Gianfranco (con rispetto parlando) Fini vive un brutto momento politico.
Sotto di sé non ha un partito da guidare.
Sopra di sé non ha un leader assoluto a cui dare ragione.
Accanto a sé
(ma "a doppia distanza", come si diceva nelle esercitazioni dei balilla)
sostano colonnelli preoccupati di ben altri interessi e ben altri legami, spavaldi bastonatori che non hanno ALCUNA VOGLIA di apparire "destra moderata e borghese"; in quanto dovrebbero rinunciare al mobbing e agli insulti.
In questa sua situazione desolata, il Fini rimpiange il passato
(che a lui è sembrato di gloria)
e intima all'attuale ministro degli Esteri D'Alema e al ministro della Difesa Parisi:
"Se volete che noi riconosciamo la missione Onu dei soldati italiani in Libano, voi dovete pentirvi di avere fatto opposizione all’invio di truppe in Iraq".
L'affermazione, oltre che paradossale, è penosa: perché è anche una copiatura; come in passato.
Infatti, quel grande confezionatore di collage e pastoni di voci politiche che è il Tg1 (di merda) lo fa apparire, ogni volta, subito dopo Cicchitto; che lo precede in ogni edizione del quotidiano della Casa delle Libertà.
In nome e per conto della gloria di Berlusconi.
Se il Cavalier Margravio da Arcore ha donato all'imperatore truppe per una guerra che il resto del mondo non ha capito e non ha condiviso, chi siamo noi per disturbare la sua ispirata visione?
Qui sarebbe forse necessario un atto di omaggio alla granitica fedeltà di Fini verso il regime che ha servito.
Deve essersi detto:
"Se abbiamo potuto fare
(congratulandoci l’un l’altro)
leggi retroattive per togliere dai guai il capo e i suoi intimi
(tutti occasionalmente impigliati in brutti processi in Italia e all'estero)
perché non cercare di imporre un voto retroattivo alla opposizione ora che è diventata maggioranza?".
"Un voto retroattivo che permetta di farla apparire complice di un errore grave che non ha commesso?".
Certo, la risoluzione Cicchitto-Fini un po' stupisce per l'incredibile disorientamento di tempo e di luogo.
E' come chiedere di rifare il passaggio sbagliato di una partita già giocata e conclusa.
Stupisce anche per la disinvoltura rispetto a eventi (e a morti) realmente avvenuti.
I soldati italiani in Iraq
(per quanto sia stato detto loro che erano in missione di pace)
sono stati messi sotto il comando di due eserciti in guerra, indotti a fare da scorta e da apripista (nel caso ci fossero bombe) non ad automezzi della Croce Rossa ma a pesanti autocolonne di un'altra armata che risponde a un altro Parlamento.
Infatti nessuno ha mai dovuto spiegare agli italiani perché potenti mezzi di guerra inglesi dovessero essere preceduti e "scortati" da un blindato leggero italiano
(che infatti è saltato in aria)
affrontando il rischio per ordine, per conto e secondo piani che non sono stati mai discussi dal Parlamento del nostro Paese.
La disinvoltura è ancora più grande quando si finge di sapere o di credere che la guerra in Iraq è stata una guerra delle Nazioni Unite, proprio nel periodo storico più accanitamente estraneo e ostile all'Onu, nella stagione di esaltazione dell'unilateralismo, che vuol dire agire da soli, seguiti dai "volenterosi subordinati".
Nelle mani del governo di Berlusconi e Fini l'Italia è stato un "volenteroso subordinato".
Il problema non riguarda i soldati, che hanno ubbidito, rischiato e pagato di persona; il problema riguarda gli atti di quel governo, prima sconfessato dagli elettori e adesso sganciato e lasciato sul binario morto della politica internazionale, dopo il ritorno vero delle Nazioni Unite, e il ritorno dell'Italia fra coloro che decidono e, anzi, partecipano a creare gli eventi.
Comprensibilmente, questa nuova realtà disorienta personaggi che avevano solidamente ambientato la loro vita dentro una matrioska di decisioni di altri che, a loro volta, ubbidivano ad altri.
Una sorta di "blind trust" della nostra vita politica in cui glorificavi, prima di conoscerle, le decisioni prese altrove, e oggi rifiutate là dove sono state prese.
Ma la richiesta di dare un voto retroattivo a una impresa giunta a una conclusione disastrosa, smentita dai fatti e fra poco
(elezioni Usa di novembre)
respinta dagli americani, è un po' comica, se non fosse che è stata avanzata da un ex ministro degli Esteri.




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