Alla vigilia del suo viaggio in Europa il primo ministro cinese Wen Jiabao ha spiegato che “la democrazia viene dopo la corsa alla ricchezza”.
Gli argomenti impiegati dalla leadership cinese per “rinviare” il processo democratico sono i soliti: la vastità del paese, il numero dei suoi abitanti e l’enorme distanza esistente tra il ricco e il povero. Ovviamente gli si potrebbe replicare che altri grandissimi paesi, a cominciare dall’India, hanno affrontato gli stessi problemi con il metodo democratico, ottenendo importanti successi.
I comunisti cinesi affermano che non ci si può permettere la democrazia perché ci sono profondissime disparità sociali, ma fingono di confondere la causa con l’effetto.
E’ proprio l’assenza di libertà fondamentali, a cominciare da quella di costituire liberi sindacati, che porta a una così iniqua distribuzione dei risultati dell’impetuosa crescita economica.
La democrazia è il meccanismo che consente ai conflitti di esprimersi pacificamente, trovando soluzioni sempre provvisorie nell’azione di gruppi dirigenti selezionati dalla volontà popolare.
Il partito unico cinese, invece, ritiene che i conflitti debbano essere soffocati da un’élite che conserva il proprio potere grazie al controllo della forza e che tenta di legittimarlo con i risultati economici, dal cui godimento resta esclusa una gran parte della popolazione.
Faceva così quando esprimeva obiettivi di egualitarismo assoluto, continua a farlo ora, mentre persegue quelli diametralmente opposti della corsa selettiva alla ricchezza.
Nella sua azione brutale per mantenere il monopolio del potere, non tollera alcuna attività che esuli dal suo controllo.
Così continua la persecuzione della chiesa cattolica che non accetta di sostituire la comunione con Roma a quella con il ministero dei Culti della Repubblica popolare.
Per questo si continuano ad abbattere le chiese che i fedeli costruiscono a proprie spese, con immensi sacrifici personali.
Anche la fede, evidentemente, ostacola la “corsa alla ricchezza” e per questo va repressa.
Ferrara su il Foglio del 7 settembre
saluti
Ora è Prodi che restituisce la visita: da buon cristiano fedele ed attivo chiederà di potersi recare in una chiesa cattolica per pregare il suo Dio?




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) e ne faranno ancora. Io aspetterei una ventina di anni prima di giudicare le condizioni dell'India.
