Una piccola osservazione: come già successo per le vignette, tutto il furore islamico nasce da un articolo sul New York Times.
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Una piccola osservazione: come già successo per le vignette, tutto il furore islamico nasce da un articolo sul New York Times.
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Giusta osservazione anche se questo volta con scoppio ritardato di 2-3 giorni contro i 2-3 mesi della vicenda delle vignette danesi.
C'e' da aggiungere che questo Papa da grossi problemi a livello mediatico, soprattutto per chi deve condensare in poche righe o in un titolo un suo discorso.
E figuriamoci la dotta lezione tenuta all'universita' di Regensburg con alti riferimenti filosofici e teologici riassunti sbrigativamente nelle news che scorrono sul video con "Il Papa attacca l'islam".
In merito al NYT e agli USA non perdonano la presa di posizione nettamente contraria all'ingresso della Turchia in Europa del 2004 quando era cardinale e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Comunque per chi vuole farsi un'idea piu' completa sulla verita' dei fatti
qui c'e' il testo del discorso del Papa:
http://www.vatican.va/holy_father/be...nsburg_it.html
e qui l'articolo del New York Times
http://www.nytimes.com/2006/09/16/op...in&oref=slogin
e questa una delle tante agenzie con cui e' stato dato risalto da noi:
IL NEW YORK TIMES, in un breve editoriale pubblicato anche sul suo sito on line, definisce «tragiche e pericolose» le parole pronunciate da Benedetto XVI sull'Islam durante il suo viaggio in Germania, e lo esorta a scusarsi quando prima possibile con i musulmani. «C'è già abbastanza odio religioso nel mondo. Pertanto - osserva il quotidiano - disturba in modo particolare il fatto che Papa Benedetto XVI abbia insultato i musulmani, citando una descrizione dell'Islam, risalente al quattordicesimo secolo, in cui se ne parlava come (di una religione) «cattiva e inumana». Il pontefice - spiega il giornale - ha voluto citare un imperatore bizantino che, conversando nel 1391 circa con un erudita persiano, chiedeva polemico: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». Di fronte alle proteste di tutto il mondo islamico per tale citazione, ricorda ancora il New York Times, il Vaticano ha diffuso una nota spiegando che Benedetto XVI non voleva offendere ed anzi desidera il dialogo. Tuttavia, sottolinea il giornale statunitense, «questa non è la prima volta che Ratzinger fomenta la discordia tra Cristianesimo e mondo musulmano»: lo fece anche nel 2004, scrive ancora il NYT, quando era ancora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e si pronunciò apertamente contro l'ingresso della Turchia in Europa. «Il mondo - si legge ancora nell'editoriale - ascolta attentamente le parole di ogni papa. Ed è tragico e pericoloso quando un pontefice semina il dolore, in maniera deliberata o per negligenza. (Benedetto XVI) deve presentare scuse profonde e convincenti, mostrando che le parole possono anche essere strumento per rimarginare le ferite», conclude il giornale. Altri autorevoli quotidiani statunitensi, come il Washington Post e il Los Angeles Times, non commentano direttamente le parole pronunciate da Benedetto XVI all'università di Ratisbona, ma danno ampio spazio alle proteste dei musulmani in tutto il mondo. Le polemiche per le dichiarazioni di papa Benedetto XVI continuano a tener banco sulla stampa egiziana e araba, dove ieri, tra critiche infuocate, si leva però un invito alla calma. «Per non cadere nella trappola bisogna che la risposta alle dichiarazioni del Papa non assuma una forma violenta, perché vi sono taluni che si aspettano tali reazioni da parte nostra»: così titola il suo editoriale «Al Ahram», il principale quotidiano governativo egiziano, il quale esorta a ricorrere al dialogo. Ben diversa è però, sempre in Egitto, la reazione del settimanale indipendente «Al Osboa», che in prima pagina accusa il Vaticano di andare «verso una crociata» e nelle pagine interne titola in grande «Il nuovo nazista», riferendosi a Benedetto XVI (ma pubblicando sotto il titolo una foto di Giovanni Paolo II). Il direttore del periodico afferma che le dichiarazioni del Pontefice erano «avvelenate», afferma che «una guerra deve essere affrontata con una guerra», e invita i «nostri governi» a «chiudere le ambasciate del Vaticano» nei Paesi arabi.
La cosa buffa di questa questione è che l' "ateo devoto" e amerikano Ferrara, vista la sua nuova posizione teocon-neocon, per non dare addosso al Papa, ha dovuto attaccare il NYT.![]()
Il Papa e i suoi boia
Maurizio Blondet
15/09/2006
Papa Benedetto XVIAdesso bisogna pregare per il Papa.
