Mi chiamo Maurizio Murelli, sono nell'"ambiente" dal 1969. Dal 1979 sono uno degli animatori delle Edizioni Barbarossa poi Società Editrice Barbarossa. Nel 1984 ho fondato il mensile "Orion". Da qualche mese ho preso ad occuparmi direttamente anche del sito www.orionlibri.com. Non ho molta dimestichezza con i forum e internet in generale. Da un po' di tempo, dopo segnalazione, entro in questo spazio per seguirne le discussioni. Alla fine ho deciso di iscrivermi per poter eventualmente intervenire.
Perché in questo forum? Perché questo "forum" ha titolo "Destra Radicale" e io son di quelli che ha accettato di essere definito come "esponente della Destra Radicale". Potrei specificare, puntualizzare, porre distinguo. Ma non credo serva a molto.
Pongo la questione in questi termini. Dopo la seconda metà degli anni '40, negli anni '50 e primi anni '60 alcuni militanti che fecero in tempo a partecipare alle ultime battaglie del fascismo repubblicano e diedero poi vita ai primi raggruppamenti "neofascisti" invitarono la destra conservatrice e reazionaria presentatasi come erede del fascismo a recuperare la radicalità del pensiero e della progettualità politica. Fu quindi tra i gruppi quali i "Figli del Sole" e "Ordine Nuovo" che si cominciarono ad utilizzare associati i termini "destra" e "radicalismo". Fino alla famosa recensione di Franco Giorgio Freda che aveva per titolo "Per un radicalismo di destra: Cavalcare la Tigre" pubblicata in "Tradizione" del 1963, poi riprodotta in Julius Evola e l'affermazione assoluta (Padova 1978) e in Tradizione e/o Nichilismo - letture e ri-letture di Cavalcare la Tigre da me edito nel 1988.
Amo credere che i più arditi pensarono bene di non definirsi più fascisti ANCHE per sfida e audacia. Volevano forse fare la propria storia senza aggrapparsi alle medaglie e agli eroismi dei padri e dei fratelli che erano venuti prima. Infatti dirsi fascisti significa assumere un'eredità pesante in fatto di titoli, storie ed eroismi. Ci fu chi ne fece una questione tattica e chi strategica. Come sempre le posizioni sono più di tre.
Nel corso degli anni '80 la definizione Destra radicale si rese necessaria per porre distinguo tra la vecchia destra (MSI) e la Nuova Destra. Per la verità, all'inizio furono sopra tutto gli esponenti della Nuova Destra a rilanciare la definizione Destra Radicale in ciò coadiuvati dai ricercatori di "sinistra" che andavano per la maggiore: tipo Jesi, Revelli, Ferraresi, Bocca. Ovviamente si ascriveva al circolo della Destra Radicale ogni sorta di azione criminale, dallo stragismo allo stupro.
In quegli anni alcuni attivisti e militanti, io tra quelli, decisero, nonostante si fosse già cercato di andare oltre, di accettare quella definizione. Era l'unico modo per difendere, sul piano politico e del dibattito, il nostro onore dalle calunnie e dalle accuse.
Successivamente, mutata l'atmosfera, si tentarono nuove sintesi, nuovi oltrepassamenti delle ortodossie ideologiche. Ma si fallì. Io prima e più degli altri. Si va in battaglia per vincere, ma si dà il caso che si può perdere. Giudicheranno altri se ho perso bene e con dignità oppure ho perso male.
Gli accadimenti degli ultimi anni hanno rimesso quanti sono ancora impegnati per il mutamento ai nastri di partenza. In quella che viene definita "area" il problema dell'autodefinizione è ancora molto sentito e il dibattito acceso. Come è acceso il dibattito sulle strategie e le tattiche. Io, per una mia personale questione di dignità che sarà sicuramente impolitica e per alcuni poco saggia (oltre che lessicalmente strampalata), mi riconosco ancora nella formula Destra Radicale. Per questo sono qui, in questo forum che così è titolato. Diversamente sarei altrove.
Se sarà possibile andare oltre, verso nuove formulazioni, io cercherò di tenere il passo. Sto con la mia gente e ne condivido il destino, fortune e miserie, senza temere di essere messo in discussione o essere discusso. Sono qua.


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