dall'arena:
Grande lavoro della Procura che ha firmato centinaia di atti anche per carcerati in altre città e ai domiciliari
Montorio, già fuori 200 detenuti
Il sindacato di polizia: «Temiamo la ripresa di furti e rapine»
Centinaia di atti da preparare e far firmare erano già nelle prime ore della mattinata di ieri sulle scrivanie dell’ufficio esecuzione della procura. A palazzo di giustizia l’indulto ha provocato un cambiamento delle ordinarie mansioni degli impiegati che da qualche giorno si stavano preparando a fronteggiare l’obbligo di far uscire dal carcere quattrocentosessantuno detenuti e notificare ad altri centosessanta circa la revoca delle misure alternative. Fino alle 13,30, la procura ha trasmesso al carcere di Montorio duecento provvedimenti di liberazione e altri centocinquanta sono stati inviati ad altre case circondariali dove erano detenuti imputati condannati a Verona. Anche i sessanta provvedimenti che riguardavano le persone agli arresti domiciliari sono stati smaltiti nella prima mattinata, mentre il pomeriggio è stato dedicato ad altre sessanta pratiche di condannati in carcere e alle centodieci che riguardano gli affidati ai servizi sociali. Nella giornata di ieri, la procura ha quasi concluso il lavoro. Ed è stato possibile un primo bilancio: hanno beneficiato dei tre anni di riduzione della pena centodieci persone condannate per reati legati agli stupefacenti, quaranta per rapina, quindici per furti negli appartamenti e altri venti per aver rubato dalle auto o nei negozi.
Dal momento in cui i primi atti sono arrivati al carcere di Montorio, anche negli uffici amministrativi della casa circondariale il personale ha iniziato una giornata di lavoro frenetico. Ci vuole infatti un bel po’ di tempo per far preparare i detenuti, farli giungere nell’ufficio matricola, consegnare effetti personali, far controfirmare i provvedimenti e poi aprire i cancelli. Le operazioni sono andate avanti per l’intera giornata e proseguiranno anche oggi.
E intanto non si spengono le polemiche. Bruno Zoppè, segretario regionale del Siap, Sindacato italiano appartenenti polizia, pur esprimendo «il massimo rispetto per un dispositivo che trova le sue radici nelle norme costituzionali», è convinto che «purtroppo non incide sul reato, ma solo sulla pena». «L’indulto», ha proseguito Zoppè, «non alleggerirà la macchina della giustizia che resterà ugualmente impegnata con migliaia di processi che dovranno essere comunque celebrati, non potendo essere archiviati. Se la volontà politica era questa sarebbe stato preferibile optare per l’amnistia che come noto incide sulla pena, ma anche sul reato cancellandone gli effetti. Questo avrebbe permesso ai magistrati di occuparsi dei reati più gravi ed affrontare il lavoro arretrato con più serenità».
«Temo, inoltre», ha detto Zoppè, «che potrà verificarsi anche un incremento dei reati nei prossimi mesi con una prevedibile impennata percentualmente non trascurabile. In particolare penso alla potenziale recrudescenza delle rapine in villa, uno tra i reati più temuti tra la gente e che rischieranno di alzare la percezione di insicurezza, nonostante gli sforzi della Polizia di Stato e delle altre forze dell’ordine».




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