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Discussione: DeMoCrAzIa

  1. #21
    fedalmor
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    Citazione Originariamente Scritto da Arjuna
    Infatti nell'antica Grecia il concetto di cittadinanza era limitato e non certamente universale, sul fatto che ad Atene a poter votare fosse un'èlite mi sembra un po' discutibile, soprattutto se confrontata con la situazione di altre città greche come per esempio Sparta.
    Beh, oddio... dipende dal concetto di élite: la cittadinanza ateniese non andava oltre il 30% della popolazione urbana, e la democrazia non era un sistema, bensì una sorta di "partito" che rappresentava l'antica aristocrazia contadina "civilizzata", contro i dorofagoi (Esiodo ebbe modo di scannarsi tanto contro gli uni, quanto contro gli altri) o, nuovi ricchi (borghesi). Certamente il sistema del comunismo aristocratico spartano è più confacente alla nostra idea...

    Citazione Originariamente Scritto da Arjuna
    All'idea che proponi come "politocrazia" io avrei 2 obiezzioni:

    1) A mio avviso la politica non è solo una questione "tecnica" e anzi trovo che una tecnica svincolata dall'etica sia quanto mai pericolosa, quindi non sono d'accordo a dare il potere a tecnocrati.

    2) più che altro di ordine pratico: chi è che sceglierebbe i membri delle commissioni che gestiscono la cosa pubblica? in pratica, qual'è l'ultima istanza in questa forma di governo da te proposta?
    Conta che la "politocrazia" è, anzitutto, un divertissement post-serata alcoolica, composto prima di un esame in una notte insonne (dopo aver litigato con due amici neocon sulla fattibilità delle mie asserzioni socio-politiche): ad ogni modo, per quanto riguarda l'etica [1], la p. è un sistema che dev'essere necessariamente applicato ad un contesto micro-/macro-regionale identitario (o, persino monolitico) come poteva essere l'RSI, che quindi ha già sperimentato il superamento della partitocrazia e sviluppato un "sentire", laddove non una morale, comune. Mentre [2] il principio meritocratico, a mio avviso, dovrebbe prevedere una lista di tecnici con il relativo portfolio e assegnare - sul territorio - l'incarico al più quotato (che non è necessariamente quello che si è laureato con 110 e lode, ma colui che ha "prodotto" di più e/o meglio).


  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da fedalmor
    Beh, oddio... dipende dal concetto di élite: la cittadinanza ateniese non andava oltre il 30% della popolazione urbana, e la democrazia non era un sistema, bensì una sorta di "partito" che rappresentava l'antica aristocrazia contadina "civilizzata", contro i dorofagoi (Esiodo ebbe modo di scannarsi tanto contro gli uni, quanto contro gli altri) o, nuovi ricchi (borghesi). Certamente il sistema del comunismo aristocratico spartano è più confacente alla nostra idea...

    Bhè ad Atene si ebbe una vera democrazia in quanto erano i tutti i cittadini a scegliere il governo, il fatto è che era diversa la definizione di cittadino: era l'uomo libero che possedeva terra e quindi, in caso di attacco nemico, sarebbe sceso in battaglia per difenderla. Chi non possedeva terra non era chiamato a combattere (perchè meno motivato?) e quindi non godeva dei diritti di cittadino. Cittadinanza = servizio militare In pratica il cittadino era un contadino che all'occorrenza prestava servizio nell'esercito (come accadde a Roma in età repubblicana)
    A Sparta esisteva una vera aristocrazia guerriera che si addestrava permanentemente alla guerra che era la sua attività principale, quindi era questa che detenva il potere politico (sistema molto più vicino alla tripartizione indoeuropea?) e deteneva collettivamente il possesso della terra, il resto degli uomini liberi non aveva diritti, in quanto il suo contributo all'esercito era secondario.
    Sul comunismo spartano, lasciamo perdere, a mio avviso, significa non aver capito niente del sistema sociale e di valori di quel popolo!

