Di fronte alle attuali polemiche delle Repubbliche Islamiche e delle comunità Islamiche nel mondo contro il Santo Padre, e di fronte ai deliri espressi quest'oggi dal presidente dell'Iran alla conferenza a Cuba dei paesi non allineati a proposito dell'Islam considerata la "Religione perfetta", mi viene da sottoporre all'attenzione vostra e di tutti questo affresco quanto mai attuale.
Un imponente affresco dell’Inferno, dipinto secondo il gusto tardogotico seguendo i canoni della Divina Commedia. In un angolo c’è anche Maometto, con il supplizio che l’Alighieri gli ha inflitto: nel canto XXVIII lo colloca nella bolgia degli eretici. E’ un «seminator di scandalo e scisma» per avere diviso le religioni, condannato a essere squarciato dalla testa ai piedi. Lo attende per l’eternità una «dolente strada» lungo la quale le ferite si rimarginano, per tornare a venire inferte dalla spada di un demone. Quando agli inizi del 1400 Giovanni da Modena dipinse quest’opera nella Cappella Bolognini di San Petronio non poteva immaginare che su quella scena si sarebbero concentrate le attenzioni di Al Qaeda e dei fondamentalisti che vivono nel nostro Paese. In quegli anni il Papa e la cristianità stavano cercando invano di radunare le forze per una nuova crociata, nel tentativo di ostacolare l’espansione ottomana nei Balcani e salvare Costantinopoli. E l’immagine dantesca del supplizio di Maometto compariva spesso nelle miniature e nelle rappresentazioni murali del Giudizio universale. Era un altro mondo, dove le due religioni si confrontavano solo con le armi: un mondo che si sperava concluso con la battaglia di Lepanto.



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