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Risultati da 1 a 10 di 29
  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Anarchia, Stato, Utopia

    La conferenza stampa del presidente Prodi in cui sono state presentate le decisioni del Consiglio dei ministri di venerdì è stato un evento culturale importante. Eh si, mentre i provvedimenti politici sono transeunti, le idee restano. Anzi, i politici, come ebbe a dire Keynes, anche senza saperlo sono influenzati dalle opinioni di qualche economista morto e sepolto da molto tempo.

    Perciò, il concetto più importante elaborato da Prodi è in sostanza questo: per rispondere alle critiche di Berlusconi che lo accusa di aver instaurato uno Stato di polizia tributaria, il premier ha ribadito che negli Stati Uniti le pene contro gli evasori sono severissime e che il governo è liberista, ma ciò non vuol dire assenza di regole ed essere liberi di fare quel che ci pare, perché questa concezione si potrebbe chiamare al massimo “anarco-liberismo”.

    Ohibò. Il leader di un esecutivo con comunisti, rifondatori comunisti, diessini (nelle collezioni autunno-inverno correntone o primavera-estate liberal), democristiani, verdi, azionisti, socialisti, tutti figli di tradizioni che si sono contrapposte al liberismo, dichiara “siamo liberisti”? Prendere nota.

    L’altra novità è la citazione dell’anarco-liberismo, tradizione quasi completamente sconosciuta in Italia e che può aver fatto pensare ad una setta deviata degli anarchici veri, quelli colle bandiere nere, la “A” di anarchia cerchiata e il cappello con la visiera. Tuttavia, a differenza di quel che pensa il Professore bolognese, l’anarco-liberismo (o anarco-capitalismo come è spesso conosciuto) è una importante scuola di pensiero che non prevede affatto l’assenza di regole.

    Il punto di partenza di questa corrente radicale del liberalismo è l’assunto del filosofo inglese John Locke, per il quale gli individui possiedono diritti naturali inviolabili. Di conseguenza, nemmeno lo Stato può violare questi diritti a dir e a qualcuno cosa deve fare, e, nella versione Lockiana, l’unico ruolo del governo è quello di far rispettare i contratti e di salvaguardare la vita, proprietà e libertà dei cittadini.

    Per alcuni pensatori politici soprattutto americani, anche tale ruolo è esagerato. Ecco nel XIX secolo Josiah Warren che fonda comunità anarchiche come “Utopia”. Per Lysander Spooner qualunque tipo di governo è illegittimo perché originato da un atto di forza. Gli uomini possono associarsi tra di loro per proteggersi dalle aggressioni, ma solo su base volontaria e la Costituzione, persino la sacra Costituzione americana, è vincolante solo per chi l’ha scritta. A cavallo del XIX e del XX secolo operarono Benjamin Tucker, per il quale il governo è la sottomissione di individui pacifici ad una volontà che non è la loro, e Alfred Jay Nock, la cui opera più conosciuta è “Il nostro nemico, lo Stato”. Anarco-capitalisti contemporanei sono Murray Rothbard, il tedesco Hans Hermann Hoppe e David Friedman (figlio del premio Nobel Milton), i quali prospettano una società in cui agenzie private in concorrenza tra di loro forniscono agli individui ciò di cui hanno bisogno (inclusa la difesa militare e la giustizia) secondo la regola dell’appalto e del contratto. La produzione di moneta sarebbe libera e le banche più affidabili si affermerebbero con la loro valuta scelta dalla maggioranza dei cittadini ed anche strade e piazze apparterrebbero ad individui o libere associazioni.
    Insomma, l’anarco-liberismo si basa esattamente sulle regole, non sulla loro assenza. Invece che avere un produttore monopolista e violento, lo Stato, si assisterebbe ad una produzione continua di norme volontarie che impegnerebbero chi le sottoscrive ed è forse questo aspetto che lo rende utopico. Perciò, resa giustizia all’anarco-capitalismo, esultiamo della dichiarazione di fede liberista di Prodi: l’assenza nel programma delle privatizzazioni, l’abolizione del timido buono scuola, gli obblighi fiscali di Visco, le minacce alla legge Biagi e altre cosucce ci avevano preoccupati. Inutilmente, a quanto pare.

    da Il Sole 24 Ore, 6 agosto 2006
    di Alessandro De Nicola

  2. #2
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    In Somalia, nel 91-92 hanno eliminato del tutto lo stato (niente piu' tasse, polizia, sanita' pubblica, burocrazia, etc..).
    S'e' visto come e' andata a finire.
    Gli esimi pensatori sopracitati hanno qualche buona ragione perche' non succeda cosi' anche da altre parti?
    E noto anche che nessuno di loro ha abbandonato la civilta' dello stato e della legge per costruirsi una societa' anarco capitalistica su qualche isola deserta..