    Conta che la "politocrazia" è, anzitutto, un divertissement post-serata alcoolica, composto prima di un esame in una notte insonne (dopo aver litigato con due amici neocon sulla fattibilità delle mie asserzioni socio-politiche): ad ogni modo, per quanto riguarda l'etica [1], la p. è un sistema che dev'essere necessariamente applicato ad un contesto micro-/macro-regionale identitario (o, persino monolitico) come poteva essere l'RSI, che quindi ha già sperimentato il superamento della partitocrazia e sviluppato un "sentire", laddove non una morale, comune. Mentre [2] il principio meritocratico, a mio avviso, dovrebbe prevedere una lista di tecnici con il relativo portfolio e assegnare - sul territorio - l'incarico al più quotato (che non è necessariamente quello che si è laureato con 110 e lode, ma colui che ha "prodotto" di più e/o meglio).



    Purtroppo, a mio parere, il sistema di cui parli non è così lontano dall'essere realizzato. Oggi sempre più (e non solo in Italia) si vede che la politica sta perdendo la sua dimensione etica che è legata ai concetti di sovranità, autorità, decisione, per scivoalre nella mera gestione tecnica dele risorse (x es: se il primato spetta all'economia e non alla politica, allora è giusto che al governo vadano i migliori economisti e non personaggi politici )
    Per il punto 2 però non hai risposto chi valuta i curricula dei vari candidati: i cittadini, un'altra commissione, il capo della comunità?
    .

  3. #23
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    Prima di entrare in argomento un paio di precisazioni:

    democrazia è una forma di Stato elaborata a tavolino in epoca illuminista come sostegno istituzionale al nascente capitalismo.
    Sostanzialmente si basa sulla rappresentanza popolare filtrata dai partiti e non va confusa, come invece spesso accade, con la libertà, la tolleranza e il pluralismo che sono dei valori che si possono esprimere a prescindere dalla forma di Stato (dal punto di vista sostanziale c’era molta più libertà durante il Fascismo di adesso che la sera dobbiamo barricarci in casa con porte blindate e antifurti e vivere con una carabiniere e telecamere ad ogni angolo di strada, senza contare i telefoni controllati e i magistrati pronti a perseguitarti per un saluto romano...);

    La democrazia ateniese è una forma di governo di tipo assembleare e senza regole, in cui emerge la figura del demagogo, ossia del convincitore, di colui che, abile con la parola, condiziona le decisioni dell’assemblea.

    Io invece di democrazia parlerei di SOCIETA' PARTECIPATIVA, basata sulla rappresentanza popolare selezionata, non dai partiti, ma dalle categorie intese come specchio della società civile.

    Un parlamento costituito dai rappresentanti delle realtà sociali e produttive eletti attraverso un processo selettivo che parte dal basso.

    All’interno delle categorie in cui si riconosce la maggior parte dei cittadini (categorie affini possono essere associate) avvengono elezioni primarie su base territoriale che, con successivi gradi, portano alla elezione in parlamento dei veri rappresentanti del popolo.

    Con questo sistema la partecipazione popolare sarebbe massima perchè non si tratta di dare un generico voto ad un generico partito, ma di eleggere un esponente rappresentativo e altamente qualificato ( e motivato oltre che controllato dagli elettori) del proprio mondo produttivo e/o civile che dovrà tutelare i propri legittimi interessi.

    Gli operai, gli industriali, gli statali, le casalinghe, gli artisti, ecc. avrebbero in parlamento ognuno un proprio rappresentante che conoscono per nome e cognome cui è stato affidato un preciso mandato: sostenere gli interessi della propria categoria.

    La cosiddetta “concertazione tra le parti sociali” non avverrebbe fuori ma dentro il Parlamento.

    Per evitare conflitti e per dirimere le controversie assume importanza il ruolo del Presidente della Repubblica quale garante della pace sociale.

    Il principio della PARTECIPAZIONE va poi esteso in campo economico attraverso l’ingresso delle rappresentanze produttive nel Consiglio di Amministrazione delle grandi aziende.

    Solo in questo modo la Nazione si fa Stato.


    P.s.: non ho inventato nulla.

 

 
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