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Discussione: Testimoni oggi

  1. #191
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    Predefinito 2007

    di Stefano Gennarini

    Vorrei presentarmi brevemente per far capire che cosa ha significato per me il Cammino neocatecumenale. Sono nato a Milano in una famiglia cattolica, mio padre era un giornalista che per molti anni ha diretto i programmi della televisione italiana. Dopo gli studi classici mi sono laureato in fisica teorica sulle particelle elementari. Poco dopo la pubblicazione della tesi, mentre lavoravo come ricercatore all’Università, sono entrato in una profonda crisi esistenziale: mi rendevo conto che la fede che i genitori mi avevano trasmesso aveva lasciato nel mio interiore un’impronta profonda della persona di Gesù Cristo, ma di fatto non mi bastava per vivere da cristiano.

    Avevo cioè l’intuizione profonda che essere cristiano significava amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze e amare il prossimo come se stessi; mi ritrovavo invece borghese, egoista, con tutte le gelosie che ci sono all’interno degli ambienti accademici. Aiutato da don Giuseppe Dossetti, amico di famiglia e mio direttore spirituale, ho lasciato la carriera universitaria e sono andato in Germania a studiare teologia.

    La teologia non mi bastava

    A Tubinga ho vissuto gli anni della contestazione del ‘68, il periodo in cui il prof. Küng esprimeva il suo dissenso dalla Chiesa cattolica. Il prof. Ratzinger divenne il punto di riferimento di un gruppo di cui facevo parte. Subito dopo la licenza in Nuovo Testamento con il prof. Schnackenburg, mentre preparavo il dottorato, mi attendeva una crisi ancora più profonda di quella in cui mi ero trovato dopo lo studio della fisica. Per grazia di Dio ero rimasto ortodosso da un punto di vista intellettuale, ma la mia vita non era appoggiata in Gesù Cristo. Avevo cercato con la teologia una fede più adulta, avevo trovato un’altra carriera universitaria. Quindi stava entrando in me come una frustrazione profonda e una sorta di risentimento nei confronti della Chiesa, come se non fosse riuscita a trasmettere la fede alla mia vita. In questa situazione ho incontrato la catechesi del Cammino neocatecumenale.

    Quando tornai a Roma per il Natale del ‘69, tutta la mia famiglia stava seguendo le catechesi condotte da Kiko Argüello e Carmen Hernandez – iniziatori del Cammino – con don Francesco Cuppini, nella parrocchia di S. Luigi Gonzaga.

    L’incontro con una vita nuova

    Ero molto scettico, diffidente, ma sono andato anch’io. E lì è stata la sorpresa, perché mi sono trovato di fronte a una predicazione che profetizzava sulla mia vita, la svelava; mi mostrava perché ero incapace di donarmi veramente a Dio e di fare la sua volontà: ero accerchiato dalla paura di perdere la mia vita, dalla paura della morte. Dice la lettera agli Ebrei che, «poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, Cristo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita» (Eb. 2, 14-15). C’è un nemico che tiene la nostra vita nella schiavitù, e questa schiavitù è la schiavitù del peccato, cioè il trovarsi chiusi nell’egoismo, l’incapacità di amare, di obbedire a Dio, di fare la sua volontà, di perdere la vita.

    Ma nello stesso tempo la predicazione mi annunciava che Cristo era venuto a rompere questo cerchio con la sua morte e resurrezione. In questa predicazione si ricomponeva il volto di Cristo che avevo conosciuto nella mia infanzia e adolescenza. Forse perché avevo sofferto molto in Germania con la teologia, ho detto “amen”, ho detto sì a che si realizzasse in me questa Parola.

    Così Dio ha cominciato ad agire nella mia vita: mi sono ritrovato in una comunità che non avevo scelto, fatta di persone diversissime per cultura, età, ceto, modo di pensare, ma che avevano tutte aderito a questa predicazione. Dopo circa due anni il Signore mi chiamò a mettermi al servizio del Vangelo come catechista itinerante del Cammino. Visti i frutti di conversione nella vita dei fratelli della mia comunità e la comunione che Dio creava tra persone così diverse, ho lasciato tutto e sono partito per evangelizzare lì dove i vescovi lo richiedevano: in Austria, in Germania, in Francia, in Cecoslovacchia; da 25 anni sono in Polonia, coordinando anche le équipes che lavorano nei paesi dell’ex Unione Sovietica.

    Come è nato il Cammino?

    È nato tra i poveri delle baracche di Madrid ai tempi del Vaticano II. Dio, attraverso due persone – un artista, Kiko Argüello, convertito dall’esistenzialismo ateo, e una missionaria, Carmen Hernandez, licenziata in chimica e teologia – che per vie diverse aveva portato a vivere tra i poveri, ha voluto donare alla Chiesa uno strumento di evangelizzazione per contribuire a quel rinnovamento che il Concilio auspicava.

    In questo ambiente poverissimo, in molti casi degradato, in cui qualunque linguaggio astratto cadeva nel vuoto, Kiko e Carmen si sono trovati a dover dare ragione della propria fede perché la gente lo chiedeva. Il Signore li ha aiutati a riscoprire una parola viva, un Kerygma che va direttamente alla vita. L’accoglienza dell’annuncio dell’amore gratuito di Dio da parte di queste persone piene di peccati, provocava un cambiamento di vita, creava la comunione; nasceva una comunità in cui si toccava con mano la potenza dello Spirito Santo. Nasceva un primo seme: l’annuncio del Kerygma, una liturgia viva in cui la Parola celebrata si attualizzava in modo diretto e sorprendente nella vita delle persone, e nella comunità.

