Ci rendiamo conto che il mondo è come Baghdad.
Può saltare in aria, non sappiamo dove, non capiamo perché, ma sentiamo il vuoto. Amico, alleato, avversario, responsabile, colpevole, ogni definizione si stempera in un sapore amaro e deluso, nella percezione del pericolo.
Siamo in pericolo, di questo siamo sicuri. Ogni altro pensiero è confuso, fra partigianeria e condanne. Ci piace condannare, soprattutto Israele. Ma è solo per colmare il vuoto.
Invochiamo la pace come se fosse un rito voodoo composto di due parti: pronunciare la parola e indicare un nemico. Invece è una strada lunga. E non sappiamo ancora dove comincia.
Furio Colombo




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