

Sinceramente le lecchinate di Floris, il suo piglio da primo della classe, il suo fare political correct, ossequioso nei confronti dei poteri forti e mai "cattivello", mi rendo indigesto un po' tutto il programma.
Non è fazioso. E' peggio ancora. Alla faziosità di un Santoro, partigiano di una parte politica, Floris sostituisce la vacuità delle domandine educate, semmai un po' maliziose ma mai dirette.




Me la stò guardando ora su raiclick...introduzione del corrispondente dell'economist ottima
E la Cortellesi!!!! uah!! ahahahahaha


Monumentale Bersani soprattutto quando risponde per le rime all'avvocatessa dicendogli: non considero il vostro uno sciopero perchè si ha sciopero quando i llavoratore CI RIMETTE...gli avvocati hanno solo rinviato
Le tendenze di Tremonti son quasi confermati...si eccita quando bersani lo chiama caro....guardare per credere hihihihiihih
MA IL MEGLIO è LA FINE sul sistema delle concessioni dell'alta velocità:
"tutto il sistema alta vel viene fatto attraverso un sistema di concessioni (non gare) fatte anni annorum fa" e tremonti subito, come una faina "DA VOI" (il famoso "voi" di Tremonti che ingloba tutti i partiti del mondo
essendo un sistema da prima repubblica quel "voi" è strambo
) vabbè....Bersani continua (dopo aver ripreso l'occhialuto che deve per forza di cose rimediare
) dicendo che aveva voluto eliminare le concessioni ed andare a gara (x i costi "inenarrabili" di questa opera) e ora chiede a Tremonti "perchè la prima cosa che avete fatto VOI, appena arrivati al governo, liberalizzatori veri che non ve la prendete con i taxisti, perchè avete ristabilito il sistema delle concessioni sulla TAV?" Tremonti, vero genio del male che risponde?!?!?!?! "perchè era l'unico modo per FARLA IN FRETTA"
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Vespa è peggio. Io, da liberale quale mi ritengo, esigo che in un paese di primo mondo, esista un giornalismo capace di fare reale informazione. E non saranno Vespa o Floris, appartenenti a scuderie rivali ma equivalenti, a farlo mai.


E’ tornato Santoro e il giovane Floris sembra già un vecchio zio
E’un giorno qualunque di un governo
qualunque, Giovanni Floris sorride
senza labbra a Giulio Tremonti e Pierluigi
Bersani che litigano sulla Finanziaria. Visto
mille volte, consolante come il tavolo della
cucina quando fuori piove. E’ Ballarò e
dev’essere il 2003, o forse il 2005. Invece no,
è la prima serata del primo Ballarò nel nuovo
meraviglioso mondo 2006, Ulivo al comando
e Floris, giovane profeta dell’era
perfetta, finalmente risolto, sicuro, più vincente
che mai. La libertà d’informazione è
a lungo garantita e da lui si aspettano meraviglie
(in effetti l’inizio è stato fantastico:
un breve speciale sull’undici settembre a
New York – per non dover partire dopo “Anno
zero” – in cui Floris presentava il documentario
suggestivo di Michael Moore,
quello dove le Torri crollano per un accordo
petrolifero tra George W. Bush e la famiglia
bin Laden, e anche un imperdibile Floris
commentatore su La7 insieme a Lilli
Gruber, a spiegare l’America buona e l’America
cattiva).
Ora che sono tutti ai suoi piedi, però, Floris
non sa che farsene. Ora che Michele Santoro
è tornato, però (e biondo, persino), Ballarò
è diventato, improvvisamente, un brodino.
Un nulla impeccabile con la musichetta
carina, e per fortuna Paola Cortellesi
all’inizio che ha raccontato in bianco e
nero la solitudine del miliardario (non ha
mai preso un aereo di linea, non è mai stato
su una spiaggia libera, non ha mai guidato
la propria auto) invitando il fruttivendolo
a sorridergli, a stargli vicino.
Giovanni Floris si è spento, senza più nemici
a cui fare lo sgambetto, e si è lasciato
persino strigliare da Tremonti, da Ferruccio
De Bortoli (unico lampo un po’ sexy della
serata), dal cardinale Poupard. Il primo
l’ha sgridato perché fa il giornalista “a senso
unico”, e interrompe solo chi gli sta antipatico,
l’altro perché salta di palo in frasca,
chiedendogli di Telecom mentre si parla di
Benedetto XVI, il cardinale perché ha insistito,
stolido, con la stessa domanda e lo
stesso sorrisetto per cinque minuti. Floris
ha incassato, beneducato ma un pochino cupo,
poi ha fatto le domandine intelligenti
sull’evasione fiscale, ha ringraziato e ha detto
“alé”, arrivederci. Tutti si aspettavano
qualcosa di grande, ma lui era troppo impegnato
a dimostrare (l’ha ripetuto mille
volte nei giorni scorsi) di non essere il fratello
piccolo (e invece, forse, l’anziano zio
ingessato) di Michele Santoro. Che è tornato
con una messimpiega fantastica, di un
biondo luccicante, un piglio da sopravvissuto,
una trasmissione assai glamour e ha
stravinto: un punto e mezzo in più di ascolti,
soltanto, ma gli occhi spalancati sui suoi
capelli ricci, sulla bella contessina che racconta
le favole, sui servizi con la voce di Lucignolo,
sul ghigno di chi ha finalmente il
microfono ben stretto in mano e conta di divertirsi.
A confronto, Floris è diventato purtroppo
establishment, grigio intrattenimento
invernale per quando si va a letto presto,
passerella demodée cui manca solo il maggiordomo
di Bruno Vespa che apre la porta
e fa accomodare ministri e sottosegretari.
Era opposizione splendente e giovane,
adesso è Guglielmo Epifani che spiega il rispetto
reciproco tra religioni diverse, è Bersani
che s’imbarazza su Romano Prodi e allora
si passa ad altro.
Giovanni Floris ha anche un sito
(www.giovannifloris.it) in cui raccoglie interviste
che gli fanno e che ha fatto, l’elenco
lungo dei libri che ha scritto (“Monopoli”,
“Risiko”, “Fatti chiari”, “Una cosa di (centro)
sinistra”, “I miei primi venticinque anni”,
cose così, un po’ ambiziose) e in cui risponde
a chi gli scrive: ieri ha ringraziato
tutti quelli che l’hanno guardato, l’altroieri
ha parlato benissimo di Gianni Riotta, Oriana
Fallaci, Michele Santoro. Ha detto che il
nuovo programma gli è piaciuto molto, e ha
ripetuto in giro che è contentissimo per la
vittoria del pluralismo dell’informazione,
ha aggiunto punti esclamativi dappertutto.
Così non va: nella nuova, durissima, era degli
amici Floris dovrà inventarsi cose molto
cattive. O almeno farsi una permanente.
Annalena Benini
.
A fool and his money can throw one hell of a party.
Ma chi è questa Benini, dalla penna agilmente ironica e dai voli lessicali che sfiorano la leggiadria di quelli di Ferrara - voli i suoi, inversalmente proporzionali alla mole?
Su quale quotidiano scrive?