    L’allora arcivescovo di Madrid, mons. Casimiro Morcillo, di ritorno dal Concilio, venne in contatto con quella piccola comunità delle baracche (composta da zingari, ladri, ex carcerati…) e ne rimase profondamente colpito. Fu lui che volle che questo seme fosse portato nelle parrocchie, raccomandando di farlo mettendo al centro il parroco. L’esperienza si diffuse in Madrid e in altre diocesi di Spagna. Nel 1968 furono invitati a Roma e, con una lettera dell’arcivescovo di Madrid per l’allora cardinal vicario Dell’Acqua, iniziarono il Cammino in alcune parrocchie. Da lì esso si diffuse poi in tutta la diocesi attraverso catechisti eletti dalle prime comunità, e in tante altre diocesi e Paesi, in tutti i continenti, mediante équipes di catechisti itineranti.

    Le parrocchie si rinnovano

    È nelle parrocchie che questo Cammino ha preso la forma di un itinerario «di formazione cattolica valida per la nostra società e per l’uomo di oggi»1. Qualcosa cambiava: l’annuncio veniva accolto, destava una grandissima risposta di gioia, nasceva la comunità.

    Ma tanti nostri parrocchiani non si conoscono. Siamo abituati a portare delle maschere per essere accettati, a crederci più buoni di quello che siamo, a ricoprirci delle nostre buone opere, ma non conosciamo veramente quello che c’è dentro di noi, la nostra realtà profonda. Quindi Kiko e Carmen si resero conto che non bastava l’annuncio del Kerygma, non bastava il tripode sperimentato nelle baracche – cioè Parola, liturgia e comunità – ma c’era bisogno di un itinerario per arrivare a una fede adulta, un cammino di kenosi, di discesa nella propria realtà per conoscersi e provare la potenza dell’amore gratuito di Dio. Toccare con mano che Cristo è veramente sceso con noi fino al fondo della nostra miseria e ci permette di riconoscere l’uomo vecchio che è in noi per dargli morte, con l’aiuto dello Spirito Santo, nelle acque del nostro Battesimo; e questo ogni giorno, come la Chiesa ci invita a fare nella Vigilia Pasquale.

    Era cioè necessario un cammino di riscoperta del Battesimo, che assomigliasse al catecumenato della Chiesa primitiva; che fosse cioè graduale, per tappe. Inoltre bisognava tener conto del fatto che la gente era già battezzata, quindi era necessario nutrire questa creatura nuova che si era come svegliata attraverso l’annuncio del Kerygma. Ora bisognava far crescere la grazia del Battesimo con l’alimento della Parola e dell’Eucarestia, e preparare un utero in cui il seme del Battesimo potesse svilupparsi fino ad arrivare a quella fede adulta che si richiede per adempiere la missione della Chiesa oggi.

    Ripristinare il catecumenato

    Il Cammino veniva così a configurarsi come un catecumenato post-battesimale vissuto in regime di piccole comunità.

    È stato decisivo il rapporto sia con le Congregazioni romane, sia con i Papi che ci hanno sostenuto e aiutato. Nel 1971-72, quando Kiko e Carmen ebbero il primo incontro con la Congregazione del Culto, ci fu una sorpresa da entrambe le parti. Kiko e Carmen vennero a sapere che la Chiesa, in conformità agli auspici del Vaticano II, stava per pubblicare l’Ordo Initiationis Christianae Adultorum che nel IV capitolo prevedeva la possibilità di adattare tale Ordo anche a persone già battezzate. E la sorpresa degli esperti della Congregazione fu di vedere che Dio aveva suscitato nella Chiesa una realtà che stava già mettendo in pratica tutto questo.

    Così nel 1974 questa Congregazione, dopo essersi adeguatamente documentata, pubblicò una nota in cui si dice che come dopo il concilio di Trento Dio ha dovuto suscitare dei carismi per portarlo a compimento, così succede oggi dopo il concilio Vaticano II.

    «Un modello eccellente di questo rinnovamento – dice la nota – si trova nelle “comunità neocatecumenali”... Le comunità hanno lo scopo di rendere visibile nella parrocchia il segno della Chiesa Missionaria, e si sforzano di aprire la strada all’evangelizzazione di coloro che hanno quasi abbandonato la vita cristiana. A questo fine i membri delle comunità cercano di vivere più intensamente la vita liturgica cristiana cominciando dalla nuova catechesi e dalla preparazione catecumenale, percorrendo cioè con un cammino spirituale tutte quelle fasi che nella Chiesa primitiva i catecumeni percorrevano prima di ricevere il sacramento del Battesimo. Poiché si tratta non di battezzandi ma di battezzati, la catechesi è la medesima ma i riti liturgici si adattano allo stato di cristiani battezzati, secondo le direttive già date dalla Congregazione per il Culto divino»2.

    Evangelizzare i lontani

    L’esperienza di più di 30 anni ha mostrato poi che il Cammino, come catecumenato post-battesimale, apre nelle parrocchie una pastorale missionaria per chiamare alla fede i lontani. Per far questo è necessario che nella parrocchia si dia la testimonianza di una fede adulta in una comunità che costituisca un sicuro punto di riferimento, come dice il Direttorio Generale della Catechesi.

