INIZIATIVA COMMERCIALE A META’ SETTEMBRE
Del Piero, un italiano in Cina
Il ministro Bonino lo vuole come simbolo vincente dello stile del nostro Paese
12/8/2006
di Giulia Zonca



La serie B non logora i marchi e non ci riesce neanche la panchina. Alessandro Del Piero è la faccia che l'Italia vuole portare in Cina e non è una tournée, è un investimento. Italia-Cina 2006, scambi densi per proporre modelli da importare e non copiare, un anno di progetti e un viaggio programmato dal 12 al 19 settembre, organizzato dal ministro per il commercio internazionale, Emma Bonino. Si parte da Nanchino e si arriva a Pechino con un passaggio alla fiera di Canton dove spiegare all'Asia perché deve comprare italiano.

Del Piero non è esposto e non è in vendita, ma i sette ministri, in missione insieme con Prodi, lo vogliono comunque mostrare come simbolo vincente, garanzia di durata e resistenza. A 32 anni è sopravvissuto a un infortunio che avrebbe stroncato la carriera di molti altri, ad allenatori che sapevano dirgli solo «scaldati», a uno scandalo capace di impantanare mezzo calcio italiano e a un Mondiale in cui non si pensava di vederlo. Ora emerge anche dalla serie B come immagine perfetta.

I dettagli devono ancora essere definiti, ma la Juventus è disposta a concedere Del Piero per 48 ore, non un minuto di più. E considerato che è l'unico uomo certo che gli resta è uno sforzo notevole. Alex è adorato in Cina, ma non è solo per questo che il governo insiste per portarselo dietro. Vogliono esibire tutto quello che funziona: la Ferrari, la Vespa che compe 60 anni, la pasta da buttare sul mercato del riso, la granita alle mandorle e pure una particolare mietitrebbia gigante, alta quanto due carri armati messi uno sull'altro.

Non esistono molte persone da poter abbinare sia a una Ferrari che a una maxi mietitrebbia, Del Piero sì, va bene con tutto: si vende come il migliore design ed è indistruttibile quanto un macchinario pesante. Ai Mondiali ha giocato solo una partita da titolare e non la migliore. Ha segnato negli ultimi minuti contro la Germania, con un gol dei suoi, a parabola e contro la Francia. Un rigore che avrebbe dovuto tirare per primo e ha posticipato. «E allora quale vuoi tirare?», gli ha chiesto Lippi e lui è andato per quarto, gol. Ha alzato la Coppa del Mondo che probabilmente viaggerà con lui. Il ministro Bonino l'ha chiesta alla Federcalcio ed è in attesa di una risposta: «Mi sembra perfetta per qualcosa che rappresenti il Paese, l'ha vinta l'Italia unita, non un singolo ma un gruppo che ha funzionato come tale. Aspettiamo la luce verde da Guido Rossi».

Come per Del Piero, anche se nel suo caso deve decidere la Juve e su una data complicata: il campionato sarà gia iniziato. Lui è un singolo e non deve dare l'idea di nulla, basta la sua storia. Uno che sa ripartire, e a dispetto delle previsioni, viene fuori anche dalla più profonde retrovie. Magari per dieci minuti, ma sempre pesanti. E' partito per la Germania da Achille, travagliato eroe greco, ed è tornato a Roma da Freddy Mercury, dritto su una balaustra a torso nudo. Fotografie che girano il mondo come il suo nome, lo riconoscono tutti anche dall'altra parte del Mondo. Anzi, in Cina lo adorano e per commentare il suo gol contro la Germania un telecronista di Pechino si è fatto licenziare. Si era commosso troppo.

La Cina cerca di creare un gemellaggio calciofilo, il ministro Melandri sta valutando le possibilità e a Pechino studiano. Non potendo clonare Del Piero come le borse Louis Vuitton sperano almeno di vederlo da vicino. Lui più la Coppa del Mondo. Se se li trovano davvero davanti sono capaci di tutto, anche di acquistare le speciali bustine di thè che una ditta italiana vuole presentare nel Paese che il thè se lo è inventato.


e tu Pinturicchio rifiutaaaaaaaaaaaaaaa