Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    leporello
    Ospite

    Predefinito Religioni contro l'ambiente

    venerdì, agosto 04, 2006

    La fede fanatica smuove le montagne.

    Satu Hassi, già Ministro finlandese dell’Ambiente, ha pubblicato di recente sul Notiziario della Commissione Ambientale Europea un articolo intitolato “Il pianeta assetato” ove fornisce vari dati angoscianti sulla rapida riduzione dei ghiacciai a causa dell’effetto serra e sul colpo devastante che tale riduzione è destinata ad infliggere all’ecosistema mondiale e alla già disperata condizione di miliardi di esseri umani.
    “Metà della popolazione del pianeta – ricorda Satu Hassi – attinge le sue risorse d’acqua dolce a fiumi che hanno le proprie sorgenti nei ghiacciai. I ghiacciai himalayani, ad esempio, alimentano 7 grandi fiumi asiatici (il Gange, l’Hindu, il Brahmaputra, il Salween, il Mekong, lo Yang Tze e l’Huang He – che assicurano il fabbisogno d’acqua dolce ad oltre due miliardi di asiatici. Ma i ghiacciai himalayani stanno riducendosi rapidamente: secondo l’Accademia Cinese delle Scienze, ad un ritmo del 7% l’anno, che li dimezzerà entro cinquant’anni. E anche nell’area andina del Sud America l’acqua dei ghiacciai contribuisce più dell’acqua piovana alla portata dei fiumi. Bloccare l’effetto serra riducendo subito le emissioni di anidride carbonica è dunque una pre-condizione essenziale per impedire che interi paesi e continenti sprofondino nella sete… e nella fame, dato che la disponibilità d’acqua condiziona l’intera produzione alimentare. Infatti, mentre per dissetare ciascuno di noi bastano e avanzano 4 litri d’acqua al giorno, per produrre il cibo che ciascuno di noi consuma ne occorrono 2.000 (dicesi duemila) litri. E la stessa “rivoluzione verde” (tanto celebrata dai cantori della “magnifiche sorti e prog ressive”) che ha consentito di triplicare la produzione cerealicola nella seconda meta del ‘900 è stata possibile solo per un fortissimo aumento delle irrigazioni. Anche le falde acquifere sotterranee vengono sfruttate ad un ritmo molto più rapido di quello con cui si formano e vanno calando vertiginosamente in regioni ove risiede oltre la metà della popolazione umana”.

    Fin qui il memento di Satu Hassi, le cui implicazioni vanno ben oltre il già catastrofico problema dell’alimentazione. Già tre anni fa, in uno di questi miei interventi segnalavo un rapporto della CIA che avvertiva il rischio incombente di nuove sanguinose guerre per l’acqua in dieci regioni del pianeta ove i fiumi bagnano più di una nazione e dove, quindi, la nazione a monte può inquinare o imbrigliare (con dighe e altri sbarramenti) l’acqua che defluisce nella nazione a valle. E poiché questi fiumi “multinazionali” sono oggi più di 260, è evidente che limitare a 10 le regioni destinate a guerreggiare per l’acqua nel prossimo futuro è un calcolo ancora molto ottimista. E la previsione della CIA non può di certo essere scartato per la sua provenienza sospetta. Ancor prima della sua pubblicazione, nel 2003, un rapporto congiunto delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale formulava una profezia altrettanto sinistra: “Il problema idrico è già oggi molto serio, ma diverrà esplosiva tra 10 anni e ingestibile tra 20. Il ‘900 è stato il secolo delle guerr e per il petrolio. Il XXI sarà il secolo delle guerre per l’acqua”.
    Anche il benemerito articolo di Satu Hassi, come tutta l’immensa pubblicistica degli ecologisti, sottace e rimuove accuratamente, però, le cause profonde della tragedia dell’acqua che, come e più di sempre, sono cause demografiche. E lo sono sia direttamente che indirettamente, non solo perché il fortissimo aumento della popolazione (quadruplicata, nel Terzo Mondo, durante il secolo scorso) ha creato un enorme aumento del fabbisogno, ma anche perché la pressione demografica ha prodotto una forte deforestazione che, a sua volta, ha inaridito intere regioni.

