di manovra. Perfino la Cina comunista, nel suo tentativo di concentrare il capitalismo mondiale per fare saltare il banco, ha dovuto piegarsi a questi meccanismi. Quindi per i paesi non allineati, a meno di creare un "contro mercato" abbastanza ampio (ma l'URSS dimostra che non è una strada facilmente percorribile) o di allinearsi ad un impobabile cambio a 180° della politica economica estera cinese, dipingerei uno scenario simile a Cuba: alti e bassi, enormi contraddizioni interne, modello di sviluppo che sulla carta è vincente, ma che nella realtà si scontra con tutte le mancanze di un ambiente che permetta lei di metterle in campo.
Chiaramente, il processo di uscita a cascata di paesi dal mercato USA, farà il gioco della Cina, che vedrà allentarsi un po' la pressione di un costo del petrolio elevato e di un accerchiamento USA nella regione.
3) In Italia, ma piuttosto in Europa, abbiamo 50 anni di motore europeo bloccato da colmare. Stiamo viaggiando spediti, anche se il modello proposto è speculare a quello USA. Gli esempi venezuelani possono fare piacere per sfogare le nostre frustrazioni anti-USA, ma lo scenario è tutt'altro che idilliaco. Abbiamo modelli improponibili per l'Europa se vogliamo porci come partner paritario ad uno dei due grossi contendenti in lotta: Cina e Usa. Questo la borghesia europea lo sa bene e non permetterà a nessuno di mettere in discussione il modello capitalista fino all'ora della verità. Qui la corsa sta diventando sempre più frenetica e nella frenesia la borghesia europea non vuole minimamente rischiare di arrivare tardi visto che si è già mangiata 50 anni di sviluppo. Difficilmente l'Europa potrà diventare un colosso protagonista almeno fino alla resa dei conti Usa-Cina. Si dovrà giocare le sue carte bene scegliendo il partner che vincerà, perché per chi perde è riservato a sto giro un futuro di lungo colonialismo. Fino a quel momento comunque, l'Europa non permetterà a nessuno internamente di frapporsi, utilizzando i cannoni di Bava Beccaris se necessario. Sinceramente le ipotesi venezuelane potrebbero portare vantaggio se scegliessimo senza mezzi termini di porci come partner cinesi.
Ho buttato giù un po' di riflessioni, non sono cose che auspico, ma che immagino, sia chiaro.