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Discussione: Testimoni oggi

  1. #41
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    "Bisogna fare Comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth che vivano nell'Umiltà , nella Semplicità e nella Lode , dove l'altro è CRISTO"
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    Newark, un Seminario 'fondato' da una Santa(CAMINEO.INFO) - L'incredibile storia di un Redemptoris Mater nato per l'intercessione di Santa Francesca Cabrini.

    Dio ha benedetto veramente il Seminario fin dal primo inizio. Mentre si era alla ricerca di un luogo per la costruzione del nuovo seminario Redemptoris Mater di Newark, una grande quantità di benedizioni venne da Dio per l’intercessione di Madre Francesca Cabrini, la prima Santa naturalizzata americana. La casa fu fondata da Santa Francesca Saveria Cabrini dopo il suo arrivo negli Stati Uniti nel 1889. Era stata inviata da Papa Leone XIII per prendersi cura dei bisogni spirituali e fisici dei milioni di immigrati italiani che erano arrivati in America al termine del secolo.

    Santa Francesca Saveria Cabrini iniziò il suo lavoro missionario nel New Jersey nel 1898, quando aprì una scuola parrocchiale in Ferry Street a Newark, servendo i bambini della parrocchia di Nostra Signora del Monte Carmelo. Le insegnanti di questa scuola la informarono dei bisogni di moltissimi orfani che risiedevano in quella zona e così nel 1903 Madre Cabrini acquistò, facendo un debito, una proprietà in Passaic Avenue (che al tempo era compresa nel quartiere di Arlington), la cosiddetta Ludlow Mansion, che divenne l’ Asilo per orfani “Villa Saint Anthony’s”.


    Poi, nel 1912, fu ingrandito il dormitorio con lo scopo di ospitare 125 ragazze orfane. Nel 1913 si aggiunsero una Cappella e l’ampliamento della scuola esistente.

    Un giorno, nel 1930, verso il tramonto, le Sorelle di Madre Cabrini videro una croce infuocata all’esterno dell‘edificio : era il simbolo del Ku-Klux-Klan, una setta il cui obbiettivo era di distruggere le istituzioni Cattoliche e straniere. Un giorno dello stesso anno fu appiccato un incendio che distrusse l’Orfanatrofio di Saint Anthony. Fortunatamente mentre il fuoco si espandeva i ragazzi erano tutti messi in salvo.Nel 1931 un nuovo edificio era costruito sopra le rovine del precedente.

    L’istituzione rimase attiva fino alla fine degli anni ’80, quando la scuola fu chiusa e le Sorelle di Madre Cabrini misero in vendita la proprietà.

    Il resto è storia recente: nel 1990 i primi seminaristi del Redemptoris Mater entravano nel nuovo seminario.

    Il 29 Ottobre 1990, al termine della liturgia delle Lodi Mattutine, sua Eccellenza il Card.Theodore McCarrick, allora Arcivescovo di Newark, firmava il decreto che erigeva canonicamente il nuovo Seminario Redemptoris Mater di Newark. Questa firma giungeva dopo un periodo di nove mesi durante i quali, inizialmente, prima 18 e successivamente 52 seminaristi già vivevano negli States, ospitati presso le abitazioni di fratelli e sorelle delle Comunità neocatecumenali della zona circostante.

    Questi nove mesi, furono mesi di grazia assoluta perchè nonostante la totale precarietà ciascuno ha vissuto giorno dopo giorno affidandosi totalmente al Signore.

    Ogni giorno i seminaristi si trasferivano presso la parrocchia di Frà Vincent Resta, Arcidiocesi di New York, che generosamente dava loro ospitalità per le attività di studio e preghiera quotidiane.

    Allo stesso tempo tutti i seminaristi partecipavano alle liturgie delle Comunità neocatecumenali alle quali appartenevano i fratelli e le sorelle che li ospitavano nelle loro case, oltre alla partecipazione attiva alle attività di evangelizzazione portate avanti dalle comunità stesse.

    Anche dopo la donazione e la successiva apertura del nuovo seminario ,la precarietà e la dipendenza dalla Divina Provvidenza, hanno continuato a rappresentare un fatto essenziale della vita del seminario e questo viene considerato un elemento importantissimo nella formazione dei presbiteri missionari, quali sono quelli che vengono formati e ordinati presso i seminari Redemptoris Mater di tutto il mondo.

    A.S. - catechumenium.it

  2. #42
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    San Giovanni Battista a Perugia
    Una chiesa per la nuova evangelizzazione


    Presentiamo una descrizione della nuova chiesa recentemente inaugurata nel quartiere di Ferro di Cavallo a Perugia che racchiude la Corona Misterica realizzata questa estate da Kiko Arguello e dalla sua equipe di pittori.


    SAN GIOVANNI BATTISTA IN FERRO DI CAVALLO - PERUGIA

    La collocazione urbana

    E' una porzione di città in una zona ai margini dell'abitato, il complesso parrocchiale si articola attorno al sagrato che è luogo di distribuzione dinamica dei percorsi. I progettisti, Paolo Vinti e Alberto Porta, hanno scelto per l'aula ecclesiale una posizione ribassata nel terreno in pendio: ne è derivata una distribuzione raccolta e coerente dei diversi spazi.

    La strada scende seguendo il pendio della collina e curva definendo un'ansa. Qui si apre il luogo dell'incontro tra chiesa e città. Lo spazio del sagrato è luogo di riferimento, sito che completa il significato dell’edificio, momento ben presente della mediazione tra chiesa e città. Inquadrato dal campanile nella parte estrema, e dai varchi che immettono nei due chiostri laterali oltre che dall'ampio portale dell'aula liturgica, assume importanza baricentrica nel complesso parrocchiale.