    Il dramma dell’acqua, tuttavia, ha una forte carica demistificatoria. Esso, infatti, è la prova migliore della priorità della questione della sovrappopolazione e dell’inconsistenza dei mille alibi adottati fino ad oggi dalla demagogia religiosa e politica per negare tale priorità. Vediamo perché. Anzitutto, le solite geremiadi sulle colpe dell’Occidente capitalista nel caso dell’acqua sono semplicemente comiche. Così, le invettive dei demagoghi del sinistrese contro l’Occidente industrializzato colpevole d’ogni sventura umana sono inapplicabili al dramma dell’acqua e della sete, caratterizzato da due fatti rocciosi e incontrovertibili: il primo è che l’agricoltura, prevalente nel Terzo Mondo, consuma quasi tre quarti delle risorse idriche mondiali, mentre l’industria, prevalente in Occidente ne consuma solo un quinto e l’uso domestico (tanto imputato a noi occidentali) solo un decimo. Inoltre, a differenza del petrolio o del gas o dei minerali rari, l’acqua non è una risorsa trasferibile cosicché, anche se i nostri sprechi cessassero domani, gli assetati d’Africa o Medio Oriente non ne trarrebbero alcun vantaggio.

    Insomma, a differenza di altri problemi contemporanei, la tragedia dell’acqua e della sete è indiscutibilmente prodotta in larga misura dall’esplosione demografica, che nel giro di vent’anni ha più che dimezzato (da 17 mila a 7 mila metri cubi) la quantità d’acqua pro-capite del genere umano e che sta alla radice (con l’estensione dell’industrializzazione ad una popolazione in crescita vertiginosa) dello stesso “effetto serra” e dei relativi sconvolgimenti climatici. Così, la scarsità d’acqua e le guerre che ne deriveranno sono la prova inconfutabile delle responsabilità gravissime dei capi religiosi e politici che, nell’ultimo mezzo secolo, hanno negato la minaccia demografica consentendo o promovendo, con i loro folli veti alla contraccezione, la moltiplicazione delle popolazioni umane. Si tratta di responsabilità che gli stessi rapporti della CIA e dell’ONU e lo stesso articolo di Satu Hassi, qui ricordati, hanno cura di rimuovere, così come zelantemente rimuovono la causa demografica della tragedia incombente, associandosi alla congiura di silenzio in atto da decenni.

    Infine, proprio la prevedibile, prevista e innegabile dipendenza della tragedia dell’acqua dall’esplosione demografica, eliminando gli alibi economici o sociali da sempre accampati per altri problemi odierni, svela la natura folle, cioè psicopatologica, dell’opposizione alla regolazione delle nascite, unica via d’uscita da questa come da tante altre tragedie del nostro tempo, e dimostra l’assurdità di continuare a pensare e a fare la politica con i vecchi strumenti ideologici, confessionali, economici o istituzionali, ignorando gli strumenti della psicologia politica. Il fanatismo politico e religioso è dunque riuscito, con la sua fede che smuove le montagne, anche a distruggere i ghiacciai. Come rilevavo già tre anni fa, la morale è che, se la gente continuerà a bersi il cervello e tutte le idiozie dei Capi e dei Papi infallibili, finirà per morire di sete

  2. #2
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    ciao a tutti
    sono nuovo iscritto
    ciao Leporello, ho letto con interesse il tuo articolo, e non posso
    essere che daccordo con te sulle minacce portate a uno degli elementi
    essenziali alla vita umana, forse il più importante: di fame si sopravvive a lungo, di sete si muore in fretta!.
    Stando a i dati che ho io in possesso, tramite articolo da noi riportati, in
    effetti c'è un calo della disponibilità globale di acqua, ma il problema principale è quello della distribuzione non omogenea di questa importante risorsa primaria di vita: ci sono zone del Pianeta che ne hanno in abbondanza e altre che ne sono quasi carenti. Uno studioso del settore che ha scritto un importante libro "ACQUA", mi sfugge il nome in
    questo momento, ma da cui abbiamo tratto importanti dati per i nostri
    articoli on line, sostiene che se si potesse trasferire e rendere omogenea questa disponibilità a tutti gli abitanti della Terra il problema dell'approvvigionamento dell'acqua sarebbe risolto. Questo non vuol dire che noi uomini dobbiamo continuare a "distruggere" il nostro Pianeta.
    L'inquinamento atmosferico, l'effetto serra, i cambiamenti climatici, problemi non separati, ma concatenati, se non si interverrà in tempo, porterà a "limitare" le sorgenti di questo elemento prezioso e dalle incredibili proprietà.
    La globalizzazione, la competizione internazionale, economia liberale dello sfruttamento delle risorse naturali, deve essere rivista: il consumismo imposto dalle multinazionali rischia di tornarci indietro come un boomerang, con un effetto mortale sugli esseri viventi. E' possibile rivedere le teorie liberali economiche? Non credo fin quando a dettare le regole del gioco è il potere finanziario a discapito di quello politico. In un mondo dove le strategie economiche le dettano i grandi finanzieri e le speculazioni
    sui "derivati" di qualsiasi tipo (ci saranno anche i derivati sull'acqua e sull'aria) non credo che si possa sperare in un cambiamento. Se la politica internazionale non riprende in mano il controllo dell'economia, rallenta questa corsa "mostruosa" al profitto, come unico parametro disponibile per valutare il progresso, e non quello etico, sociale, naturale, allora credo che le speranze di un miglioramento e di salvezza di questo mondo vivente, unico nel suo genere, almeno per quanto riguarda la nostra galassia, sia vano e utopico.
    ciao metodico
    http://www.alagoas.it