    Oggi tanti cristiani tradizionali vivono la loro fede in una dimensione infantile, come dimostra il divorzio fra religione e vita. Per questo è necessario un processo di vera conversione, un cammino di crescita nella fede per arrivare a dare quei segni di cui parla Gesù Cristo nel Vangelo: l’amore nella dimensione della croce («Amatevi come io vi ho amato, in questo amore conosceranno che siete miei discepoli» cf Gv 13, 34-35), e il segno dell’unità («Siate uno, affiché il mondo creda che Dio mi ha inviato» cf Gv 17, 21).

    Per arrivare a dare questi segni c’è bisogno di una vita che ha vinto la morte. Per amare il nemico, per amare la moglie malata, per amare nella dimensione della croce c’è bisogno che questo dono fattoci nel Battesimo, questa creatura nuova, divenuti adulta. Per “essere uno” è necessario che siano abbattute tutte le barriere che ci dividono (età, cultura, ceto sociale), perché nella comunità appaia la Chiesa come Corpo del Risorto. E perché quest’amore e quest’unità sono un segno che può chiamare anche i lontani? Perché rendono presente la vittoria sulla morte, la resurrezione di Cristo. Perché io possa donare la mia vita per una persona che non mi piace, per una persona che non mi dà vita, è necessario che abbia in me la vita eterna, quella che ha vinto la morte. Possiamo dare testimonianza che grazie a questi segni è possibile trasmettere la fede ai figli (oggi così difficile!), e le comunità, man mano che i fratelli crescono nella fede, attirano tante altre persone e la rete si riempie.

    Un itinerario formativo

    Il Cammino neocatecumenale è offerto alla diocesi e alla parrocchia come un itinerario di formazione alla fede, un catecumenato post battesimale. Dove c’è una richiesta da parte del vescovo o di un parroco, un’équipe di catechisti composta da un presbitero e alcuni laici inizia le catechesi che aprono l’itinerario di formazione. Tutto il Cammino è basato su quel tripode già menzionato: Parola, Liturgia, Comunità, e si sviluppa in 4 fasi:

    Nella catechesi iniziale, che porta alla costituzione della comunità, è essenziale l’annuncio del Kerygma proclamato in varie forme. In questa fase si danno anche le chiavi ermeneutiche, cristologiche ed esistenziali perché la Parola celebrata possa farsi carne nella vita delle persone; si aiuta a scoprire il Mistero pasquale come centro dei sacramenti (Penitenza, Eucaristia). Dopo la costituzione della comunità, i catechisti se ne vanno e l’affidano alla cura pastorale del parroco. La comunità si riunirà due volte alla settimana, per celebrare la liturgia della Parola e l’Eucarestia della domenica il sabato sera, e una volta al mese, una domenica, per una convivenza (ritiro). I catechisti ritorneranno circa una volta l’anno, per incontrare la comunità e portare avanti le tappe del catecumenato post battesimale.

    Il pre-catecumenato è un tempo di kenosi per arrivare all’umiltà che è verità, per aiutare i fratelli a rinunciare agli idoli del mondo (soldi, sesso, potere…), per cominciare a capire il senso della croce nella loro storia, e porre Dio al centro della propria vita.

    Il catecumenato è un tempo di semplificazione interiore per arrivare ad abbandonarsi alla volontà di Dio. I fratelli sono aiutati in questo tempo dalle consegne: Preghiera dell’Ufficio, Credo, Padre nostro.

    Il tempo dell’elezione è la preparazione al solenne rinnovamento delle promesse battesimali durante la Veglia Pasquale, tempo di illuminazione e di gratitudine per l’opera di salvezza operata da Dio nella vita.

    Durante tutto il processo, che dura circa dieci anni, c’è un approfondimento graduale della conoscenza della Scrittura, della Tradizione, del Magistero della Chiesa, della vita morale e della vita di preghiera.

    I frutti dello Spirito

    Concludo con due citazioni del Papa che mettono in luce i frutti del Cammino:

    «Dopo oltre vent’anni di vita delle comunità, diffuse nei cinque continenti

    – tenendo conto della nuova vitalità che anima le parrocchie, dell’impulso missionario e dei frutti di conversione che sbocciano dall’impegno degli itineranti e, ultimamente, dall’opera delle famiglie che evangelizzano in zone scristianizzate d’Europa e del mondo intero;

    – in considerazione delle vocazioni, sorte da codesto Cammino, alla vita religiosa e al presbiterato, e della nascita di collegi diocesani di formazione al presbiterato per la nuova evangelizzazione, qual è il Redemptoris Mater di Roma;

    – avendo preso visione della documentazione da Lei presentata e accogliendo la richiesta rivoltami:

    riconosco il Cammino neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni»
    (Dalla Lettera : "Ogniqualvolta" , 1991 - Giovanni Paolo II)

