Ho seguito due recenti dibattiti sulle differenze fra "fascismo" ed "estrema destra".
Mi chiedo tuttavia, quando si parla di Mussolini, che cosa veramente conosciamo dell'uomo e del politico.
Per quanto mi riguarda, ho superato gli "anta", e sto soltanto ora leggendo la monumentale biografia di De Felice e sono arrivato al 1934. Prima di ciò, sapevo certo diverse cose su Mussolini, ma mi sono reso conto che la mia conoscenza era di tipo sentimentale ed affettivo e non certo "scientifica".
Era il ricordo tramandatomi da mia madre; era il sentito dire in famiglia e dagli anziani che incontravo nelle sedi del MSI. Nulla di più.
Ora, dalla lettura della biografia defeliciana, che non assumo come "oro colato", emerge comunque una figura che io non conoscevo affatto e che mi fa ripensare a tutte le grandi mistificazioni compiute dal neofascismo, soprattutto quello più recente e quindi più penoso.
Tutti parliamo di Mussolini e nessuno sa niente o quasi di lui.
Alcune cose che ho tratto dalla biografia:
1. Sostanziale spirito politico e pratico di Mussolini: vale a dire, una cosa si fa se procura vantaggio in termini di consenso e di potere. Vedi mollare D'Annunzio a Fiume, non praticare mai in sostanza una politica del principio (ed infatti fummo il primo paese ad intrattenere buone relazioni diplomatiche con l'URSS...), spostarsi a destra e a sinistra per riequlibrare la politica ed impedire che mai prevalessero una destra ed una sinistra.
2. Suo non essere un "vero capo": vedi non avere alcun amico, diffidare profondamente della natura umana, tendere ad utilizzare le persone per quello che ti portano e fin tanto che sono comodi (D'Annunzio, fascisti sansepolcristi, sindacalisti, Massimo Rocca, Cesare Rossi, Leandro Arpinati, Farinacci stesso, Bottai, Grandi, Balbo, De Bono, il povero Starace...ecc., per non parlare di Galeazzo Ciano, ed ancora Fulvio Balisti), essere incapace di lavorare in un gruppo, voler fare tutto,...
3. Sua forte diffidenza nei confronti del nazionalsocialismo: fece fare un'attesa quasi decennale ad Hitler prima di riceverlo e fin tanto che questi non divenne cancelliere si rifiutò sempre di appoggiarlo (esprimendo chiaramente che ne temeva il pangermanesimo e la politica razzista).
Ho citato tre cose che mi hanno colpito, molte altre ce ne sono.
Ma quello che mi colpisce di più è constatare l'abisso che esiste fra il neofascismo e Mussolini.
Il neofascismo è tutto preso ed attraversato da fermenti pseudo religiosi, di tipo nazistoide, tradizionalisti formali, in alcuni casi ribellistici e libertari, politicamente privi di alcun effetto concreto sulla società nazionale che non sia il "pubblico scandalo locale" alimentato da alcune azioni per lo più folcrostiche ed autoreferenziali. Il neofascista è una caricatura del fascista: egli sta al fascismo così come il devoto di Padre Pio sta a Padre Pio stesso. Egli è un adoratore di immaginette ed un espositore di simboli, laddove Padre Pio costruì uno dei migliori e più grandi ospedali italiani ove curare nella sostanza i malati...
Mussolini ha creato, costruito, fatto e disfatto, in situazioni di grandissima difficoltà, con poche risorse, pensando sempre che occorrese lavorare, lavorare, lavorare e non preoccupandosi troppo di ideologie. Vi sono lettere di Mussolini a banchieri, finanzieri, certamente assolutamente composte, ma che non disconoscono il ruolo che un banchiere o un finanziere comunque ha nella società. Il neofascismo, salvo avere non pochi suoi esponenti o militanti comunque ingrigiti da tentate carriere bancarie e quindi frustrati, non ammette che si possa parlare di banchieri o finanzieri, ponendosi così fuori dalla società normale. Vi mmaginate che successo avrebbe un movimento politico che si presentasse agli Italiani proponendo "l'abolizione delle banche"? Tutti penserebbero che cosa succederà al loro conto in banca, poichè è evidente che il conto in banca è "il problema" per le famiglie italiane. Insomma il neofascismo è lontano anni luce dai veri problemi del popolo italiano: e lo dimostrano gli infimi consensi.
Infine, volendo ricollegarmi alla discussione "fascismo ed estrema destra", entrando nel profondo del percorso umano e politico di Mussolini, non si può che affermare che il Duce ebbe poco a che fare con l'estrema destra (per estrema destra intendo la componente di pensiero filo anciene regime, ciò che oggi è rappresentata da tradizionalismi ed integralismi cattolici o aristocratici, localismi etnici, conservatorismi sociali, culto della razza bianca, revisionismo storico antirisorgimentale ecc.) e che anzi questa fu una componente "velenosa" e sostanzialmente non fascista (forse anti...) annidata all'interno del fascismo per poterlo cavalcare e sfruttare. Addirittura ho appreso che Evola venne denunciato due volte da Asvero Gravelli al Tribunale Speciale dello Stato. Inesistenti i rapporti fra Mussolini ed Evola.
Che poi Mussolini abbia attuato comunque politiche "di destra tradizionale", vedi il tentativo di esaltare le campagne e di ruralizzare nuovamente l'Italia, questo non ci piove. Ma l'uomo era di altra radice e di altra pasta. Ed il bello è che l'estrema destra questo l'ha sempre saputo. E' quindi l'estrema destra che dovrebbe denunciare la sua malafede nei rapporti con il fascismo ed andarsene altrove.




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