    L' architettura

    L'aula liturgica è fortemente caratterizzata all'esterno: per la sua forma ottagonale, ben visibile grazie alla differenza di livello rispetto alla strada; per la lanterna (totalmente trasparente, specie di diamante che costituisce una preziosa manifestazione di centralità); per le pareti bianche del volume ottagonale, staccate tra loro da fenditure agli spigoli, ritmate da finestre verticali, definite in alto da un cornicione che si sporge in avanti, come in alcune chiese romaniche.
    Pur eminente, la chiesa non soverchia il complesso: le si giustappone con trasparente slancio il campanile. Ecco che è il "vuoto" del sagrato, con la sua silenziosa presenza che parla di eventi possibili, ciò che rende particolarmente significativo questo luogo. La somma degli edifici si risolve nella potenzialità espressa dalla piazza quale momento di passaggio e di ritrovo.
    La strada e il sagrato; il terreno in pendenza ha suggerito di porre la chiesa arretrata rispetto al sagrato. Ne deriva un percorso introduttivo scandito da soste e pause.
    La forma ottagonale, tipica del battistero, esalta la centralità, demarcata dalla croce sul pavimento.
    Vi si incontrano le tre tensioni fondamentali che vivono nell'ambiente: tra entrata e altare, tra battistero e cappella del tabernacolo e tra assemblea e lanterna. Da questo complesso intreccio centrale sembra dilatarsi lo spazio che trova il suo elemento di contenimento nella fascia che a mezza altezza lo avvolge perimetralmente. Qui è ospitata la Corona Misterica. I banchi disposti su sei lati attorno all'altare e l'andamento a "catino" del pavimento affermano la prossimità dell'assemblea.
    Il sagrato è definito dai varchi verso i due chiostri e caratterizzato dalle fasce pavimentali. Il portale e uno dei due chiostri. In coerenza con la dedicazione a S. Giovanni Battista, l'aula si rifà all'archetipo del battistero ottagonale.
    La posizione leggermente ribassata della chiesa è ricondotta alla dinamica "morte e resurrezione".
    Nella copertura la lanterna emerge come segno di centralità, vivificante di luce.

    La geometria e l'acustica

    Già in fase progettuale è stato affrontato il problema della risposta acustica dell'edificio. Una tipica difficoltà che si riscontra negli ambienti di grandi dimensioni a pianta centrale, è infatti quella della qualità della percezione acustica, dovuta alle riflessioni omnidirezionali dell'onda sonora. In fase di progetto quindi si è cercato di rendere possibile l'attuazione di un sistema in grado di assorbire o "frammentare" l'onda sonora incidente sull'involucro.
    Tali funzioni sono state affidate alla frastagliata orditura lignea della copertura, e ai pannelli che costituiscono la fascia perimetrale per l'iconografia. La prima, l'orditura lignea, è studiata in modo tale da "rompere" il suono.

    In fase di direzione lavori si è poi passati a una verifica più puntuale sulla risposta acustica dell'ambiente. Sono stati effettuati rilievi fonometrici e simulazioni tramite software dedicati, dai quali è emerso che il problema maggiore dell'ambiente era quello di un eccessivo fenomeno di riverbero che si produceva in particolare intorno alla frequenza tipica del "parlato", creando alcune zone in cui la percezione della voce umana risultava confusa, al contrario della musica, per la quale l'ambiente risultava invece ideale. Tali considerazioni hanno portato a elaborare una soluzione che ha consentito di eliminare completamente il riverbero, posizionando un diffusore acustico per ciascun angolo dell'ottagono e uno al centro di ogni lato, al di sotto del ballatoio.

    I secondi, i pannelli, sono stati studiati in funzione fonoassorbente. I pannelli che, ancorati a una struttura leggera in acciaio, delimitano anche un ballatoio di servizio, vanno a formare un'intercapedine di circa un metro di larghezza che funziona da gabbia acustica. Si tratta infatti di pannelli in fibra di legno mineralizzato (Eracustic) che assicurano elevate prestazioni fonoassorbenti. Tale soluzione, oltre ad occultare completamente la fonte sonora, produce un suono avvolgente, con una percezione acustica omogenea ed estremamente chiara in ogni punto dell'aula liturgica.
    L'acustica delle chiese è particolarmente complessa. A differenza di quel che avviene in un teatro per esempio, nell'aula celebrativa la fonte sonora non è individuabile in un solo luogo. Oltre al sacerdote che parla dall'altare o dal pulpito, occorre tenere in conto l'assemblea che risponde e il coro che canta da posizioni diverse.

    I dipinti della Corona Misterica

    Nella fascia intermedia tra lo spazio assembleare-celebrativo e la cupola ottagonale sono ospitati i quattordici dipinti che in forma iconostatica presentano i momenti della vita di Cristo che fissano il contenuto della Fede cristiana.
    Su di essi, in alto nel presbiterio, domina la figura del Cristo Pantocratore con in mano il libro aperto che annuncia la radice esistenziale del messaggio cristiano “Amate i vostri nemici,vengo presto” (Lc 6,27 – Ap 22,20).
    Sul lato opposto, sopra l’ingresso della chiesa, è posizionato l’organo restaurato affiancato dalle icone dei Santi Pietro e Paolo , Istituzione e Carisma che guardano costantemente a Cristo, Capo e guida della Chiesa terrena e celeste.

