Crociate
C’è un saggio di un professore di Oxford da far leggere ai soldati
Unifil (e ai loro mandanti)
Lo svolgersi della umana vanità trasmette un che d’inebriante, proprio nel mentre si dispiega incurante del ridicolo, cieca a ogni buon senso, compresa a rimirarsi.
E’ l’ebbrezza che si dà vanto di quanto non si è, trasmuta in coraggiosi, intelligenti o belli, e veste recitando il mondo. E però la sua recita quanto fa ridere.
Quali grandi attori saprebbero recitare il ridicolo della vanità, meglio dei nostri governanti persi nel compiacimento di dirsi intimi al telefonino della Rice, e intenti in diplomazie indispensabili con Iran, Siria, e Israele? Poveretti quanti ci moriranno, e l’Italia che ha solo da perderci; mentre le nostre navi viaggiano davanti ai Luoghi Santi. Dove un altro migliore occidente, quello dei crociati, diede di sé ben altre prove. Perciò fraintese, calunniate dalla turba di pacifisti che elogiano l’avventura in Libano, con turisti della pace al seguito, e vanesi piagnucolanti. Dei quali come dei nostri governanti non diremo però oltre. Meglio distrarsi con qualcosa di serio. Come il libro “God’s War A New History of the Crusades” (Penguin/ Allen Lane, £ 30) di Christopher Tyerman. Il quale, professore a Oxford, ha un viso pacioso e calmo, non si vanta, però nelle sue interviste, almeno parla con buon senso, dicendo ad esempio:
“Questo mito prevalente, per il quale in un certo qual modo le Crociate erano un assalto barbarico a un islam superiore, sofisticato e pacifico, è un non senso. Com’è insensato pretendere che l’islam fosse questa benedicente superiore forza del bene rovinata da un malvagio occidente”. E si badi, a far volar via così, in sole due frasi le menzogne per cui si insegna ai giovani europei a vergognarsi dei loro antenati, è l’autore di un libro che lascia senza fiato per erudizione. Esso copre ogni area di reclutamento crociato, s’occupa di ingegneria militare logistica, vestiti, persino diete. E scioglie i molti enigmi del come fu possibile a un’armata di volontari conquistare regni che durarono per quasi due secoli. Senza però ricorrere alle manie marxiste che la più parte della storiografia medievale ha rigettato. Il movente imperialista non spiega le crociate. Come spiega sempre Tyerman: “Non c’era una ragione strategica per la quale cavalieri e soldati occidentali si trovassero a sfiancarsi sulle colline della Giudea… Terra Santa e Giudea erano considerate parte della Cristianità, come reliquie, e i crociati ci andarono al fine stabilirvi un presidio che, per come la vedevano, riportasse la loro città santa in controllo cristiano… Chi avesse voluto fare allora i soldi non sarebbe andato alle Crociate; i crociati di solito accumularono perdite enormi”. Insomma ecco venir meno ognuna delle manie alle quali i pacifisti che sfilano con le sciarpe da beduini sulle spalle e i pessimi libri di testo delle loro scuole affidano tante propagande. Degli aristocratici che andarono crociati più di un terzo morirono; gli altri che erano con loro perirono per almeno due terzi. E quando tornavano sovente s’accorgevano di aver perso tutto. Uccisero e anche saccheggiarono dunque per dei ben strani profitti, che erano l’indulgenza, il paradiso o almeno la reliquia da conquistare per le loro case. Pazzi, ma coraggiosi, quanto i nostri pacificanti, in sfilate retribuite, mai saranno. Vittime di manie da borghesucci recriminanti, che li indottrinano con troppe idee e confuse. Quando l’idea di un cavaliere medievale era una sola e ben chiara: redimersi, ritornando alla fonte, là dove era nato Cristo.
Insomma il pratico libro di Tyerman ha il pregio di svelarci un mondo di guerrieri impazziti ma che non agivano solo per calcoli venali o intellettuali. Dunque di costituzione animica ben diversa da quella di tutti gli svenevoli celebrali di sinistra e di destra che assecondano l’islam e il biasimo incondizionato dei nostri antenati. Il quale peraltro dipende dagli snobismi in tre tomi del vecchio libro di Steven Runciman. Costui esteta e sofisticato ellenofilo giudicò dalle magnifiche altezze di uno sdegno che non perdonava ai crociati l’assalto a Bisanzio. Quell’impero ammuffito e crudele e disfatto era invece per lui la maggiore espressione di civiltà di quel tempo, in confronto ai barbari occidentali. Litania reiterata sostituendo ai bizantini gli arabi dalle propagande presenti. E dissolta dal nostro libro, pratico, esaustivo per quanto quello di Runciman è estetico gesto pregiudiziale, che ha fatto però molti danni. Tanto che Tyerman arriva a scrivere: “La più parte di quanto arriva al pubblico come conoscenza delle Crociate è falsa o fuorviante”.
Geminello Alvi su il Foglio
saluti




Rispondi Citando