Dal n° 213 - Ottobre 2003
Renzo Guolo
Xenofobi e xenofili. Gli italiani e l'Islàm
Editori Laterza, Roma-Bari 2003, pp. 168, euro 14,00
«… Avanguardia ritiene che vi siano «affinità metafisiche e trascendenti» tra Islàm e movimenti nazionalsocialisti sui temi come la dottrina dello Stato, il primato dell'ordine dei credenti e dei combattenti, la rivolta contro il potere empio e corrotto, la concezione della vita, la teologia politica dell'Occidente come figura del Nemico»
La fuga continua di diecine di migliaia di diseredati e di disperati verso l'Italia e verso l'Europa, in parte attratti dal riflesso d'una opulenza e d'una ricchezza (vedi gli albanesi) in parte già riposta negli annali della storia, ha comportato e comporta, inevitabilmente delle fratture all'interno delle popolazioni autoctone.
In Italia sul tema dell'immigrazione, gli atteggiamenti di xenofobi e razzisti fanno fronte a quanti accettano, per diversi motivi -più o meno nobili, più o meno solidaristici, più o meno nichilistici- l'integrazione straniera, o di vivere al fianco di persone con usi, costumi e credenze diverse.
Bisogna però chiedersi -è importante- se paure, angosce e preoccupazioni derivano dall'invasione straniera, in senso generale, o da una singolare ed originale parte di immigrati, ovvero: quelli provenienti dalle nazioni a confessione mussulmana. L'estrema approssimazione con cui si affronta un evento di tale portata fa sì che le fobie esistenti vadano anche al di là delle diverse connotazioni che l'Islàm possiede all'interno del suo eterogeneo corpo religioso, umano e sociale.
Sulle relazioni tra italiani ed immigrati musulmani è stato pubblicato un interessante volume, redatto da uno studioso da anni interessato all'Islàm, a quanto ruota intorno ad esso ed ai musulmani presenti in Italia, che sinteticamente offre una mappa dettagliata sugli atteggiamenti che gli italiani hanno nei confronti dell'Islàm e degli immigrati musulmani: dalla chiesa ai partiti politici, dalla destra alla sinistra, tra gli intellettuali, etc. Un testo che, nel contempo, offre le molteplici contraddizioni e le paure esistenti all'interno della società civile.
Conosciuta la naturale predisposizione della penisola italiana, stesa similmente a un ponte tra l'Europa continentale, l'Africa del Nord e il Medio Oriente e conosciuta anche l'originaria e rapace attrazione che l'Occidente mostra verso le risorse naturali di quell'Area, essenziali per la sua vita satura di ossido di carbonio, ci chiediamo e chiediamo se in fondo non si tratti di una avversione molto egoista verso quanti chiedono un lavoro, per accaparrarsi un tozzo di pane. Lavoro spesso sottopagato, in condizioni che ricordano le venefiche esalazioni delle fabbriche d'inizio ottocento -in Italia ne sappiamo qualcosa con la Fiat-; mansioni che il corpo nazionale non vuole più assolutamente occupare, neanche in agricoltura.
In fondo l'Occidente europeo, opulento e grasso, ricco e consumista, offre un riflesso di benessere verso quanti non esitano ad attraversare mari ed oceani tempestosi pur di avere quel qualcosa da consumare, cibo, abbigliamento, tecnologie, a portata dei più.
Viene spontaneo chiederci se l'avversione verso lo straniero trova il suo apice unilateralmente verso il musulmano od anche verso l'extracomunitario in generale, slavo o filippino, bielorusso o cingalese, cinese o congolese, che esso sia. Sappiamo però che un buon numero di immigrati presenti in Italia è di fede musulmana.
Gli eventi dell'11 settembre hanno condotto ad una ulteriore divaricazione tra una parte della popolazione italiana (xenofobi?, autenticamente cristiani?, filo-americani?) e l'immigrato musulmano.
Un terrorismo islamico nella sostanza alimentato e articolato più dai media, a sostegno dell'Impero occidentale, che da verità accertate. Un terrorismo dai contorni sempre più fragili e dai contenuti che spesso pongono inquietanti interrogativi che insieme alle realtà afghana, irachena e palestinese, offrono in verità uno scenario che viene recepito marginalmente ed approssimativamente dagli italiani per quello che è nella sua quotidianità. Si confondono e si travisano spesso le esigenze di gruppi di potere multinazionali, di ristretti tavoli da studio, o round, su interessi economico-finanziari nel campo energetico, con le legittime aspirazioni di libertà, di indipendenza e di identità, profondamente radicati in buona parte dei popoli e delle nazioni musulmane. Tragici episodi di esistenze emarginate, di stili di vita imposti e di libertà rubate, difficilmente recepibili all'interno di un contesto che vede salotti ben arredati, auto di grossa cilindrata, condizionatori e termosifoni a tutta manetta, conti correnti, azioni e titoli in banca, con vacanze d'inverno in montagna e d'estate al mare. Ricordiamo che oggi per buona parte delle masse borghesi viene difficile anche recepire che c'è un innumerevole numero di persone che la propria guerra la conduce quotidianamente al mercato per riempire il paniere della spesa (repetita juvant) e per far quadrare i conti a fine mese, sempre se esso esiste.
