Domanda: - Che cos'è il conflitto di interessi?
Risposta: - È il sommarsi dell'interesse privato (la mia ricchezza, le mie aziende) con l'interesse pubblico (il potere di governare e dunque di dettare le regole che valgono anche per il mio interesse privato).
D.: - Perché è pericoloso il conflitto di interessi?
R.: - Perché è umano, naturale e probabile che io usi il potere pubblico di cui dispongo come governante per recare benefici al mio interesse privato che durerà ben più a lungo del mio governare.
D.: - Chi danneggia il conflitto di interessi?
R.: - Danneggia tutti, tranne la sola persona che è titolare di quel conflitto.
C'è il danno concreto, quando la decisione beneficia direttamente e personalmente l'interessato; e c'è il sospetto continuo che questo accada anche quando non si sa e non si vede.
E questo è un danno per la democrazia.
D.: - Perché è particolarmente grave che il portatore di conflitto di interessi sia un grande proprietario di mezzi di comunicazione, di editoria, di giornali?
R.: - Perché attraverso il doppio controllo delle fonti pubbliche e di quelle private dell'informazione, chi porta al governo un simile conflitto di interessi, è in grado di oscurare, alterare o manipolare ogni forma di notizia.
Ed è in grado di tagliare fuori chi non sta al gioco della sua volontà e del suo potere ("va su tutte le furie").
D.: - Una simile situazione è già accaduta in Italia?
R.: - Sì, è già accaduta in Italia, solo in Italia, durante i 5 anni del governo Berlusconi.
D.: - Dunque la legge italiana sul conflitto di interessi riguarda o non riguarda Berlusconi?
R.: - Riguarda prima di tutto Berlusconi, perché non si conosce nessuno che possieda un partito, tre reti televisive, grandi giornali e grandi case editrici, e la quattordicesima ricchezza più grande del mondo.
D.: - Una legge seria sul conflitto di interessi può considerarsi punitiva?
R.: - È punitiva quanto lo è un senso vietato o un limite di velocità.
Nessuno viene punito se non viola le regole.
D.: - La legge sul conflitto di interessi equivale ad un'espropriazione?
R.: - No.
I limiti severi esistono in molte professioni e attività pubbliche.
Un avvocato non può esercitare nella città in cui il padre è presidente del tribunale.
Un poliziotto non può fare la guardia privata.
Un insegnante non può dare ripetizioni ai suoi allievi e farsi pagare.
Ma non è proibito bere; non è proibito guidare.
E' proibito bere e poi mettersi alla guida di un automezzo.
Inoltre la legge sul conflitto di interessi prefigura una libera scelta: o fai attività politica (che vuol dire attività pubblica e nell'interesse di tutti) o ti occupi dei tuoi affari.
Nessuno ti obbliga a una scelta o a un'altra.
D.: - È ragionevole stabilire la ineleggibilità di chi è protagonista di un conflitto di interessi?
R.: - Sì, ma quel protagonista resta libero di farsi eleggere se elimina le ragioni del conflitto.
È la stessa logica che vincola deputati e senatori a rendere pubbliche tutte le circostanze economiche e organizzative della loro vita privata e che impedisce a chi è eletto una serie di attività private potenzialmente in contrasto con l'impegno pubblico.
D.: - La legge sul conflitto di interessi di cui stiamo parlando sarebbe solo italiana?
R.: - Al contrario, esiste in tutti i paesi democratici.
Solo in Italia non esiste.
Ma solo in Italia esiste Berlusconi.
Dunque è bene che Berlusconi non sembri né un nano né un gigante, ma esattamente quello che è: il più vistoso simbolo al mondo di violazione delle regole democratiche attraverso l'esercizio continuato del più grande conflitto di interessi che si sia mai verificato in una democrazia.
Perciò la domanda non è se la legge sarà punitiva contro una sola persona (nessuna legge può esserlo); ma se sarà seria, efficace e giusta.
Giusta vuol dire impedire al conflitto di interessi (non alla persona) di governare un paese.




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