    «Il vostro “Cammino”… viene attuato in piccole comunità nelle quali la “riflessione sulla parola di Dio e la partecipazione all’Eucaristia… formano cellule vive della Chiesa, rinnovano la vitalità della Parrocchia mediante cristiani maturi capaci di testimoniare la verità con una fede radicalmente vissuta”4. Tali comunità aiutano a sperimentare la Chiesa come Corpo di Cristo nel quale mediante i segni sacramentali, Dio estende la sua azione salvifica agli uomini di ogni generazione. Non è difficile pertanto constatare i frutti del Cammino Neocatecumenale: le famiglie riconciliate, aperte alla vita e grate alla Chiesa, si offrono per portare l’annuncio del Vangelo fino ai confini della terra. Io stesso ho avuto modo in altre occasioni di consegnare il Crocefisso a famiglie in partenza per le zone più povere e scristianizzate. Da queste stanno ora sorgendo moltissime vocazioni. Ragazze che abbracciano la vita religiosa e contemplativa; ragazzi incamminati verso il sacerdozio nei seminari locali ed in quelli diocesani missionari Redemptoris Mater sorti per venire in aiuto alle Chiese che, data la scarsità di clero, si trovano in grave difficoltà. Viene così ad attuarsi l’auspicio del Vaticano II: “Ricordiamo ai presbiteri che ad essi incombe la sollecitudine di tutte le chiese. A questo scopo potrà essere utile la creazione di seminari internazionali…” (PO 10). Vi esorto a restare sempre fedeli al carisma che Dio vi ha affidato per il bene dell’intera comunità ecclesiale, contribuendo con la vostra opera alla più profonda riscoperta dell’iniziazione cristiana degli adulti»5.

    Fino ad oggi il Cammino neocatecumenale si è diffuso in 900 diocesi di 104 nazioni, con 16.000 comunità. Il Papa ha inviato oltre 300 famiglie in 50 nazioni. 1500 seminaristi si stanno preparando in 43 seminari diocesani missionari Redemptoris Mater in diverse parti del mondo. Numerosissime anche le vocazioni alla vita religiosa maschile e femminile.(*)

    Stefano Gennarini

    (*) Ad oggi le famiglie in missione hanno superato il numero di 700, i Seminari diocesani Redemptoris Mater sono 64 con oltre 1100 presbiteri ordinati.

  2. #192
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    La Divina Misericordia, la devozione per la Madonna di Pompei, la conversione, i giovani e il mondo di oggi. Claudia Koll è serena, vuole testimoniarlo ai giovani del Meeting del primo maggio e anche a Korazym.org

    POMPEI - La Divina Misericordia, la devozione per la Madonna di Pompei, la conversione, i giovani e il mondo di oggi. Claudia Koll è serena, vuole testimoniarlo ai giovani del meeting e anche a Korazym.org. “Bisogna cercare la libertà nella verità”, dice. E ai giovani lontani dalla Chiesa, l’invito a seguire Cristo: “Vogliate un’altra gamba per camminare, per incontrare l’amore e il Signore, amare in maniera disinteressata e fare piccoli gesti d’amore gratuiti, non aspettandovi niente in cambio”.

    Salvatore Scolozzi intervista Claudia Koll (Foto di Alberto Gobbo).


    I giovani di Pompei si incontrano per riflettere su un ideale e una prospettiva comune. Qual è il messaggio di Claudia Koll?
    “Il messaggio che porto è quello della fiducia in Dio. Un Dio che è amore, che è infinitamente buono, dolcissimo. La vita acquista un senso diverso se lo si incontra. Quindi bisogna fare di tutto per conoscerlo. Se si conosce Gesù, lo si ama con forza e più lo si ama più lui si fa conoscere”.

    Tutti i giovani vivono in una società non sempre ospitale, piena di insidie. Molte volte però le difficoltà formano e aiutano ad arrivare a Dio...
    “Santa Faustina Kowalska, che ha ricevuto le rivelazioni da Gesù sulla Divina Misericordia, diceva che la sofferenza è una grazia. In effetti questo è successo anche a me. Io sono ritornata a Dio quando ero nella difficoltà. In quei momenti, cadono un po’ le nostre sicurezze, la nostra onnipotenza, si comprende che si è infinitamente deboli e desiderosi di colui che ci ha creati”.



    Salvatore Scolozzi intervista Claudia Koll (Foto di Alberto Gobbo).


    Siamo a Pompei, città mariana per eccellenza. Conosciamo il suo grande legame alla Madonna del Rosario…
    “Quando sono nata mia mamma è stata molto male e i medici non le avevano dato molte speranze. In questo momento di sconforto ha deciso di affidarmi alla Madonna. La mia famiglia era molto devota alla Madonna del Rosario e io fui affidata proprio alla Vergine di Pompei. Al Battesimo, mi fu dato il secondo nome di Maria Rosaria, in segno di riconoscenza. So che la Madonna mi è stata vicina fin dall’inizio e ha fatto in modo che io tornassi a Dio con tutto il cuore. Sicuramente è stata fondamentale la testimonianza di una nonna con la quale sono cresciuta, che credeva e aveva una grande devozione al rosario e alla Madonna di Pompei”.

    Un esempio importante...
    “È questa la grande testimonianza che offre una persona di famiglia che prega, che si rivolge al Signore con semplicità. Tutto ciò ha gettato il seme nella mia vita che, al momento opportuno, ha portato il suo frutto. Da piccola sono stata affidata a persone molto adulte, ho avuto grandi problemi in famiglia. La Madonna è sempre stato un punto di riferimento per me, una mamma ideale. Un giorno, tornata da scuola, dopo aver visto un film della Madonna di Fatima, Le ho chiesto di andare in cielo, perché non volevo vivere, volevo stare con lei. La Madonna non ha ascoltato, il Signore non mi ha preso con sé in cielo quando ero bambina, ma ha permesso che io mi allontanassi e mi perdessi. Dopodiché sono ritornata a lui con tutto il cuore”.