    La tecnica utilizzata per realizzare i dipinti ha ripercorso modalità consolidate: le pareti sono state preparate con uno stucco romano, per dare le colorazioni sono stati utilizzati diversi pigmenti naturali minerali con l’aggiunta di olio di lino, diluito con trementina. Gli ossidi, così diluiti, penetrano lo stucco diventando un unico corpo. L’ effetto che si crea è quello di colori accesi, brillanti e che dureranno a lungo nel tempo. Gli sfondi sono fatti con pani d’oro, oro simbolo
    della divinità.
    In questi dipinti, il fondo dorato e la prospettiva invertita ( il punto di fuga non è all’interno della rappresentazione, come avveniva nel Rinascimento, ma è fuori dal dipinto, cioè nello spettatore che osserva , caratteristica questa propria dell’iconografia orientale) fanno di queste immagini un annuncio kerigmatico. La rappresentazione della fede nell’arte deve sempre essere un riflesso dell’anima, un annuncio del Cielo. I dipinti sono la “buona notizia” che si attualizza proprio mentre lì si sta osservando, in maniera analoga di come si attualizzano i sacramenti che rendono presente l’atto salvifico di Cristo, proponendolo come salvezza oggi e sempre.
    Per realizzare queste pitture si è seguito il canone ortodosso dei grandi misteri cristiani, sia nella loro composizione che nei colori. Con l’intento di recuperare il grande valore delle immagini nella loro funzione di comunicazione del messaggio (sulle tracce delle modalità medievali della comunicazione del mistero cristiano mediante l’utilizzo delle “Biblie pauperorum”, scarne di scritti e ricche di immagini), si è data particolare attenzione all’accostamento dei colori. Si è così sviluppato il concetto di “complementarietà” delle tinte partendo dalla suddivisione basilare dei colori in “caldi” (rosso, giallo…) e “freddi” (blu,verde….) perseguendo la finalità, tutt’altro che secondaria, di imprimere in colui che guarda la percezione del vero, del buono e del bello.
    In particolare la bellezza ( “che è Cristo” secondo la nota definizione di Dostojewskij) è in stretta relazione con il piacere, cioè con una emozione positiva che attrae verso l’oggetto bello. E questa è l’emozione che queste icone vogliono suscitare nell’animo di coloro che le guardano : la nostalgia e il desiderio di Dio che è “la bellezza che salva il mondo”, sempre secondo Dostojewskij.
    Seguendo, soprattutto, gli insegnamenti del grande Andrej Rublev (Russia,1360-1430 canonizzato dalla Chiesa Russa nel 1988), si è cercato di dare un’espressione moderna dell’arte, partendo dall’Impressionismo fino ad oggi, soprattutto Matisse (Francia 1869-1954), Braque (Francia,1882 – 1963) e accenni di Kandinsky (Russia, 1866 – 1944). Il recupero del canone orientale (che fissa nell’arte sacra il carattere teologico-sacramentale in contrapposizione a quello devozionistico-sentimentale espresso dall’arte dal fine ‘400 in poi nell’Occidente cristiano) vuole anche creare l’occasione per aprire un ponte, un dialogo, tra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa che ha come obbiettivo il ritorno alla piena comunione delle due principali confessioni cristiane.

    Alcuni dati della costruzione

    Superficie totale: 2500 mq
    Chiesa e cappella: 750 mq
    Sagrato pavimentato: 600 mq

    Fonti : http://www.dibaio.com/home.htm per l’edificio e
    dalla presentazione della Corona Misterica di Kiko Arguello , 27 Settembre 2006 per i dipinti.

    Foto: StudioVinti.it , DiBaio.com, A.S. – catechumenium.it

    In alto : Interno della chiesa.




    Foto: Il Cristo Pantocrator che domina il presbiterio e la Corona Misterica.

  3. #43
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    Siamo certi che la fede viene dalla predicazione ed é solo opera dello Spirito Santo.
    Se il Signore non apre il cuore dell'uomo, a nulla vale che ci sia un bravissimo predicatore o che vi siano testimoni credibili. Se il cuore é chiuso e non interviene la forza dello Spirito Santo, non si converte nessuno! Il Signore poi si serve spesso degli ultimi, perché risalti maggiormente e senza ombra di dubbio che a Lui solo va la gloria: noi siamo solo poveri uomini che magari si mettono a disposizione per l'evangelizzazione, ma che senza il suo aiuto non saremmo capaci nemmeno di dire una parola. Dico questo per sgomberare il campo da eventuali tentativi di vanto
    o di esternazione di bravura. Il Kerygma, l'Annuncio della Buona Novella, e che cioè Cristo non é rimasto morto sulla Croce ma Dio lo ha risuscitato e lo ha reso Kyrios, Signore su ogni cosa, con potere, e questo ha fatto sì che anche noi potessimo essere liberati dalla paura della morte per vivere da liberi, figli di Dio, questa Buona Notizia, ha il potere di cambiare la nostra vita, di renderla felice e splendente pur nelle prove che non mancheranno, di dare un sapore buono a tutto quello che facciamo, bello o meno bello, lavoro o svago, casa o Chiesa. Tutto ha un sapore di eterno ed é intriso di speranza che per noi cristiani é certezza di gioia infinita.
    Quando togliamo dalla nostra vita la speranza, siamo destinati a morire prima nel nostro essere, poi nel corpo.
    Che ne sarà di noi, se siamo senza Dio, quando il nostro corpo sarà vecchio e malandato e nessuno lo guarderà né lo desidererà più?
    Che ne sarà di noi quando il ciclo della vita ci emarginerà perché siamo vecchi e non serviamo più, anzi, magari siamo anche di peso?
    Che ne sarà delle nostre ricchezze quando non potremmo più farne uso?
    Ma guardiamo coloro che hanno fede in Dio: pur nella vecchiaia sono belli, ma proprio belli, anche fisicamente: il loro volto irradia serenità e gioia, il loro cuore é pieno di speranza!
    Ma guardiamo coloro che mettono al centro della loro vita Cristo: anche se cadono in miseria economica, non ne vengono scalfiti: hanno fiducia in Dio e nel disegno che sta facendo con loro. Ma guardiamo gli anziani cristiani: non ha importanza l'età e gli acciacchi perché questo non impedisce loro di offrirsi, di pregare, di soffrire con gioia sapendo che la fine terrena non é la fine, ma l'inizio, e non vedono l'ora di incontrarsi definitivamente con il Signore!
    Se togliamo Dio dal nostro cuore, prima o poi faremo i conti con colui che usa della nostra vita per distruggere e per distruggerci.
    Ce la strapperà assieme all'ultima briciola di speranza.
    Se togliamo Dio dalla nostra vita, saremo attratti e compiremo le cose più abominevoli, convinti che ciò sia bene!
    Se mettiamo Dio nella nostra vita, nulla ci potrà abbattere, nemmeno la morte fisica.
    Dio é tutto, con Lui non c'é alcuna paura!
    Grazie
    Eugenio M.

