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Discussione: Testimoni oggi

  1. #101
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  2. #102
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  3. #103
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    Il Sermone della Montagna nelle Parole di Giovanni Paolo II
    La Visita 2000

    Il vangelo di Matteo presenta il Sermone della Montagna quale compimento della Torah: come Mosè salì sul monte Sinai per ricevere la Torah, così Gesù sale “sul monte” per consegnare al popolo la nuova Torah.
    I. «Avete udito che fu detto agli antichi ’non uccidere’, e chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio…»
    II. «Avete inteso che fu detto ‘non commettere adulterio’. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla ha gia` commesso adulterio con lei nel suo cuore...»
    III. «Fu pure detto ‘chi ripudia la propria moglie le dia l` atto di ripudio’. Ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie…la espone all’adulterio e chi sposa una ripudiata commette adulterio…»
    IV. «Avete anche inteso che fu detto agli antichi:’non spergiurare’… Ma io vi dico: non giurate affatto…»
    V. «Avete inteso che fu detto:” occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra…»
    VI. «Avete inteso che fu detto” amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico’.
    Ma io vi dico:: amate i vostri nemici, pregate per i vostri persecutori, perche` siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti…»


    Nessun altro testo suona così radicalmente nuovo a duemila anni di distanza dalla sua redazione. Contrariamente alla più diffusa percezione il centro del sermone non sono le beatitudini, ma l’enunciato di questo nuovo decalogo in sei articoli che Gesù proclama attribuendosi l’autorità stessa di Dio e che egli contrappone esplicitamente a quello antico (“Avete udito che vi fu detto… ma io vi dico”). Il sermone passa davanti al decalogo. La nuova Torah culmina nell’invito ad amare i nemici che è il cuore di tutti gli insegnamenti di Gesù. Giovanni Paolo II, parlando nel 1987, disse:
    «Ed ecco il perfezionamento definitivo, nel quale trovano il centro dinamico tutti gli altri: «Avete inteso che fu detto: Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico;ma io vi dico: amate i vostri nemici … All'interpretazione volgare dell'antica Legge che identificava il prossimo con l'israelita e anzi col pio israelita, Gesù oppone l'interpretazione autentica del comandamento di Dio e vi aggiunge la dimensione religiosa del riferimento al Padre celeste clemente e misericordioso, che benefica tutti ed è quindi l'esemplare supremo dell'amore universale Conclude infatti Gesù: «Siate.. perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). Egli chiede ai suoi seguaci la perfezione dell'amore. La nuova legge da lui portata ha la sua sintesi nell'amore. Quest'amore farà superare all'uomo nei suoi rapporti con gli altri la classica contrapposizione amico-nemico, e tenderà dall'interno dei cuori a tradursi in corrispondenti forme di solidarietà sociale e politica, anche istituzionalizzata. Sarà dunque molto ampia, nella storia l'irradiazione del «comandamento nuovo» di Gesù.»[1]
    Tutte le culture si basano su questa contrapposizione amico - nemico. Il diverso per razza, per comportamento, per lingua, per clan, per tribù, per nazione, che oggi può essere l’ebreo, domani il kulakho o l’omosessuale o lo zingaro, è sempre visto come un nemico da tenere a bada o da uccidere. La storia e la cultura occidentale, sono state profondamente segnate da questo vangelo: dietro ad ogni iniziativa a favore degli oppressi, degli esclusi, delle minoranze, dietro ad ogni presa di posizione contro le torture, la segregazione razziale, la schiavitù si trova sempre questa parola: amate i vostri nemici.
    Nietzsche, profeta dell’attuale nichilismo postmoderno, ha sottolineato con grande chiarezza che alla radice di qualsiasi idea di compassione e di pietà per i più deboli ed i diversi si trovano le parole del Vangelo. Sono queste la base nascosta di ogni idea di convivenza, di tolleranza universale, idee che altrimenti non sono neppure pensabili in culture non fermentate dal Sermone della Montagna. Cancelliamolo e l’uomo ritorna alla barbarie dionisiaca del sacrificio umano: proprio il ventesimo secolo, che ha visto il massimo tentativo in occidente di cancellare il cristianesimo, ha conosciuto le più grandi atrocità, scaturite dalla volontà di dare spazio solo al più forte, oppure a quelli della propria nazione, razza, etnia o partito.