Pregare molto.
Perché ha creato lo scenario per la propria uccisione.
Schematicamente, eccolo: prima, a Ratisbona, «offende l'Islam», come hanno scritto esultanti tutti i media; poi, ad ottobre, va in visita in Turchia.
Qui, qualunque mano può fare fuoco contro di lui, e sarà inutile cercare di distinguere allora fra «esecutori» e «mandanti» occulti, fra fanatici roventi e freddi ragionatori del male.
Si aprirà la fase nuova, più feroce e frenetica, della guerra di civiltà.
Sarà l'uomo in bianco che cade e non si rialza, visto dai veggenti di Fatima?
Sarà il martire che consentirà di suonare la chiamata generale alla crociata neocon?
E il fatto straziante è che questo Papa si è messo in questa trappola della storia per un difetto fatalmente, altamente tedesco: un'elevata, professorale, cultura unita alla più ingenua ottusità politica.
La «impolitica» di cui si vantava Thomas Mann, l'ultimo grande germanico che trasformò, germanicamente, la pedanteria in genio.
Ho letto il suo discorso di Ratisbona ed ho scoperto, con sorpresa, che esso è una polemica dottissima contro i protestanti, non in primo luogo contro i musulmani.
E' una difesa altissima, e a cui ogni cattolico tradizionale non può che aderire, dell'«ellenismo» nel messaggio cristiano.
E' un discorso contro i tanti che, anche nella Chiesa (neo)cattolica - penso a Martini ad esempio - vogliono separare «Atene» da «Gerusalemme», con la scusa di recuperare il «semplice e integrale messaggio di Cristo», che sarebbe solo «ebreo», e la cui grecità sarebbe un'aggiunta culturale posteriore, e accidentale.
A costoro il Papa dice testualmente: «L'incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non è un semplice caso».
«Il patrimonio greco è una parte integrante della fede cristiana».
C'è «una necessità intrinseca di avvicinamento tra la fede biblica e l'interrogarsi greco».
Dice anche: la pretesa luterana di «sola Scriptura» fu l'inizio della «dis-ellenizzazione», la ricerca «della forma primordiale della fede come è presente originariamente nella parola biblica».
Ma questa dis-ellenizzazione rende Dio un fatto irrazionale, inindagabile.
«Dio non diventa più divino per il fatto che lo spingiamo lontano da noi in un volontarismo in un volontarismo puro e impenetrabile».
La fede disellenizzata diventa fondamentalismo, rifiuto della cultura-incontro che «ha creato l'Europa e rimane il fondamento di ciò che si può chiamare Europa».
Ha detto che il cristianesimo non può inculturarsi in culture non-greche; che non è possibile fabbricare un cattolicesimo su basi indù o taoiste.
Per essere cattolici, si deve essere «greci».
Atene non è in contrasto con Gerusalemme, è ciò che rende ragionevole la nostra fede: anche ai cinesi, la possiamo spiegare (rendere ragione della fede) solo sulle basi greche.
La Bibbia greca «dei Settanta», dice il Papa, «è più di una semplice traduzione del testo ebraico»; è l'innesto storico della Rivelazione nella cultura greca, «del pensiero ellenistico fuso con la fede» che è «l'intima natura della fede cristiana», le nozze indissolubili tra «fede e ragione».
E qui il Papa avrebbe potuto dire di più.
Ricordare come l'ebraismo, dopo Cristo e a causa del successo cristiano, ha abbandonato la Bibbia greca (che «troppo» dava ragione a Gesù) per i «testi masoretici», i presunti autentici originali del giudaismo, che provocano orgasmi di voluttà a tanti teologi cattolici.
Avrebbe potuto dire che la bibbia masoretica è «posteriore» e non «più antica» del cristianesimo; che l'ebraismo come oggi si presenta è nato «dopo Cristo», non ne è il padre, ma il fratello minore.
Poteva ricordare che anche nell'ebraismo moderno è stato rifiutato esplicitamente l'ellenismo («alessandrino», di Filone l'Ebreo) per «la scuola abramica», il ritorno alle «origini» presunte di una fede irrazionale, cieca, volontaristica, non filtrata da una cultura ritenuta estranea: e il più influente rappresentante della scuola abramica (sola Scriptura alla giudea) fu rabbi Avraham Kook, primo rabbino-capo d'Israele negli anni '30 e padre spirituale di tutti i fondamentalismi ebraici oggi più virulenti, di tutti gli esclusivismi razzisti.
Insomma, quello di Ratzinger è stato un discorso tutto interno al mondo cristiano, e cristiano d'occidente: luterano, cattolico e neo-cattolico giudaizzante.
