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Discussione: Un uomo senza memoria

  1. #1
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    Predefinito Un uomo senza memoria

    Giovanni Cobolli Gigli, presidente della Juve del Nuovo Corso, ha illustrato alla Gazzetta dello Sport i motivi che hanno spinto il club bianconero a ricorrere al Tar per ottenere la riammissione in serie A. Ripercorriamo il viaggio nel Cobolli-pensiero cogliendo, come si dice, fior da fiore.

    SCUSATE IL DISTURBO. "Siamo consapevoli di provocare un disagio al sistema - ha detto Cobolli Gigli -. Ma forse è interesse di tutti che il principio di equità sia rispettato. Del resto, di fronte a possibili disagi, la Juventus deve fare i conti con danni reali, anche notevoli, già subiti".

    PENSIERINO. E se a rispettare il principio di equità avesse cominciato la Juve provando A sfidare gli avversari ad armi pari senza decimazioni da cartellini gialli e rossi e senza arbitri ordinati a la carte? E a proposito dei danni reali subiti: e quelli patiti dai rivali della Juve negli ultimi 2 (o 12?) campionati?

    I POVERI AZIONISTI. "Il Tar è l'unica strada che ci rimane per tutelare la Juve intesa come tifosi, piccoli azionisti, patrimonio culturale e e anche valori economici. Quello che noi definiamo il nostro orgoglio".
    PENSIERINO. La giustizia sportiva, invece, è l'unica strada che rimane ai tifosi delle squadre avversarie per tutelare i propri diritti, e ai presidenti per salvaguardare i propri interessi.

    SPEREQUAZIONE. "Denunciamo l'ingiustificata gravità delle sanzioni e la mancanza di equità di trattamento rispetto agli altri concorrenti".
    PENSIERINO. Come dire: come si permettono i giudici di fare i giudici quando è noto che sappiamo farlo molto meglio noi?

    ROVINA ANNUNCIATA. "Chiederemo una sospensiva per essere riammessi in serie A. E spiegheremo che siamo stati costretti ad intervenire al di fuori della giustizia sportiva perchè iniziare la stagione in questa situazione produrebbe un danno irreparabile".
    PENSIERINO. Iniziare la stagione nella situazione degli anni scorsi produce invece un danno irreparabile solo agli avversari.

    MANO PESANTE. "Appare incomprensibile che il trattamento più severo sia stato riservato proprio alla Juventus, cioè alla squadra che si è dimostrata più risoluta ad assumersi le proprie responsabilità modificando la propria organizzazione societaria".
    PENSIERINO. Per capirci: un serial killer che dopo 30 delitti si costituisce merita la condizionale e i complimenti della corte per il ravvedimento, mentre il ladro di galline pizzicato nel pollaio va sbattuto dentro ed esemplarmente condannato.

    BILANCIA. "Nel corso delle varie udienze è emerso che le nostre colpe non erano superiori a quelle delle altre squadre. Il fatto che noi ci troviamo in B e le altre sono state riammesse in serie A non lo riteniamo equo".
    PENSIERINO. Peccato che il procuratore Palazzi avesse chiesto - per la Juve e solo per la Juve - l'assegnazione a un campionato inferiore alla serie B senza specificare se C1, C2 o dilettanti. Ah, dimenticavamo: con penalizzazione.

    FUGGI FUGGI. "Abbiamo già sofferto una botta enorme con la perdita del parco giocatori per la sola ipotesi di retrocessione in B".
    PENSIERINO. Non capiamo: se Cobolli Gigli è così convinto che la Juve ha il diritto di giocare in serie A, chi gliel'ha fatto fare di vendere tutti i suoi giocatori? Gliel'ha forse ordinato il medico? Magari Agricola sotto l'effetto di qualche eccitante?