  3. #3
    Silvioleo
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Ken Parker
    In Somalia, nel 91-92 hanno eliminato del tutto lo stato (niente piu' tasse, polizia, sanita' pubblica, burocrazia, etc..).
    S'e' visto come e' andata a finire.
    Gli esimi pensatori sopracitati hanno qualche buona ragione perche' non succeda cosi' anche da altre parti?
    E noto anche che nessuno di loro ha abbandonato la civilta' dello stato e della legge per costruirsi una societa' anarco capitalistica su qualche isola deserta..
    sulla Somalia io ho notizie opposte rispetto alle tua...che si fa, testa o croce? O forse ci sei stato? Per il resto non vedo perchè un libertario dovrebbe abbandonare la sua proprietà per andarsene su un'isola deserta....è lo stato ad essere abusivo,sia chiaro.

  4. #4
    Silvioleo
    Ospite

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    Questo articolo di Guglielmo Piombini è stato scritto anni fa, ed è una versione molto più breve di un saggio uscito su Enclave.

    Qualche tempo dopo lo stesso Piombini notava come l'esperimento anarco-capitalista fosse sul punto di finire, da un lato perchè erano molto cresciuti di numero gli integralisti islamici, che invece del diritto consuetudinario somalo (Xeer) volevano una teocrazia islamica che applicassela sharia; e dall'altro perchè su pressioni internazionali fu istituito un governo.