    Gesù presenta qui una nuova maniera di vivere e di risolvere i conflitti: non più la vendetta, la condanna, ma la misericordia al posto del giudizio. Il papa, parlando in Irlanda nel 1983, ha considerato il conflitto anglo-irlandese in questa prospettiva:
    «Io vi chiedo di riflettere profondamente: cosa sarebbe la vita umana se Gesù non avesse mai pronunziato queste parole (amate i vostri nemici…)? Cosa sarebbe il mondo se nei nostri rapporti scambievoli noi dessimo il primato all'odio tra gli individui, tra le classi, tra le nazioni? Quale sarebbe il futuro dell'umanità se dovessimo basare su quest'odio il futuro degli individui e della nazione? Talvolta si potrebbe avere l'impressione che, dinanzi alle esperienze della storia e alle situazioni concrete, l'amore ha perduto la sua forza ed è impossibile praticarlo.
    Invece, a lungo andare, l'amore riporta sempre vittoria, l'amore non è mai soccombente. Se così non fosse, l'umanità sarebbe condannata alla distruzione.»[2]
    Senza questa radice la società umana rischia costantemente di dissolversi nella violenza reciproca – ancor più chiaramente oggi nel tempo della guerra nucleare - e l’unico modo per salvarla è la possibilità, proposta e vissuta da Gesù, di amare il nemico. Parlando nel 1979 al cimitero polacco di Monte Cassino, Giovanni Paolo II afferma che l’esperienza delle due guerre mondiali ha insegnato qualcosa di profondo all’uomo:
    «Il Vangelo di oggi contrappone due programmi. Uno basato sul principio dell'odio, della vendetta e della lotta. Un altro sulla legge dell'amore. Cristo dice: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori» (Mt 5,44). … Eppure, dopo così terribili esperienze come l'ultima guerra, diventiamo ancor più consapevoli che sul principio che dice: «occhio per occhio e dente per dente» (Mt 5,38) e sul principio dell'odio, della vendetta, della lotta, non si può costruire la pace e la riconciliazione tra gli uomini e tra le Nazioni»[3]
    In ogni generazione il servo di Yahvè, l’agnello mite che si lascia uccidere senza rispondere al male con il male ed alla violenza con la violenza, salva l’umanità e arresta l’onda del male che altrimenti tenderebbe a crescere sempre più fino a schiacciare i più deboli.
    Secondo Giovanni Paolo II questa visione, che alcuni ritengono utopistica e irreale, è l’unica opzione realistica. Utopica è invece la pretesa di risolvere i conflitti in base ad una mera giustizia umana. Non si tratta di un cieco e passivo pacifismo, di un programma utopico: la Chiesa cade nell’utopismo proprio quando cerca di risolvere i conflitti sociali o politici con dottrine umane:
    «Sarebbe mera utopia prescindere dal Vangelo, per chi volesse sanare alla radice queste e altre questioni che toccano direttamente il cuore dell'uomo. Solo nell'ideale evangelico della carità eroica, che Cristo ha osato proporre ai suoi seguaci, risiede il segreto della vittoria su queste passioni, che avvelenano gli spiriti: "Io anzi vi dico: amate i vostri nemici, fate del bene a chi vi odia..."»[4]
    Il voler prescindere dal Vangelo è utopia perché significa ignorare come il male nasca nel cuore di ogni uomo. Il problema dell’uomo è che, per la paura della morte, egli è condannato a vivere per sé stesso. Il peccato, abitando in lui, lo obbliga ad offrire a sé stesso tutte le cose: la sessualità, il denaro, la famiglia, la cultura, ecc. l’ego dell’uomo, l’io, diviene il centro dell’universo. Abbiamo tutti un problema: non possiamo darci, consegnarci perché il sacrificio, la sofferenza ci costa troppo. Per questo l’uomo si condanna a offrire tutto a sé stesso: è un egoista.