In un tale contesto di marginalità e di superficialità, di ignoranza e di individualismo, viene difficile comprendere, analizzare e recepire, un fenomeno quale quello dell'immigrazione e le legittime aspirazioni dell'Islàm: un moto che niente ha a che spartire con quello dell'immigrazione.
Crociate e credenze divine a parte (non c'entrano per niente, ed è ridicola follia evocare Lepanto o Vienna), bisogna considerare profondamente quanto l'Occidente bianco e giudeizzato ha inflitto all'Islàm ed alle nazioni musulmane, anche attraverso il colonialismo (il nostro non è affatto un "complesso di Kurtz"). Se una parte dell'Islàm, definito fondamentalista, a torto o a ragione, cerca una sua identità ed una sua autodeterminazzione il perché lo si deve chiedere alle logiche guerrafondaie, imperialiste e prevaricatrici di Stati Uniti ed Israele, con tutto il loro codazzo di servi. Se teniamo in considerazione solo le aggressioni imperialiste e le politiche neocolonialistiche avanzate contro il mondo musulmano negli ultimi decenni ci verrà molto più semplice comprendere, anche, le rivendicazioni di parte dell'Islàm che per nessuna ragione al mondo, lo ripetiamo, hanno nulla a che spartire con il fenomeno dell'immigrazione, anche quella dai Paesi arabo-musulmani.
Il libro di Guolo è utile per comprendere questo complesso fenomeno che interessa una buona fetta d'Italia; per comprendere le differenze tra gli immigrati musulmani presenti all'interno di essa e per comprendere i diversi aspetti che definiscono i gruppi dei vari italiani convertiti all'Islàm.
Nel libro abbiamo rilevato anche qualche inesattezza, come quando il prof. Guolo collega all'immaginario politico leghista il concetto di «Vòlklische Gemeinschaft», come supporto ideologico per custodire la comunità padana a fronte dell'immigrazione mussulmana. La totalità di tale espressione è però da ricondurre alle politiche economico-sociali della Germania Nazionalsocialista che prevederono la rinascita della organicità popolare, i cui diritti traevano origine -come riporta giustamente Guolo- «dalla comunione di sangue e di suolo». Non riteniamo assolutamente che il concetto Vòlkisch possa essere legato ad ambienti liberal-borghesi, in vallate sature di capannoni industriali, del lombardo-veneto; così come il concetto di Volksgemeinschaft trascende e supera lo stesso cristianesimo evocato dalla Lega nord.
Un'altro correttivo, da parte nostra, desideriamo porlo sull'associazione islamica sciita della "Ahi al-Bayt". Scrive il prof. Guolo: «Dopo la rivoluzione iraniana, la prima rivoluzione islamica del "secolo breve", un gruppo di militanti di estrema destra, guidati da Luigi De Martino, si è convertito allo sciismo e ha formato l'associazione "Ahi al-Bayt"».
Il professor Guolo non è a conoscenza di quanto invece il "turco napoletano" (così lo ha definito un suo ex-adepto, frequentatore della sua "agenzia matrimoniale" ...) Luigi Ammar De Martino (già militante di Lotta Continua ... o no?) ha fatto per sabotare la nascita dell'Associazione "Ahi a-Bait" in Italia.
Voluta dai vertici iraniani dell'organizzazione nell'aprile-maggio del 2000, tale Associazione, a distanza di oltre tre anni, non ha visto mai la luce, pur dando gli italiani convertiti lì presenti la loro assicurazione alla costituzione dell'importante struttura religiosa. Attraverso una votazione fu eletto anche un direttivo (per ulteriori informazioni telefonate ad Husseyn Ugo Lazzara allo 0923553765; sodale dell'associazione e presente a quella riunione, precedentemente fu invitato da Ammar De Martino a non collaborare più con "Avanguardia", conseguenza l'allontanamento dall'organizzazione de "II Puro Islàm" ...) avente il compito di lavorare per l'"Ahi al-Bayt" in Italia. Tutto tace.
