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  1. #211
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    Citazione Originariamente Scritto da VperVendetta Visualizza Messaggio
    Allora perchè non dimeni la bocca tu e provi a dimostarci che non è vero che Stalin lasciò reprimere nel sangue l'insurrezione dei comunisti greci pur di tener fede agli accordi di Yalta, mentre l'armata rossa era ad un tiro di schioppo ? Prova tu a spiegarci perchè l'Urss post-staliniana (identica per struttura politica a quella staliniana) reprimette una rivolta espressione della volontà del popolo ?
    Io ho esposto le mie teorie, se vuoi controbatterle fai pure ma scrivi qualcosa di concreto e non un blando slogan da Pci anni '50.
    Quando si ignora la storia è facile sparare qualsiasi cazzata. Markos Vafiadis capo dell'ELAS, già si trovò in disaccordo con Aris Velouchiotis sull'attegiamento da avere nei confronti dell'Esercito Britannico. Nel febbraio del 1946 disapprovò la scelta di Nikolaos Zachariadis, segretario del partito di riprendere le armi. Nonostante questo venne nominato comandante dell'Esercito Democratico Greco. Nel 1946 l'Aramata Rossa si era ritirata da quasi tutto l'est Europa tranne la Germania. Quindi non era propriamente a due passi, vi ritornò solo con l'istituzione del patto di Varsavia. In ogni caso Albania, Bulgaria e Jugoslavia diedero il loro sostegno alla lotta dell esercito Democratico. Quando però nel 1948 la Jugoslavia ruppe con l'URSS, rottura applaudita dai trotzkisti e addirittura formò una alleanza anti-sovietica con Grecia e Turchia arrestò i combattenti di Vafiadis e li espulse verso la Bulgaria.
    La Jugoslavia costituiva il principale santuario dell''Esercito Democratico Greco che infatti era ubicato nella Macedonia greca tra popolazioni di lingua macedone. Divenne allora impossibile continuare la lotta e i combattenti si ritirarono in Bulgaria e Albania.
    Quindi secondo te l'Armata Rossa doveva intervenire militarmente contro la Gran Bretagna far scoppiare la terza guerra mondiale dopo avere avuto nella seconda 27 milioni di morti e infinite distruzioni materiali e mentre gli americani avevano la bomba atomica. La cosa singolare è che parecchi generali americani volevano la stessa cosa. Ad esempio il generale Patton che voleva marciare su Mosca approfittando del fatto che l'URSS si era dissanguata nella lotta contro il nazismo. Gli americani invece che non avevano fatto quasi un cazzo e che avevano le forze integre avrebbero potuto davvero imbarcarsi in una nuova guerra mondiale. L'URSS no.
    Sono certamente cose che può sostenere un ragazzino che ha studiato nelle scuole della Moratti... i danni del berlusconismo si vedranno ancora per generazioni.

    Sei per l'intervento in Grecia ma contro l'intervento "internazionalista" in Ungheria. Lo sport preferito dei tuoi amici a Budapest era impiccare i comunisti...possibilmente ebrei. Dei veri rivoluzionari!!!!
    Ora se ci fu una ribellione ci saranno stati dei motivi. Senzaltro, ma confondere una ribellione reazionaria con una rivoluzione...insomma.

  2. #212
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Dal basso della mia assoluta ingoranza in questo campo,
    la più banale differenza sta nel fatto che l'artefice della seconda dottrina è anche il mandante dell'omicidio dell'artefice della prima dottrina.

    Di recente ho visto "Frida": è molto interessante vedere come il regista racconti la storia dell'omicidio di Lev Davidovich Bronshtein ad opera di una catena internazionale di spie, facenti riferimento a Stalin. Se poi uno si interessa ancora di più alla storia, si può leggere qualche biografia della pittrice messicana ed anche di Diego Rivera, e si farà idee più chiare riguardo ad uno degli omicidi più deleteri per il pensiero umano moderno.

    Ovviamente mi sembra superfluo ribadire che io sia trotskysta
    Altrettanto superfluo ribadire che Diego Rivera era un informatore della polizia.

  3. #213
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    Citazione Originariamente Scritto da VperVendetta Visualizza Messaggio
    Prova tu a spiegarci perchè l'Urss post-staliniana (identica per struttura politica a quella staliniana) reprimette una rivolta espressione della volontà del popolo ?
    Io ho esposto le mie teorie, se vuoi controbatterle fai pure ma scrivi qualcosa di concreto e non un blando slogan da Pci anni '50.
    Anche il fascismo era una rivolta che esprimeva la volontà del popolo...almeno di un certo popolo...come quella ungherese ovviamente.