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  4. #44
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    Un Vescovo, i suoi ricordi, le sue speranze
    Fra queste il Seminario RM di Kaohsiung - Taiwan


    Colgo volentieri questa occasione per farvi partecipi di alcuni dei miei più segreti pensieri a riguardo del futuro della Chiesa in Cina.

    Sono nato nella provincia dell'Hopei il 2 dicembre del 1923 da una famiglia cattolica da due generazioni. La mia giovinezza coincise con un periodo burrascoso per tutto il mio paese: l'affermarsi del comunismo su tutta la Cina. Anche nella mia provincia le conseguenze della guerra civile che portò i comunisti al potere, furono molto pesanti.
    Lasciai la mia famiglia e la mia terra all'età di 25 anni per completare gli studi nella Compagnia di Gesù nelle Filippine. Nel 1955 fui ordinato presbitero in Baguio (Filippine) e dal 1980 sono vescovo a Taiwan, prima ad Hualian e poi da sette anni a Kaohsiung.

    Nel Concistoro del 1998 il Santo Padre Giovanni Paolo II mi ha nominato Cardinale, sono così il quinto cardinale cinese della storia. Come figlio della terra cinese, e come vescovo per i cinesi, sento una sollecitudine ed un obbligo particolare per il futuro della Chiesa in Cina.
    Nella Cina Continentale, sebbene perseguitati per più di quarant'anni e spesso in maniera feroce, la maggior parte dei cristiani rimane salda nella fede.
    In base alle più recenti informazioni oggi si ritiene che i dati rilasciati nel 1949, di un totale di 3 milioni e mezzo di cattolici, debbano essere moltiplicati per tre, per un totale di 10 - 12 milioni e forse più, in tutta la Cina Continentale.
    Attualmente ci sono solo 700 sacerdoti che si dedicano alla cura pastorale di 10 - 12 milioni di cattolici e allo stesso tempo sono impegnati nella evangelizzazione del rimanente miliardo e 100 milioni di non cristiani. La maggior parte di questi sacerdoti ha passato la settantina e anche l'ottantina.
    A questi anziani sacerdoti dobbiamo aggiungere qualche centinaio di giovani formatisi negli ultimi anni con molti condizionamenti da parte del Governo Comunista.
    A Taiwan abbiamo sei diocesi con un totale di circa 300.000 cattolici. Anche a Taiwan la mancanza di sacerdoti è un problema serio, degli attuali 710 presbiteri, circa 400 hanno raggiunto la settantina, l'ottantina e anche la novantina d'anni. Solo 90 di loro hanno meno di 60 anni.
    A tutto questo va aggiunto il numero dei cinesi d'oltremare, che vive nella Diaspora, stimati intorno ai 35 milioni. La maggior parte di essi preferisce usare la lingua cinese nella liturgia. Per questo hanno bisogno di sacerdoti cinesi o di missionari stranieri che possano parlare la loro lingua.

    In queste tre aree le situazioni politiche e sociali sono molto differenti, come differenti sono i loro bisogni. Ma c'è un comune problema, quello della scarsità di presbiteri e missionari.
    Evangelizzare la Cina del postcomunismo e il suo miliardo e cento milioni di persone costituisce la grande sfida della missione del terzo millennio. È un compito difficile, ma non impossibile, con l'aiuto di Dio. Anche le più recenti notizie confermano l'urgenza di preparare presbiteri per l'evangelizzazione fra i cinesi. Da più parti ci giungono appelli per un aiuto nei Seminari: ci chiedono presbiteri come formatori ed insegnanti.
    Il Santo Padre, in preparazione al Terzo Millennio, convocando il Sinodo dell'Asia ha scritto: "Il grande continente dell'Asia è a un crocevia spirituale: la Chiesa non può che confermare la sua missione: ANNUNCIARE GESÙ CRISTO. Proprio come nel primo millennio la Croce fu piantata sul suolo dell'Europa, e nel secondo su quello delle Americhe e dell'Africa, preghiamo che nel terzo millennio cristiano una grande messe di fede si raccolga in questo vasto e vitale continente dell'Asia".

    Un mio sogno, a lungo accarezzato è stato quello di aprire un Seminario missionario orientato in special modo alla Cina ed al popolo cinese di Taiwan e della Diaspora.
    Per avere santi missionari, ben preparati nella vita spirituale, negli studi accademici, ho aperto il Seminario Diocesano Missionario REDEMPTORIS MATER di Kaohsiung.
    Per il primo gruppo di 12 giovani, arrivati nel dicembre del 1992, e gli attuali 20, abbiamo trovato un rifugio temporaneo presso i locali della parrocchia di Chishan. Siamo ancora alla ricerca di un terreno conveniente su cui costruire il nostro nuovo Seminario Missionario Redemptoris Mater San Francesco Saverio.
    Quest'anno con grande gioia e rinnovata speranza ho consacrato i primi due presbiteri, Don Pietro Murrali e Don Pedro Guardiola.
    Con l'aiuto di Dio, la nostra umile cooperazione, sorretta dalla preghiera, questo difficile compito della evangelizzazione fra i cinesi diventerà una vera missione.

