Dossier preso da www.repubblica.it


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I nomi bruciati
L’élite delle pagine gialle della premiata ditta finora scoperta è finita in un gran falò, organizzato intorno al Natale del 2004. Uno degli arrestati racconta ai magistrati che gli scatoloni pieni di dossier riguardanti nomi che contano sono stati prima cosparsi di alcol, scaraventati in fondo a una buca scavata vicino alle piste di Malpensa e bruciati per bene. In fumo sono finite le pratiche, ad esempio, di Marco De Benedetti, figlio di quel Carlo che Marco Tronchetti Provera non considera certo amico suo, assolutamente da spiare. Gli indizi c’erano tutti: pochi mesi dopo l’allora numero uno di Tim, passato poi amministratore delegato della Telecom riunificata, avrebbe lasciato il gruppo, emarginato dal vertice. Ora guida in Italia il fondo internazionale Carlyle.
E’ in buona compagnia. Tra gli spiati eccellenti, col dossier finito in cenere, ecco Emilio «Chicco» Gnutti, ex ras della finanza d’assalto bresciana, esponente di spicco di quella «razza padana» che prima dell’arrivo di Marco Tronchetti Provera e della sua Pirelli era padrona, con Roberto Colaninno, di Telecom. Sarebbe poi diventato pure co-protagonista della stagione dei «furbetti» col fallito assalto all’Antonveneta. Gli uomini di Tavaroli, probabilmente, lo seppero per tempo. A finire nel calderone ci sono anche i Benetton, ora soci di Tronchetti col 20% di Olimpia, la cassaforte che controlla il gruppo telefonico; e i Della Valle, presumibilmente Diego e Andrea. Il primo noto come inventore delle Tod’s, salvatore della Fiorentina e componente di ambìti salotti buoni come Rcs, l’editrice del Corriere, e le assicurazioni Generali. Andrea è il presidente della Fiorentina calcio. Insieme sono finiti nel tourbillon di Calciopoli. Come? Con le intercettazioni, ça va sans dire.
Dal latte ai telefoni
Sport, finanza, giornalismo. Tavaroli e i suoi per otto lunghi anni hanno radiografato l’Italia che conta. Senza escludere niente. Nei lunghi elenchi sopravvissuti, ci sono davvero tutti. C’è lui, il Cavalier Calisto Tanzi, finito a fare il nonno a tempo pieno dopo il crack da 14 miliardi di euro della sua Parmalat. E spiato è stato pure Enrico Bondi, che ha traghettato Collecchio in Borsa e verso il rilancio. Parmalat però non c’entra. Allora Bondi, era il 2001, era stato chiamato da Tronchetti Provera come amministratore delegato del gruppo post-scalata. Su una macchina noleggiata dagli uffici Telecom per Bondi viene rinvenuta una cimice. A trovarla è la Polis, dell’amico di Tavaroli, Emanuele Cipriani. Scoppia lo scandalo, due manager Telecom vengono sollevati dall’incarico, tra cui l’allora responsabile della security, Piero Gallina. Tavaroli lo sostituisce. Ma il suo ruolo nel ritrovamento della cimice è palese: il congegno apparirà praticamente inservibile. E il fine della bonifica, si legge nell’ordinanza, «era quello di trovare un espediente per eliminare (...) la squadra che gestiva la sicurezza per il gruppo Telecom».
Obiettivo Antonveneta
L’estate 2005 dei «furbetti», con la tentata scalata ad Antonveneta, ad opera di Gianpiero Fiorani e dei suoi alleati irrompe nelle spiate di Tavaroli e dei suoi. Un nome, quasi sconosciuto ai più, significa molto per inquadrare i multiformi interessi del clan: si tratta di Jan Maarten De Jong, ex componente del comitato esecutivo di Abn Amro e che, già prima che Fiorani dissotterrasse l’ascia di guerra su Antonveneta, sedeva (e siede tuttora) in quota olandese nel consiglio di amministrazione della banca Padovana.
Capitalia spy
Ci sono le banche e ci sono i banchieri in quelle cartellette. Davanti a tutti c’è il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi. La sua banca è particolarmente presa di mira. Nella lista c’è Alfio Marchini, costruttore romano, componente del patto di Capitalia e del consiglio della stessa. Alle maglie di Tavaroli & Co non sfuggiva nemmeno Vittorio Ripa di Meana, presidente del patto di sindacato del gruppo romano, ma anche avvocato del gruppo Espresso e, incidentalmente, pure legale di Stefano Ricucci quando si è trattato di salvare i cocci della sua Magiste. Finita qui? Non proprio. Nei faldoni figura un altro costruttore romano, Pierluigi Toti, presidente e amministratore delegato del gruppo Lamaro, nel Cda di Capitalia e recentemente entrato, con poco meno del 5%, nel capitale di Rcs.
Calcio e politica
Non risparmiavano nulla. Nemmeno il calcio. Sotto osservazione c’erano i della Valle. Tra i nomi spunta perfino un Fabio Gianluca Capello: è l’allenatore del Real Madrid? Difficile dire. Come è difficile ravvisare in Demetrio (anziché Massimo) De Santis l’arbitro al centro di «Calciopoli», il cui nome era emerso nella prima tranche dell’inchiesta. Era la scorsa primavera quando si parlò anche di spionaggio ai danni di Christian Vieri. Di certo, nella lista, c’è l’ex presidente della Federcalcio, Franco Carraro. Un uomo a metà tra il pallone e la politica. Politica che ritorna con la presenza di dossier relativi a uomini del passato governo. Esponenti che però, nella sua ordinanza, il gip non nomina.
Alta borghesia
Non mancano nemmeno nomi dell’alta borghesia milanese, come la famiglia Jucker, compreso Ruggero, noto alle cronache non certo per il suo ruolo nell’alta finanza, quanto per l’efferato delitto della fidanzata.




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non viene pesante da caricare il video?


chiunque abbia amici che lavoravano alla telecom le sapeva queste cose