Sabato, 29 Luglio 2006
IL FUTURO DELLA CDL Presentato dal coordinatore e dai consiglieri regionali il documento con il quale il presidente del partito intende ridisegnare la destra
Fini punta sul Veneto per la svolta di An
Giorgetti: superata la Lega, non siamo più "sudisti". Obiettivo: conquistare l’elettorato di centro. «Nel 2009 a noi la guida della Regione»
Venezia
Primavera 2009, presidente della Regione Veneto un esponente di An. Nessuna palla di vetro, nessuna preveggenza: l'ipotesi (una convinzione profonda) viene dagli stessi uomini veneti della destra. Fini dice: «Il nostro partito ha più consensi nel Veneto che in Calabria, in Friuli Venezia Giulia che in Campania, è diventata la seconda forza della Cdl in tutto il Nord , superando persino la Lega ». E gli aennini veneti si esaltano. Ecco, rincara la dose Alberto Giorgetti, il parlamentare di Verona che è anche coordinatore regionale, molto vicino a Fini, «questo dimostra che non siamo più un "partito meridionale", nel senso che il consenso veniva dal Mezzogiorno».
Già dalla conferenza programmatica (1998) di Verona, An ha acquistato una consistente connotazione "nord ista", e dalle rive dell'Adige ha dato una svolta anche alla sua forma organizzativa diventando federalista il che ha portato, seppure lentamente, all'abolizione di quelle correnti che da sempre generano forti raffreddori al partito.
Si riparte dalla "questione settentrionale" o meglio dal Nord est «quella parte d'Italia produttiva, quel "blocco produttivo", che non trova ascolto a sinistra e che non ha riferimento nel governo, e che rappresenta un nuovo, diverso blocco sociale» recita ancora Fini. La voglia di ricominciare dal Nord est, dal Veneto in particolare, il presidente di An l'ha divulgata a tutti i suoi "colonnelli" attraverso un documento ("Ripensare il centrodestra nella prospettiva europea") che è la base di discussione per la rifondazione di An, della nuova svolta, che partirà da fine settembre con la conferenza programmatica soprannominata "Fiuggi 2", e poche settimane prima con un'identica iniziativa in Veneto.
Il documento per una nuova destra è stato presentato ieri in Consiglio regionale del Veneto da Alberto Giorgetti, dal capogruppo del partito Piergiorgio Cortellazzo, dal consigliere Raffaele Zanon, dagli assessori Isi Coppola, Elena Donazzan e Massimo Giorgetti, e dai parlamentari Luca Bellotti e Giorgio Conti. Alberto Giorgetti è chiaro: «La menzione alla nostra realtà da parte di Fini è il riconoscimento del nostro lavoro in regione. Tutti noi dal Nord al Sud, abbiamo dimostrato di essere capaci di rappresentare le esigenze del nuovo "blocco produttivo" che non trova riferimenti nell'esecutivo e che ha bisogno di nuove alleanza con casalinghe, pensionati, giovani. Ma anche del "blocco valoriale sociale", maggioranza in tutto il Paese, che va ricostruito e indirizzato in un nuovo grande progetto politico all'insegna dei valori di centrodestra». Ciò vuol dire spostarsi al centro dello schieramento? Una An stampo Dc? La risposta è negativa, spiega Giorgetti, «vogliamo portare quei valori all'elettorato di centro, non essere noi al centro». Anzi (la frecciata va dritta all'Udc e a Forza Italia) «il quadro politico veneto non è più quello di dieci anni fa. Ad esempio, la nascita del Movimento Veneto per il Ppe dell'ex forzista Carollo, porta ad una necessaria ridefinizione dell'accordo politico della Cdl». E non solo «se l'Udc ipotizza accordi elettorale con il Ppe, ebbene sappiano che loro non sono gli unici depositari del consenso dell'area di centro e del blocco sociale che la esprime. Ci siamo anche noi e non temiamo alcun tentativo neocentrista con il quale siamo fortemente competitivi». Detta in due parole, quelle di Isi Coppola: «Il nostro obiettivo è destrizzare il centro».
Sistemati gli alleati («rimane comunque una leale collaborazione - precisa il coordinatore veneto - ma su un programma nuovo, potenziando le condizioni per una alleanza di centrodestra e perseguire la stessa strada tracciata all'inizio di questa legislatura»), il ruolo della destra resta quello di opposizione al governo «di maggioranza antagonista» al quale si dirà chiaramente che il decreto Bersani «mette all'angolo alcune categorie, evidenziando quelle alle quali la sinistra fa riferimento», che nel Dpef viene usata la leva fiscale «per colpire ceti ben definiti» e che «il Veneto, solamente con questi due provvedimenti, sarà fortemente vessato». Massimo, l'assessore fratello del coordinatore regionale, sintetizza: «Siamo a rischio infoibamento economico, la sinistra sta chiudendo i rubinetti al nuovo blocco sociale, che solo noi possiamo difendere, considerato avversario».
Non manca il versante delle riforme nell'avvicinamento alla nuova destra. Se Galan ha presentato i suoi progetti per il federalismo e l'autonomia del Veneto («è un contributo personale, non condiviso con gli alleati» sentenzia Alberto Giorgetti), An farà altrettanto proponendo al Consiglio regionale una proposta di legge che vada ad incidere sull'attuale articolo 119 della Costituzione per scontare più materie sulle quali la Regione può avere competenza. E a differenza del governatore, ultima stoccata del coordinatore aennino, «la consegneremo a tutti i partiti del centrodestra».
Giorgio Gasco




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