    (Foto di Alberto Gobbo).


    Nel tempo, ci sono stati altri segnali importanti?
    “In tutti questi anni in cui non ho frequentato la Chiesa, ho mantenuto una nostalgia di Maria, soprattutto di quello che è: purezza, bellezza, armonia, pace, dolcezza, maternità. È l’emblema di colei che ama incondizionatamente. Un giorno, quando ancora ero lontana, chiesi ad un sacerdote una foto della Madonna, perché mi mancava. Era un po’ questo filo rosso che mi legava a Lei, e il sacerdote mi portò un quadro della Madonna del Rosario. Inizialmente, proprio perché ero nel peccato e nelle tenebre, non capii che era una risposta del Signore e della Madonna stessa. Lo presi semplicemente con me ed oggi è ancora con me, a casa mia. Fu un sollievo averlo in camerino prima di andare in scena. Quando poi si è nella fede si cominciano a capire tutti i segnali di Dio in ogni piccola cosa, in ogni incontro, in ogni avvenimento della giornata. Il Signore non ci fa più sentire soli quando ci dona la fede”.

    La solitudine - una condizione percepita da tanti, soprattutto dai giovani - spesso va a sfociare nella voglia di cercare altro, qualcosa di più…
    “Questo è insito nel cuore dell’uomo. Anche nella Genesi l’uomo creato non era soddisfatto e aveva bisogno di una compagna a fianco, e quindi il Signore gliel’ha data. Credo che questo grido sia proprio nel cuore dell’uomo. Giovanni Paolo II diceva che quando i giovani cercano l’amore cercano Gesù Cristo. Io ho fatto esperienza di questo. Desideravo tanto l’amore, l’ho cercato per strade sbagliate, consumandolo: non riuscivo ad essere appagata da quello che incontravo. Oggi che ho incontrato Dio, è cresciuto in me un senso profondo di pace, un amore diverso, che mi appaga, che mi fa riposare, che mi svuota e poi mi riempie, per poi donarmi agli altri. Questo, poi, è il grido di Dio: ‘amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato’”.



    Salvatore Scolozzi intervista Claudia Koll,
    alla presenza della cagnolina "Più" (Foto di Alberto Gobbo).


    La sua è una splendida esperienza di conversione legata alla Divina Misericordia. Cosa direbbe ai tanti giovani che non sono presenti al meeting di Pompei, perché distanti dalla Chiesa o per presa di posizione?
    “Di cercare sempre la libertà nella verità. La libertà fine a sé stessa non basta, perché si rimane chiusi nel proprio egoismo, si soffre ad appagare i propri bisogni per dare gioia agli altri, per amarli e per donarci a loro. Bisogna cercare la verità, perché il Signore non sopporta la menzogna. Cominciate a fare una scelta profonda, a dire che non accettate questo mondo fatto di compromessi, di ipocrisie, dove nessuno si mostra veramente com’è. Dite che avete voglia di essere veri e sinceri. Vogliate un’altra gamba per camminare e per incontrare l’amore e il Signore, per amare in maniera disinteressata e fare piccoli gesti d’amore gratuiti, non aspettandovi niente in cambio. Piccoli gesti e piccoli fiori da presentare a Dio e poi il Signore si mostrerà, perché il Signore vuole farsi conoscere da tutti perché vuole essere amato da tutti”.



    (Foto di Alberto Gobbo).


    I giovani del meeting hanno inviato un SMS al papa. Cosa scriverebbe lei?
    “Grazie Santità! Grazie di esistere!”


    http://www.korazym.org/news1.asp?Id=22835

  3. #193
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    L’emergenza famiglia scuote l’Europa

    L'Italia è il terzo Paese nell'aumento di separazioni e divorzi (62%, dal 1990 al 2005)


    BRUXELLES, giovedì, 31 maggio 2007 (ZENIT.org).- In un rapporto dal titolo "Relazione sull'Evoluzione della Famiglia in Europa 2007", la Rete Europea dell'Istituto di Politica Familiare (IPF, http://www.ipfe.org) ha evidenziato come tra divorzi, aborti, calo delle nascite, invecchiamento e insufficienza di politiche di sostegno, la famiglia monogamica rischi di scomparire dal panorama continentale.

    Presentato il 9 maggio al Parlamento Europeo, nell'ambito della celebrazione della Giornata dell'Europa, il rapporto, elaborato da una équipe multidisciplinare di esperti in materia, ha raccolto e ordinato le statistiche e le informazioni fornite dai diversi organismi internazionali negli anni compresi tra il 1980 ed il 2005 (http://www.ipfe.org/Informe_Evolucio...UE27_2007.pdf).

    Il quadro che emerge è drammatico, tutti gli indicatori riguardanti popolazione, natalità, matrimoni, rottura delle famiglie e case, sono sostanzialmente peggiorati negli ultimi 25 anni e secondo Lola Velarde, Presidente della Rete Europea dell'IPF, "il panorama della famiglia in Europa si è aggravato in maniera preoccupante".

