"Allora Mazzini discese all'Assemblea riunita in comitato segreto sul Campidoglio. C'era tra i deputati chi non lo vedeva da più settimane, e c'era chi lo vedeva ogni giorno. Apparve a tutti trasfigurato, più pallido, più scarno e acceso. Il volto dell'insonnia. Non era mutata la sua voce: nell'angoscia che gli mozzava il respiro, netta e armoniosa. I due capi (Mazzini e Garibaldi) si incontrarono fuor dell'aula, e lo sguardo che scambiarono non fu d'accordo. Allora accadde una scena impressionante: un uomo che su le barricate delle 5 giornate aveva combattuto intrepido, e ancora in quei giorni a Castel Sant'Angelo era stato animatore del popolo, apparve disperato e come demente, implorando la fine della resistenza inutile e inumana, che avrebbe distrutto la città senza salvare la repubblica. Era Enrico Cernuschi. E la capitolazione fu votata.....Ministri, deputati, molti capi militari lasciarono la città e ripresero la via dell'esilio. Mazzini discese dal Quirinale, ma non uscì da Roma. Garibaldi mantenne quel che aveva promesso: da Roma uscì prima che il nemico entrasse, e a capo della sua legione, traverso fatiche, stenti, fame e sete, sfuggendo alla muta di tre eserciti buttati alla sua caccia, volle accorrere alla difesa di Venezia. E non giunse. Gli morì per via Anita.
La pagina più bella del Risorgimento italiano s'era chiusa".


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