    Evidentemente in Ungheria micca erano tutti daccordo con la Rivoluzione soprattutto quando prese una certa piega. Sentiamo le parole di un anticomunista:


    Ricorda il giornalista Erno Lazarovits, diventato presidente della comunità ebraica dopo il 1989: “Non dimenticherò mai la notte del 23 ottobre. Stavo tornando dalla stazione e sentii nel corteo degli slogan antisemiti. Rimasi sconvolto. Avevo due figli. Da quel giorno ebbi una paura folle auscire per le strade. Volevo lasciare il paese. Non lo fecisolo perchè arrivarono i russi....Avevo paura che misparassero, che in Ungheria si verificasse un altro Olocausto, che nelle strade si ripetesse la tragica.esperienza delle Croci frecciate che gettavano gli ebrei nel Danubio. Avevo paura che fosse attribuita agli ebrei tutta la colpa per quanto era accaduto dal 1948....Ero un democratico contrario al comunismo, ma non vedendo arrivare gli americani, e vedendo l’Ungheria lasciata a se stessa, mi sono sentito più sicuro con i russi. Chi non ha vissuto il nazismo non può capire queste cose” Erno Lazarovist, come tanti altri ebrei in quelle circostanze così drammatiche, non si sentiva al sicuro in un paese che non aveva fatto i conti con la propria storia e che aveva evitato quella purificazione morale tanto auspicata dal grande sociologo ungherese Itsvan Bibo.
    Slogan antisemiti...tutti i rivoluzionari di questo mondo intonano slogan antisemiti.... mi sembra ovvio. Soprattutto i tuoi amici delle croci frecciate.

    Come venivano trattati i comunistidalle croci frecciate? Vedi sotto:foto del 56

  4. #214
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    E' evidente che in Ungheria furono commessi parecchi errori dai comunisti, se no non si sarebbe giunti alla ribellione che per altro fu limitata quasi solo alla capitale. I ribelli non erano solo fascisti, certamente. Ma sicuramente quelli che praticavano lo sport dell'assassinio a sangue freddo dei comunisti quasi sempre lo erano. Una minoranza di ungheresi erano ancora intossicati dal livore antisemita e vedersi di governati dai vari Rakosy, Gero, Revai, Farkas e Gabor Peter tutti ebrei gli dava un certo fastidio.
    In ogni caso oggi gli ungheresi sono governati dall'ultimo segretario della Gioventù Comunista ungherese e dal partito che è l'erede dei comunisti ungheresi. Evidentemente il comunismo non gli faceva poi così schifo.

  5. #215
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Altrettanto superfluo ribadire che Diego Rivera era un informatore della polizia.
    Come Stalin prima della rivoluzione?

    Shalom

  6. #216
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Quando si ignora la storia è facile sparare qualsiasi cazzata. .

    Pensavo che fosse l'inizio di un'autocritica seria. Invece........
    peccato.

    Shalom

  7. #217
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi Visualizza Messaggio
    Come Stalin prima della rivoluzione?

    Shalom
    Ma no... era un semplice seminarista

    Ave

  8. #218
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi Visualizza Messaggio
    [... continuazione .....]

