La corrida è una sfida atavica che l'uomo fa contro il toro, il rappresentante della parte meschina dell'animo umano, ma è anche la lotta dell'arianità pura contro linfida mediterraneità, senza dimenticare la prova di forza e di virilità che l'uomo compie, a sfidare la ferina forza del toro.
Un filosofo spagnolo disse che la corrida è la più ortodossa delle festività, ed ha pienamente ragione, intendendendo l'ortodossia nel senso spagnolo. L'uomo che sfida il toro non ha la garanzia di vincere, o di sopravvivere, nella rappresentazione della lotta del bene contro il male non c'è lo spazio per lo scontato lieto fine. Il lieto fine deve giungere attraverso la lotta dell'uomo, rappresentato dal torero, aiutato dalle divinità, rappresentate dai picadores, ma è l'uomo, con il suo valore, a sconfiggere il toro simbolico ed a diventare eroe.
Un eunuco ha espresso la sua paura per la corrida, narrando che la cosa più truce è vedere che in essa c'è la rappresentazione dello spirito di un uomo ormai superato. Brutta cosa, quando invece di avere i coglioni si è coglioni. Lo spirito di un uomo, forse veramente superato, è lo spirito di un uomo che, anche quando è vincitore, si ricorda di essere legato alla Natura, è un uomo che, per sopravvivere, deve uccidere l'animale, non idolatrarlo.
Ma l'uomo odierno, seguendo l'apprensione dell'eunuco, vive una vita tranquilla e mediocre, ma forse dire "vive", per lui, è tanto. Conduce un'esistenza tranquilla e mediocre, crede di essere superiore alla sua natura ed alla Natura stessa, ma non sa che in verità è solo un parassita che si nutre e vegeta per la tristezza dei tempi. ha paura del toro quando esce per strada, non osa sfidarlo, prega solo che non si ripeta più la battaglia dell'uomo contro il toro.
Prega che non si manifesti ancora una volta, nonostante le rassicurazioni della società moderna, la sua reale inferiorità.


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