Voglio ricordarla con l'esempio di intemerata Italianità, da Lei datoci con la sua lettera-reportage pubblicata sul Corriere della Sera del 29 settembre 2001. Italianità scevra dai condizionamenti della faziosità generata dall'appartenza politica, faziosità che è tipica della pseudo-cultura repubblicana.
Ha osato coraggiosamente esprimere e testimoniare i suoi nobili sentimenti d'Italiana, senza temere le reazioni dei faziosi, da qualunque parte venissero, compresa quella della sua area politica.
La Rabbia e l’Orgoglio
“Sbaglia,” scrive Oriana Fallaci nella lettera idealmente diretta al Direttore del quotidiano, Ferruccio De Bortoli, “chi paragona l’ondata migratoria che s’è abbattuta sull’Italia e sull’Europa con l’ondata migratoria che si rovesciò sull’America nella seconda metà dell’Ottocento anzi verso la fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento”.
“No” -afferma con forza la Fallaci. “Non è affatto la stessa cosa. E non lo è per due motivi abbastanza semplici. Il primo è che nella seconda metà dell’Ottocento l’ondata migratoria in America non avvenne in maniera clandestina e per prepotenza di chi la effettuava.
Furono gli americani stessi a volerla, sollecitarla. E per un preciso atto del Congresso. «Venite, venite, ché abbiamo bisogno di voi. Se venite, vi si regala un bel pezzo di terra». Ci hanno fatto anche un film, gli americani.” Altra cosa è quello che sta accadendo in Italia “Ch’io sappia, in Italia non c’è mai stato un atto del Parlamento che invitasse anzi sollecitasse i nostri ospiti a lasciare i loro paesi. Venite-venite-ché-abbiamo-tanto-bisogno-di-voi, se-venite-vi-regaliamo-il-poderino-nel- Chianti.
Da noi ci sono venuti di propria iniziativa, coi maledetti gommoni e in barba ai finanzieri che cercavano di rimandarli indietro. Più che d’una emigrazione s’è trattato dunque d’una invasione condotta all’insegna della clandestinità. Una clandestinità che disturba perché non è mite e dolorosa. È arrogante e protetta dal cinismo dei politici che chiudono un occhio e magari tutti e due. Io non dimenticherò mai i comizi con cui l’anno scorso i clandestini riempiron le piazze d’Italia per ottenere i permessi di soggiorno. Quei volti distorti, cattivi. Quei pugni alzati, minacciosi. Quelle voci irose che mi riportavano alla Teheran di Khomeini. Non li dimenticherò mai perché mi sentivo offesa dalla loro prepotenza in casa mia, e perché mi sentivo beffata dai ministri che ci dicevano: «Vorremmo rimpatriarli ma non sappiamo dove si nascondono». Stronzi! In quelle piazze ve n’erano migliaia, e non si nascondevano affatto. Per rimpatriarli sarebbe bastato metterli in fila, prego-gentile-signore-s’accomodi, e accompagnarli ad un porto od aeroporto.”
Il secondo motivo che la Fallaci avanza è demografico e culturale.
“Per esporlo bastano un paio di elementi.
Uno: l’America è un continente. E nella seconda metà dell’Ottocento cioè quando il Congresso Americano dette il via all’immigrazione, questo continente era quasi spopolato. Il grosso della popolazione si condensava negli stati dell’Est ossia gli stati dalla parte dell’Atlantico, e nel Mid-West c’era ancora meno gente. La California era quasi vuota.
Beh, l’Italia non è un continente. È un paese molto piccolo e tutt’altro che spopolato.
Due: l’America è un paese assai giovane. Se pensi che la Guerra d’Indipendenza si svolse alla fine del 1700, ne deduci che ha appena duecento anni e capisci perché la sua identità culturale non è ancora ben definita.
L’Italia, al contrario, è un paese molto vecchio. La sua storia dura da almeno tremila anni. La sua identità culturale è quindi molto precisa e bando alle chiacchiere: non prescinde da una religione che si chiama religione cristiana e da una chiesa che si chiama Chiesa Cattolica.”
“Il problema culturale è prioritario: Sto dicendoti” scrive Oriana Fallaci “che noi italiani non siamo nelle condizioni degli americani: mosaico di gruppi etnici e religiosi, guazzabuglio di mille culture, nel medesimo tempo aperti ad ogni invasione e capaci di respingerla. Sto dicendoti che, proprio perché è definita da molti secoli e molto precisa, la nostra identità culturale non può sopportare un’ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell’altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri valori.”
Da:
http://www.italystl.com/misc/m01i98.htm




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