    Del resto proprio in quel momento il Partito (che aveva appena condannato il “superindustrialismo” delle Opposizioni di Sinistra), si volse ad obiettivi di sviluppo industriale sempre più ambiziosi, che necessitavano della più moderna tecnologia e che sempre di più confliggevano con i presupposti della NEP bucharinana.
    Durante il Plenum del Comitato Centrale, dell’aprile 1928, sebbene non si arrivasse ancora ad uno scontro aperto fra le posizioni, apparve evidente che le linea di Stalin e quella di Bucharin erano diventate ben più dissimili che nel recente passato e in prospettiva apparivano ormai fortemente divergenti.
    Stalin polemizzò abbastanza apertamente, senza fare nomi o cognomi, nei confronti di coloro che si erano fatti promotori, nel Partito, di una linea verso le campagne protesa ad "accontentare tutti", e dichiarò tale posizione “antileninista”. Bucharin rispose criticando, anche in questo caso senza fare nomi ne’ cognomi, coloro che ritenevano "prassi normale" il ricorso a misure eccezionali e amministrative per risolvere le questioni. Tuttavia il Plenum si concluse senza rotture ufficiali, confermando le tesi del recente XV Congresso, e spiegando la crisi degli ammassi con errori commessi nell’attuazione della politica economica statuita dal Partito.
    Il 1928 fu dal punto di vista dell’evoluzione della linea politica del Partito Comunista dell’URSS un anno di transizione, tuttavia in esso si svilupparono i presupposti delle future scelte e delle future battaglie, e continuarono a svilupparsi dialetticamente gli elementi che avrebbero portato ad una ufficiale rottura della collegialità della direzione del Partito da parte del Segretario Generale, ossia di Giuseppe Stalin.
    Quando nel giugno del 1928 un funzionario del governo comunista, tal Frumkin, scrisse una lettera al Comitato Centrale, accusando il partito di aver inaugurato con il 15° Congresso una linea nuova verso le campagne, una linea nociva, la risposta che avrebbe dovuto essere elaborata collegialmente dal Presidium del Comitato Centrale fu invece decisa e scritta da Stalin in persona senza avviare consultazioni con i compagni. Ciò suscitò la reazione di Bucharin, Tomsky e Rykov che accusarono Stalin di ridurre l’Ufficio Politico del Partito da organo supremo a semplice ancella del Segretario Generale.
    In luglio gli scontri tra Bucharin e Stalin si fecero sempre più aspri, anche se ancora non furono fatti trapelare all’esterno. Stalin prese le difese delle misure eccezionali e violente per assicurare il rifornimento alimentare alle città e pose la questione cruciale del finanziamento dell’industrializzazione teorizzando che i contadini dovessero pagare “ una sorta di tributo, una sorta di soprattassa che siamo costretti temporaneamente a riscuotere per mantenere ed elevare l’attuale ritmo di sviluppo dell’industria […] per elevare ulteriormente il tenore di vita delle campagne ed eliminare poi del tutto questa tassa supplementare, queste *forbici* tra citta’ e campagna ”. Tutto questo mentre Bucharin, contraddicendo il segretario, si fece ancora una volta il difensore della tesi che solo un’agricoltura prospera avrebbe acconsentito lo sviluppo di un’industria prospera.
    Come ricorda Moshe Lewin “ Nelle città fu lanciata un’offensiva contro il settore privato – industriali e mediatori, commercianti e artigiani - mentre nelle campagne i contadini più agiati erano sottoposti a pressioni sempre maggiori; fu inoltre introdotta una legislazione speciale a favore della lotta contro i kulaki […] L’offensiva sferrata contro le imprese private, e in particolare contro il commercio privato, distrusse in modo irreparabile la normale rete commerciale, dato che non si era provveduto all’istituzione di strutture alternative adeguate, direttamente controllate dallo Stato o di altro tipo. In un paese già sofferente per la scarsezza di merci, ciò contribuì unicamente ad accrescere il caos, tanto più che quella battaglia particolare, tra le cui parole d’ordine vi era l’abolizione della *pseudo-cooperazione*, condusse alla distruzione del settore artigianale e della piccola industria [..] Date le specifiche condizioni dei villaggi negli anni della NEP, l’offensiva ufficiale contro i kulaki […] inferse un duro colpo anche alla gran massa di contadini medi. Gli ammassi, nel contesto delle misure di emergenza, ebbero inevitabilmente effetti deleteri su tutti i contadini. Fra i loro primi risultati vi fu un pericoloso calo delle semine […]. Le forze impiegate per impadronirsi del grano, ufficialmente a danno dei soli kulaki e dei contadini più agiati, colpivano invece di continuo i contadini nel loro insieme, rendendoli furiosi ed inasprendo i loro rapporti con il regime .”.
    In questo contesto economico-sociale e politico Stalin sferrò finalmente l’offensiva demolitiva del “gruppo di destra” costituito da Bucharin, Rykov e Tomski.
    Al sesto congresso della Terza Internazionale Comunista (luglio/settembre 1928) lo scontro si fece duro ed ebbe come suo naturale palcoscenico il movimento comunista mondiale e le sue prospettive.

    [.....continua appendice 1.....]

    Saluti liberali

  9. #219
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    ...........

    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi Visualizza Messaggio
    [...continuazione...]

