Te lo spiega Rotondi in questa lettera a l'Unità, il perchè:Originariamente Scritto da Nelson
Non è inciucio, e non è fantapolitica
Gianfranco Rotondi*
05 Settembre 2006
LA LETTERA
Gentile Direttore,
ho letto col consueto interesse il Suo editoriale sul presunto «tramonto di Berlusconi». Le chiedo ospitalità perché il Suo giornale poco tempo fa mi ha accusato di ambiguità politica per aver auspicato un'alleanza di Berlusconi con la sinistra: Le rubo qualche riga per difendermi. Lei legge nell'estate smeraldina di Berlusconi il segno del tramonto di un leader braccato dai Fini e dai Casini e, ormai, sconfitto dalla nouvelle vague prodiana. Se ne è convinto, caro Direttore, sono deluso come lettore dell'Unità: è il primo articolo da tifoso in un giornale così obiettivo da non poter mancare mai nella mazzetta degli avversari. Lei ha confuso i colori del tramonto con quelli della nuova alba che l'Unione regalerà a Berlusconi: il Prodi-bis promette di essere un governo balneare, più che allargare la sua maggioranza ha il problema di tenersela tutta. L'agenda di governo è spietata, Berlusconi può prolungare tranquillamente il soggiorno smeraldino, se continua così Palazzo Chigi glielo riconsegnate graziosamente e presto voi stessi. Fini e Casini? Siamo seri, Direttore: Fini è il più bello esemplare di una destra che in Italia non ha basi sociali e culturali, tant'è che lo stesso Fini cerca faticosamente altrove radici più solide. Quanto a Casini, e a Bossi, e tutto il resto del Polo, siamo tutti frammenti di un edificio caduto che la leadership di Berlusconi riutilizza. Non escludo che ci sarà prima o poi un dopo-Berlusconi, ma non ora e non coi personaggi che sono attualmente in campo. Ma torniamo a noi, al governo, alla sinistra, all'Italia. Siete capaci oggi del coraggio di Enrico Berlinguer di rispondere con una nuova portata di spaghetti in salsa cilena? Parliamoci chiaro: Massimo D'Alema, questo coraggio lo ha avuto nel 1994 quando ha capito che la vittoria di Berlusconi consacrava la impossibilità per la sinistra di andare da sola in Italia al governo per un riflesso condizionato anticomunista vivo allora e, forse, anche un po’ oggi. D'Alema caratterizzò la sua segreteria del Pds con l'offerta di un nuovo centro-sinistra rivolto al Ppi di Buttiglione allora sufficientemente rappresentativo dell'area di centro. Era l'occasione per il Pds di fare un vero centro-sinistra, per il Ppi di contendere tempestivamente a Berlusconi la rappresentanza del Centro. Andò come andò: quell'offerta anziché rilanciare il Ppi lo spaccò, il Pds tentò di costruire comunque il centro-sinistra coi moncherini di centro che furono via via disponibili: il Ppi di Bianco, Dini, Di Pietro, l'Udr prima di Cossiga poi di Mastella. Il risultato fu che si trasferirono eletti e non elettori e che l'elettorato non di sinistra si coagulò intorno a Berlusconi e alla sua alleanza. Il tema culturale della sinistra italiana è oggi uno solo: è ancora valida la convinzione dalemiana che una sinistra di governo debba essere alleata del centro? Se questa convinzione è superata, la sinistra può bene concorrere al governo del Paese abolendo persino la parola centro, tanto più che nell'Unione ne resta davvero poco. Aspettatevi, però, una traversata nel deserto perché i numeri più brillanti dell'Unione sono stati quelli delle ultime politiche, ed è detto tutto.
L'alternativa è restare nel solco del compromesso storico di Berlinguer e del centro-sinistra modello D'Alema: un'alleanza della sinistra col centro ma stavolta col Centro vero. Cos'è il Centro? Tirando per le brevi è la forza che rappresenta i ceti medi produttivi, il voto moderato, il Nord-Est e il modello brianzolo, la masse popolari siciliane di radice cattolica. Chi, se non Berlusconi, rappresenta tutto questo? Oggi Berlusconi è nel Ppe, cioè la Dc dell'Europa: il partito Democratico si pianta nel Pse, dove un tempo comandava Craxi; Napolitano ripassa la lezione dell'Ungheria, intorno a voi è tutto un fiorire di passione per il socialismo europeo. Chiamatelo come volete, ma un accordo della sinistra con Berlusconi non è un inciucio né una grande colazione ma una prosecuzione di una storia italiana che vede democristiani e socialisti, oggi popolari e socialisti, dentro un medesimo progetto di modernizzazione del Paese. Né potete sperare che lo stesso risultato ve lo dia il trasloco di Casini o del più coraggioso Follini: ancora una volta puntate al moncherino, che stavolta peraltro non verrà. Cosa temete? Che vi accusino di regime, di consociazione? Ma quando mai: il nuovo Ppe di Berlusconi si e no arriverà al 30 per cento e gli stessi numeri avrà il partito Democratico, resta un 40 per cento d'area di opposizione a garantire persino il bipolarismo. Di Pietro è già lì che si smanica per prenotare quel posto.
Fantapolitica? Se il vostro libro ideologico è Travaglio, sì la mia fantapolitica. Mi rendo conto che vi sto chiedendo di baciare il rospo, ma parecchi fra voi sono ormai consapevoli che l'alternativa è tra baciarlo e inghiottirlo. Voi sapete che io sono berlusconiano. Vi chiederete che interesse ha Silvio Berlusconi a fare un'alleanza con voi piuttosto che a riprendersi il governo sul vostro fallimento. So che non mi crederete, ma penso che Berlusconi metta al primo posto l'interesse dell'Italia: questo Paese non si modernizza con una maggioranza di 20mila voti, ma nemmeno onestamente con una rivincita del Polo e una replica delle cene del lunedì con Bossi e delle liti del martedì con Casini. Un tempo si sarebbe detto che serve un disegno alto e nobile. Oggi basta anche un disegno senza titoli nobiliari e magari meno alto, diciamo dell'altezza media degli italiani, quella di Berlusconi e D'Alema per capirci.
*Segretario nazionale Democrazia cristiana




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