Sabato scorso sono stata a cena in ristorante di tradizione ligure posto sulle alture di un graziosissimo paese della riviera di ponente, una serata che non dimenticherò per molto tempo, credo.
La tavola era perfetta, il personale elegante e distinto, la carta dei cibi minimalista, mancava solo la lista dei vini. Il solerte cameriere, giunto al tavolo, mi dice che la lista dei vini “ce la racconta lui”, senza parlare di prezzi perché si sa…. non sta bene farlo.
Visto che sul menu’, alla voce antipasti, è scritto “Tavolozza di pesce” chiedo lumi al cameriere il quale mi conferma che trattasi di un grande piatto “di pesce tutto crudo e fresco”. Adoro il pesce crudo, mi fido e lo ordino.
Quando il piatto arriva noto che la metà è occupata da cozze alla marinara frammiste a vongole, neppure veraci. Inoltre nel piatto trovo briciole di salmone affumicato, due acciughe bollite e prossime al disfacimento, tre gamberetti sgusciati idonei quale esca, nonché una fetta diafana e trasparente di un pesce affumicato (forse halibut) che galleggiava su una broda pepata che lottava per lo spazio con alcuni pezzi di “surimi”, altrettanto bollito. Il surimi è prodotto in Asia ed arriva da noi solo surgelato o in salamoia. Nulla di quanto nel piatto era crudo e larga parte non era neppure fresco.
Alle mie rimostranze un cameriere, forse prendendomi per turista, tenta di ammansirmi e io, stupidamente, presa dalla fame, dall’ora tarda che impedisce di andare altrove, decido di accettare il piatto, mangiandolo però solo parzialmente. Il mio giubilo giunge al culmine quando mi viene poi presentato il conto... una cifra astronomica!
Avrei dovuto sporgere denuncia?




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