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Discussione: Ora fanno finta

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    Ora fanno finta

    Maurizio Blondet
    01/08/2006

    Ora fanno finta di scusarsi e di dispiacersi.
    Dichiarano una tregua in tempo per i titoli della CNN, che poi non rispettano.
    Per fortuna Pat Buchanan ha tenuto il conto delle prime dichiarazioni a caldo dei padroni dell'universo. (1)
    «Ognuno nel Libano meridionale è un terrorista ed è collegato agli Hezbollah», ha tuonato il ministro della Giustizia israeliano Haim Ramon il 27 luglio.
    «Ogni villaggio da cui viene sparata una Kathiusha deve essere distrutto», ha dichiarato un generale citato da Yedioth Ahronoth, il più grande quotidiano della nazione.
    Possiamo aggiungere, grazie al sito Uruknet, che subito dopo il massacro dei bambini di Qana il Consiglio rabbinico Yesha ha emesso la seguente pronuncia: «Secondo la legge ebraica, in tempo di guerra e in battaglia, non ci sono 'innocenti' tra il nemico».
    La fatwa rabbinica poi spiega: «Tutte le discussioni sulla moralità cristiana indeboliscono lo spirito dell'esercito e della nazione e costano sangue dei nostri soldati e dei nostri civili».
    Tutto ciò è perfettamente nel solco della tradizione talmudica.
    Questo hanno imparato studiando indefessamente la Torah.
    Dopo il massacro di Qana, ecco cosa ha dichiarato l'ambasciatore ebraico alle Nazioni Unite Daniel Gillerman: «Quando si va a dormire con dei razzi, non ci si deve stupire se non ci si sveglia più il mattino dopo».
    Ora il fine diplomatico si dispiace.

    Scrive infatti Buchanan: «Oggi sentiamo dichiarazioni untuose su come Israele si prenda cura di evitare vittime civili, come lanci volantini per avvertire i civili di fuggire dalle zone-bersaglio, e come si conformi a tutte le regole della guerra civilizzata.
    Ma le azioni e le parole di Israele smentiscono la sua propaganda. All'inizio della guerra, Ehud Olmert ha accusato il Libano, che aveva condannato Hezbollah per l'uccisione e la cattura di soldati israeliani, di 'atto di guerra'. Il capo di Stato maggiore, generale Dan Halutz, ha pubblicamente minacciato di 'portare indietro l'orologio del Libano di vent'anni'.
    Gillerman [il fine diplomatico] durante un raduno filo-israeliano a New York, ha urlato: 'a quei Paesi che dicono che noi usiamo una forza sproporzionata, ho da rispondere una sola cosa: potete giurarci'».
    Il suo commento, ha scritto il Jerusalem Post, «ha scatenato una marea di applausi».
    «Entro 48 ore», continua Buchanan, «è stato chiaro che Israele sfruttava l'attacco Hezbollah per dare esecuzione a un piano militare concepito in anticipo per la distruzione del Libano - ossia la punizione collettiva di un popolo e di una nazione per i crimini di una milizia che non è in grado di controllare.
    Se Israele non sta violando il principio di proporzionalità, con cui i cristiani devono giudicare la condotta di una guerra giusta, che senso ha il termine? In Libano i morti sono 600, in Israele 10: una proporzione da 30 a 1. Ed Hezbollah lancia razzi non guidati, mentre Israele usa munizioni di alta precisione. Migliaia di libanesi sono feriti. Forse 800 mila hanno perduto la casa».

    «Comunque la si pensi sulla moralità di quello che sta facendo Israele, la sua stupidità salta agli occhi. Quando anche Egitto, Arabia Saudita e Giordania condannano gli Hezbollah, nella segreta speranza che Israele infligga una sconfitta umiliante a Nasrallah, Israele scatena la guerra aerea contro gente innocente. Ora 87 libanesi su cento sono a favore degli Hezbollah, e l'intero mondo islamico, sciiti e sunniti senza distinzione, si stringono a fianco di Nasrallah.
    E come difendere il comportamento degli Stati Uniti? Mentre Gillerman esultava per la sproporzione delll'attacco israeliano al Libano, aveva a fianco la senatrice Hillary Clinton che sorrideva compiaciuta. Quando il consiglio di sicurezza dell'ONU ha avanzato una risoluzione di condanna per Hezbollah e i suoi attacchi coi Kathiusha, ma anche gli eccessi della rappresaglia israeliana, l'ambasciatore USA John Bolton [che è ebreo, ndr] ha messo il veto. Quando alcuni membri del Congresso hanno cercato di moderare una risoluzione pro-Israele con l'aggiuta dell'invito 'a tutte le parti di proteggere la vita innocente e le infrastrutture', il capo del partito repubblicano John Boehner ha ordinato che quelle parole fossero tagliate.
    E perché? Perché, dice Zbigniew Brzezinsky, la lobby ebraica, AIPAC, aveva scritto quella risoluzione e voleva che fosse approvata senza variazione di termini. La nostra Knesset ha obbedito: con 401 voti contro 8. (2)
    Da due settimane Bush non è capace di trovare una parola di critica per ciò che i nostri amici d'Israele fanno ai nostri amici del Libano. Ha invece spedito pubblicamente più bombe a Israele. Lui e Condi hanno sottolineato che non volevano un cessate il fuoco»,
    non ancora.
    Per tutti questi motivi, dice Buchanan, «l'America condivide la piena responsabilità morale e politica per il massacro di Qana».


