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Discussione: Hassidismo

  1. #1
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    Predefinito Hassidismo



    Hassidismo

    L'Hassidismo è un movimento mistico sorto in Ucrania nel Settecento e fondato da Israel ben Eliezer, soprannominato Baal Shem Tov.

    Al centro del pensiero hassidico è l’uomo. Il Baal Shem Tov credeva nella grandezza dell’anima umana, nel potenziale nascosto in ciascuno di noi: "Una sola anima" - diceva - "può risvegliare centinaia di anime… Ogni singola anima è una Torah. È per questo che essa racconta la storia di buoni e di cattivi".

    Il pensiero hassidico si caratterizza per la volontà di diffondere i messaggi esoterici della Kabbalah a tutte le fasce della popolazione; si rivolgein modo particolare ai poveri e agli illetterati.

    In una visione, in cui il Baal Shem Tov chiese al Messia di svelargli i segni che precederanno la sua venuta, il Messia gli rispose: "Con questo saprai: nel periodo in cui il tuo insegnamento diventerà pubblico e si rivelerà al mondo, e le tue fontane sgorgheranno tutto intorno, ciò che ti ho insegnato e che tu hai imparato, e anche essi (i tuoi discepoli) potranno fare unificazioni e ascese come fai tu, allora verranno annientate tutte le klipot e ci sarà un tempo del volere e della salvezza".

    Uno degli aspetti peculiari dell'Hassidismo è il servizio divino compiuto con gioia travolgente, espressa con musica, canti e danze. "Un tempo, l’israelita trovava riuniti la scienza e l’arte nella legge e i suoi precetti di vita; la scienza e l’arte, riuniti nel culto vivente: l'hassid si sforza di ritrovarli là e di viverli”.

    http://kabballart.com/cinuweb/fotoci...assidismo.html
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 23-03-10 alle 12:28
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  2. #2
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    Predefinito Storielle hassidiche: la carità

    La Tzedakà e gli Affari


    La moglie di ràbbi Zùssya angosciava il marito perché desiderava avere un vestito nuovo. «Mi vergogno di andare in pubblico indossando stracci» disse. La parola "stracci non era casuale in bocca sua perché non intendeva con questo termine un abito passato di moda bensì un vestito rattoppato più volte e scolorito dall'usura. Reb Zùssya decise di farsi prestare dei soldi per poter comprare il tessuto necessario per il vestito di sua moglie. Per un po' ci fu pace e tranquillità in casa sua. Un giorno, però, reb Zùssya notò che sua moglie era avvilita e le chiese la causa della sua tristezza. «Sono andata dal sarto a ritirare il mio vestito rispose la moglie e quando lo provai, egli singhiozzò e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Gli chiesi perché fosse così depresso e mi rispose che sua figlia si doveva sposare due settimane dopo. Egli è molto povero e i suoi guadagni sono appena suflicienti per sfamare la famiglia. Non può permettersi un abito da sposa per sua figlia e per ciò lei è affranta dal dolore. Un giorno, la ragazza è entrata nel negozio e ha visto suo padre dare gli ultimi ritocchi al mio vestito; l'ha provato e le stava a pennello, quindi è giunta alla conclusione che quello fosse il regalo di suo padre, il suo abito da sposa. L'entusiasmo durò poco, solo fino a quando il babbo le disse che era stato confezionato per una cliente e non per lei. La ragazza era così depressa che pensava addirittura di rompere il fidanzamento. Non potevo vedere il dolore del sarto - continuò la moglie di reb Zùssya - e decisi di regalare il vestito a sua figlia; per quel che riguarda la gente... tutti sono abituati or-mai a vedermi abbigliata con stracci». Reb Zùssya scoppiava dalla felicità nell'apprendere il generoso gesto della moglie: «Grazie a D-o, sei stata capace di soffocare i tuoi desideri personali, mia cara moglie; hai compiuto una delle più grandi mitzvòt possibili. Ma dimmi... hai pagato il sarto?». «Pagarlo? - esclamò la moglie - Avrei dovuto pagarlo? Non è abbastanza avergli dato il vestito che desideravo tanto? Dovevo persino pagarlo? !». Reb Zùssya rispose: «Sono sicuro che il sarto contava su quella paga per mantenere la sua famiglia. Avete pattuito una cifra e lui ha eseguito ammirevolmente il suo lavoro, così come avevi richiesto. Gli devi il pagamento per il lavoro. Il fatto che tu abbia compiuto un atto di generosità non ti esonera dal debito che hai nei suoi confronti. Gli affari sono affari e la tzedakà è tzedakà». Reb Zùssya prese a prestito altro denaro con cui poter pagare il sarto.