    Nonostante la crescita della popolazione di 33,8 milioni di unità, i matrimoni sono in enorme calo. Nei 27 Paesi dell’Ue tra il 1980 e il 2005 il numero dei matrimoni è sceso del 22,3%.

    L’età di matrimonio si è spostata sempre più avanti: la media europea vede gli uomini sposarsi a 30 anni e le donne a 28, con un ritardo di circa 4,5 anni rispetto alle medie del 1980.

    Cresce anche l’età media della prima maternità, che nella Ue è prossima ai 30 anni. La media si interseca tra la Polonia che registra l’età più basa per la prima maternità (27,9 anni) e la Spagna che registra la maternità più tardiva (30,9 anni).

    I matrimoni sono in calo e per nulla stabili. Negli ultimi 25 anni divorzi e separazioni sono cresciuti del 55%, fino ad una media di uno ogni 30 secondi.

    Dal 1990 al 2005 si contano13.753.000 fallimenti matrimoniali, con il coinvolgimento di 21 milioni di figli. Il record dei divorzi in Germania (quasi 380.000), seguita da Gran Bretagna e Francia.

    In termini percentuali di aumento di separazioni e divorzi, prima è la Spagna con un incremento del (183%), segue il Portogallo con l’89% e l’Italia 62%.

    Cresce il numero dei figli che nascono fuori dal matrimonio: i dati parlano di uno su tre. La percentuale dei bambini nati da genitori non sposati varia da un 55% in Svezia al 45% in Francia e al 14,9% in Italia fino al 4,9% della Grecia.

    Dal punto di visto demografico è altissima la frequenza del numero di aborti nei 27 Paesi che fanno parte dell’Unione Europea: uno ogni 25 secondi.

    Nel solo 2004 il numero di bambini e bambine abortiti nella Ue ha raggiunto la cifra di 1.235.517, pari a una media di 3,385 al giorno. Cifra ancora più preoccupante se si considera che sono state abortite il 19,4 % delle gravidanze, cioè un nascituro su cinque.

    Secondo il rapporto dell’IPF: “L’aborto è diventato la principale causa di mortalità in Europa, ben al di là delle altre cause di mortalità 'esterne' come suicidi, incidenti stradali, droga, alcolismo, Aids, come pure delle malattie”.

    Infatti, nel 2004 l’aborto ha fatto più vittime delle malattie di cuore (736.589) della malattie cardiovascolari (507.946) degli incidenti stradali (127.000) e dei suicidi (59.209).

    Un altro dato preoccupante è la modesta crescita demografica dell’Europa e l’invecchiamento relativo. Tra il 1994 e il 2006 la popolazione europea è cresciuta di 19 milioni di persone, di questi quasi 15 milioni – pari al 69% – sono immigrati. Se non ci sarà una svolta nelle politiche demografiche, il rapporto calcola che dal 2025 l’Europa comincerà lentamente a spopolarsi.

    Nello stesso tempo l’invecchiamento della popolazione procede rapidamente: nel 1980, in Europa, su 100 europei 22 avevano meno di 14 anni e 13 avevano superato i 65.

    Nel 2004 i minori di 14 anni e gli over 65 erano pari. Dal 2005, gli over 65 hanno cominciato a superare gli under 14. In questo contesto l’Italia ha il primato della più alta percentuale di anziani (19,4% della popolazione, uno su cinque), mentre L’Irlanda è il Paese con la più alta percentuale di giovani.

    L’ultima parte del rapporto dell’Ipf è invece dedicato alle risorse relativamente esigue destinate, dai vari Paesi della Ue, alle politiche familiari.

    Di media i Paesi europei destinano meno dell’8% delle spese sociali per le famiglie. Come politica familiare la Ue destina il 2,1% del Prodotto interno lordo alle politiche familiari.

    A questo proposito Lola Velarde, responsabile europea dell’Istituto, ha ribadito che la famiglia “svolge un ruolo chiave di ammortizzatore in particolare nei problemi della disoccupazione, delle malattie, della droga, dell’esclusione” ed è “il primo nucleo di solidarietà nelle nostre società e non solo come unità giuridica, sociale ed economica ma innanzitutto come unità di amore e solidarietà”.

  4. #194
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    "Bisogna fare Comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth che vivano nell'Umiltà , nella Semplicità e nella Lode , dove l'altro è CRISTO"
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    Predefinito I martini dei figlii della socierà rekativista

    Ho appreso volo oggi della notizia che i due coniugi uccisi a Simeri, Luigi De Marco e Maria Campisano, che vivevano a Catanzaro ma da alcuni mesi si erano trasferiti a Roma, erano "membri da molti anni del Cammino Neocatecumenale".

    Mi unisco alla preghiera per questi due fratelli, con quanti li conoscono e con tutti gli altri fratelli del Cammino e della Chiesa, perché siano gratificati della Vita eterna presso la Casa del Padre nostro.

  5. #195
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    Una grande festa!
    Ordinato il primo presbitero del Seminario Redemptoris Mater di Strasburgo.


    Il 10 giugno 2007 nella Cattedrale di Strasbourg alle ore 15.00 Jorge Marques, del nostro Collegio, è stato ordinato presbitero per la Diocesi d'Alsazia insieme ad altrei 5 diaconi del Grand Séminaire, dalle mani del nuovo Arcivescovo di Strasbourg, Mons. Grallet.