    Il segretario dell’Internazionale, Nicolaj Bucharin, si trovò in netto contrasto con la maggioranza staliniana del partito sovietico, che a propria volta già abilmente controllava quasi integralmente la totalità degli altri partiti comunisti ufficiali, anche attraverso la disciplina e solidarietà “internazionaliste”.
    Bucharin contestò la tesi che la concomitante crisi del capitalismo stesse aprendo necessariamente e direttamente una “crisi rivoluzionaria” e contrastò come pericolosa la linea del “ socialfascismo ” che assimilava la socialdemocrazia alla peggiore reazione, e sebbene egli ammettesse che esistevano nella socialdemocrazia indubbie “tendenze socialfasciste”, si rifiutava tuttavia di considerarle come il pericolo principale per il movimento rivoluzionario del proletariato internazionale.
    Le tesi di Bucharin vennero fortemente emendate su iniziativa di Stalin e dei suoi, mettendo in qualche modo in evidenza che il segretario dell’Internazionale si trovava ormai in difficoltà nello stesso partito sovietico e doveva subire il prevalere di una linea che, in quel momento, Stalin e i suoi, nel loro continuo zigzagare opportunistico, volevano di “estrema sinistra”.

    In ottobre gli attacchi degli staliniani alle “deviazioni di destra” nel Partito Comunista Sovietico, e al generico “spirito di destra” nella società sovietica, diventeranno sempre più martellanti, ma ancora senza chiamare queste devizioni, almeno apertamente, con i nomi dei loro massimi esponenti.
    Come aveva fatto Trotzky nel 1923 con la pubblicazione de “Il Nuovo Corso”, anche Bucharin si cimentò in talune critiche mediante un suo scritto. Approfittando della sua posizione di direttore della Pravda egli pubblicò il 30 settembre 1928 un lungo articolo dal titolo “ Note di un Economista ” di forte critica al programma di sviluppo industriale promosso dai tecnici comunisti [quasi tutti di stretta osservanza staliniana] a discapito del tenore di vita delle masse, soprattutto contadine, e affermò che tutto questo metteva in seria crisi l’alleanza operai-contadini che era, sin dai tempi di Lenin, il fondamento medesimo dello Stato sovietico.
    Interpretando le tesi del XV Congresso (secondo le sue prospettive “moderate” di “equilibrio complessivo” fra i comparti economici del Paese nel sostenere lo sviluppo) Bucharin teorizzò che nella “società del periodo di transizione” fra il capitalismo e il socialismo occorreva assicurare “ le condizioni di un coordinamento esatto delle diverse sfere della produzione e del consumo, e delle diverse sfere della produzione l’una rispetto all’altra o, in altri termini, di stabilire le condizioni di un *equilibrio economico dinamico* ”.
    Fra le righe (e nemmeno troppo) Bucharin attribuì ad un certo filo-trotzkysmo di fatto la filosofia di fondo che animava la nuova linea del gruppo raccolto intorno a Stalin e che si ostinava a non capire come il finanziamento dello sviluppo industriale dipendese dallo sviluppo dell’agricoltura e viceversa.
    Le varie considerazioni di Bucharin non mancarono dall’essere condite dalla denuncia degli “ elementi di degenerazione burocratica ” dello Stato e delle tendenze alla supercentralizzazione, facendosi dunque egli promotore, sul terreno istituzionale, di una graduale correzione verso lo “Stato-Comune”. Il tutto secondo la migliore tradizione dei dirigenti comunisti passati infine all’opposizione dentro al regime. Bucharin e i suoi, infatti, non condividevano la linea avventurista adottata da Stalin, e che era di fatto quella effettivamente eseguita dall’apparato del Partito, e giunsero a minacciare le dimissioni dai loro incarichi istituzionali. Rykov, ad esempio, era ancora Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo. Comunque il Plenum del Comitato Centrale del novembre 1928 fu dominato dall’attacco di Stalin alla “deviazione di destra del PCUS(b)”. A seguito del discorso di Stalin vennero di fatto del tutto abbandonate le prudenti risoluzioni del XV congresso, e ciò sulla base della teoria che il fattore chiave dell’industrializzazione fosse rappresentato dallo “sviluppo della produzione dei mezzi di produzione”, ossia dall’industria PESANTE. La questione dell’agricoltura e della crisi del grano fu quindi ridotta da Stalin ad un problema di introduzione nel lavoro dei campi della tecnica moderna, con il contestuale progressivo superamento della contraddizione fra industria di Stato e agricoltura privata, ovviamente nel senso di ulteriori decisivi passi verso la “ costruzione del socialismo ”.

    [....continua appendice 1 .....]
    Saluti liberali

  10. #220
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