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Discussione: Movimento zero

  1. #1
    Mannysta
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    Predefinito Movimento zero

    Cosa ne pensate di Massimo Fini e di Movimento Zero?


    MANIFESTO DELL'ANTIMODERNITÀ
    NO ALLA GLOBALIZZAZIONE NÈ DI UOMINI NÈ DI CAPITALI NÈ DELLE MERCI NÈ DEI DIRITTI
    NO AL CAPITALISMO E AL MARXISMO, DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA, L'INDUSTRIALISMO
    NO ALLA MISTICA DEL LAVORO, DI DERIVAZIONE TANTO CAPITALISTA CHE MARXISTA
    NO ALLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA
    NO ALLE OLIGARCHIE POLITICHE ED ECONOMICHE


    SI ALLA AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI
    SI ALLE PICCOLE PATRIE
    SI AL RITORNO GRADUALE, LIMITATO E RAGIONATO, A FORME DI AUTOPRODUZIONE E AUTOCONSUMO
    SI ALLA DEMOCRAZIA DIRETTA IN AMBITI LIMITATI E CONTROLLABILI
    SI AL DIRITTO DEI POPOLI DI FILARSI DA SÈ LA PROPRIA STORIA, SENZA PELOSE SUPERVISIONI 'UMANITARIE'
    SI ALLA DISOBBEDIENZA CIVILE GLOBALE. SE DALL'ALTO NON SI RICONOSCE PIÙ L'INTANGIBILITÀ DELLA SOVRANITÀ DEGLI STATI, ALLORA È UN DIRITTO DI CIASCUNO DI NON RICONOSCERSI PIÙ IN UNO STATO

  2. #2
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    Anche se lo trovo un po sul pacifista andante mi trova tutto sommato in accordo

  3. #3
    giovanni.fgf
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    non per far polemica , ma di parole in questi anni ne abbiamo sentite molte , forse troppe e troppo a sbaffo del lavoro altrui.

    vedremo poi nei fatti,

    con ossequi.

  4. #4
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    Perchè chiamarlo manifesto dell'anti modernita?
    A mio avviso i punti del documento, oltre a essere condivisibili, sono anche moderni, anzi attuali.

  5. #5
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    Movimento Zero il nome dice tutto


    Sero
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  6. #6
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    onore a Fini per il suo coraggio e la sua onestà intellettuale.


  7. #7
    piemonteis downunder
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    Tipico esempio di mid-life crisis dei giornalisti (anche quelli bravi come Fini)...arrivati sui 45 anni, ritengono di poter cambiare il mondo fondando un loro partito o un movimento di opinione. (Una versione simile del virus si manifesta nei docenti universitari i quali diventano invece "firmatari di appelli".) Per i giornalisti, in genere, i sintomi spariscono nel giro di 2 o 3 anni, o si riducono al ruolo di analisti al processo di biscardi.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da aussiebloke

    Tipico esempio di mid-life crisis dei giornalisti (anche quelli bravi come Fini)...arrivati sui 45 anni, ritengono di poter cambiare il mondo fondando un loro partito o un movimento di opinione.

    (Una versione simile del virus si manifesta nei docenti universitari i quali diventano invece "firmatari di appelli".) Per i giornalisti, in genere, i sintomi spariscono nel giro di 2 o 3 anni, o si riducono al ruolo di analisti al processo di biscardi.
    i giornalisti in genere sono sempre liberi di dire ciò che...............
    desiderano coloro che li pagano........

    Fini dimostra di saper andare controcorrente, pagando di persona gli eventuali effetti collaterali derivanti dall'uso continuato della sua libertà di pensiero...........

    complimenti ancora a Fini.

  9. #9
    piemonteis downunder
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    Certo, Max, sono d'accordo, Fini e' un ottimo giornalista libero e controcorrente.
    Per questo dovrebbe continuare a fare il giornalista, anziche' immaginarsi politico, filosofo o profeta.