  3. #3
    leporello
    Ospite

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    Uno dei motivi che daranno vita a future guerre, sarà proprio il controllo delle risorse idriche.
    Questo iniziano a capirlo alcuni stati (tipo Israele) che stanno sviluppando sistemi di irrigazione (goccia-goccia) che assicurano il fabbisogno limitando lo spreco.
    A questo non ci arrivano gli arabi (tolti i marocchini e gli algerini) che o si lanciano in progetti faraonici e inutili, o o sprecano enormi risorse economiche per acquistare l'acqua.

  4. #4
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da leporello Visualizza Messaggio
    venerdì, agosto 04, 2006

    La fede fanatica smuove le montagne.

    Satu Hassi, già Ministro finlandese dell’Ambiente, ha pubblicato di recente sul Notiziario della Commissione Ambientale Europea un articolo intitolato “Il pianeta assetato” ove fornisce vari dati angoscianti sulla rapida riduzione dei ghiacciai a causa dell’effetto serra e sul colpo devastante che tale riduzione è destinata ad infliggere all’ecosistema mondiale e alla già disperata condizione di miliardi di esseri umani.
    “Metà della popolazione del pianeta – ricorda Satu Hassi – attinge le sue risorse d’acqua dolce a fiumi che hanno le proprie sorgenti nei ghiacciai. I ghiacciai himalayani, ad esempio, alimentano 7 grandi fiumi asiatici (il Gange, l’Hindu, il Brahmaputra, il Salween, il Mekong, lo Yang Tze e l’Huang He – che assicurano il fabbisogno d’acqua dolce ad oltre due miliardi di asiatici. Ma i ghiacciai himalayani stanno riducendosi rapidamente: secondo l’Accademia Cinese delle Scienze, ad un ritmo del 7% l’anno, che li dimezzerà entro cinquant’anni. E anche nell’area andina del Sud America l’acqua dei ghiacciai contribuisce più dell’acqua piovana alla portata dei fiumi. Bloccare l’effetto serra riducendo subito le emissioni di anidride carbonica è dunque una pre-condizione essenziale per impedire che interi paesi e continenti sprofondino nella sete… e nella fame, dato che la disponibilità d’acqua condiziona l’intera produzione alimentare. Infatti, mentre per dissetare ciascuno di noi bastano e avanzano 4 litri d’acqua al giorno, per produrre il cibo che ciascuno di noi consuma ne occorrono 2.000 (dicesi duemila) litri. E la stessa “rivoluzione verde” (tanto celebrata dai cantori della “magnifiche sorti e prog ressive”) che ha consentito di triplicare la produzione cerealicola nella seconda meta del ‘900 è stata possibile solo per un fortissimo aumento delle irrigazioni. Anche le falde acquifere sotterranee vengono sfruttate ad un ritmo molto più rapido di quello con cui si formano e vanno calando vertiginosamente in regioni ove risiede oltre la metà della popolazione umana”.

    Fin qui il memento di Satu Hassi, le cui implicazioni vanno ben oltre il già catastrofico problema dell’alimentazione. Già tre anni fa, in uno di questi miei interventi segnalavo un rapporto della CIA che avvertiva il rischio incombente di nuove sanguinose guerre per l’acqua in dieci regioni del pianeta ove i fiumi bagnano più di una nazione e dove, quindi, la nazione a monte può inquinare o imbrigliare (con dighe e altri sbarramenti) l’acqua che defluisce nella nazione a valle. E poiché questi fiumi “multinazionali” sono oggi più di 260, è evidente che limitare a 10 le regioni destinate a guerreggiare per l’acqua nel prossimo futuro è un calcolo ancora molto ottimista. E la previsione della CIA non può di certo essere scartato per la sua provenienza sospetta. Ancor prima della sua pubblicazione, nel 2003, un rapporto congiunto delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale formulava una profezia altrettanto sinistra: “Il problema idrico è già oggi molto serio, ma diverrà esplosiva tra 10 anni e ingestibile tra 20. Il ‘900 è stato il secolo delle guerr e per il petrolio. Il XXI sarà il secolo delle guerre per l’acqua”.
    Anche il benemerito articolo di Satu Hassi, come tutta l’immensa pubblicistica degli ecologisti, sottace e rimuove accuratamente, però, le cause profonde della tragedia dell’acqua che, come e più di sempre, sono cause demografiche. E lo sono sia direttamente che indirettamente, non solo perché il fortissimo aumento della popolazione (quadruplicata, nel Terzo Mondo, durante il secolo scorso) ha creato un enorme aumento del fabbisogno, ma anche perché la pressione demografica ha prodotto una forte deforestazione che, a sua volta, ha inaridito intere regioni.