    Mettiamo questo sogno e questo progetto nelle mani della Madre del Redentore, "Regina della Cina", Colei che ha protetto i cristiani Cinesi durante molte difficili tribolazioni e nelle persecuzioni più dure. Ella aiuterà anche noi nella realizzazione di questo progetto, nella maniera che più piacerà al suo Figlio Gesù Cristo. Questa è la nostra preghiera e la nostra speranza.

    + Card. Paul Shan - Vescovo di Kaohsiung


    Nella foto in alto:Mons. P.Shan


    Nela foto: la yeshivà del seminario RM di Kaohsiung

  5. #45
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    Israele 2000 , ricordi di un grande pellegrinaggio
    Al seguito di Giovanni Paolo II nella terra di Gesù Cristo


    "Kiko Argüello, Carmen Hernandez e P. Mario Pezzi, responsabili del Cammino Neocatecumenale e promotori del progetto Domus Galilaeae, assieme agli architetti che hanno collaborato alla costruzione lo aspettavano; il S. Padre non ha nascosto gesti di affetto nei riguardi degli iniziatori del Cammino e ha sigillato l'incontro con queste parole: “Il Signore vi stava aspettando su questo Monte”. Dopo la presentazione dell’Assemblea da parte di Kiko Arguello, il Santo Padre ha benedetto il Santuario della Parola. Giovanni Paolo II dava l’impressione di trovarsi realmente nella Sua casa, fino al punto che sembrava non voler più andar via."
    24 MARZO 2000

    Tratto dal sito della Domus Galilaeae

    Furono giorni memorabili , vissuti alla ricerca delle orme del Signore nella Terra che lo vide nascere, crescere, operare miracoli , annunciare la Buona Notizia , venire percosso e oltraggiato , condannato e poi crocefisso . La terra che lo accolse morto e lo vide Risorto e ora Re dei secoli in eterno!.
    Giorni vissuti al seguito di Giovanni Paolo II , nel suo straordinario pellegrinaggio alle fonti della Fede.
    Giorni che lo videro circondato dall'amore e dalla preghiera di tantissimi fratelli , giovani e meno giovani, che lo poterono incontrare sul Monte delle Beatitudini e ascoltare la sua parola. Fratelli che proseguirono l'incontro con Kiko , Carmen e Padre Mario fino a sera inoltrata , sotto un vero e proprio diluvio , senza scoraggiarsi per la stanchezza e le moltissime prove nei disagi patiti. Fratelli e sorelle che risposero in massa alla chiamata vocazionale , là dove Dio aveva posto la sua tenda e li attendeva.

    All'avvicinarsi di quei giorni e dell'ormai prossimo primo anniversario della nascita al Cielo di Giovanni Paolo II , catechumenium.it vuole mettere a disposizione di tutti quelli che lo desiderano una testimonianza dei legami di amore e fedeltà che hanno contraddistinto il rapporto tra il Cammino neocatecumenale e questo grande Papa.



    Panoramica dell'area


    44.000 giovani del Cammino presenti


    Panoramica della Tenda


    Nubi nere all'orizzonte....


    Il Santo Padre presiede l'incontro


    Il Santo Padre durante l'omelia


    Kiko presenta le comunità

  6. #46
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    Il Santo Padre domenica scorsa ha ribadito che servono famiglie disposte ad andare controcorrente, testimoni di Cristo fino agli estremi confini della terra, missionari dell'Amore e della vita, che non si lascino travolgere dalle moderne correnti culturali ispirate all’edonismo e al relativismo, e siano pronte piuttosto a compiere con generosa dedizione la loro missione nella Chiesa e nella società. Quando il Papa parlava, noi (io e mia moglie) eravamo in Convivenza con i nostri fratelli che condividono la nostra esperienza di cammino neocatecumenale e non abbiamo sentito quelle parole, ma proprio in quel momento veniva chiesto a tutti se ci fossero famiglie disposte a lasciare tutto e ad andare a testimoniare con i propri figli l'Amore di Dio nei luoghi dove di Dio non c'é traccia assoluta, nei luoghi dove Dio é rifiutato e disconosciuto.
    Sapete del nostro desiderio in questo senso, se Dio ci chiama, ormai da molti anni. Anche domenica una forza ben definita nel nostro cuore ci aveva infervorati e abbiamo detto il nostro SI, dandoci disponibili.
    Nella forma un po' inusuale, perché in effetti per una non chiara interpretazione della domanda non ci siamo alzati davanti a tutti, ma poi siamo andati a dare la nostra disponibilità al catechista, che ne ha preso nota. Erano due giorni che questa ansia, questo desiderio, ci spaccava il cuore da una parte, e il demonio dall'altra ci metteva di fronte tutti i problemi, le paure, i timori, i nostri peccati...poi ci siamo alzati di notte a pregare, abbiamo pregato incessantemente anche per tutta l'Eucaristia che ha preceduto la chiamata, chiedendo anche a Santa Teresina che ci illuminasse e ci desse la forza per fare ciò che il Signore voleva da noi. Non ci siamo alzati, vedendo in questo veramente un Amore da parte di Santa Teresina, così nessuno ci ha applauditi, ma il nostro cuore scoppiava e così poi siamo andati noi ad offrirci, senza che nessuno sapesse nulla. Una pace, una gioia, una commozione fino alle lacrime ha pervaso il nostro cuore.
    Veramente, ma veramente quando il Signore tocca il cuore,
    non puoi fare a meno di rispondere SI. Partiremo? Non partiremo? Non si sa, noi siamo a disposizione. Il terreno e il modo per testimoniare Cristo con la nostra vita, non manca neppure qui dove viviamo. Ma la gioia nel vedere come il Signore mette nel cuore dell'uomo il desiderio di Amare, nonostante i peccati e l'indegnità, anzi proprio facendogli vedere che a Lui queste cose non interessano, ma interessa il cuore e ciò che in esso pulsa, non ce la toglierà nessuno. Questo SI, come gli altri che abbiamo dato nella nostra vita, pur tra mille paure e timori, sarà una pietra miliare: quel giorno ho visto che il demonio non fa paura e che Dio può far nascere Amore anche da un cuore indurito come il nostro.