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-02-10 alle 14:05

  3. #3
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    Predefinito Rif: Hassidismo

    Rabbi Shneur Zalman, il Rav della Russia, era stato calunniato presso le autorità da uno dei capi dei mitnagghedim, che condannavano la sua dottrina e la sua condotta, ed era stato incarcerato a Pietroburgo. Un giorno, mentre attendeva di comparire davanti al tribunale, il comandante delle guardie entrò nella sua cella. Di fronte al volto fiero e immobile del Rav che, assorto, non lo aveva notato subito, quest'uomo si fece pensieroso e intuì la qualità umana del prigioniero. Si mise a conversare con lui e non esitò ad affrontare le questioni più varie che si era sempre posto leggendo la Scrittura. Alla fine chiese: "Come bisogna interpretare che Dio Onnisciente dica ad Adamo: «Dove sei?». "Credete voi - rispose il Rav - che la Scrittura è eterna e che abbraccia tutti i tempi, tutte le generazioni e tutti gli individui?". "Sì, lo credo", disse. "Ebbene - riprese lo zaddik - in ogni tempo Dio interpella ogni uomo: ‘Dove sei nel tuo mondo? Dei giorni e degli anni a te assegnati ne sono già trascorsi molti: nel frattempo tu fin dove sei arrivato nel tuo mondo?’. Dio dice per esempio: ‘Ecco, sono già quarantasei anni che sei in vita. Dove ti trovi?’".

    All'udire il numero esatto dei suoi anni, il comandante si controllò a stento, posò la mano sulla spalla del Rav ed esclamò: "Bravo!"; ma il cuore gli tremava.
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Hassidismo

    Rabbi Bär di Radoschitz supplicò un giorno il suo maestro, il Veggente di Lublino: "Indicatemi un cammino universale al servizio di Dio!". E lo zaddik rispose: "Non si tratta di dire all'uomo quale cammino deve percorrere: perché c'è una via in cui si segue Dio con lo studio e un'altra con la preghiera, una con il digiuno e un'altra mangiando. È compito di ogni uomo conoscere bene verso quale cammino lo attrae il proprio cuore e poi scegliere quello con tutte le forze".
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 24-03-10 alle 20:28
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  5. #5
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    Predefinito Rif: Hassidismo

    Un chassid chiese al Magghid di Zloczow: "È detto: 'Ognuno in Israele ha l’obbligo di dire: Quando la mia opera raggiungerà le opere dei miei padri Abramo, Isacco e Giacobbe?'. Come si deve intendere? Come possiamo ardire di pensare che potremmo eguagliare i padri?". Il Magghid spiegò: "Come i padri hanno istituito un nuovo servizio - ciascuno un nuovo servizio secondo la propria natura: l'uno quello dell'amore, l'altro quello della forza, il terzo quello dello splendore - così noi, ciascuno secondo la propria modalità, dobbiamo istituire del nuovo alla luce dell'insegnamento e del servizio di Dio; e non fare il già fatto, bensì quello ancora da fare".
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    Predefinito Rif: Hassidismo

    Quand'era già vecchio e cieco, il saggio Rabbi Bunam disse un giorno: "Non vorrei barattare il mio posto con quello del padre Abramo. Che ne verrebbe a Dio se il patriarca Abramo diventasse come il cieco Bunam e il cieco Bunam come Abramo?". La stessa idea è stata espressa con ancora maggior acutezza da Rabbi Sussja che, in punto di morte, esclamò: "Nel mondo futuro non mi si chiederà: 'Perché non sei stato Mosè?'; mi si chiederà invece: 'Perché non sei stato Sussja?"'.
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    Predefinito Rif: Hassidismo