    Il dramma dell’acqua, tuttavia, ha una forte carica demistificatoria. Esso, infatti, è la prova migliore della priorità della questione della sovrappopolazione e dell’inconsistenza dei mille alibi adottati fino ad oggi dalla demagogia religiosa e politica per negare tale priorità. Vediamo perché. Anzitutto, le solite geremiadi sulle colpe dell’Occidente capitalista nel caso dell’acqua sono semplicemente comiche. Così, le invettive dei demagoghi del sinistrese contro l’Occidente industrializzato colpevole d’ogni sventura umana sono inapplicabili al dramma dell’acqua e della sete, caratterizzato da due fatti rocciosi e incontrovertibili: il primo è che l’agricoltura, prevalente nel Terzo Mondo, consuma quasi tre quarti delle risorse idriche mondiali, mentre l’industria, prevalente in Occidente ne consuma solo un quinto e l’uso domestico (tanto imputato a noi occidentali) solo un decimo. Inoltre, a differenza del petrolio o del gas o dei minerali rari, l’acqua non è una risorsa trasferibile cosicché, anche se i nostri sprechi cessassero domani, gli assetati d’Africa o Medio Oriente non ne trarrebbero alcun vantaggio.

    Insomma, a differenza di altri problemi contemporanei, la tragedia dell’acqua e della sete è indiscutibilmente prodotta in larga misura dall’esplosione demografica, che nel giro di vent’anni ha più che dimezzato (da 17 mila a 7 mila metri cubi) la quantità d’acqua pro-capite del genere umano e che sta alla radice (con l’estensione dell’industrializzazione ad una popolazione in crescita vertiginosa) dello stesso “effetto serra” e dei relativi sconvolgimenti climatici. Così, la scarsità d’acqua e le guerre che ne deriveranno sono la prova inconfutabile delle responsabilità gravissime dei capi religiosi e politici che, nell’ultimo mezzo secolo, hanno negato la minaccia demografica consentendo o promovendo, con i loro folli veti alla contraccezione, la moltiplicazione delle popolazioni umane. Si tratta di responsabilità che gli stessi rapporti della CIA e dell’ONU e lo stesso articolo di Satu Hassi, qui ricordati, hanno cura di rimuovere, così come zelantemente rimuovono la causa demografica della tragedia incombente, associandosi alla congiura di silenzio in atto da decenni.

    Infine, proprio la prevedibile, prevista e innegabile dipendenza della tragedia dell’acqua dall’esplosione demografica, eliminando gli alibi economici o sociali da sempre accampati per altri problemi odierni, svela la natura folle, cioè psicopatologica, dell’opposizione alla regolazione delle nascite, unica via d’uscita da questa come da tante altre tragedie del nostro tempo, e dimostra l’assurdità di continuare a pensare e a fare la politica con i vecchi strumenti ideologici, confessionali, economici o istituzionali, ignorando gli strumenti della psicologia politica. Il fanatismo politico e religioso è dunque riuscito, con la sua fede che smuove le montagne, anche a distruggere i ghiacciai. Come rilevavo già tre anni fa, la morale è che, se la gente continuerà a bersi il cervello e tutte le idiozie dei Capi e dei Papi infallibili, finirà per morire di sete
    Non solo non c'è nessuna sensibillizzazione al problema demografico..ma..anzi..il problema viene considerato il calo ..
    e allora..l'abisso che ci attende non può essere evitato..visto che la gente spinge e sgomita per arrivarci il prima possibile..
    Come meravigliarsi che poi..gli stessi..che lamentano il crollo della popolazione sono quelli che vogliono le centrali atomiche..la guerra ad oltranza..e la difesa dei valori cristiani..o islamici o induisti ..a scelta...?
    Cosa fare contro chi non vede l'ovvio?
    Non c'è nulla da fare?...
    Salvare almeno la propria anima..visto che il corpo è segnato? Oppure sperare...sperare che qualcuno che conta rinsavisca? Mah..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

 

 

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