    Ma con Gesù appare una nuova umanità. Cristo ha vinto la morte ed è resuscitato. “E morì per tutti, perché quelli che vivono non vivano per sé, ma per colui che mori e resuscitò per essi” (2 Cor 5, 15). San Paolo dirà: “Perché l’amore di Cristo ci spinge al pensiero che se uno morì per tutti, tutti pertanto sono morti” (2 Cor 5, 14). Che significa che tutti sono morti? Che Cristo ha dato la vita affinché tutti gli uomini possano essere liberati dalla morte, dal potere che la morte ha su di loro. Cristo è venuto a liberarci da questa condizione esistenziale, facendoci delle nuove creature, rinate dall'alto. Solo rinascendo in Cristo possiamo amare il nemico, possiamo perdonare, possiamo donare la nostra vita, possiamo aprirci alla vita, possiamo entrare nella sofferenza. L’uomo, attraverso Cristo, è posto dinanzi a due possibilità: il dono completo di sé ai propri fratelli o la totale chiusura nel nostro egoismo.
    «Cristo conosce bene le difficoltà che provano gli uomini a riconciliarsi fra loro. Con il sacrificio redentore ha ottenuto per tutti la forza necessaria per superarle… La Croce ha fatto cadere tutte le barriere che chiudono gli uni agli altri i cuori degli uomini. Nel mondo si avverte un immenso bisogno di riconciliazione. Le lotte investono talora tutti i campi della vita individuale, familiare, sociale, nazionale e internazionale. Se Cristo non avesse sofferto per stabilire l'unità della comunità umana, si potrebbe pensare che tali conflitti siano irrimediabili...»[5]
    «Cristo, poi, chiede al credente di amare persino chi gli è ostile e gli fa del male: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori» (Mt 5,44). Ma come potrebbe l'uomo mettere in pratica un così esigente invito, se Dio stesso non gli toccasse il cuore?»[6]
    La fede, cioè l’incontro con Cristo risorto, precede la carità e ne è la causa. Per questo il martirio è l’atto più significativo del Cristiano. Gesù dopo avere dato questo catechismo paradigmatico, questa magna charta del cristianesimo, questo disegno dell’uomo nuovo che nasce dall’alto, invia gli apostoli a tutte le nazioni.


    Su questo monte dopo 2000 anni da quando Gesù inviò i suoi apostoli a tutte le nazioni, per la prima volta nella storia si riunisce Pietro con migliaia di giovani di tutto il mondo. Questo vuol dire che il mandato che hanno ricevuto gli apostoli si è compiuto: questi giovani sono la testimonianza che questa parola si è realizzata. Ma questo evento ha un altro senso, ancor più profondo: vedere questo monte pieno di giovani di tutto il mondo per accompagnare Pietro all’inizio del nuovo millennio ha un senso profetico per le generazioni future.
    «Si tratta, infatti, di guardare ora al futuro, e questo appartiene a voi, ai giovani. Occorre che prendiate le grandi strade della storia non solo qui, in Europa, ma in tutti i continenti; e che dovunque diventiate testimoni delle beatitudini di Cristo: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio"» (Mt 5,9)[7]
    Oggi ci troviamo a vivere in una epoca che vorrebbe cancellare queste parole. Per questo il papa ha detto: «Il futuro di tutti i popoli e Nazioni, il futuro della stessa umanità dipende da questo: se le parole di Gesù nel discorso della Montagna, se il messaggio del Vangelo sarà ascoltato una volta ancora.»[8] [1] Giovanni Paolo II, Udienza generale, 14 Ottobre 1987. [2] Giovanni Paolo II, Omelia a Galway, Irlanda, 30 settembre 1979. [3] Giovanni Paolo II, Omelia al cimitero polacco di Monte Cassino, 17 maggio 1979. [4] Giovanni Paolo II, Udienza a gruppi di pellegrini, 3 Marzo 1984. [5] Giovanni Paolo II, Udienza Generale, 18 maggio 1983. [6] Giovanni Paolo II, Messa all'aeroporto – Szombathely, Agosto 1991. [7] Giovanni Paolo II, Arrivo al Santuario di Jasna Gora- Ungheria, 14 Agosto 1991. [8] Giovanni Paolo II ,Omelia a Galway, Irlanda, 30 settembre 1979.

