che faccia tosta!


che faccia tosta!
AZJumbo


Questa è l'intervista integrale dell'Ad Cimoli concessa a "La Repubblica":
Il presidente della compagnia chiama in causa governo
gli enti regolatori, i sindacati e gli aeroporti
Cimoli: Alitalia si può salvare
ma ognuno faccia la sua parte
"Niente utile nel 2006. Ideale l´alleanza Air France-Klm"
di MARCO PATUCCHI
ROMA- "Io sono come quei rugbisti che spingono la mischia per avvicinare il pallone alla meta. Comunque resto ancora convinto che ce la possiamo fare...". Giancarlo Cimoli prova a sdrammatizzare il clima con una metafora sportiva, ma il sorriso dura giusto un attimo. L'aria nel grande ufficio del centro direzionale di Alitalia resta molto pesante: i terminali sulla scrivania del presidente raccontano con numeri spietati la debacle della compagnia a piazza Affari dove il titolo sta crollando mentre nella sala dall'altra parte della parete, gli esperti finanziari dell'azienda cercano disperatamente di tranquillizzare gli analisti in un'intensa conference call.
I dati della semestrale dicono che il traguardo del risanamento è ancora pericolosamente lontano, tanto da far ammettere allo stesso Cimoli - fresco di riconferma da parte dell'azionista Tesoro - che l'annunciato ritorno all'utile nel 2006 non ci sarà più, nonostante la scelta di aggiornare ulteriormente il piano industriale. Così, mentre i dipendenti sono di nuovo sul piede di guerra e minacciano un autunno caldissimo, il presidente prova a tirare dritto chiedendo sostegno al governo Prodi e rivendicando la rotta seguita dal giugno del 2004, quando Berlusconi lo chiamò al capezzale della compagnia di bandiera.
"Quando sono arrivato in Alitalia, avevamo a disposizione appena quattro mesi di liquidità e la compagnia aveva bruciato negli ultimi anni qualcosa come 4 miliardi di capitalizzazione, senza contare che si era andati avanti al ritmo di un ricambio di vertice ogni due anni. Era un ex monopolista che si comportava di conseguenza: pur essendo sceso dal 90 al 40% del mercato nazionale, non cercava di catturare nuove quote, non interveniva sul rapporto qualità-prezzo delle forniture. I processi organizzativi erano molto burocratici, la flotta eccessivamente eterogenea, gli organici sovradimensionati. Insomma, i classici vizi del monopolista che non ottimizza le risorse umane e materiali. Pensi ad esempio all'errore di non essersi mai ricoperti contro il rischio carburante. Lo abbiamo fatto noi per la prima volta contestualmente all'aumento di capitale".
Scusi presidente, lei parla del passato ma la fotografia non è poi così sbiadita: Alitalia ancora naviga a vista, il titolo crolla in Borsa, lo spettro della crisi resta dietro l'angolo e per i viaggiatori si prospettano i disagi di una nuova serie di scioperi... "Non la metterei proprio così. Abbiamo rinnovato il 50% del management; in accordo con i sindacati abbiamo tagliato un totale di circa 3000 esuberi; abbiamo attaccato il fronte degli acquisti, arrivando a risparmiare nel 2006 180 milioni di euro con l'obiettivo di arrivare a 250 entro il primo semestre del 2007. A parità di flotta abbiamo fatto un bel salto in avanti: perdevamo 600 milioni di euro all'anno e nel 2005 siamo scesi a 153".
I dati della semestrale e la reazione dei mercati raccontano un'altra storia. Se la sente di confermare l'obiettivo di ritorno all'utile già quest'anno? "No, non riusciremo a recuperare l'intera perdita quest'anno. E questo perché ci sono stati lo scossone del petrolio, che ha toccato punte di 74 dollari; gli scioperi di gennaio, peraltro in un periodo cruciale, cioè quando le agenzie procedono in massa alla prenotazione dei biglietti; e la concorrenza delle compagnie low cost".
