PENSIONI: DAMIANO, OBIETTIVO E' SISTEMA IN EQUILIBRIO
(ANSA) - BARI, 12 SET - "NON DOBBIAMO RICAVARE RISPARMI DAL
SISTEMA PENSIONISTICO, NON E' QUESTO L'OBIETTIVO, DOBBIAMO FARE
IN MODO CHE IL SISTEMA SIA IN EQUILIBRIO. OGGI E NEL FUTURO".
LO HA DETTO IL MINISTRO DEL LAVORO, CESARE DAMIANO, CHE OGGI
PARTECIPA CON IL SEGRETARIO DELLA UIL, LUIGI ANGELETTI, AD UN
CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA UIL A BARI NELL'AMBITO DELLA FIERA
DEL LEVANTE. (ANSA).
LF
12-SET-06 12:02 NNNN
La spesa pensionistica in Italia non è in emergenza
La spesa sociale è tra le più basse d’Europa.
Ricordiamo in sintesi la situazione delle nostre pensioni:
Il governo Amato nel 1992 ha colpito la pensione di vecchiaia, innalzandola a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne. Ha posto il minimo contributivo per andare in pensione a 20 anni, colpendo in questo modo il diritto alla pensione soprattutto delle donne che avevano lavorato tanto e raccolto pochi contributi.
Il primo governo Berlusconinel 1994 ha aggredito la pensione di anzianità, proponendo i disincentivi (quelli che vuole fare oggi Prodi) per chi andava in pensione prima dei 60 anni di età. Il movimento di lotta ha sconfitto questo disegno e ha costretto il governo a togliere le pensioni dalla finanziaria.
Il governo Dininel 1995 ha compiuto la più radicale riforma delle pensioni. E’ stato introdotto il contributivo per tutte le giovani generazioni. Cioè un sistema di calcolo della pensione legato ai contributi effettivamente versati, che, nell’epoca della precarietà del lavoro, significa pensioni da fame. E’ stata colpita la pensione di anzianità legandola all’età del lavoratore. Dopo un percorso di adattamento il sistema doveva andare a regime con la possibilità di andare in pensione con 35 anni di anzianità e 57 anni di età. Con 40 anni di contributi non ci sono limiti di età. La riforma Dini prometteva condizioni più favorevoli per i lavori usuranti, ma non si è fatto nulla. E’ bene ricordare che nel referendum, dopo l’accordo sindacale sulla riforma, la grande maggioranza dei metalmeccanici, intere regioni e tanti luoghi di lavoro dissero no alla riforma.
Il primo governo Prodinel 1997 ha ulteriormente irrigidito la riforma Dini, rendendo più difficile la pensione di anzianità e più rigido il sistema delle “finestre”, cioè il fatto che si va in pensione in date determinate dal governo e non quando si matura il diritto.
Il governo Berlusconi
nel 2004 ha approvato la legge delega sulla riforma delle pensioni che peggiora la Dini. Dal 2008 non si potrà andare in pensione prima dei 60 anni di età, a meno che non si abbiano 40 anni di contributi. Si crea così lo “scalone”, cioè il rischio che tra il 31 dicembre del 2007 e il 1° gennaio 2008 migliaia di lavoratori si vedano allungare di qualche anno la vita lavorativa. La riforma Berlusconi concede il Tfr ai fondi pensionistici, con il principio aberrante del silenzio-assenso.
Oltre queste riforme dai primi anni Novanta ad oggi ci sono stati quasi quaranta interventi e disposizioni varie sulle pensioni. Sono quasi trecentomila miliardi di vecchie lire che sono stati risparmiati dal 1990 ad oggi. Di che parlano, allora, tutti coloro che vogliono ancora tagliare le pensioni? Essi sono solo succubi della campagna liberista, del Fondo monetario internazionale, della Banca europea, degli speculatori internazionali, che vogliono colpire le pensioni pubbliche per sostituirle con i fondi privati.




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