  4. #104
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    EUCARESTIA
    GIOVANNI PAOLO II SUL MONTE DELLE BEATITUDINI
    24 MARZO 2000
    Grande era il desiderio del Santo Padre, espresso già all’inizio del Suo Pontificato, di visitare la Terra Santa. Particolarmente significativa, nel corso di questa storica visita, è stata l’Eucaristia celebrata sul Monte delle Beatitudini, dove ha potuto proclamare il cuore del Vangelo: " l’amore ai nemici", nello medesimo luogo dove lo stesso Gesù Cristo lo proclamò 2000 anni fa.
    L’entusiasmo fu grande, tra i più di 100.000 fedeli che stavano aspettando sul monte, quando videro apparire il papamobile. L’assemblea era composta da circa 50.000 giovani del Cammino Neo-Catecumenale, provenienti da più di 72 nazioni, assieme ai fedeli della Chiesa Cattolica della Terra Santa, rappresentata nella ricchezza di tutti i suoi riti e con una partecipazione importante di pellegrini venuti per l’occasione.
    L’Eucaristia ebbe inizio con il canto “Andate ed annunciate ai miei fratelli”, composto da Kiko e cantato da lui stesso, accompagnato da un piccolo coro, formato da Seminaristi del Seminario Redemptoris Mater di Roma. Fu cantato in italiano, ebreo ed arabo. Dopo il rito d’ingresso, Mons. Boutros Mouallem, Arcivescovo Greco-Melchita della Galilea, rivolse un messaggio di benvenuto al Santo Padre. La liturgia Eucaristica si svolse secondo il rito latino, ma anche gli altri riti furono presenti, soprattutto con diversi canti: il salmo responsoriale, ad esempio, fu eseguito dai Maroniti, mentre la processione e la proclamazione del Santo Vangelo si svolse secondo il rito Greco-Melchita. Il Santo Padre pose in risalto nell'omelia il rapporto tra i due monti: il Sinai del Decalogo e il Monte delle Beatitudini. Dopo aver ricordato ai giovani i due cammini che si presentano davanti a ciascun uomo, la vita e la morte, l’amore e l’odio, il S. Padre continuò dicendo:
    “ Al momento della sua Ascensione, Gesù affidò ai suoi discepoli una missione e questa rassicurazione: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni... ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 18-20). Da duemila anni i seguaci di Cristo svolgono questa missione. Ora, all'alba del terzo millennio, tocca a voi. Tocca a voi andare nel mondo e annunciare il messaggio dei Dieci Comandamenti e delle Beatitudini (...). Ora tocca a voi essere coraggiosi apostoli di quel Regno!”
    Alle fine dell’Eucaristia il Papa pronunciò alcune parole direttamente ai giovani: “...voglio ringraziare tutti voi, cari giovani, venuti numerosi da vicino e da lontano, come discepoli di Gesù, per ascoltare la sua parola....Saluto in particolare i giovani neo-catecumenali che sonno qui, con Kiko e Carmen, in gran numero da tutte le parti del mondo. A tutti dico, Cristo vi accompagni per le strade del mondo. Vi accompagni anche Maria che - come ricorderò domani a Nazareth - col suo Fiat cooperò al grande mistero dell'Incarnazione, di cui l'Anno Giubilare celebra i Duemila anni. Dio vi benedica!”
    Tutta l’eucaristia fu tradotta simultaneamente in 16 lingue differenti, tra le quali l’arabo e l’ebreo, così da permettere a tutti di ascoltare nella propria lingua, tramite la radio, la proclamazione delle meraviglie del Signore. Ci fu una grande rappresentanza della stampa. L’ Eucaristia fu trasmessa in diretta dalla RAI, dalla televisione locale e da altre catene televisive. Concelebrarono con il Santo Padre 14 Cardinali, circa 120 vescovi e 1.500 sacerdoti. Alla celebrazione erano pure presenti varie autorità ebree, assieme a sindaci musulmani, drusi e cristiani delle città vicine. Significativa, pure, le presenza di autorità religiose cristiano-ortodosse. Per l’occasione è stata realizzata una grande tenda color nero, come usano i beduini del deserto e sopra un grande palco color rosso stavano i segni liturgici preparati appositamente: un grande crocifisso realizzato in legno, fatto in Equador, e una grande icona alta sei metri, con il Pantocrator, con in mano un libro che diceva “Amate i vostri nemici, vengo presto”.