E' a tutti costoro che il Papa ha citato la frase di Manuele Paelologo, imperatore bizantino, sull'Islam: per ricordare ai Martini e ai luterani e ai variegati giudaizzanti «cristiani» che la strada in cui si sono messi li porta all'integralismo islamico, al «sola fide», all'idea che Dio «non sarebbe legato neanche alla sua stessa parola»; e al suicidio della cultura europea.
Tutto bello e giusto.
Ma lo ha fatto - da impolitico tedesco all'ennesima potenza - senza alcuna sensibilità del contesto storico-politico in corso.
I musulmani si percepiscono sotto attacco dall'Occidente, e con qualche «ragione» logica (da logos, ricorda Ratzinger): due Paesi musulmani sono sotto un'occupazione militare sterminatrice da cinque anni, un altro (Libano) è stato devastato fino alla radice ed ora è occupato da truppe «infedeli», Iran e Siria sono minacciati di aggressione bellica, anche nucleare.
L'Iraq conta centinaia di migliaia di morti, l'Afghanistan è in fiamme e massacrato, il Libano pieno di bombe a grappolo inesplose che ammazzeranno i bambini per mesi ed anni, a Gaza i palestinesi muoiono di fame nel loro lager autogestito.
Ed a questi - a gente che si sente attaccata per la propria fede, per la propria identità - Ratzinger va a ripetere la frase di Manuele II, anno 1341: «Mostrami pure ciò che Maometto ha detto di nuovo e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede».
E nemmeno lo diceva ai musulmani: lo diceva ai «suoi» luterani tedeschi.
A loro, ai giudaizzanti, ha inteso le parole di Manuele Paleologo: «La fede è frutto dell'anima [cultura] e non del corpo [bibbia]. Chi quindi vuol condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di ragionare correttamente, non della violenza e della minaccia»… frase che avrebbe potuto rivolgere, esplicitamente, ai «cristiani rinati» americani che tifano per l'Armageddon, ed esultano dell'avvicinarsi dell'Apocalisse, convinti di assoggettare i musulmani con la pura violenza.
Tanta cultura.
E tanta cecità politica da non capire che i giornalisti, che del suo discorso complesso e coltissimo non capiranno nulla, avrebbero colto solo quella specifica frase, in funzione «guerra di civiltà».
E insensibile, ingenuamente, all'aspetto profondamente offensivo che quella frase risuona per i musulmani.
Anzitutto, offensivo che un non-islamico citi il Corano (il loro Verbo, il loro Logos, Dio sotto forma di parola) mettendone in rilievo le contraddizioni, e relativizzandole storicisticamente: da «nessuna costrizione in fatto di religione» (detto «Quando Maometto era ancora senza potere e minacciato») fino all'asserzione contraria quando era «potente».
E poi «cose solo cattive»: ciò non può essere inteso che come una bestemmia da qualunque islamico.
Peggio ancora delle vignette blasfeme danesi.
E senza rendersene conto.
Dopo di che, andrà in Turchia. A che fare, se non a farsi ammazzare da chiunque voglia un nuovo 11 settembre, per continuare la guerra globale e attaccare, mettiamo, l'Iran?
In un attentato islamico vero o false flag?
Sorvolo su altre cose: come dire che «Dio non si compiace del sangue», quando s'è compiaciuto del sangue di Suo Figlio, e noi beviamo il Suo sangue, e san Paolo dice ai cristiani tiepidil «non avete ancora sofferto fino al sangue»: la nostra è una religione del sangue: sangue di vittime, non di guerrieri, ma sangue sempre sparso; l'amore di Dio è sanguinoso, mai pacifista…
Ma non è questo il peggio.
Il peggio è la cecità politica.
E la tragica ragione di questa cecità: tra «Atene» e «Gerusalemme», che ha voluto riunire contro i separatori, il Papa ha dimenticato «Roma».
La cita, Roma.
Ma in un caratteristico inciso, come en passant: l'incontro [tra Atene e Gerusalemme] «al quale si aggiunge successivamente il patrimonio di Roma, ha creato l'Europa».
«Successivamente»? ma Roma è «presente» quando Cristo nasce!
Cristo opera nella luce e nella pace di Roma!
E' solo in Roma, nel suo imperium amico dell'umanità, che può avvenire l'incontro tra Gerusalemme ed Atene, come ben capì san Paolo, ebreo geniale e cittadino romano!
Roma non è un accessorio, un incidente storico: è il quadro immanente e necessario in cui la novità cattolica può avvenire.
O, come riconobbero infiniti padri della Chiesa, la pace di Cesare, l'unificazione del mondo sotto Roma, fu «provvidenziale», voluto da Dio.
Roma è la forza unita al diritto e mai senza di esso.
