Eccoci - almeno mi auguro - all'epilogo dell'affannoso diverbio.
Il mio antagonista di molte schermaglie, Maurizio Murelli, ha ritrovato l'estro buono e, a parte qualche inesattezza espressiva iniziale, e una caduta insolente (dove vanta meriti di "solidarietà" un tantino esagerati, di cui chiederebbe al beneficiario il contraccambio), scrive queste giuste righe:
"Le Edizioni di Ar, in quanto casa editrice, restano una delle migliori espressioni editoriali in assoluto, a prescindere dal 'recinto' della Destra Radicale. La gran parte dei testi pubblicati sotto quell'insegna sono, per chi aspira ad una messa a punto dottrinale, imprescindibili. E non è neppure possibile un confronto con le Edizioni Barbarossa, che mai hanno preteso di pubblicare testi a scopo dottrinario."
Il suo elogio merita il mio elogio. E ora confido che l'intesa su certi cardini essenziali della storia del "radicalismo di destra" si mantenga.
P.S. Per gli astenuti e per tutti coloro che hanno sospirato mollemente il loro disappunto verso la rissa, una piccola cattiveria di commiato: "Adattarsi è sacrificare un bene remoto a un bisogno immediato."