    «E 'Bibi' Netanyahu ha avuto l'agio una settimana fa, nella sua apparizione quotidiana alla TV americana in cui denuncia il terrorismo, di commemorare il 60mo anniversario dell'attacco terroristico all'hotel King David commesso dall'Irgun di Menachem Begin, un attacco che uccise 92 persone, fra cui infermiere inglesi.
    Questo non era terrorismo, ci ha spiegato Bibi, perché l'Irgun telefonò 15 minuti prima all'hotel. Giusto. Quei bambini nelle cantine di Qana non dovevano ignorare i volantini che li avvertivano di svignarsela dal Libano meridionale. I nostri amici israeliani ci prendono per stupidi».
    Non è esatto, Buchanan: vi prendono per quelli che siete, loro prigionieri terrorizzati.
    Il senatore John Boehner citato, che tanto ha voluto compiacere la lobby ebraica, è stato schedato come «anti-ebreo» dal National Jewish Democratic Council (guardate il sito per credere) (3), e queste schedature intimidatorie significano la fine certa di ogni politico americano.
    Doveva rifarsi una verginità con un atto di servilismo noachico.
    Ma anche in Italia, avete visto, è la stessa cosa.
    La sera del massacro, prese di posizione coraggiose di qualche politico.
    Il giorno dopo, tutti agnellini, visite di pentimento al tempio della Shoah con la kippà: evidentemente la notte ha portato le telefonate e le minacce della lobby.
    Così la guerra continua a senso unico.
    E si sta formando una sacca di un milione di profughi permanenti - permanenti come i profughi palestinesi - che non potranno più tornare nelle loro case distrutte: la zona deve essere «ripulita per sempre» dagli Hezbollah, e gli sciiti sono «tutti connessi con Hezbollah».





    A farlo, sarà la NATO.
    I padroni dell'universo lo ordinano.
    Kippà esegue: per stare tranquillo, Israele deve seminare la distruzione per migliaia di chilometri quadrati attorno al «regno della promessa».
    E noi dobbiamo rastrellare, espellere e fare le pulizie etniche per loro.
    Non è solo la Palestina che deve essere liberata.
    Anche gli USA, anche l'Europa. (4)

    Maurizio Blondet




    --------------------------------------------------------------------------------
    Note
    1) Pat Buchanan, «The moral culpability for Qana», Antiwar.com, 1 agosto 2006.
    2) Questo fatto, che è stato l'AIPAC a dettare direttamente il testo della risoluzione passato al congresso, è sottolineato anche da Ari Berman (ebreo) su The Nation: «In early March, the American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) held its forty-seventh annual conference in Washington. AIPAC's executive director spent twenty-seven minutes reading the 'roll call' of dignitaries present at the gala dinner, which included a majority of the Senate and a quarter of the House, along with dozens of Administration officials […]. On July 18th, the Senate unanimously approved a nonbinding resolution 'condemning Hamas and Hezbollah and their state sponsors and supporting Israel's exercise of its right to self-defense». After House majority leader John Boehner removed language from the bill urging 'all sides to protect innocent civilian life and infrastructure', the House version passed by a landslide, 410 to 8. AIPAC not only lobbied for the resolution; it had written it».
    3) «What every american jew should know about John Boehner», National Jewish Democratic Council, 2 febbraio 2006.
    4) Che l'opinione pubblica reale senta il bisogno di questa liberazione, lo rivela, sul sito «come donchisciotte» il seguente episodio, capitato (citiamo) «a una coppietta di turisti che, ieri sera, si è presentata al bar Las Sirenas dell'Alameda di Siviglia. Con gli zaini in spalla. E, sugli zaini, una bandierina di Israele e un'altra degli USA. Il proprietario del bar è andato da loro e gli ha chiesto se erano israeliani, per caso. Loro hanno risposto di sì e lui gli ha detto di andarsene da qualche altra parte, allora, ché lì non erano i benvenuti. Si sono dovuti alzare, incavolatissimi, e sgombrare il campo con i loro zaini e le loro bandierine. Ma la cosa notevole è che, non appena gli è stato detto: 'andatevene dal mio bar!', tutti quelli che erano seduti agli altri tavoli sono scoppiati, tutti insieme, in un fragoroso applauso». Nonostante la propaganda dei soliti pagati, la gente comincia a capire qual è il problema. Naturalmente il giornale del Likud il Foglio parla di «strumentalizzazione politica dello sdegno morale»: bella improntitudine, da parte di chi ha fatto della shoah lo strumento permanente di giustificazione delle atrocità ebraiche.



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  2. #2
    kalashnikov47
    Ospite

    Predefinito

    Chi invitava a pregare pro perfidis judeis, non aveva tutti i torti.

 

 

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