    Una festa grande avrà luogo presso il Seminario Redemptoris Mater venerdì 15 giugno alle ore 18,30. Tutti i fratelli sono invitati a partecipare alla festa della prima messa, seguita da una bella agape.

    Una breve presentazione del neo-sacerdote:

    Sono Jorge ho 36 anni, sono nato in Coimbra in Portogallo, quando avevo 10 anni con la mia famiglia ci siamo trasferiti in Francia dove ho fatto le scuole. Poi a 20 anni sono tornato da solo in Portogallo è lì ho incontrato il Cammino Neocatecumenale.

    Mi sono laureato in Biochimica e ho lavorato 4 anni in un laboratorio. Pur se pensavo al matrimonio e frequentavo una ragazza sentivo la necessità di un incontro più profondo con il Signore e Lui mi ha chiamato alla itineranza. Sono partito per il Costarica e poi nel sud del Porotgallo. In questo tempo in mezzo a continui combattimenti è maturata in me la vocazione al presbiterato. Così nel 2002 sono entrato nel seminario Collége International Redemptoris Mater de Strasbourg, dove ho terminato il Baccalaureato in Teologia e dopo un anno nel Grand Séminaire sono stato ordinato diacono per la diocesi di Strasbourg in vista del sacerdozio.
    Ora sono vicario nella parrocchia di San Michele a Wittelsheim a 110 km da Strasbourg. Oggi posso dire che sono grato al Signore per avermi portato nella Chiesa dove Lui mi ha guarito da tante ferite e per il dono che mi ha fatto di seguirlo come ministro della sua misericordia. Io ho tentato di scappare, ma Lui è stato più forte e alla fine il suo immenso amore ha prevalso.

    Posso solo ringraziarlo e vi chiedo di pregare per me perchè gli sia sempre fedele.


    Qualche informazione sul Collegio Internazionale diocesano Redemptoris Mater di Strasburgo

    Il Collegio Redemptoris Mater prepara dei giovani provenienti da diverse parti del mondo a divenire presbiteri diocesani missionari. La loro vocazione nasce e si rafforza nel Cammino Neocatecumenale.

    Esistendo già con il nome di Grand Séminaire il seminario, per evitare confusioni, il nostro si chiama Collegio Internazionale diocesano.

    Dal 1991 il primo gruppo di ragazzi abitò presso le famiglie fondando il primo germe del seminario. Mons. Brand oggi vescovo emerito aveva accettato di aprire un seminario diocesano missionario, riscontrando non poche difficoltà. A partire da allora soltanto quest'anno è stato ordinato diacono il primo dei nostri seminaristi che riceverà il sacramento dell'ordine il prossimo 10 giugno 2007. Fino ad oggi sono passati a Strasburgo 60 seminaristi tra i quali 18 sono divenuti presbiteri in altre diocesi, Spagna, Italia, Perù, Colombia, Mexico, Belgio, Venezuela e Stati Uniti. Attualmente altri 3 aspettano l'ordinazione in altre diocesi.

    Il seminario è stato eretto con un decreto d'erezione provvisorio, più volte rinnovato da Mons. Joseph Doré Arcivescovo di Strasbourg uscente. Con i seminaristi abitiamo in una vecchia casa che può ospitare tra i 12 e i 14 seminaristi in un quartiere vicino al centro, con una forte presenza di mussulmani, per lo più Turchi.

    Tutti i ragazzi, dopo aver frequentato un corso di lingua francese, accedono all'Università per i corsi di filosofia teologia. I nostri orari sono condizionati dall'Università, la sveglia è alle 6, alle 6.30 cantiamo le lodi e preghiamo con l'ufficio delle letture fino alle 7.15 o celebriamo la messa, poi dopo la colazione si va colazione e si va a scuola. Alle 12.45 si prega l'ora media e la sera si celebra la messa (se non c'è stata al mattino). Il giovedì pomeriggio si scruta la Parola in un contesto liturgico e seguito da un tempo di condivisione sulla Parola stessa. Il sabato si fanno le pulizie e diversi lavori, a fine mattinata ci possono essere corsi integrativi o degli incontri spirituali. Al pomeriggio si è liberi di fare sport. Alla sera il silenzio è alle 10.00. Tra il martedì e il mercoledì sera, partecipiamo tutti alle celebrazioni in comunità a Strasbourg e a Mhulouse (110 KM). La domenica i seminaristi servono la messa parrocchiale, poi pranzano presso le famiglie disponibili ad accoglierli e al rientro la sera si fanno i vespri solenni con l'adorazione del Santissimo.

    Collaborano con noi per i lavori in casa e la cucina 3 sorelle che offrono per gratitudine a Dio la loro vita per servirci. La presenza femminile discreta e generosa delle sorelle è molto importante per l'andamento della vita nel seminario, così come quella dei fratelli che ci offrono i loro servizi, sia per la piccola manutenzione e il giardino sia per la redazione del bilancio e della contabilità.

    Fonte: Sito del Seminario RM di Strasburgo

    Nella foto: Jorge Marques , primo presbitero ordinato proveniente dal RM di Strasburgo (Francia).

