Il Sardegna, 30.07.06
La sentenza. Il Tribunale dà ragione all'ex presidente del Consiglio regionale fatto fuori nel 1999
Serrenti reintegrato nel Psd'Az
il Moro cacciato torna sardista
La notizia dell'espulsione era arrivata il giorno dell'insediamento in via Roma
Enrico Fresu
enrico.fresu@epolis.sm
Chissà cosa farà Efisio Serrenti, ora che il tribunale ha sancito l'illegittimità della sua espulsione dal Partito sardo d'Azione: una vittoria giudiziaria che arriva a sette anni dal divorzio, non consensuale, con i Quattro Mori. La questione è: busserà o no, l'ex presidente del consiglio regionale, alle porte di qualche federazione sardista per riavere la tessera che gli è stata negata per sette anni? Se sì, non può essere sicuro di trovare facce sorridenti ad accoglierlo.
L'ANNO dei veleni, il primo, è stato il 1999. Serrenti chiude l'accordo con il centrodestra per sedere sulla poltrona della presidenza del consiglio regionale. Con lui, nel Psd'Az, sono stati eletti anche l'attuale segretario nazionale Giacomo Sanna e il veterinario Pasqualino Manca. I tre dovrebbero
costituire il gruppo consiliare. Ma Serrenti diserta la riunione convocata dal presidente del partito Franco Meloni, che sostituisce in segreteria il dimissionario Antonio Delitala. A rigor di regolamento per la formazione dei gruppi c'è tempo fino a qualche giorno dopo la creazione del nuovo Consiglio.
Ma lo sgarbo di Serrenti non piace e la risposta, dura, arriva il giorno della sua elezione: con una nota Meloni comunica l'espulsione di Serrenti dal partito.
Si è rifiutato di formare il gruppo, ha accettato una carica dal centrodestra: tanto basta, ai vertici sardisti, per buttarlo fuori. La guerra, che prima era una scaramuccia continua, ha inizio. I veleni nel partito vengono sputati da tutti i protagonisti.
Serrenti crea un'altra formazione, i Sardistas, migra in Fortza Paris, a fine legislature c'è la bufera delle pensioni d'oro, negli ultimi tempi sorrideva davanti al campanile dell'Udeur.
Intanto aspetta l'esito del ricorso in tribunale: quella tessera coi quattro mori listati a lutto la rivuole. E vince: la sentenza è vecchiotta, ma lui non ne parla. «Ma in questi giorni», dice da un supermercato dove fa la spesa mentre è in vacanza, «sono stato contattato per tornare nel partito: il tribunale ha giudicato illegittima la mia sospensione, posso avere le tessere degli ultimi sette anni». Di più non dice: «Devo pensarci, eventualmente incontrare Giacomo Sanna, valutare la questione». E decidere se rientrare sotto un vessillo dove tra gli amici troverebbe anche molti nemici. A Cagliari, ad accoglierlo,
troverebbe il segretario federale Gesuino Muledda: «Da noi non ha ancora bussato nessuno», risponde davanti all'ipotesi di un ritorno di Serrenti, «ma dico che in sette anni il mondo è cambiato, dovrei chiedere a tutti gli iscritti se accettano il rientro». E chiude: «Domandare è lecito, rispondere è cortesia».




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no bollu ofendi a nisciunus, ma potzu nai una cosa sceti:PUTZIDDA!
