Mai dubitato che la sinistra, tantoppiù se estrema, fosse ferocemente misogina considerando questi problemi "cascami" di una cultura borghese che "distrae" dalla "purezza" rivoluzionaria, ma questi so pure imbecilli (e il Manifesto con l'articolo sulla Falchi ha dimostrato che non c'è differenza tra donne e uomini, è proprio la testa bacata...).
Per una volta che SI VEDE la differenza di un sindaco donna e che la Pollastrini si desta dal suo lunghissimo letargo, questi protestano!
Davvero della serie: la madre dei cretini è sempre incinta!
Corriere della sera di oggi:
Dalla parte del sindaco
Due milanesi. Una fa il sindaco, l'altra il ministro per le Pari opportunità. La politica le fa militare in due squadre avverse, ma la battaglia per la sicurezza delle donne le unisce. Finalmente.
Letizia Moratti pensa che la città, stuprata attraverso i corpi delle sue donne 200 volte all'anno (sono i dati forniti da palazzo Marino), debba costituirsi parte civile nei processi, che dovranno avvenire per direttissima. L'amministrazione, sotto accusa in queste settimane, prova a svegliarsi: si accenderanno le luci delle insegne, si pattuglieranno i luoghi abbandonati, la stazione centrale, il viale Umbria e i tanti spazi che circondano i nuovi cantieri. I semafori potranno dare un Sos, collegato con il 113, premendo un pulsante. I taxisti, gli edicolanti e le forze dell'ordine saranno in prima linea per rendere meno oscure le notti, i marciapiedi, le uscite della metropolitana. Barbara Pollastrini si impegna, a nome del governo, a finanziare un osservatorio per prevenire, monitorare e dare sostegno alle vittime della violenza. Tutto bene, almeno nelle intenzioni? No, per il quotidiano di Rifondazione, Liberazione, trattasi di «una trappola», ordita da Moratti e Pollastrini ai danni del femminismo militante. Aiuto. Proviamo a leggere perché mai accendendo le luci di una città, usando le nuove tecnologie e chiedendo aiuto agli agenti di polizia urbana e nazionale, si dovrebbe compiere un attentato alla autonomia femminile. Scrive Angela Azzaro, nel suo editoriale: «Si usano le donne, ancora una volta, per giustificare che la società diventi sempre più chiusa, asfittica, punitiva e razzista. Oggi più che mai è fondamentale non cadere nella trappola della sicurezza come risposta al conflitto con gli uomini. È invece importante rivendicare la libertà. Anche quella vissuta nella quotidianità».
Difficile da capire. Se c'è un pericolo reale — e i fatti di cronaca ci spiegano che tale pericolo esiste — perché dovremmo aspettare, come scrive Liberazione, «la rivoluzione copernicana del maschile»? Un evento che la fantascienza potrebbe immaginare verso il quarto millennio… Chi viaggia di giorno e di notte da sola, in macchina, in treno e a piedi — ho una casistica infinita — ha escogitato, negli anni, una serie di espedienti per conquistare più sicurezza, accidenti. Dal finto cappello in macchina sul poggiatesta accanto, al cane portato come bodyguard, fino alla telefonata col fiatone, grazie a san cellulare, accelerando il passo quando la strada è vuota. Pensare che l'incontro con un vigile, o con un taxista che ti aspetta davanti al portone, o con un portiere che ti dà la buonanotte, sia un abuso, una limitazione alla nostra festosa spontaneità, mi pare una stranezza. Sarebbe come rivendicare la propria libertà al momento dell'imbarco in aereo, quando ti sbattono le mani dentro la borsa o ti perquisiscono (metodologia sempre più seccante e invasiva, eppure così necessaria…) ficcando il naso negli effetti personalissimi di ciascuna di noi, aspettando, magari, la conversione al pacifismo di Bin Laden. Ma c'è ancora un motivo più forte per invocare più sicurezze e più severità, per essere d'accordo con Moratti e Pollastrini: è in gioco la qualità della vita, non soltanto delle donne, ma di tutti i cittadini. La violenza urbana è ormai un'emergenza sociale trasversale, non declinabile solo al femminile: colpisce indiscriminatamente, i più deboli: anziani, immigrati, prostitute, omosessuali, giovani e perfino bambini piccoli.
Barbara Palombelli
02 settembre 2006


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