
Originariamente Scritto da
fedalmor
Beh, oddio... dipende dal concetto di élite: la cittadinanza ateniese non andava oltre il 30% della popolazione urbana, e la democrazia non era un sistema, bensì una sorta di
"partito" che rappresentava l'antica aristocrazia contadina
"civilizzata", contro i dorofagoi (Esiodo ebbe modo di scannarsi tanto contro gli uni, quanto contro gli altri) o, nuovi ricchi (borghesi). Certamente il sistema del comunismo aristocratico spartano è più confacente alla nostra idea...
Bhè ad Atene si ebbe una vera democrazia in quanto erano i tutti i cittadini a scegliere il governo, il fatto è che era diversa la definizione di cittadino: era l'uomo libero che possedeva terra e quindi, in caso di attacco nemico, sarebbe sceso in battaglia per difenderla. Chi non possedeva terra non era chiamato a combattere (perchè meno motivato?) e quindi non godeva dei diritti di cittadino. Cittadinanza = servizio militare
In pratica il cittadino era un contadino che all'occorrenza prestava servizio nell'esercito (come accadde a Roma in età repubblicana)
A Sparta esisteva una vera aristocrazia guerriera che si addestrava permanentemente alla guerra che era la sua attività principale, quindi era questa che detenva il potere politico (sistema molto più vicino alla tripartizione indoeuropea?) e deteneva collettivamente il possesso della terra, il resto degli uomini liberi non aveva diritti, in quanto il suo contributo all'esercito era secondario.
Sul comunismo spartano, lasciamo perdere, a mio avviso, significa non aver capito niente del sistema sociale e di valori di quel popolo!
Conta che la
"politocrazia" è, anzitutto, un divertissement post-serata alcoolica, composto prima di un esame in una notte insonne (dopo aver litigato con due amici neocon sulla fattibilità delle mie asserzioni socio-politiche): ad ogni modo, per quanto riguarda l'etica [1], la p. è un sistema che dev'essere necessariamente applicato ad un contesto micro-/macro-regionale identitario (o, persino monolitico) come poteva essere l'RSI, che quindi ha già sperimentato il superamento della partitocrazia e sviluppato un
"sentire", laddove non una morale, comune. Mentre [2] il principio meritocratico, a mio avviso, dovrebbe prevedere una lista di tecnici con il relativo portfolio e assegnare - sul territorio - l'incarico al più quotato (che non è necessariamente quello che si è laureato con 110 e lode, ma colui che ha
"prodotto" di più e/o meglio).
Purtroppo, a mio parere, il sistema di cui parli non è così lontano dall'essere realizzato. Oggi sempre più (e non solo in Italia) si vede che la politica sta perdendo la sua dimensione etica che è legata ai concetti di sovranità, autorità, decisione, per scivoalre nella mera gestione tecnica dele risorse (x es: se il primato spetta all'economia e non alla politica, allora è giusto che al governo vadano i migliori economisti e non personaggi politici
)
Per il punto 2 però non hai risposto
chi valuta i curricula dei vari candidati: i cittadini, un'altra commissione, il capo della comunità?