dal quotidiano LIBERO di oggi........
"IMPAZZA SILVIO IL MAROCCHINO
di OSCAR GIANNINO
Porta Veronica a Marrakech, balla, si traveste da beduino e le regala un collier di diamanti. I soliti sinistri lo deridono, ma è un grande, perché...
Caro direttore, Berlusconi è pazzesco. Non finirà mai di stupire. E non parlo dell'imprenditore, né del politico. Come uomo, intendo. Ci strascommetto, che oggi i giornaloni italiani faranno a gara per metterlo alla berlina, e c'inzupperanno il biscotto della satira e del paradosso nel raccontare la sua trovata per i cinquant'anni di donna Veronica, due giornate travolgenti d'inventiva e pochade a Marrakech svelati da quell'improbabile testata che è Aujourd'hui Le Maroc. Due giorni di festa, tra balli in maschera, regali principeschi e pranzi di lusso. Quarantotto ore di follie d'amore. E sono strasicuro che pure nel centrodestra e nel mondo moderato, ci sarà chi leverà il ditino ammonitore dicendo «ma come, in Italia Prodi sta nell'angolo e il suo governo è costretto a mettere fiducie su fiducie per reggere in Parlamento contro la stessa opinione dell'ex comunista Napolitano, e Berlusconi che cosa fa, il pagliaccio in costume Marocco?». Lo so, lo so, caro direttore. So pure che Pierferdinando Casini inorridirà, all'idea di trasferire in un harem Azzurra Caltagirone e sette amiche a sorpresa in costume berbero, per poi esibirsi mascherato da ballerino guerriero e oplà, di fronte alle sfacciate avance respinte dalla signora, gettare la maschera e tirar fuori una collanona di diamanti. Proprio per questo, bisogna riconoscere a Berlusconi-uomo una sua efferata grandezza, nell'impiparsene assolutamente di tutto ciò che i compunti di professione penseranno di lui. Ed è per questo che lo difendo, anche se mi guarderei bene dal fare ciò che fa lui come non lo faresti mai tu, caro direttore. Non ti ci vedo proprio, al Dar Marjiana di Marrakesh a ballare in un gruppo che sembra uscito dalle barzellette sui marocchini, visto che si chiama Gnaoua. Ma Berlusoconi è impagabile proprio per questo. Come concentrato di tutto quello spettacolare mix di difetti travestiti da eccessi e qualità sommerse dai successi che avrebbero fatto inorridire il Giacomo Leopardi del Discorso sullo stato presente degli italiani, e che non a caso fanno alzare sdegnosamente il sopracciglio a tutti gli epigoni di un'idea tutta letteraria di un'Italia che non c'è perché non ci può essere: visto che per essere severi e compunti bisogna avere le accademie prussiane di guerra alle spalle, per fare gli sdegnosi e i trattenuti bisogna aver avuto Eton e l'Impero britannico, e per fuggire come rozza e villana l'idea che un premier suoni chitarra e canti in napoletano bisogna esser francesi di quelli che hanno tagliato la testa a un'intera classe dirigente per assumerne gli stessi tratti, ma sulla punta delle baionette e non per nascita. Noi non abbiamo avuto niente di tutto questo, se non in minoranze sdegnose che appunto per questo non hanno mai avuto il consenso di massa degli italiani, come gli Einaudi e i La Malfa. Ed è alla fine per questo, che Berlusconi ha avuto il successo che ha avuto. E lo avrà anche questa volta. Non sulle prime pagine delle Barbare Spinelli e delle Natalie Aspesi, ma sotto gli ombrelloni: dove le mogli italiane taciteranno a migliaia i mariti pronti a deridere, perché loro sono costrette a sorbirsi maree di balle poco credibili e di scuse malmostose per i tradimenti che subiscono, mica due giorni di follie in Marocco e una cascata di diamanti che almeno è un bel modo di chiedere scusa e di rinnovare la promessa. E c'è di più, mi voglio pro prio rovinare. Nessuno sarà disposto a dirlo, caro direttore, ma voglio rivelare ai lettori di Libero un segreto prezioso. Non è affatto vero, che quella del Cavaliere ballerino berbero sia una mattanata all'impronta, una bischerata da arricchito stanco dei soliti villoni sardi e di panfili smisurati. C'è una sottile e intellettualisssima verve culturale, nell'alzata d'ingegno berlusconica. C'è la somma inverata di due opere buffe che non a caso proprio a Milano fecero sdegnare i perbenisti e gri dare di tripudio il pubblico popolare, i due capolavori turcheschi di quel gran genio di Gioachino Rossini, L'Italiana in Algeri e il Turco in Italia. Nella prima, si metteva alla gogna la genialità mestatrice delle donne nostrane - l'aria del secondo atto "Le femmine d'Italia" è il vero inno nazionale italiano, per conto mio - che con la protagonista donna Isabella riescono a raggirare persino il bey di Algeri Mustafa, dopo che una nobildonna milanese, Antonietta Frapolli, era veramente e storicamente finita nelle grinfie del bey algerino, ma quello vero del tempo. Nella seconda, sempre di un principe musulmano sbarcato a Napoli si serve il libretto, per mettere alla frusta le smanie di Fiorilla, classica moglie italiana, tanto scontenta del suo maritino che questi finge di ripudiarla e venderla al turco. In entrambi i casi, la genialità del Rossini si serve della grande tradizione letteraria delle turcherie che da Gluck a Mozart arrivava fino al serissimo Beethoven, per dare una lezione da par suo alla mania incontinente femminile di non esser mai contente e di sognare sempre altro. E Berlusconi, per una volta ammettiamolo, riesce ad essere all'altezza di quella grande tradizione, non a caso di spettacolo e d'artenella-vita. Diciamolo, alcune delle interviste negli ultimi anni di donna Veronica erano belle critiche puntute al maritino, quasi pari alla meravigliosa aria con cui donna Isabella italiana in Algeri prende per i fondelli il bey Mustafà nominandolo Gran Pappataci, carica presentata beffardamente come superiore a quella di primo ministro. Ma il bey esausto, alla fine della pochade rossiniana, morde la sabbia esasperato riconoscendo che la donna se vuole riesce a gabbare chiunque. Lui, Berlusconi, con la sorpesa indiamantata invece ha strappato il sorriso, e ancora una volta, la promessa di donna Veronica. Gli sarà costata cara, la collana, ma soprattutto cara gli costa l'intera messinscena davanti al mondo che giudica. La lezione è che persino Berlusconi, avendo molto da farsi perdonare, molto e artificiosamente si deve ingegnare, per meritare il perdono della compagna nella vita. Una commedia umana più italiana di così, nessun politico né imprenditore del nostro Paese saprebbe recitarla. E se la nobile platea della Scala, il 14 agosto 1814, reagì freddissima al Turco in Italia, il loggione e gli ordini più alti dei palchi popolari si spellarono le mani dagli applausi. Cosa che, non dimentichiamolo, a Berlusconi piace così tanto che c'è da scommetttere si faccia gran risate, a come milioni di italiani commenteranno oggi la sua personalissima regia del Gran Turco ballerino. Quando smetterà con la politica, diamogli un grande teatro in mano, al Cavaliere. Facciamolo ballare e suonare. Sarà sempre tutto esaurito. Più che alle feste di nozze di Mastella, o alle vacanze a Positano prodiane
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Saluti liberali




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