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-ART-
Ci hai azzeccato in pieno, e ti dirò di più: non è che non lo vogliono "neppure" i militari, non lo vogliono soprattutto i militari.
Quella direttamente interessata al problema è la categoria più conservatrice esistente: è un fatto risaputo, che comunque ho verificato ampiamente di persona discutendo con addetti ai lavori o semplicemente con i miei colleghi studiosi/intenditori del campo difesa. Il perchè è molto semplice: i militari, specialmente quelli di professione, sono portati ad avere un'idea molto classica della geopolitica in cui il loro ruolo è di difendere l'unica patria a cui hanno giurato fedeltà, con senso del dovere solo verso quella, e sono molto attaccati alla tradizione della forza cui appartengono. Per questi motivi di solito sono restii ad allargare i propri orizzonti a livello europeo e in alcuni casi sono fortemente antieuropeisti per partito preso, anche perchè non conoscono bene o per niente la dimensione europea e la sua storia ed è facile che siano impapocchiati per bene dalle cazzate retoriche dei politici antieuropeisti o finti europeisti.
Comunque in molti stati europei l'ostilità e i preconcetti verso il livello europeo si scontrano con una realtà evidente che è sempre più difficile negare. Specialmente in Italia, per fare un esempio, l'operato del governo Berlusconi ha fatto svegliare definitivamente le forze armate e molti osservatori dai loro dolci sogni ideologici: fino a un anno fa resisteva la leggenda tenacissima che la destra è amica delle forze armate o comunque riserva più attenzione della sinistra al settore difesa. Questa illusione è crollata miseramente quando il governo ha cominciato a tagliare a più riprese il bilancio della difesa, mentre mandava brigate intere fra Iraq ed Afghanistan, facendo entrare le forze armate in uno stato di emergenza finanziaria molto seria in cui si trovano tutt'ora.
A questo punto abbiamo fatto se non altro un piccolo passo avanti in quella che in gergo tecnico si chiama "situation awareness" (consapevolezza della situazione): il mondo della difesa ha capito che almeno in Italia le distinzioni di fatto fra sinistra e destra in questo settore sono pura illusione... è l'intera classe dirigente italiana che considera quello della difesa un campo secondario, a cui dedicare meno attenzione e risorse possibile. Lo scetticismo sulle possibilità di una soluzione europea a questo futuro incerto è ancora vivo, ma se non altro tutti hanno capito che comunque vada le strade sono solo due, volenti o nolenti: o si marcia verso una soluzione sovranazionale del problema o si va verso la marginalizzazione progressiva e lo smantellamento quasi totale dell'apparato difensivo italiano.
Questo estremizza ancor più il problema iniziale: sentendosi trascurati, negli stati maggiori e le forze armate in generale cresce sia l'attaccamento alla NATO e agli USA sia la consapevolezza che senza la collaborazione dello stato italiano non ci sono USA o NATO che tengano, e quindi diventa se non altro meno spaventosa di prima, e anzi desiderabile, l'ipotesi di un coordinamento molto più stretto in ambito europeo... ma sempre strettamente in ambito e sotto benedizione NATO/USA.
Insomma, come dice il proverbio "la necessità aguzza l'ingegno"... ma la soluzione ovvia che l'ingegno senza salami politici sugli occhi suggerisce (andare verso una dimensione europea della difesa) cozza contro una comprensibilissima incertezza, in molti casi contro la diffidenza nei confronti degli altri e in altri anche con la semplice idiozia autarchico-nazionalistoide e i suoi sogni di gloria.