  5. #105
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    Israele 2000 , ricordi di un grande pellegrinaggio
    Al seguito di Giovanni Paolo II nella terra di Gesù Cristo


    "Kiko Argüello, Carmen Hernandez e P. Mario Pezzi, responsabili del Cammino Neocatecumenale e promotori del progetto Domus Galilaeae, assieme agli architetti che hanno collaborato alla costruzione lo aspettavano; il S. Padre non ha nascosto gesti di affetto nei riguardi degli iniziatori del Cammino e ha sigillato l'incontro con queste parole: “Il Signore vi stava aspettando su questo Monte”. Dopo la presentazione dell’Assemblea da parte di Kiko Arguello, il Santo Padre ha benedetto il Santuario della Parola. Giovanni Paolo II dava l’impressione di trovarsi realmente nella Sua casa, fino al punto che sembrava non voler più andar via."
    24 MARZO 2000

    Tratto dal sito della Domus Galilaeae

    Furono giorni memorabili , vissuti alla ricerca delle orme del Signore nella Terra che lo vide nascere, crescere, operare miracoli , annunciare la Buona Notizia , venire percosso e oltraggiato , condannato e poi crocefisso . La terra che lo accolse morto e lo vide Risorto e ora Re dei secoli in eterno!.
    Giorni vissuti al seguito di Giovanni Paolo II , nel suo straordinario pellegrinaggio alle fonti della Fede.
    Giorni che lo videro circondato dall'amore e dalla preghiera di tantissimi fratelli , giovani e meno giovani, che lo poterono incontrare sul Monte delle Beatitudini e ascoltare la sua parola. Fratelli che proseguirono l'incontro con Kiko , Carmen e Padre Mario fino a sera inoltrata , sotto un vero e proprio diluvio , senza scoraggiarsi per la stanchezza e le moltissime prove nei disagi patiti. Fratelli e sorelle che risposero in massa alla chiamata vocazionale , là dove Dio aveva posto la sua tenda e li attendeva.

    All'avvicinarsi di quei giorni e dell'ormai prossimo primo anniversario della nascita al Cielo di Giovanni Paolo II , catechumenium.it vuole mettere a disposizione di tutti quelli che lo desiderano una testimonianza dei legami di amore e fedeltà che hanno contraddistinto il rapporto tra il Cammino neocatecumenale e questo grande Papa.

    Panoramica dell'area

    44.000 giovani del Cammino presenti




    Panoramica della Tenda




    Il Santo Padre presiede l'incontro






    Ancora una veduta del palco con Giovanni Paolo II




    Veduta del palco durante la presentazione

    Il Santo Padre durante l'omelia




  6. #106
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    Maria, Angelo custode del terzo millennio e Stella della nuova evangelizzazione




    Diluvio nella sera , ma nessuno vuole andar via!




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    FOTO DELLA DOMUS GALILAEAE



































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  10. #110
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    SANTUARIO DELLA PAROLA














 

 
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