Roma è la potenza che si riconosce «secondaria» rispetto ad Atene: poteva far cominciare il mondo da sé, e invece accetta che nella sua storia ci siano «altri» da cui imparare come un allievo: Socrate, Platone, Aristotele.
Roma è, soprattutto, la Politica nel senso più alto: le armi a difesa della vita umana, perchè la società possa fiorire nella pace anziché scontrarsi per le «verità» di ogni gruppo od etnia.
Roma non è razziale: è lo spazio che libera ogni uomo dai suoi legami di sangue e di tribù.
Sagace nel non provocare i soggetti, sagace nell'associarsi tutti i diversi, nel farli partecipare al suo progetto, farseli «cittadini di Roma»…
Ma a che parlare più?
Anche questo errore di Ratzinger, il sant'uomo professorale, è intensamente «tedesco».
Un tedesco, anche cattolico, non riuscirà mai facilmente, e senza sofferenza a capire Roma.
A farsi profondamente, intimamente, senza residui «romano».
Lutero e Wagner, Nietzsche (il «greco» professore) e Hitler furono anti-romani radicalmente: è questa la loro radice comune e rovinosa.
Del resto, si è tedeschi per jus sanguinis; e Roma è il superamento di ogni «diritto del sangue».
Per questo, in Ratzinger (come in Thomas Mann, ma anche come in Nietzsche e in Hitler) la impoliticità è radicale e «naturale».
A sua e nostra tragedia.
Preghiamo per il Papa che va (a che fare?) in Turchia.
Speriamo non sia lui l'uomo biancovestito che cade e non più si rialza, visto a Fatima.
Se accadrà, diremo «sia fatta la volontà di Dio», che ci vuole provare col fuoco di una guerra spaventosa, e fino a ieri evitabile.
Post scriptum: Mentre scrivevo questo articolo, un amico mi segnala la seguente notizia apparsa su Il Giornale.
Come si vede, lo scenario è già stato preparato, ben prima degli «insulti all'Islam».
«Un best seller turco mette in scena l'omicidio di Ratzinger», di Marta Ottavini.
«Il Papa che viene assassinato durante la sua visita a Istanbul. Un giornalista che si trasforma in omicida. Un intrigo internazionale che comprende Opus Dei, P2 e servizi segreti turchi. Sono gli ingredienti del romanzo Papa? 'ya suikast' (Attentato al Papa, ndr)».
Sottotitolo: «Chi ucciderà Benedetto XVI ad Istanbul?».
Il libro, di Yücel Kaya, semisconosciuto autore di gialli, è uscito in Turchia da appena 10 giorni e sta già scalando la classifica dei titoli più venduti su internet.
In poco più di trecento pagine lo scrittore racconta le manovre e gli intrighi che si celano dietro l'assassinio del Pontefice durante la sua prima visita pastorale in Turchia.
Una trama inquietante, se si pensa che, nella vita reale, l'evento avverrà fra poco più di due mesi, dal 28 novembre al primo dicembre prossimi.
E che nel Paese della Mezzaluna, negli ultimi sei mesi, sono stati aggrediti tre preti, primo fra tutti don Andrea Santoro, ucciso per mano di un giovane fanatico lo scorso 5 febbraio a Trebisonda. Qualcuno, dopo aver letto il romanzo di Kaya, potrebbe mettersi strane idee in testa.
Al centro della trama c'è il giornalista Oriano Ciroella, legato all' Opus Dei, che si trasformerà nel killer di Benedetto XVI.
Alle sue spalle un oscuro cardinale, membro dell'Opus Dei e della P2, che vuole uccidere il Pontefice per prendere il suo posto.
Dall'altra parte, invece, opera il MIT, il servizio segreto turco, storicamente legato agli ambienti della destra islamica, che vede nella visita del Papa in Turchia una pericolosa opportunità per l'unione delle chiese cattolica ed ortodossa.
Prudente la reazione della Chiesa cattolica in Turchia.
«Dobbiamo collocare questo episodio per quello che rappresenta - ha detto il Nunzio Apostolico Antonio Lucibello -. Si tratta di finzione letteraria e come tale dobbiamo prenderla. Ci manteniamo prudenti e fiduciosi. Il governo turco si sta adoperando perché la visita del Papa venga organizzata nei minimi particolari».
Maurizio Blondet
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Ho messo le virgolette a "Papa".![]()




Reazioni motivate quelle di Raggioverde...![]()


E' probabile che il jew york times abbia falsato le parole del pontefice.
Da mettere in rilievo l'intervento odierno del Presidente Amadinejad
il quale ha fiutato la trappola,e ha avuto parole distensive per il papa.
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