Italia: ecco chi sono i principali interfaccia fra quelli che comandano e i loro camerieri
Corrado Passera, Matteo Arpe, Giuseppe Mussari, Giampiero Auletta Armenise e Gerardo Braggiotti. Il ricambio generazionale nel sistema bancario italiano è in fase ormai avanzata. I punti di riferimento, i metodi e le abitudini segnano infatti un solco fra la classe dei banchieri anni Trenta, quella dei grandi presidenti Bazoli, Salza e Geronzi, e la ‘nouvelle vague’ dei magnifici 5, tutti nati fra il ‘54 e il ‘64. Una generazione di ‘tecnici’, fieri di esserlo, e di rivendicare rapporti cordiali ma distaccati con la politica. Un gruppo di banchieri cresciuti a ‘pane e finanza’ che credono nel mercato come giudice unico di strategie e piani industriali.
Sono stati gli eventi di quest’ultimo anno, vissuto pericolosamente tra scandali e battaglie finanziarie, a mettere in evidenza l’avvio di un processo di ‘svecchiamento’ che deve ancora compiersi fino in fondo. Usciti di scena l’ex Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, e il suo pupillo GianPiero Fiorani, travolti dall’illusione di poter saldare interessi istituzionali e ambizioni personali in una sola avventura, la commistione fra vecchio e nuovo sembra incanalarsi sui binari di un confronto acceso ma gestito secondo le regole del mercato.
Ecco, allora, l’Ad di Capitalia Matteo Arpe difendersi dalla avances della Banca Intesa di Giovanni Bazoli ricorrendo a una brusca operazione finanziaria, con l’acquisto del 2% della banca milanese che ha fermato sul nascere un’offensiva maturata nel terreno fertile della politica e dei rapporti di antica data. Una risposta di forza applaudita più all’esterno che all’interno, tanto che l’autorevole Financial Times ha parlato senza mezzi termini di “magnifica mossa difensiva”, ricordando il passato da scacchista di Arpe, e mettendone in evidenza l’abilità tecnica.
Un argomento, questo, caro anche all’ad della stessa Banca di Cà del Sass, Corrado Passera, capace di uscire vincitore dalla partita Intesa-SanPaolo, nata dall’alleanza voluta dai grandi vecchi Bazoli e Salza ma subito tradotta in un progetto industriale sotto l’indiscussa leadership del manager venuto dalle Poste. Tanto che il primo punto fermo messo nero su bianco è stata l’indicazione dell’Ad unico del nuovo colosso bancario.
A Siena, dove il Monte dei Paschi è molto più di una banca, alla presidenza dell’istituto di Rocca Salimbeni è salito Giuseppe Mussari, classe 1962, fino a marzo scorso presidente dell’omonima fondazione. Ha il compito di creare prospettive di crescita per la banca garantendone l’autonomia e preservandone il fortissimo legame con il territorio. Un compito che il quarantaquattrenne calabrese sta mostrando di voler portare a termine con assoluta determinazione.
Anche il mondo delle Popolari non è estraneo al ‘nuovo’ che avanza. Al timone della Bpu, Banche popolari unite nata dalla fusione di Banca Popolare di Bergamo - Credito Varesino, Popolare Commercio e Industria e Popolare di Luino e di Varese, c’è l’amministratore delegato Giampiero Auletta Armenise. Quarantanove anni, Armenise sta gestendo un processo di integrazione che può diventare il modello delle future prevedibili alleanze fra popolari. Un modello che, ama ricordare il banchiere, si fonda su tre fattori chiave: l’attenzione a tutti gli stakeholder, un sistema federativo e un’offerta differenziata per realtà territoriale.
Gerardo Braggiotti, figlio dell’ex presidente Comit Enrico Braggiotti, è il rappresentante della nuova generazione di vertice nel mondo delle merchant bank. Cresciuto alla scuola di Enrico Cuccia in Mediobanca, dopo aver sbattuto la porta del tempio della finanza in dissenso con Maranghi e aver trascorso un’esperienza controversa in Lazard, si è messo alla testa di un gruppo di investitori europei e ha rilevato Banca Leonardo. E da questa posizione è diventato di fatto il principale banchiere d'affari italiano, capace di mediare, in qualità di advisor, la grande fusione Intesa-SanPaolo. E sono in molti a scommettere che passeranno per i suoi consigli e i suoi favori i destini delle prossime grandi partite finanziarie italiane. A partire da quelle che riguardano il futuro di Generali, Rcs e Telecom.




Rispondi Citando