Eppoi, un sodale di Ammar De Martino, ex-militante della Comunità Politica di Avanguardia, investito da noi del compito di mettere su dischetto da computer la raccolta degli articoli dell'Ayatollah Seyyed Mojtaba Musavi Lari, tradotti da Maurizio Lattanzio e da Manuel Negri e pubblicati su "Avanguardia" tra il 1994 ed il 2000 circa, oltre a degli inediti, ha sabotato anche il progetto editoriale del religioso, responsabile del centro di studi islamici di Qum. Progetto che prevedeva la pubblicazione, anche in italiano, dei suoi studi sull'Islàm. La completa traduzione dei testi, la raccolta e la digitalizzazione di essi, la stesura delle bozze fu completata dall'ex-responsabile della Redazione emiliana di "Avanguardia" ed inviata in Iran per la stampa del libro, poi avvenuta. Come dire: le peculiarità oblique di certo Islàm italiota.
Un capitolo del libro ed oltre è dedicato al coacervo di rapporti, xenofobi e xenofili, appunto, tra la estrema destra italiana e l'Islàm. Diversità di posizioni, riconversioni dallo sciismo al sunnismo, avversità dichiarate età, caratterizzano il rapporto.
Per Guolo le affinità tra gli eredi delle esperienze rivoluzionarie europee degli anni Trenta e l'Islàm traggono origine in parte «attraverso il filtro del tradizionalismo e il pensiero esoterico di Rene Guènon -autore a sua volta fatto conoscere in Italia da Julius Evola- per il quale, l'Islàm era la sola religione che avesse conservato elementi della Tradizione originaria»
«Sulla formazione islamica dei militanti di destra -scrive ancora il prof. Guolo [p. 15]- hanno inciso anche altri studiosi della Tradizione, come Frithjof Schuon e Titus Buckhardt, a loro volta convertiti all'Islàm».
Altre affinità tra neofascisti e Islàm, a giudizio sempre del prof. Guolo, derivano dalla «dimensione militare strettamente legata alla tradizione religiosa (e) l'opposizione alla modernità» ed ancora alla solidarietà con il mondo musulmano in quanto storico nemico dell'entità sionista.
Sempre sui rapporti tra estrema destra ed Islàm, al di là delle ignoranti farneticazioni di gruppi come Forza Nuova e di altri soggetti sedicenti politici sulla difesa dell'Occidente giudeo-cristiano (un atteggiamento in parte derivato dagli spropositi, di alcuni personaggi convertiti all'Islàm, così come quello di Verona con Adel Smith), rileviamo un riferimento -con qualche lieve inesattezza- alla Comunità Politica di Avanguardia.
Scrive Guolo [pp. 55-56]: «La fascinazione per l'Islàm, nella variante dell'islamismo sciita rivoluzionario, pervade la Comunità Politica di Avanguardia, un piccolo gruppo guidato da Gino Scanu, Paolo Rada e Manuel Negri, fautore di un'alleanza "spirituale e tradizionale" tra l'Europa e l'Islàm, che guarda al radicalismo Hezbollah, iraniano e libanese. La repubblica islamica iraniana è vista, infatti, come il fulcro geopolitico essenziale per la "lotta all'imperialismo americano e israeliano". Avanguardia sostiene un progetto politico "rivoluzionario, antioccidentale e antisistemico", nel quale l'Islàm svolge "una funzione vitale" nella contrapposizione al "sistema giudaico-mondialista". Avanguardia ritiene che vi siano "affinità metafisiche e trascendenti" tra Islàm e movimenti nazionalsocialisti sui temi come la dottrina dello stato, il primato dell'ordine dei credenti e dei combattenti, la rivolta contro il potere empio e corrotto, la concezione della vita, la teologia politica dell'Occidente come figura del Nemico"».
Interessante ci appare anche la ricognizione sul pensiero del medievista Franco Cardini, il quale si dichiara al fianco dell'Islàm, contro gli Stati Uniti e l'Occidente americanizzato, come antidoto alla crisi dei valori.
«Cardini -scrive Guolo- non nasconde la sua simpatia verso l'Islàm».
Per Cardini, continua Guolo [p. 114], «l'Islàm è, per le sue irriducibili caratteristiche olistiche e solidaristiche, un punto di resistenza alla globalizzazione e alla sua azione livellatrice. Cardini non fa mistero di preferire la moschea ai McDonalds: opponendosi al mondo unico liberista e globale, l'Islàm, insieme alla Chiesa itiliana, è schierato da parte degli ultimi. Agli italiani che vedono minacciata la loro identità dall'immigrazione islamica, Cardini obietta che il vero pericolo è costituito dall'omologazione delle culture prodotte dall'espansione del mondo unito in versione americanizzata. È la globalizzazione, il mondialismo, che minaccia l'identità europea, non l'islam».