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  1. #1
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    Predefinito Perchè lo Stato ripeto Stato non interviene?

    Le perizie confermano gli abusi. Video con la testimonianza della piccola Il racconto di Maria ai medici
    «Violentata all'orfanotrofio» La coppia di Genova non cede, avviata la richiesta di asilo

    GENOVA — «Se divento un angelo nessuno mi potrà più fare male e resterò per sempre con i miei genitori»: così ha detto Maria allo psicologo che la stava visitando. Certificati, esami medici, perizie, una raccolta di disegni terribili.

    Da questi documenti emerge la storia di Maria, la bimba di dieci anni che i genitori affidatari, Alessandro Giusto e Maria Grazia Bornacin, di Cogoleto, vicino a Genova, stanno nascondendo da venerdì scorso per impedire che torni in Bielorussia. La storia di Maria è tutta lì, in quei documenti che parlano di violenze e abusi subiti nell'orfanotrofio, documenti che la famiglia Giusto ha inviato alla questura di Genova per una richiesta di asilo «ovvero il soggiorno per motivi di protezione personale, umanitaria o comunque sanitaria». E' stato girato anche un video da un medico che ha visitato la piccola: lei ha raccontato di essere stata violentata da ragazzi più grandi, ospiti dell'orfanatrofio.

  2. #2
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  3. #3
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    Maria viene regolarmente in Italia dal 2003. Il primo certificato medico risale all'agosto del 2004. Parla di «ematomi contusivi multipli nella regione toracico- addominale e agli arti inferiori con lesione, sospetta ustione, in regione pubica».

    Alessandro e Maria Grazia si rivolgono a uno psicoterapeuta, Alberto Barbagelata. Maria è una «bambina di Chernobyl», ormai sono quasi trentamila i ragazzini che ogni anno trascorrono «vacanze terapeutiche» nel nostro paese. Sono seicento le richieste di adozione bloccate dal 2003 dalla Bielorussia. Nel marzo del 2005 lo psicoterapeuta valuta alcuni comportamenti di Maria: «Giocava con le bambole, ad una di esse aveva legato le mani dietro la schiena, le due bambole venivano unite come se si baciassero. Alla richiesta di spiegazioni raccontava che si trattava di un gioco che il ragazzo più grande dell'istituto dove viveva imponeva a lei e ad altre bambine quando le maestre non c'erano. Questo ragazzo le spogliava, le legava, le baciava e le morsicava su tutto il corpo».

    Alessandro e Maria Grazia decidono di aspettare, temono di scontrarsi con un potere più forte e di perdere la bambina. Ma la situazione precipita questa estate, quando Maria ha tentato, goffamente, di uccidersi. È raccontato nella richiesta di asilo: «Maria ha minacciato di bere tanta acqua salata senza farsi vedere da nessuno così sarebbe morta e avrebbe potuto stare per sempre con la sua famiglia». L'8 giugno a Varazze «si è gettata in mare...e non è più riemersa costringendo il bagnino a un salvataggio di emergenza. Riportata a riva è stata colta da una crisi isterica e piangendo ha cercato di rigettarsi in mare gridando "voglio morta qui! voglio morta qui, voglio stare sempre con mia mamma e mio papà"».

    Al suo arrivo in Italia, un'accompagnatrice aveva sequestrato a Maria alcune lamette, la bimba aveva spiegato di «averle rubate nella sala del medico dell'orfanotrofio per tagliarsi e fare uscire tanto sangue».

    I disegni che ingrossano il dossier rappresentano una bimba legata a una sedia, poi «una bimba spogliata e bruciata sulla pancia con un accendino». Maria disegna anche la sua tomba, vicino a quella del «nonno» materno.

    Per Alessandro e Maria Grazia è troppo. Quando il Tribunale dei minori di Genova dispone che la bambina ritorni in patria poiché le autorità bielorusse hanno fornito garanzie di assistenza e non ci sono più motivi legali per trattenerla, la nascondono.

    Ieri tutti i capigruppo della Regione Liguria hanno firmato un documento di «solidarietà» ai genitori affidatari e hanno chiesto l'intervento del presidente della Repubblica Napolitano. Intanto il procuratore capo Francesco Lalla ha dato disposizione alla polizia giudiziaria affinché ricerchi «attivamente» la bambina scomparsa.


    Erika Dellacasa

  4. #4
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    Aperta inchiesta in procura, ma il piccolo ritornerà in Bielorussia Scoperto altro bimbo bielorusso seviziato Un bambino di 11 anni affidato per le vacanze ad una famiglia alessandrina ha subito violenze nell'istituto che lo ospita in patria

    OVADA (ALESSANDRIA) - Si estende il caso dei bambini bielorussi, che, nel loro Paese, sarebbero sottoposti a maltrattamenti in orfanatrofio. Dopo quello della bambina seviziata, nascosta dai genitori italiani affidatari, una coppia di Genova, un altro bambino bielorusso, affidato per le vacanze estive a una famiglia di Ovada (Alessandria), ha infatti raccontato di violenze subite dai suoi compagni nell'istituto di Viljeika. Lo ha fatto con l'equipe multidisciplinare contro il maltrattamento e l'abuso sull'infanzia e adolescenza dell'Asl 22 di Novi Ligure (Alessandria), alla quale si erano rivolti i coniugi ovadesi avendo notato cambiamenti nel comportamento del ragazzino
    LA VICENDA - Ivan (il nome è di fantasia) ha 11 anni e dall'estate 2003 è periodicamente ospite di una coppia di Ovada, che, sottoposta alle procedure previste, è stata dichiarata idonea per le adozioni nazionali e internazionali. Un bambino solare e generoso, che l'anno scorso aveva anche seguito un corso di nuoto: «Poi quando siamo andati a trovarlo in Bielorussia - ha raccontato la donna di Ovada che lo ha ospitato - tendeva a isolarsi, diceva che tutti lo deridevano». Arrivato a Ovada a fine giugno scorso per il periodo estivo il bambino è apparso ancora più chiuso e emotivo. Al mare aveva paura di tutto, voleva stare sempre in camera. Alle ripetute richieste del perchè di questo cambiamento, il ragazzino ha mimato scene di violenza subite da suoi compagni in istituto. Racconto ripetuto a luglio agli operatori del servizio di neuropsichiatria di Novi, ai quali ha riferito anche i nomi di tre altri bambini, pure ospiti in Italia in estate, vittime di soprusi nella struttura di Viljeika. Maltrattamenti e violenze, di giorno e di notte, da parte dei ragazzi più grandi nei confronti di bambini e bambine.
    APERTA UN'INCHIESTA - Della vicenda sono stati informati la Procura di Alessandria, che ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per violenza sessuale aggravata, e quella dei minori di Torino. Dopo le assicurazioni del governo bielorusso che Ivan potrà essere seguito da medici e psicologi italiani, il bambino dovrebbe partire domani da Ovada per Roma, dove venerdì è fissato il volo per rientrare nel suo paese.
    13 settembre 2006

 

 

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