
Originariamente Scritto da
Pieffebi
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Del resto proprio in quel momento il Partito (che aveva appena condannato il “superindustrialismo” delle Opposizioni di Sinistra), si volse ad obiettivi di sviluppo industriale sempre più ambiziosi, che necessitavano della più moderna tecnologia e che sempre di più confliggevano con i presupposti della NEP bucharinana.
Durante il Plenum del Comitato Centrale, dell’aprile 1928, sebbene non si arrivasse ancora ad uno scontro aperto fra le posizioni, apparve evidente che le linea di Stalin e quella di Bucharin erano diventate ben più dissimili che nel recente passato e in prospettiva apparivano ormai fortemente divergenti.
Stalin polemizzò abbastanza apertamente, senza fare nomi o cognomi, nei confronti di coloro che si erano fatti promotori, nel Partito, di una linea verso le campagne protesa ad "accontentare tutti", e dichiarò tale posizione “antileninista”. Bucharin rispose criticando, anche in questo caso senza fare nomi ne’ cognomi, coloro che ritenevano "prassi normale" il ricorso a misure eccezionali e amministrative per risolvere le questioni. Tuttavia il Plenum si concluse senza rotture ufficiali, confermando le tesi del recente XV Congresso, e spiegando la crisi degli ammassi con errori commessi nell’attuazione della politica economica statuita dal Partito.
Il 1928 fu dal punto di vista dell’evoluzione della linea politica del Partito Comunista dell’URSS un anno di transizione, tuttavia in esso si svilupparono i presupposti delle future scelte e delle future battaglie, e continuarono a svilupparsi dialetticamente gli elementi che avrebbero portato ad una ufficiale rottura della collegialità della direzione del Partito da parte del Segretario Generale, ossia di Giuseppe Stalin.
Quando nel giugno del 1928 un funzionario del governo comunista, tal Frumkin, scrisse una lettera al Comitato Centrale, accusando il partito di aver inaugurato con il 15° Congresso una linea nuova verso le campagne, una linea nociva, la risposta che avrebbe dovuto essere elaborata collegialmente dal Presidium del Comitato Centrale fu invece decisa e scritta da Stalin in persona senza avviare consultazioni con i compagni. Ciò suscitò la reazione di Bucharin, Tomsky e Rykov che accusarono Stalin di ridurre l’Ufficio Politico del Partito da organo supremo a semplice ancella del Segretario Generale.
In luglio gli scontri tra Bucharin e Stalin si fecero sempre più aspri, anche se ancora non furono fatti trapelare all’esterno. Stalin prese le difese delle misure eccezionali e violente per assicurare il rifornimento alimentare alle città e pose la questione cruciale del finanziamento dell’industrializzazione teorizzando che i contadini dovessero pagare “ una sorta di tributo, una sorta di soprattassa che siamo costretti temporaneamente a riscuotere per mantenere ed elevare l’attuale ritmo di sviluppo dell’industria […] per elevare ulteriormente il tenore di vita delle campagne ed eliminare poi del tutto questa tassa supplementare, queste *forbici* tra citta’ e campagna ”. Tutto questo mentre Bucharin, contraddicendo il segretario, si fece ancora una volta il difensore della tesi che solo un’agricoltura prospera avrebbe acconsentito lo sviluppo di un’industria prospera.
Come ricorda Moshe Lewin “ Nelle città fu lanciata un’offensiva contro il settore privato – industriali e mediatori, commercianti e artigiani - mentre nelle campagne i contadini più agiati erano sottoposti a pressioni sempre maggiori; fu inoltre introdotta una legislazione speciale a favore della lotta contro i kulaki […] L’offensiva sferrata contro le imprese private, e in particolare contro il commercio privato, distrusse in modo irreparabile la normale rete commerciale, dato che non si era provveduto all’istituzione di strutture alternative adeguate, direttamente controllate dallo Stato o di altro tipo. In un paese già sofferente per la scarsezza di merci, ciò contribuì unicamente ad accrescere il caos, tanto più che quella battaglia particolare, tra le cui parole d’ordine vi era l’abolizione della *pseudo-cooperazione*, condusse alla distruzione del settore artigianale e della piccola industria [..] Date le specifiche condizioni dei villaggi negli anni della NEP, l’offensiva ufficiale contro i kulaki […] inferse un duro colpo anche alla gran massa di contadini medi. Gli ammassi, nel contesto delle misure di emergenza, ebbero inevitabilmente effetti deleteri su tutti i contadini. Fra i loro primi risultati vi fu un pericoloso calo delle semine […]. Le forze impiegate per impadronirsi del grano, ufficialmente a danno dei soli kulaki e dei contadini più agiati, colpivano invece di continuo i contadini nel loro insieme, rendendoli furiosi ed inasprendo i loro rapporti con il regime .”.
In questo contesto economico-sociale e politico Stalin sferrò finalmente l’offensiva demolitiva del “gruppo di destra” costituito da Bucharin, Rykov e Tomski.
Al sesto congresso della Terza Internazionale Comunista (luglio/settembre 1928) lo scontro si fece duro ed ebbe come suo naturale palcoscenico il movimento comunista mondiale e le sue prospettive.
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