La concorrenza più che un motivo di rammarico dovrebbe essere uno stimolo a migliorare i risultati di un'azienda. Non crede? "Guardi, quando guidavo la Edison eravamo come un pigmeo davanti a giganti che si chiamano Eni ed Enel: siamo cresciuti e diventati un'azienda con grandi asset in Italia e all'estero. Questo per dire che la concorrenza non mi spaventa. Ma vorrei sottolineare che nel settore dell'energia esistono più regole che nel trasporto aereo dove, oltretutto, se qualcuno non le rispetta spesso si chiude un'occhio. E' un vero far west: ci sono compagnie che atterrano senza slot, ogni azienda ha un contratto di lavoro diverso, gli enti regolatori non sempre si comportano equamente nei confronti dei diversi operatori. Non è possibile che in Italia gli aeroporti, che sono un monopolio, non trattino adeguatamente chi ha la maggiore quota di mercato, favorendo invece questo o quel vettore. E poi mi chiedo se sia giusto che Alitalia compri con regolare asta un'azienda come Volare, salvando peraltro 700 posti di lavoro, e che il sistema delle regole non gli conceda ancora la certezza del controllo, mentre l'Antitrust gli sottrae un terzo degli slot. Ma avete visto come sono trattate nei loro paesi Air France, Lufthansa o Iberia? Ognuna di queste compagnie ha il proprio hub, mentre noi stiamo ancora combattendo per avere a Fiumicino un terminal dedicato ad Alitalia. Intanto i nostri passeggeri ne pagano le conseguenze in termini di qualità del servizio".
La qualità del servizio, appunto. Non crede che tanti problemi derivino anche dallo stato delle relazioni sindacali? Cosa risponde alle contestazioni dei sindacati che bocciano su tutta la linea la vostra strategia? "Stiamo aggiornando il piano industriale avviato nel 2003 con il precedente governo e che prevedeva, tra l'altro, la separazione tra Alitalia Fly e Alitalia Service. Quel piano è stato approvato dalla Ue e dai sindacati e con l'ingresso di Fintecna al 49%, più un 2% in usufrutto, nel capitale di Alitalia Service, abbiamo potuto deconsolidare quest'ultima concentrandoci sul core business. Riguardo alle terziarizzazioni in corso, poi, vorrei sottolineare che si tratta di partnership che stanno facendo tutte le grandi aziende mondiali e aggiungo che Alitalia non è più una società a controllo pubblico e che, quindi, non sono più possibili interventi di capitalizzazione da parte dello Stato. Mi auguro quindi che le cose vengano viste nella giusta luce e con buon senso. Serve un cambiamento di approccio da parte di tutti: l'aggiornamento che sottoporremo ai sindacati è ragionevole e produrrà un piano praticabile e non impossibile".
E chi viaggia con Alitalia e si trova troppo spesso a fare i conti con i disservizi, cosa si deve attendere da questo piano? "Sui servizi stiamo investendo molto, in particolare sulla vendita diretta attraverso il web e sul miglioramento del call center. Ma ci saranno miglioramenti anche con la creazione di altre sei basi per il personale di volo in Italia, dopo Malpensa e Venezia, e con valutazioni legate più alla performance che al criterio dell'anzianità".
Lei è stato appena riconfermato, ma dopo forti contrasti dentro il governo, e i dati della semestrale certo non aiutano a rasserenare il clima. Si sente davvero sostenuto dall'esecutivo? "Sì, perché il nuovo governo ha capito che la crisi del settore aereo è una questione seria e così si sono attivati la cabina di regia del sottosegretario Enrico Letta e i vari ministri competenti, da Padoa-Schioppa a Bersani, a Bianchi, al sottosegretario al Tesoro Tononi con il quale mi sento tutti i giorni, cosa mai successa da quando lavoro per le aziende pubbliche. Insomma, se enti regolatori, aeroporti e governo faranno la loro parte, e noi ovviamente la nostra, e se miglioreranno le condizioni congiunturali, Alitalia ce la potrà fare".
E così finire nel carnet di qualche altra grande azienda europea, cancellando più di 50 anni di compagnia di bandiera? "Quando avremo ultimato l'opera di risanamento, riducendo ulteriormente i costi e aumentando i ricavi, saremo un'azienda pronta a valutare eventuali ipotesi di alleanza industriale. A decidere sarà l'azionista, ma secondo me il modello di partnership simile a quello che c'è tra Air France e Klm o Lufthansa e Swiss è quello che funzionerebbe meglio, perché rispetta le identità nazionali e i diritti delle singole compagnie che mantengono le loro sedi e il personale nei rispettivi paesi d'origine mentre la holding detiene le partecipazioni e pianifica le strategie complessive. Senza contare sinergie possibili in termini di network".
Un altro pezzo del sistema-Italia in viaggio verso lidi esteri dopo le banche e con autostrade e telefonia a rischio. Non crede che un grande Paese dovrebbe trovare entro i confini la soluzione ai propri problemi industriali? "Ribadisco che un'eventuale alleanza con partner esteri non deve essere vista negativamente se serve a creare valore, per l'azienda e per il paese. Nello specifico, considerando le dimensioni, il costo degli aerei e il recupero degli investimenti, opzioni legate a imprese italiane al momento non sembrano praticabili".
(14 settembre 2006)