  6. #196
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    13/06/2007
    20000 neocatecumenali spagnoli riuniti a Madrid
    Incontro in preparazione del raduno dei giovani
    con Benedetto XVI a Loreto il prossimo Settembre



    (VERITAS) -Il Cammino Neocatecumenale ha celebrato il passato sabato 9 giugno un incontro vocazionale nel padiglione Madrid Arena come preparazione per la Giornata del papa con i giovani e che si terrà il mese prossimo di settembre nella città italiana di Loreto, così come per la Giornata Mondiale della Gioventù che avverrà a Sydney (Australia) l'estate del 2008. All'incontro hanno partecipato più di 20000 persone provenienti dalla Spagna e dal Portogallo
    Hanno presieduto l'incontro Presidieron l'Arcivescovo di Madrid, il Cardinale Antonio María Rouco Varela, l'Arcivescovo di Granada, monsignor Francisco Javier Martínez e il Vescovo di Cartagena Monsignor Juan Antonio Reig Plá.
    L'incontro si è svolto nella cornice di una celebrazione della Parola e una predicazione dell'iniziatore del Cammino Neocatecumenale Kiko Argüello, nella quale ha sottolineato, tra diversi temi, l'"importanza della difesa della famiglia cristiana di fronte all'attacco che subisce questa istituzione in tutta Europa". In questo senso Argüello ha parlato anche degli alti indici di divorzi esistenti in Spagna che "provocano gravi problemi ai bambini che soffrono per la separazione dei propri genitori; di fronte a questa situazione è fondamentale che i cristiani mostrino l'importanza della famiglia cristiana che salva il mondo".
    Argüello ha incoraggiato poi i giovani presenti a "dare testimonianza in tutti gli ambiti della società di quello che Cristo ha fatto nella sua vita".
    Al termine della predicazione, l'iniziatore di questo catecumenato per adulti, ha chiesto ai giovani che sentivano una chiamata di Dio alla vita sacerditale e consacrata di salire all'altare per ricevere la benedizione dei Vescovi. 150 giovani hanno risposto a questa chiamata per entrare a formarsi in un seminario e 130 ragazze per entrare in un convento di vita consacrata.

    Al concludere la benedizione delle nuove vocazioni, l'Arcivescovo di Madrid il cardinale Antonio María Rouco Varela, manifestava il suo entusiasmo per questi giovani che si mostravano disposti a servire Dio e la Chiesa e ha sottolineato che "ciascuno di noi è un frutto dell'amore di Dio". Inoltre ha invitato i giovani a "rendere grazie per questo incontro che aveva suscitato tante vocazioni per la vita sacerdotale e consacrata".
    Occorre anche mettere in risalto l'intervento dell'Arcivescovo di Granada Francisco Javier Martínez, che ha affermato "che non c'è promessa di felicità che possa offrire il mondo che si possa paragonare con quella che dona Cristo".
    Era presente anche in questo Incontro l'Arcivescovo di Cartagena, mons. Juan Antonio Reig Plá, che ha affermato che "questo che sta succedendo quì - riferendosi alle nuove vocazioni - è un avvenimento di Grazia".

    Nella foto: Il Card. Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid e Kiko Arguello iniziatore del Cammino Neocatecumenale.

    Tratto dal sito "I Segni dei Tempi"

    NOTIZIA ORIGINALE

  7. #197
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    mi dispiace, sei troppo agitato, e forse perchè non sai cogliere il senso delle cose? La vita ha un sapore meraviglioso ma ci vuole pace interiore per saperla gustare, tu hai scelto l'agitazione perciò ti scandalizzi e cerchi lo scandalo, ma ciò che è peggio è che ti ergi a giudice.

  8. #198
    ooooWAGLIONEoooo
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    Citazione Originariamente Scritto da solozero Visualizza Messaggio
    mi dispiace, sei troppo agitato, e forse perchè non sai cogliere il senso delle cose? La vita ha un sapore meraviglioso ma ci vuole pace interiore per saperla gustare, tu hai scelto l'agitazione perciò ti scandalizzi e cerchi lo scandalo, ma ciò che è peggio è che ti ergi a giudice.

    azz, io! Tsè..

    Che dire sarò stato contagiato dal virus della falsa professionalità di chi si erge a medico psichiatra.

    Cmq vai a fare lo ieratico da un'altra parte, con me non attacca.

  9. #199
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    da che ti stai difendendo ?
    azz, io! Tsè..

    Che dire sarò stato contagiato dal virus della falsa professionalità di chi si erge a medico psichiatra.

    Cmq vai a fare lo ieratico da un'altra parte, con me non attacca.

    cosa credi voglia attaccarti?
    Sei troppo sapiente, troppo, anzi troppo tanto.

    Ma non ti va proprio giù l'idea che qualcuno pensi a sottoloineare le cose belle della vita e che invece i problemi li affronti senza tanto scalpore?
    Semplicità, umiltà e lode.... è tripode di vita, mio caro sapientone.

  10. #200
    ooooWAGLIONEoooo
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    Citazione Originariamente Scritto da solozero Visualizza Messaggio
    da che ti stai difendendo ?



    cosa credi voglia attaccarti?
    Sei troppo sapiente, troppo, anzi troppo tanto.

    Ma non ti va proprio giù l'idea che qualcuno pensi a sottoloineare le cose belle della vita e che invece i problemi li affronti senza tanto scalpore?
    Semplicità, umiltà e lode.... è tripode di vita, mio caro sapientone.

    Te lo chiedo faternamente: stai scherzando?

 

 
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