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  7. #47
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    Il Papa propone ai giovani di essere i nuovi missionari delle città

    Nel rivolgersi ai ragazzi che hanno concluso a Roma la missione “Gesù al Centro”


    CITTÀ DEL VATICANO, domenica, 8 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha proposto questa domenica ai giovani di convertirsi in nuovi missionari pronti a percorrere le vie delle città.

    Il Papa ha rivolto la sua esortazione nel salutare i 350 giovani “missionari” che hanno appena terminato la terza edizione della missione “Gesù al Centro”, tenutasi dal 28 settembre all’8 ottobre per le strade del centro storico di Roma.

    “Cari amici, mi congratulo per il vostro gioioso impegno di annunciare il Vangelo per le strade e nelle piazze, nelle scuole e negli ospedali, come pure nei luoghi di svago dei giovani romani”, ha riconosciuto il Santo Padre.

    “Vi incoraggio a mantenere questo stile missionario nella vita di tutti i giorni, approfittando sempre delle iniziative formative diocesane”, ha aggiunto, rivolgendosi ai ragazzi presenti in piazza San Pietro per la preghiera dell'Angelus.

    Nel contesto della missione, sono stati organizzati incontri di preghiera e adorazione eucaristica in alcune delle chiese di Roma, la Via Crucis da San Giovanni in Laterano a Santa Croce in Gerusalemme, diverse visite nelle scuole cattoliche e pubbliche così come negli ospedali, spettacoli di animazione di strada e l’allestimento di una “Tenda dell’incontro”.

    Inoltre, ogni giorno è stato aperto un “Villaggio dello sport” con possibilità di partecipare a mini tornei di calcetto e pallavolo.

    Non sono mancati momenti di festa e testimonianza, come il concerto di apertura della missione tenutosi a Piazza Navona, nella notte del 30 settembre.

    Dopo la prima edizione di questa missione, è nata a Roma una “Scuola di evangelizzazione diocesana” aperta a ragazzi dai 18 ai 35 anni, e dedicata alla preghiera profonda e all’ascolto della Parola di Dio, che prevedeva anche una sorta di “tirocinio di evangelizzazione” nel territorio delle proprie parrocchie, o in altre zone di Roma.

    L’avvenimento è stato organizzato dal servizio diocesano per la pastorale giovanile del Vicariato di Roma e dal Pontificio Seminario Romano Maggiore, in collaborazione con alcune parrocchie, associazioni e movimenti presenti sul territorio della diocesi

  8. #48
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    Predicatore del Papa: è possibile far sì che la crisi non consumi il matrimonio, ma lo migliori

    Commento di padre Raniero Cantalamessa, ofmcap., alla liturgia di domenica prossima


    I due saranno una carne sola




    XXVII Domenica del tempo ordinario (B)
    Genesi 2, 18-24; Ebrei 2, 9-11; Marco 10, 2-16




    Il tema della Domenica XXVII è il matrimonio. La prima lettura comincia con le ben note parole: “Il Signore Dio disse: Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che sia simile a lui”. Ai nostri giorni il male del matrimonio è la separazione e il divorzio, al tempo di Gesù era il ripudio. In certo senso, questo era un male peggiore, perché implicava anche una ingiustizia nei confronti della donna che è ancora in atto, purtroppo, in certe culture. L’uomo infatti aveva il diritto di ripudiare la propria moglie, ma la moglie non aveva il diritto di ripudiare il proprio marito.

    Due opinioni si scontravano, a riguardo del ripudio, nel giudaismo. Secondo una, era lecito ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo, ad arbitrio dunque del marito; secondo l’altra, invece occorreva un motivo grave, contemplato dalla Legge. Un giorno sottoposero questa questione a Gesù, aspettandosi che egli prendesse posizione in favore o dell’una o dell’altra tesi. Ma ricevettero una risposta che non si aspettavano: “Per la durezza del vostro cuore egli (Mosè) scrisse per voi questa norma. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina: per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”.

    La legge di Mosè circa il ripudio è vista da Cristo come una disposizione non voluta, ma tollerata da Dio (al pari della poligamia e di altri disordini), a causa della durezza di cuore e dell’immaturità umana. Gesú non critica Mosè per la concessione fatta; riconosce che in questa materia il legislatore umano non può fare a meno di tener conto della realtà di fatto. Ripropone però a tutti l’ideale originario dell’unione indissolubile tra l’uomo e la donna (“una sola carne”) che, almeno per i suoi discepoli, dovrà essere ormai l’unica forma possibile di matrimonio.

    Gesú però non si limita a riaffermare la legge; aggiunge ad essa la grazia. Questo vuol dire che gli sposi cristiani non hanno solo il dovere di mantenersi fedeli fino alla morte; hanno anche gli aiuti necessari per farlo. Dalla morte redentrice di Cristo viene una forza –lo Spirito Santo – che permea ogni aspetto della vita del credente, compreso il matrimonio. Questo viene addirittura elevato alla dignità di sacramento e di immagine viva della sua unione sponsale con la Chiesa sulla croce (cf. Ef 5, 31-32).

    Dire che il matrimonio è un sacramento non significa soltanto (come spesso si crede) che in esso è permessa, lecita e buona quella unione dei sessi che fuori di esso sarebbe disordine e peccato; significa, di più, dire che il matrimonio diventa un modo di unirsi a Cristo attraverso l’amore dell’altro, una vera via di santificazione.