    _____________________________________

    Immemori di aver contribuito per decenni ad affamare il continente nero esaltando i “socialismi africani” più tirannici e sanguinari, i contestatori terzomondisti continuano a proporre, per risolvere i problemi del terzo mondo, le stesse ricette stataliste basate sull’intervento pubblico, l’assistenzialismo occidentale, e la chiusura dell’economia ai mercati internazionali (l’odiata “globalizzazione”). Sfortunatamente per le loro teorie, l’unico paese di quel disastrato continente che da alcuni anni sta vivendo una fase di miracolo economico è la Somalia, che ha fatto esattamente il contrario. Questa nazione del Corno d’Africa si trova infatti in una situazione unica al mondo: dopo la cacciata del tirannico dittatore Siad Barre nel 1991, l’intero apparato dello Stato è stato smantellato, e da allora la popolazione vive senza alcun governo centrale, senza amministrazione pubblica, senza alcun corpo di polizia statale, e senza un esercito permanente. Falliti i tentativi iniziali di alcuni ex generali e colonnelli dell’esercito di Barre, i “signori della guerra”, di imporre con le armi un proprio governo, e fallito disastrosamente il tentativo dell’ONU di ricostituire uno Stato centrale con la missione Restore Hope (i 34000 caschi blu si ritirarono nel 1995 con gravi perdite e senza aver ottenuto alcun risultato), i somali sono tornati al proprio sistema decentralizzato tradizionale, basato sulla confederazione dei clan e sul diritto consuetudinario. La caratteristica del diritto somalo è quella di presentare numerose similitudini con il diritto naturale della dottrina liberale, perché protegge la persona e la proprietà privata dalle aggressioni, e garantisce ad ogni individuo la libertà di muoversi, intraprendere, e commerciare. Dopo trent’anni di statalismo rapinatore, i somali si sono resi conto che l’attuale sistema - che alcuni hanno definito kritarchia, cioè governo dei giudici - finora non ha condotto al caos o all’anarchia, e che la mancanza di un governo centrale ha i suoi vantaggi: “In assenza della burocrazia governativa e degli aiuti esteri, l’economia sta avendo un boom”, intitolava un articolo uscito nel maggio 2001 sulla prestigiosa rivista Atlantic Monthly. Libera da intralci governativi, regolamentazioni, e tasse, l’economia somala sta funzionando secondo un modello di liberismo quasi puro, e i risultati si vedono! Il porto di Bosaaso è in grande espansione, e oggi la Somalia esporta cinque volte di più rispetto al 1989; non esistono dazi doganali per l’entrata di merci nel paese, salvo il pagamento di una piccola tariffa per la gestione delle operazioni portuali; il mercato principale del centro di Mogadiscio è pieno di merce di ogni genere e provenienza. Pur essendo collassati tutti i servizi pubblici dopo l’estinzione dello Stato, il settore privato ha supplito efficacemente, e in poco tempo sono sorte cinque compagnie aeree in concorrenza tra loro; tre compagnie telefoniche, che hanno tariffe tra le più basse del mondo (un dollaro e mezzo al minuto per le telefonate internazionali); almeno due grandi fabbriche di pasta; 45 ospedali privati; 55 fornitori di energia elettrica; 1500 ditte di import-export; e numerose scuole private. Oltre al trasporto aereo e alla telefonia, un altro settore in travolgente sviluppo è quello delle telecomunicazioni: le società private che operano in questo campo lavorano nella più assoluta libertà, senza essere sottoposte ad alcuna regolamentazione e senza versare imposte a nessuno. Chi possiede un televisore in Somalia può già scegliere tra 28 canali non sottoposti ad alcuna censura o controllo governativo. Anche la moneta risente positivamente dell’assenza della gestione governativa: l’inflazione è bassissima, lo scellino somalo è liberamente convertibile sul mercato, e i tassi di cambio con le altre valute sono tra i più stabili dell’intera Africa. Incapaci di comprendere l’attuale realtà somala con le categorie politiche occidentali, negli ultimi anni i governi dei paesi ricchi si sono tenuti alla larga da questo paese privo di un interlocutore politico. A dispetto degli slogan terzomondisti, il fatto che neanche un dollaro di aiuti internazionali sia entrato nelle casse di un qualche governo locale ha rappresentato un’autentica benedizione, perché meno aiuti pubblici “allo sviluppo” hanno significato meno potere statale, meno conflitti politici per l’accaparramento dei fondi, meno corruzione, meno burocrazia, meno parassitismo; e, di conseguenza, più libertà, più responsabilità personale, più società civile, più intraprendenza, più mercato. Gli stessi somali sembrano soddisfatti della loro situazione, e per questo motivo non hanno riconosciuto il governo nazionale di Abdiqassim Salad Hassan che, a seguito di forti pressioni internazionali, è stato nominato nell’agosto del 2000 durante una conferenza nel Gibuti: “Quando c’era lo Stato - ha dichiarato Ahmed Abdisalam Adan, direttore della prima radio-televisione somala, rispecchiando l’opinione della grande maggioranza dei suoi connazionali - tu potevi diventare ricco un giorno, e povero il giorno dopo, in base a quello che decideva il governo. Oggi invece viene premiato solo chi ha più creatività ed chi è disposto a correre rischi imprenditoriali”. Esemplare è anche la storia di Hussein Abdullahi, il quale era emigrato in Canada nel 1991 a fare il taxista, ma che dopo qualche anno ha deciso di ritornare in patria dopo essersi accorto, con sua grande sorpresa, che gli amici che erano rimasti in Somalia se la passavano meglio di lui. Ora Abdullahi gestisce una fiorente fabbrica di pasta e una clinica medica.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Silvioleo
    [...]

    da Il Sole 24 Ore, 6 agosto 2006
    di Alessandro De Nicola
    Sai dirmi qualcosa ANCHE sull'articolo a sette colonne sulla prima pagina del Sole di oggi 07 agosto 2006?

  6. #6
    Silvioleo
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    Sai dirmi qualcosa ANCHE sull'articolo a sette colonne sulla prima pagina del Sole di oggi 07 agosto 2006?
    no,non l'ho comprato.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Silvioleo
    sulla Somalia ...
    [...]
    ... ci sei stato?
    [...]
    Esiste qualcuno al mondo che, a parte OBBLIGHI di lavoro, voglia andare (oggi) VOLONTARIAMENTE in Somalia?

    Ne conosci anche SOLO uno?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Silvioleo
    no,non l'ho comprato.
    Lo davano aggratisse con Carlino/Nazione ...

  9. #9
    Silvioleo
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    Esiste qualcuno al mondo che, a parte OBBLIGHI di lavoro, voglia andare (oggi) VOLONTARIAMENTE in Somalia?

    Ne conosci anche SOLO uno?
    il che significa cosa? cosa ne deduci? io nulla, la comparazione al massimo la faccio (per le notizie che ho) con gli altri paesi africani, mi pare ovvio.

  10. #10
    Silvioleo
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    Lo davano aggratisse con Carlino/Nazione ...
    ho trovato quest'articolo on line.

 

 
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