    PROBLEMI D'IMMAGINE. "Inoltre, l'esclusione dalla massima divisione, la revoca degli scudetti e la mancata partecipazione alle competizioni internazionali non comporterebbero solo una drastica riduzione dei ricavi, con serie conseguenze patrimoniali, ma causerebbero anche un grave danno all'identità stessa della Juventus".
    PENSIERINO. Invece, tanto per fare un esempio, la retrocessione in serie B del Bologna - decimato da De Santis prima e giustiziato da Pieri durante Bologna-Juventus 0-1 - ha provocato, come tutti sanno, le fortune ecomomiche del club di Gazzoni e un rilancio d'identità della squadra senza precedenti. E lo stesso dicasi per il Brescia (sprofondato come il Bologna in B) o per l'Inter derubata di un paio di scudetti (97-98, 2001-02) oppure, ancora...


    Paolo Ziliani

    http://www.francorossi.com/

  2. #2
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    bell'articolo... molto bello...

    e' questo il punto centrale dietro lo scempio della giustizia avvenuto negli ultimi anni a tutti i livelli (c'e' sempre stato ma prima non si era mai tentata la strada di dire che fanno bene a delinquere facendo passare il messaggio che in fondo non c'e' niente di male)...

    a chi e' stato vittima di un'ingiustizia nessuno ci pensa?

    Il Bologna, il Brescia (e pemettetemelo la Salernitana truffata contro l'Arezzo) e chi sa quante altre squadre...

    solo perche' la juve il milan ecc hanno tanti tifosi... voglio vedere dopo qualche anno di B se il numero di tifosi della juve rimane il 33% del totale...

  3. #3
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    C'è una poverina che è convinta che non è successo nulla.

    Buona Serie B

  4. #4
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    dice un sacco di balle..

    se qualcuno vuole chiedere i danni alla juventus che si accomodi.. mica devono nascondersi dietro a Rossi

    la retrocessione del bologna rammento che è avvenuta sul campo, dopo avere vinto 1-0 a Parma contro un Parma decimato dalle squalifiche (comminate da DE SANTIS durante LECCE - PARMA l'unica partita in cui Sandulli dice che forse c'era un complotto) .. ha visto bene di perdere 2-0 in casa nello spareggio di ritorno.. serie B meritata..

    Il Brescia ha perso 3-0 contro la Fiorentina a Firenze.. se crede che la Fiorentina abbia complottato perchè non chiede i danni a lei?

  5. #5
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    giusto per fare "il cerchio un po' + tondo" che mi dite di questo?

    Autore: Paolo Ziliani
    Titolo: Non si fanno queste cose a 5 minuti dalla fine!


    14 marzo 2005

    LA RECENSIONE
    Rino Tommasi si domanda, nella prefazione, quali siano state le motivazioni che hanno spinto l’attuale caporedattore di Mediaset a ripresentare al pubblico del calcio la clamorosa vicenda giornalistica avvenuta più di vent’anni fa in seguito a un chiacchieratissimo Genoa-Inter.

    Leggendo il libro si capisce l’urgenza e l’attualità del medesimo, nel senso che quest’uscita ci pare per molti aspetti plausibile e comunque non fuori posto.

    Chi legge un libro, si sa, si aspetta principalmente due cose: una tecnica di scrittura interessante e talvolta anche piacevole e l’apprendimento di un microcosmo referenziale. Il libro di Ziliani soddisfa entrambe le attese. Prima di addentrarci nell’esaminarle, in breve i fatti che stanno alla base del libro.

    Campionato 1982/83. Sestultima giornata. A Marassi è in cartellone Genoa-Inter. I rossoblu hanno bisogno di punti salvezza; i nerazzurri, al termine di una stagione sostanzialmente incolore, non devono perdere il treno per l’Europa. Facile prevedere un pareggio. Affari sicuri per il sottobosco del calcio-scommesse. 2-2 all’85’. Salvatore Bagni, allora emergente centrocampista della Beneamata, oggi commentatore Sky, segna il gol del 3 a 2. Nessun interista esulta. Rabbia e cazzotti negli spogliatoi.