    Questa visione positiva è quella che ha messo così felicemente in luce papa Benedetto XVI nella sua enciclica “Deus caritas est”, su amore e carità. Il papa non contrappone in essa l’unione indissolubile nel matrimonio a ogni altra forma di amore erotico; la presenta però come la forma più matura e perfetta dal punto di vista non solo cristiano, ma anche umano.

    “Fa parte – dice – degli sviluppi dell'amore verso livelli più alti, verso le sue intime purificazioni, che esso cerchi ora la definitività, e ciò in un duplice senso: nel senso dell'esclusività – ‘solo quest'unica persona’ – e nel senso del ‘per sempre’. L'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua dimensione, anche in quella del tempo. Non potrebbe essere diversamente, perché la sua promessa mira al definitivo: l'amore mira all'eternità”

    Questo ideale di fedeltà coniugale non è stato mai facile (adulterio è una parola che risuona sinistramente anche nella Bibbia!); oggi però la cultura permissiva ed edonistica in cui viviamo lo ha reso immensamente più difficile. La crisi allarmante che attraversa l’istituto del matrimonio nella nostra società è sotto gli occhi di tutti. Legislazioni civili, come quella del governo spagnolo, che permettono (e indirettamente, in tal modo, incoraggiano!) a iniziare le pratiche di divorzio dopo appena pochi mesi di vita insieme. Parole come: “sono stufo di questa vita”, “me ne vado”, “se è così, ognuno per conto suo!”, ormai vengono pronunciate tra i coniugi alla prima difficoltà. (Detto per inciso: io credo che un coniuge cristiano dovrebbe accusarsi in confessione del semplice fatto di aver pronunciato una di queste parole, perché il solo dirle è un’offesa all’unità e costituisce un pericoloso precedente psicologico).

    Il matrimonio risente in ciò della mentalità corrente dell’“usa e getta”. Se un apparecchio o uno strumento subisce qualche danno o una piccola ammaccatura, non si pensa a ripararlo (sono scomparsi ormai quelli che facevano questi mestieri), si pensa solo a sostituirlo. Applicata al matrimonio, questa mentalità risulta micidiale.

    Cosa si può fare per arginare questa deriva, causa di tanto male per la società e di tanta tristezza per i figli? Io un suggerimento ce l’avrei: riscoprire l’arte del rammendo! Alla mentalità dell’“usa e getta” sostituire quella dell’“usa e rammenda”. Ormai quasi nessuno pratica più il rammendo. Ma se non si pratica più sui vestiti, bisogna praticare quest’arte del rammendo sul matrimonio. Rammendare gli strappi. E rammendarli subito.

    San Paolo dava ottimi consigli a questo riguardo: “Non tramonti il sole sopra la vostra ira e non date occasioni al diavolo”, “sopportatevi a vicenda, perdonandovi se qualcuno abbia di che lamentarsi dell’altro”, “ portate i pesi gli uni degli altri” (cfr. Ef 4, 26-27; Col 3, 13; Gal 6, 2).

    La cosa importante da capire è che in questo processo di strappi e di ricuciture, di crisi e di superamenti, il matrimonio, non si sciupa, ma si affina e migliora. Io vedo una analogia tra il processo che porta a un matrimonio riuscito e quello che porta alla santità. Nel loro cammino verso la perfezione, i santi attraversano spesso la cosiddetta “notte oscura dei sensi”, in cui non provano più alcun sentimento, nessuno slancio; sono aridi, vuoti, fanno tutto a forza di volontà e con fatica. Dopo questa, viene la “notte oscura dello spirito”, in cui non entra in crisi solo il sentimento, ma anche l’intelligenza e la volontà. Si arriva a dubitare se si è sulla strada giusta, se per caso non si è sbagliato tutto; buio completo, tentazioni a non finire. Si va avanti solo per fede.

    Tutto finito, dunque? Al contrario! Tutto questo non era che purificazione. Dopo che hanno attraversato queste crisi, i santi si rendono conto di quanto più profondo e più disinteressato è ora il loro amore per Dio, rispetto a quello degli inizi.

    Molte coppie non faranno fatica a riconoscere in ciò la propria esperienza. Anch’essi attraversano spesso, nel loro matrimonio, la notte dei sensi in cui viene a mancare ogni trasporto e l’estasi dei sensi, se mai c’è stata, è solo un ricordo del passato. Alcuni conoscono anche la notte oscura dello spirito, lo stato in cui entra in crisi perfino la scelta di fondo e sembra di non avere più nulla in comune.

    Se con la buona volontà e l’aiuto di qualcuno, si riesce a superare queste crisi, ci si rende conto di quanto lo slancio, l’entusiasmo dei primi giorni fosse poca cosa, rispetto all’amore stabile e la comunione maturati negli anni. Se prima moglie e marito si amavano per la soddisfazione che ciò procurava loro, oggi forse si amano un po’ di più di un amore di tenerezza, libero da egoismo e capace di compassione; si amano per le cose che hanno realizzato e sofferto insieme.

  9. #49
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    Kiko in Costa Rica - Maggio 2004

  10. #50
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    L'aborto é un raggiro mortale
    "Posso dirlo, ne ho praticati tanti!"
    (Dichiarazione volontaria del dott. Bernard Nathanson,
    famoso ginecologo di New York ,
    uno dei fondatori del movimento abortista negli Stati Uniti)