    Un chassid del Veggente di Lublino decise un giorno di digiunare da un sabato all’altro. Ma il pomeriggio del venerdì fu assalito da una sete così atroce che credette di morire. Individuata una fontana, vi si avvicinò per bere. Ma subito si ricredette, pensando che per un'oretta che doveva ancora sopportare avrebbe distrutto l'intera fatica di quella settimana. Non bevve e si allontanò dalla fontana. Se ne andò fiero di aver saputo trionfare su quella difficile prova; ma, resosene conto, disse a se stesso: "È meglio che vada e beva, piuttosto che acconsentire a che il mio cuore soccomba all'orgoglio". Tornò indietro, si riavvicinò alla fontana e stava già per chinarsi ad attingere acqua, quando si accorse che la sete era scomparsa. Alla sera, per l'apertura del sabato, arrivò dal suo maestro. "Un rammendo!", esclamò lo zaddik appena lo vide sulla soglia.
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  8. #8
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    In uno dei giorni di Chanukkà, Rabbi Nahum, figlio del Rabbi di Rizin, entrò all'improvviso nella ieshivà e trovò gli studenti che giocavano a dama, com'è d'uso in quei giorni. Quando videro entrare lo zaddik, si confusero e smisero di giocare; ma questi scosse benevolmente la testa e chiese: "Ma conoscete anche le leggi del gioco della dama?". E siccome essi non aprivano bocca per la vergogna, si rispose da sé: "Vi dirò io le leggi del gioco della dama. Primo: non è permesso fare due passi alla volta. Secondo: è permesso solo andare avanti e non tornare indietro. Terzo: quando si è arrivati in alto, si può andare dove si vuole".
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 24-03-10 alle 20:32
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Hassidismo

    Alcune persone eminenti di Israele erano un giorno ospiti di Rabbi Isacco di Worki. La conversazione cadde sull'importanza di un servitore onesto per la gestione di una casa: "Tutto volge al bene - dicevano - se si ha un buon servitore, come dimostra il caso di Giuseppe, nelle cui mani tutto prosperava". Ma Rabbi Isacco non condivideva l'opinione generale. "Ero anch'io dello stesso avviso - disse - finché il mio maestro non mi dimostrò che in realtà tutto dipende dal padrone di casa. Da giovane, infatti, mia moglie era per me fonte di tribolazione e, pur essendo disposto a sopportare per quel che riguardava me stesso, mi facevano pena i servitori. Andai allora a consultare il mio maestro, Rabbi David di Lelow, e gli chiesi se dovevo oppormi o meno a mia moglie. 'Perché ti rivolgi a me? - rispose - Rivolgiti a te stesso!'. Dovetti riflettere a lungo su queste parole prima di capirle, e le capii solo ricordandomi anche delle parole del Baal-Shem: 'Ci sono il pensiero, la parola e l'azione. Il pensiero corrisponde alla moglie, la parola ai figli, l'azione ai servitori. Tutto si volgerà al bene per chi saprà mettere in ordine le tre cose nel proprio spirito'. Allora compresi cosa avesse voluto dire il mio maestro: che tutto dipendeva da me".
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 24-03-10 alle 20:34
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Hassidismo

    Rabbi Hanoch raccontava: "C'era una volta uno stolto così insensato che era chiamato "Il Golem". Quando si alzava al mattino gli riusciva così difficile ritrovare gli abiti che alla sera, al solo pensiero, spesso aveva paura di andare a dormire. Finalmente una sera si fece coraggio, impugnò una matita e un foglietto e, spogliandosi, annotò dove posava ogni capo di vestiario. Il mattino seguente, si alzò tutto contento e prese la sua lista: 'Il berretto: là', e se lo mise in testa; 'I pantaloni: lì, e se li infilò; e così via fino a che ebbe indossato tutto. 'Sì, ma io, dove sono? - si chiese all'improvviso in preda all'ansia - Dove sono rimasto?'. Invano si cercò e ricercò; non riusciva a trovarsi. Così succede anche a noi", concluse il Rabbi.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 24-03-10 alle 20:35
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