    Due giovani giornalisti del «Giorno» vengono casualmente a conoscenza di milioni andati in fumo per un risultato concordato. I giornalisti, lo stesso Ziliani e Claudio Pea, fiutano il vento di un appetitoso «caso» mediatico e pubblicano articoli e interviste che creano un notevole interesse sul caso Genoa-Inter. Il caso poi si scioglie come neve al sole. Il Palazzo si industria per annacquare il tutto. Non può permettersi, fresco oltretutto di un prestigioso alloro mondiale, un’altra valanga disastrosamente ghiacciata come quella che aveva sconquassato le pendici del campionato 1979/80.

    La narrazione si dipana con un singolare incastro fra la freschezza della tecnica giovanile usata dai testi originali comparsi sul «Giorno» nella primavera dell’83, con la maestria generata da una militanza che è giunta oggi nella piena maturità personale e di scrittura. Grinta e ironia, curiosità e disincanto vanno a braccetto. L’apparato è quello di un giallo che ritorna a galla dopo una lunga coltre di silenzio. Ma appassiona, intriga. Si alza il polverone, si respira la possibilità di incredibili stravolgimenti, si intuisce l’inevitabile conclusione finale.
    Il tempo trascorso è un sigillo di garanzia per i lettori giovani, è un vaporoso opponente nella memoria di appassionati stagionati.

    Il referente è di indubbio interesse. Ziliani ci presenta uno spaccato di prim’ordine del mondo giornalistico, contrasti fra personalità differenti, mostri sacri (Brera) divenuti con gli anni timorosi pompieri, il coraggio di direttori rampanti (Zucconi), il variopinto ventaglio di nomi di battaglia (Pesce, Gringo, Topone, Gianni, Grigio) delle penne sportive.

    C’è una disanima accurata dei mali interni di una grande squadra (l’Inter), gli screzi a volte anche violenti fra i giocatori, l’allenatore (Marchesi) debole vittima di una dirigenza vuoi aggressiva (Mazzola), vuoi troppo signorile (Fraizzoli), dominata in lungo e in largo dal carisma ironico e intelligente dell’avvocato Prisco. Incomprensioni che portarono, in quel 1983, il mite Juary sull’orlo della depressione, colpevolizzato anche per la sua pelle nera.

    Era una Milano calcistica ormai lontana dai piani nobili. I rossoneri addirittura erano retrocessi per la seconda volta in serie B, orfani di Rivera e in attesa del conducator Berlusconi. I nerazzurri scalzati dalla longa manus della Juventus e dal gioco spettacolare della Roma di Falcao.
    Genova viveva nell’anonimato, più rossoblu che blucerchiato. La Sampdoria stava infatti lentamente costruendo la squadra che la porterà allo scudetto del 1991. Si scopre comunque una città facilmente attratta dalle giocate del calcio scommesse.

    Ci sono poi vari indagatori federali e l’ala severa della magistratura. E qui il campionario è davvero strepitosamente variegato. Superficialità, raggiri, assurdità, corruzione, lavoro serio clamorosamente calpestato. Se questo è l’habitat dei guardiani della regolarità del calcio, il football trova evidentemente linfa vitale nella sua misteriosa bellezza, nella genialità delle sue giocate folgoranti. Arte pura, signori.



    L'intervista a Paolo Ziliani
    Paolo Ziliani è uno dei più noti e apprezzati giornalisti sportivi della tv italiana. Autore dei due programmi sportivi di punta di Italia 1, «Controcampo» (dove cura anche le famose «Pagelle») e «Guida al campionato», è caporedattore a Mediaset dova lavora dal 1998. E’ autore del libro «Le Pagelle di Paolo Ziliani», Libri di Sport Edizioni.

    D: Quali sono state le motivazioni principali dell'interesse per aver riproposto il caso Genoa-Inter?
    R. Il mondo del calcio passa da uno scandalo all'altro: scommesse e doping, bilanci truccati e passaporti falsi... scandali all'ordine del giorno di cui, in genere, viene raccontato poco, a volte niente. Del giallo Genoa-Inter, uguale a tanti scandali di partite combinate del giorno d'oggi, mi e' piaciuto raccontare si' il marcio del mondo del calcio, ma anche quello di mondi meno conosciuti come quello del giornalismo, della giustizia sportiva, della giustizia ordinaria: ognuno con le proprie miserie, e corruzioni, da nascondere.