    Molti hanno sentito parlare di me come del "direttore della più grande clinica abortiva del mondo", il "Centro per la salute sessuale e riproduttiva" (Crash), di New York. In dieci anni, come fondatore e direttore di questa clinica, ho effettuato numerosissimi aborti: 60.000 dal febbraio 1972 al settembre 1973, vale a dire dalla liberalizzazione dell'aborto. lo stesso ho effettuato privatamente circa 15.000 altri aborti e così sono responsabile in tutto di circa 75.000 aborti.
    Sono stato uno dei fondatori della Naral (National association for repeal of abortion law), l'unione nazionale per l'abrogazione della legge sull'aborto, chiamata più tardi "Lega d'azione per il diritto all'aborto" (Abortion rights action league). Eravamo in pochi, i nostri mezzi limitati (7.500 dollari il primo anno) ed era audace l'idea di voler cambiare le leggi sull'aborto. Secondo sondaggi non ufficiali, il 99,5% dell'opinione pubblica a New York City era contro una legalizzazione dell'aborto. Noi quattro fondatori, riuscimmo però in due anni a rovesciare a New York la legge contro l'aborto in vigore da 140 anni. Questa città divenne così la capitale dell'aborto in America. Tre anni più tardi, su nostra richiesta, la Corte Suprema legalizzò l'aborto nei 50 Stati dell'Unione.
    La nostra tattica, per realizzare il nostro scopo, è stata con piccole varianti, la stessa di quella usata in tutto il mondo occidentale. Nel 1968, il nostro gruppo, la Naral, era consapevole di andare incontro ad una sconfitta nel caso di un sondaggio serio ed onesto. Indicammo così ai mass-media e al pubblico i risultati di un SONDAGGIO FITTIZIO, nel quale, secondo noi un 50-60% degli americani erano favorevoli alla liberalizzazione dell'aborto.
    La nostra tattica consisteva nell'invenzione di dati frutto di consultazioni popolari inesistenti. Il nostro obiettivo divenne presto realtà. Il pubblico, al quale dicevamo che tanti erano per l'aborto, mutò opinione e diventò davvero favorevole all'aborto. Drammatizzando la situazione, trovammo appoggi nella popolazione. FALSIFICAMMO I DATI SUGLI ABORTI CLANDESTINI (sapevamo che il loro numero si aggirava intorno ai 100.000) dando ripetutamente al pubblico e alla stampa la cifra di un milione. Sapevamo che la mortalità annuale negli aborti clandestini era di circa 200-250 donne. Noi invece dicevamo che ogni anno morivano circa 10.000 donne per aborto clandestino. Questi dati fittizi influenzarono l'opinione pubblica americana che si convinse della necessità di cambiare la legge.
    Il primo anno dopo la liberalizzazione, il numero degli aborti conosciuti salì ad almeno 750.000. Questa cifra, salì nel 1980 a 1,55 milioni, secondo i dati ufficiali. L'aumento degli aborti, dalla loro legalizzazione, si è dunque moltiplicato per 15 (dai 100.000 di prima si è passati infatti a 1,55 milioni nel 1980). Questa constatazione basta a dimostrare quanto fosse nefasta la nostra propaganda.
    Ci siamo pure serviti della cosiddetta "CARTA CATTOLICA", rivelatasi molto proficua per la nostra propaganda. Confidando nell'appoggio dei cattolici, cosiddetti intellettuali e liberali, evitando di attaccare il Papa, per non alienarci simpatie, combattevamo invece la gerarchia cattolica, convincendo i mass-media della sua influenza negativa in merito al problema della liberalizzazione dell'aborto. Ecco alcuni esempi di questa propaganda:
    «Sondaggi d'opinione confermano nuovamente che la maggioranza dei cattolici desidera una riforma della legge. Lo dimostra il numero delle donne cattoliche che hanno praticato l'aborto: corrisponde alla loro percentuale nella popolazione totale».
    Questa nostra campagna di propaganda serviva:
    a) a convincere i mass-media che gli antiabortisti erano tutti cattolici o cripto-cattolici, sottomessi alla gerarchia;
    b) che i difensori dell'aborto erano invece colti, liberali, intellettuali, progressisti;
    c) che a parte i cattolici, nessuno era antiabortista.
    A parte la "carta cattolica" due altri metodi ci guidavano nella nostra propaganda. Il primo consisteva nel negare, malgrado le prove scientifiche attuali, che la vita ha inizio con il concepimento e che quest'ultima pretende protezione e sicurezza come noi. Il secondo metodo consisteva nell'influenzare i mass-media, ed era senz'altro il più efficiente.
    Spesso mi si domanda: "Dottore, come è possibile che lei abbia cambiato così radicalmente strada e quali ne sono i motivi?" Ecco la risposta: "Quando lasciai la clinica, diventai direttore della divisione maternità di un grande ospedale di New York, la Columbia University Medical School. Ero responsabile del servizio prenatale. Nel 1973, quando assunsi questa carica, erano appena state scoperte e usate nuove tecnologie, come ultrasuoni, amniocentesi, cardiotopografia, per appurare la salute del feto. Fu la scienza a convincermi della falsità dei miei argomenti, MOSTRANDOMI LA VERA NATURA DEL FETO.
    La vita si può definire: inizia dal concepimento, dalla fecondazione, e a partire da questo momento, l'essere concepito è un essere umano. Non esiste un altro momento nell'utero materno, nel quale da una "non-persona" un essere diventa "persona", Non esiste nessuna mutazione subitanea durante la gravidanza e la vita è un filo continuo, dall'inizio alla fine.
    Oggi, quindi, credo che l'aborto sia un atto di violenza inammissibile e che rappresenti la distruzione sistematica della vita umana. Pur ammettendo il fatto che una gravidanza non desiderata può creare gravi problemi, non è con la distruzione della vita che se ne troverà la soluzione, ma nella ricchezza dell'ingegno umano. L'aborto è una capitolazione di fronte a problemi sociali spiacevoli, una accettazione della violenza. Come scienziato so - non credo, ma so - che la vita ha inizio con il concepimento. Benché io non sia praticante, credo con tutto il cuore ad una esistenza divina che ci impone di mettere irrevocabilmente un termine ad un tale delitto. La storia non ci perdonerebbe una mancanza di coraggio, un fallimento. Vi ringrazio."



    Grazie alla Rivista "Sacro Cuore/ottobre 2006


 

 
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