  10. #10
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    Il Gazzettino Venerdì, 17 Settembre 2004

    COME SI CANCELLA UN NON ALLINEATO

    A me, per quanto, in fondo, sia un giornalista da trent'anni, per avventura persino incensurato, è proibito lavorare per le Televisioni nazionali, anche all'una e mezza di notte e per un innocuo programma di costume, per via di un veto, che attualmente è berlusconiano e nel girone precedente era della sinistra.

    A Claudio Martelli, che non ha mai fatto questo mestiere, che per tutta la vita è stato un politico, che ha precedenti penali, e anche piuttosto gravi, Mediaset ha affidato di recente una trasmissione su una delle sue Reti. Evidentemente in Tv se non sono pregiudicati non li vogliono.

    La prima trasmissione il neoconduttore Martelli l'ha dedicata alla figura di Walter Tobagi, intervistando soprattutto amici e colleghi del giornalista assassinato quasi venticinque anni fa dal terrorismo rosso.

    Credo di poter dire di essere stato uno dei migliori amici di Tobagi, anche se, dopo la sua morte, non ebbi il cattivo gusto di appropriarmi del suo cadavere come fecero, mutuando il vizio dai comunisti specialisti in queste operazioni, alcuni esponenti del Psi dipingendolo molto più socialista di quanto non fosse (in realtà era un cattolico riformista).

    Insieme fondammo "Stampa Democratica", insieme rompemmo l'alleanza socialcomunista, con grottesche venature marxiste-leniniste, che negli anni Settanta dominava l'Associazione lombarda dei giornalisti di cui poi Walter, col mio aiuto, divenne presidente, e sono stato l'ultimo a vedere Tobagi vivo, la notte prima del suo assassinio, se si eccettua la moglie Stella che, qualche giorno dopo, in seguito a un mio articolo che tratteggiava un ritratto del marito mi scrisse un biglietto in cui diceva che le sembrava che le mie fossero state «le sole parole umane in mezzo a tante vuote e retoriche».

    Ma fra le tante voci che ha raccolto per ricostruire la figura e la tragica e amara vicenda di Walter Tobagi l'onorevole Martelli non si è degnato di sentire anche la mia.

    Venerdì scorso, 10 settembre, ho tenuto una conferenza e un dibattito nell'ambito del prestigioso Festival della Letteratura di Mantova. C'erano settecento persone regolarmente paganti, e altre trecento premevano agli ingressi ma sono state lasciate fuori per motivi di sicurezza.

    A parte le presenze è stato un successo anche e soprattutto per l'appassionata partecipazione del pubblico che mi ha molto incoraggiato per lo spettacolo, "Cyrano, se vi pare", che mi accingo a portare a teatro.

    L'indomani e i giorni successivi ho letto le cronache che davano minuziosamente conto di tutte le manifestazioni che ci sono state a Mantova.
    Di tutte fuorché della mia. Cito Mantova solo perché è il più recente e l'ultimo di un'infinita serie di episodi analoghi che mi segue ormai da più di un quarto di secolo.

    I miei saggi, che non parlano di giardinaggio o di apicultura, si vendono molto bene. Non lo dico per civetteria, ma perché è oggettivo: nel 2003 il mio "Il vizio oscuro dell'Occidente" è stato il saggio di autore italiano più venduto, secondo solo a "White stupid man" dell'inglese Moore.
    Ma l'elite intellettuale, o presunta tale, del mio Paese non mi riconosce come un suo rappresentante. Io non esisto.

    Nel 1990, dedicando un'affettuosa prefazione al mio "Il Conformista", Indro Montanelli scriveva: «Gliela faranno pagare calando su di lui una coltre di silenzio: da quando i roghi non usano più, è la sorte che attende i "conformisti" che non si conformano».

    Solo che il silenzio, in democrazia, è quasi peggio dei roghi e dei gulag totalitari perché toglie anche la soddisfazione e l'orgoglio dell'opposizione. Semplicemente: si viene cancellati.

    Questa è la sorte che tocca a chi, in democrazia, rifiuta appartenenze feudali, a partiti e lobbies, di destra e di sinistra, e che sarebbe il cittadino ideale di quella stessa democrazia se esistesse davvero e che invece ne diventa la vittima designata.

 

 
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