    D: E' stato decisivo l'intervento di Biondi nell'affare Genoa-Inter?
    R: Fu proprio il ministro Biondi a fermare il lavoro del giudice Fucigna, dopo l'interrogatorio del giovane Somma del Genoa e alla vigilia dell'interrogatorio dei giocatori dell'Inter, chiedendo al capo della Procura di Genova, Castellano, e ottenendo che l'inchiesta sulle scommesse
    di Genoa-Inter venisse affidata ad altro giudice che tutelasse maggiormente i diritti della difesa. Un timore che il giudice Fucigna ci aveva apertamente manifestato qualche giorno prima, quando ci disse che Prisco da Milano e Biondi a Genova stavano facendo di tutto per mettergli i bastoni nelle ruote.

    D: Quale fine ha fatto Ferrari Ciboldi?
    R: Ferrari Ciboldi, subito dopo la conclusione del processo sportivo, venne fatto fuori senza tanti riguardi dall'ufficio indagini e messo a riposo. Pago' la colpa di avere indagato "seriamente" sul caso e di avere avuto, nelle tante interviste rilasciate, un atteggiamento colpevolista verso Genoa e Inter. Lo andai a trovare a distanza di anni a Soresina: il trattamento ricevuto dopo una vita da collaboratore dell'ufficio inchieste lo aveva fatto cadere in una fortissima depressione che l'aveva costretto a ricorrere alle cure del prof. Cassano, a Pisa. La Federcalcio gli nego' anche la tessera per andare a vedere le partite: cosi', la domenica Ferrari Ciboldi andava a vedere Cremonese o Brescia, ma solo per l'amicizia con i presidenti di questi due club, che gli aprivano volentieri le porte della loro tribuna.

    D: Solo il calcio è stato infangato dalle scommesse?
    R: Lo sport in assoluto piu' in difficolta' e' il ciclismo - che ebbi modo di seguire per "Il Giorno" negli anni ‘80 - perche' il fenomeno-doping che lo pervade e' drammaticamente incombente. quasi ogni mese leggiamo di corridori in attivita', a volte anche dilettanti, oppure di ex corridori di 40-45 anni che muoiono a causa di malori e complicazioni improvvisi: vedi i casi di Zanette, o dell'olandese ex campione del mondo Knetemann. purtroppo, e il processo-doping alla Juventus lo ha dimostrato, la piovra del doping sta avviluppando anche altri sport con il consenso di dirigenti, medici e atleti compiacenti e conniventi.

    D: Ha trovato ostacoli nel mestiere giornalistico nei mesi successivi all'insabbiamento di Genoa-Inter?
    R: Ho trovato piu' che altro l'astio di molti colleghi che per questioni di interesse o di quieto vivere avevano preferito scegliere la barricata, comoda e affollata, di chi urlava al complotto anti-Inter, accusandoci di essere venduti o nella migliore delle ipotesi, bugiardi. Gianni Brera scrisse su "Repubblica" che Pea ed io odiavamo Milano (e quindi l'Inter) perche' non essendo lombardi, detestavamo questa terra che ci "obbligava" a lavorare per vivere.

    D: Ci può svelare i nomi di alcuni "omissis"?
    R: Il libro e' uscito da poco e i 10 omissis che ho disseminato nel racconto sono diventati un grande, buffo, allargato "gioco di societa'" tra tutti i lettori. Chi sono i 10 personaggi nascosti del racconto? Senza volerlo, il mistero degli omissis e' diventato un punto forte del mio giallo-verita'. Dunque, forza e coraggio: indovinare i 10 nomi (e i 10 volti) non e' poi cosi' difficile come sembra...

    Fonte: La Stampa.it

  6. #6
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    Deve essere veramente difficile....


 

 

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