
Originariamente Scritto da
.SOVIET.
la Cecania è Russia da 200 anni

, non spariamo con queste cagate, che la Russia corrota dopo il 91 non si è mai espansa imperialisticamente detto.
Nel XVIII sec. l'impero russo cercò di mettere in pratica la propria strategia di allargamento territoriale verso sud (con il fine di raggiungere i "mari caldi"). Il primo serio tentativo si ebbe nel 1722 quando l'esercito di Pietro il Grande invase una parte del Daghestan (regione confinante con i ceceni, abitata da una quindicina di etnie), ma i persiani contrattaccarono costringendo alla ritirata i russi.
Questi ci riprovarono nel 1770 con il pretesto di una richiesta di aiuto da parte dei ceceni occidentali (quelli che poi formeranno l'Inguscezia) che si erano fatti cristiani ed erano per questo perseguitati dai circassi della Cabarda, altra etnia caucasica. I russi invasero l'intera Cecenia, compresa la parte orientale che non aveva chiesto alcun aiuto. Qui la popolazione stava passando gradualmente dalla religione tradizionale all'islamismo, nella variante predicata da confraternite sunnite fortemente mistiche, sufiste, tra le quali quella della naqshbandiya. Si trattava di ordini di iniziati che accettavano la guida di uno shaikh (sceicco). I ceceni orientali, sino ad allora sostanzialmente liberi, si ribellarono e trovarono nell'islam, in una situazione di scarsa coscienza della propria formazione etnica, l'elemento identitario che serviva a dar coesione alla propria nazionalità permettendole di resistere all'invasore. Un domenicano italiano, Giovan Battista Boetti che prese il nome di Mansur Ushurma dopo che si era fatto predicatore musulmano, fu alla testa della rivolta che cominciò nel 1773 e si protrasse fino al 1791. Mansur cercò di riunire sotto le bandiere dell'islam altri popoli caucasici, tra i quali daghestani, circassi, ecc. prima di essere catturato. Seguì una repressione furibonda da parte dei russi, che non riuscì però a sopprimere la confraternita naqshbandiya che continuava nella clandestinità la propria opera di proselitismo, unico canale di difesa dell'identità etnica. Intanto le terre migliori della pianura venivano espropriate dallo zar e date ai cosacchi.
Gli iniziati naqshbandi guidarono poi una rivolta nel Daghestan (che era stato strappato dalla Russia alla Persia nel 1813) che durò dal 1824 al 1859 sotto la guida dello shaikh Imam Shamil (daghestano di lingua avari) che riuscì a costruire un vero e proprio stato islamico che comprendeva una parte del Caucaso (Cecenia compresa). In questo periodo, prima di venir definitivamente battuto nel 1859, Shamil cercò di sostituire alle modalità spesso sanguinarie della "adat", la legge islamica.
Una nuova rivolta scoppiò in Cecenia occidentale, guidata da una confraternita sufi, la khdiriya, che si era radicata sotto la guida di Kunta Hagi, un daghestano che riuscì a convertire la regione a questa particolare versione dell'islam. I russi riuscirono presto ad avere ragione anche di questa rivolta ed instaurarono un regime di forte repressione.
Nella seconda metà del secolo scorso la Russia conquistava tutto il resto del Caucaso, mentre le confraterinte religiose, sotto l'oppressione straniera, divenivano veicolo della frustrazione della nazionalità oppressa, e per questo si radicavano sempre più profondamente nel territorio, proprio quando il resto dell'islam conosceva un processo di forte modernizzazione.
I ceceni furono dunque un osso duro per i russi. Nessun'altra acquisizione territoriale costò alla Russia tanto sforzo né tanta sofferenza ai locali: requisizioni di terre, deportazioni, migrazioni dovute alla conquista, spedizioni punitive, contribuirono ad irrobustire l'odio contro lo straniero.
CON IL JIHAD IN CECENIA!
MA^L-JIHADU FI-L-CHECHEN!!