Roma. L’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha consegnato ieri il rapporto sul nucleare iraniano al Consiglio di sicurezza dell’Onu, nel giorno della scadenza dell’ultimatum per Teheran sul pacchetto di incentivi avanzati dal 5+1 (Stati Uniti, Francia, Cina, Russia, Regno Unito e
Germania). L’Agenzia fa sapere che l’Iran non ha fermato il suo programma nucleare.
“Un rifiuto iraniano rappresenterebbe un test per il Consiglio di sicurezza”, ha detto dieci giorni fa John Bolton, ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite. Ci siamo, e i segnali sono tutt’altro che incoraggianti. La coesione maturata nelle scorse settimane tra Europa e Stati Uniti intorno alla risoluzione 1.701 sulla crisi in Libano presenta crepe vistose su un altro dossier, quello del
nucleare iraniano. Allo scadere dell’ultimatum, mentre il presidente iraniano
Mahmoud Ahmadinejad promette che “l’Iran non indietreggerà di un centimetro
dinnanzi alle intimidazioni dell’occidente”, Washington parla di sanzioni e l’Europa di dialogo. “E’ tempo di fare una scelta per l’Iran. Noi abbiamo fatto la nostra. Continueremo a lavorare a fianco dei nostri alleati per trovare una soluzione diplomatica, ma devono esserci conseguenze per la sfida iraniana e
non dobbiamo permettere che l’Iran sviluppi armi nucleari”, ha detto George W. Bush ieri. Per il dipartimento di stato l’arresto del processo d’arricchimento è una condizione irrinunciabile e “l’Iran – ha sottolineato il sottosegretario Nicholas Burns – non ha soddisfatto l’unico criterio importante”.
Per la diplomazia del Vecchio continente, nvece, l’enfasi è ancora sulla trattativa. Il ministro degli Esteri francese, Philippe Douste- Blazy, concede che la risposta di Teheran “non è soddisfacente”, ma sottolinea che la Francia “vuole evitare uno scontro di civiltà” e siccome l’Iran ha espresso la volontà di dialogare, Parigi percorrerà quella strada, sempre che l’atteggiamento iraniano sia “concreto, trasparente e costruttivo”.
Possibilista riguardo alla ripresa dei negoziati, a dispetto della violazione della risoluzione 1.696, anche il cancelliere tedesco, Angela Merkel: “Non chiuderemo la porta all’Iran”, ha detto.
Javier Solana, plenipotenziario agli Esteri dell’Ue, continua a puntare sul canale
aperto con il negoziatore di Teheran, Ali Larijani. Un incontro è in programma per i prossimi giorni e fonti del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano dicono al Foglio che Bruxelles è interessata a una proposta di “dialogo esplorativo”.
Questo mentre, a Washington, Burns sottolineava: “Deve esserci una risposta internazionale e noi crediamo che ci sarà. Pensiamo che un regime di sanzioni sarà concordato a settembre”.
La prossima settimana sono previsti due appuntamenti tra i 5+1: un incontro
in Europa in cui si discuterà di sanzioni e un altro più tecnico all’Onu sulla formulazione di una nuova risoluzione.
Misure punitive “light
” Sarà infatti necessaria un’ennesima risoluzione per votare le misure punitive già più volte ventilate. Secondo gli accordi informali tra i 5+1, le sanzioni saranno applicate in maniera graduale. Anzitutto, saranno introdotte restrizioni sull’importazione in Iran di materiali e di tecnologia nucleare.
In secondo luogo saranno introdotte limitazioni diplomatiche nei confronti delle autorità e saranno congelati i beni dello stato iraniano all’estero. Potrebbe inoltre essere circoscritto l’accesso dell’Iran ai mercati finanziari e ai prestiti della Banca mondiale.
Riguardo alle sanzioni, l’impressione è che i tempi continueranno a dilatarsi; anche il portavoce del dipartimento di stato americano, Sean McCormack, ha ammesso: “Ci vorrà del tempo”.
Teheran , intanto, ostenta sicurezza. In visita in Giappone, il viceministro
degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato di essere certo che la querelle sarà presto risolta attraverso il negoziato. “L’Iran è pronto a discutere del suo programma nucleare – ha detto ad Atene l’inviato Mohammed
Navahandian – Non dobbiamo essere così sensibili alle scadenze. Ci dobbiamo
concentrare sui contenuti”.
Fiutando le divisioni all’interno del Consiglio di sicurezza, l’Iran si comporta come se la risoluzione fosse ininfluente. I giochi per Teheran sono ancora
aperti. Il capo dell’Agenzia atomica iraniana si recherà a Mosca la prossima settimana e il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, è atteso sabato a Teheran e ha già parlato di un probabile incontro tra le autorità iraniane e i 5+1.
Ma l’Iran conta anche sul fatto che il rapporto dell’Aiea possa essere meno severo del previsto. Agli ispettori è stato impedito l’accesso ad alcuni siti e dai controlli effettuati risulta che l’Iran avrebbe continuato con il suo programma meno velocemente del previsto. A Vienna queste valutazioni fanno pensare che a una nuova risoluzione non potranno seguire che sanzioni light. “Sanzioni diplomatiche”, come dice Konstantin Kosachev, presidente
della commissione Esteri della Duma e sanzioni “leggere” come chiede Tokyo, contraria a misure che prendano di mira le esportazioni iraniane di petrolio e gas.
da Il Foglio del primo settembre
saluti




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