LA RIVOLUZIONE DI LUKASHENKO Approfondimento
Di ANDREA ZONCA
Che atteggiamento deve assumere la sinistra europea marxista, post marxista,neomarxista nei confronti di Alexander Grigorevich Lukashenko,presidente per la terza volta consecutiva della repubblica centro europea di Belarus?
E' una domanda che più volte mi sono posto e che sicuramente non conduce in modo semplice ad una risposta semplice ed inequivoca.
I Bielorussi hanno storia diversa,priorità diverse dalle nostre.Valori in parte diversi.
Qualcuno spesso lo scorda e riempe i giornali occidentali di sentenze preconfezionate,analisi approssimative volte più all'effetto che ad una informazione coretta ed imparziale.
Analisi il più delle volte inquinate dai giudizi di chi guida il timone del mondo.Da chi decide a sua discrezione chi è degno di posto nell'olimpo del mondo e chi invece è destinate al girone dei dannati.
Moilti settori della sinistra europea,oramai contaminati da un bieco universalismo "occidentalicentrico",si sono oramai accodati a questo modo di interpretare le dinamiche politiche e sociali del mondo,non cogliendo laddove crescono e si sviluppano,le esperienze più originali ,più innovative di concepire i rapporti economici e sociali.
Dalla Venezuela di Chavez alla Bielorussia di Lukashenko.
Fastidiosi sassolini negli ingranaggi dell'impero.
Non è questione di antiamericanismo.L'analisi deve essere più matura.
All'unisono ad occidente Lukashenko è definito un "dittatore";addirittura accostato,a secondo dell'umore dello strillone di turno,a Hitler o a Stalin.
Di questo passo continueremo a capire molto poco.
In una democrazia occidentale Lukashenko potrebbe essere presidente?Certo che no!
Come certo è che non potrebberlo esserlo nè Putin nè Jushenko,tantomeno Saakashvili.
Ma la Bielorussia non è tra il Lussemburgo e la Francia.
Una vecchia regola di geopolitica suggerisce,prima di sfornare analisi su di un paese,di guardare dove sta sulla carta geografica.
In Bielorussia durante la campagna elettorale si è parlato molto delle accuse lanciate dall'asse Washington-Bruxelles-Varsavia,al regime di Minsk.
Lo stesso Lukashenko non ha parlato dall'altro.
"Lukashenko l'ultimo dittatore in Europa?Come è possibile una dittatura nel centro d'Europa nel 2006?".Queste le sue parole.
Ma in definitiva a Minsk c'è o meno una dittatura totalitaria cosi feroce da mobilitare l'occidente interno contro di essa?
Il Bielorusso comune è convinto di vivere in una democrazia.Forse non perfetta,ma pur sempre una democrazia.Sicuramente è convinto di vivere in un paese ben più democratico della totalitaria Unione Sovietica.
Qualcuno può sostenere il contrario?
Esisteva nella Bielorussia sovietica il multipartitismo?Piena libertà di coscienza e di religione?Libertà economica per chi crede che essa vada annoverata tra i diritti fondamentali.Libertà di movimento.Da questo dobbiamo partire.
E' per noi "occidentali"?(uso impropriamente questo termine e me ne scuso).La tentazione ad usare il sostantivo dittore può forse suggestionare,ma sicuramente sarebbe fuorviante.Per i nostri parametri la Bielorussia è in una terra di nessuno.Tra quello che non è e quella che potrebbe essere.Non è più una dittatura,ma non è ancora una democrazia liberale.
Anche perchè per il nostro Bielorusso comune la democrazia liberale di stampo occidentale non è ancora una priorità.E Lukashenko il Bielorusso comune lo conosce molto bene...
LA RIVOLUZIONE DI LUKASHENKO
E' circa un decennio che l'amministrazione americana,alla quale si sono accodati i nuovi "Euromericani", tenta di rivoltare un popolo che non ha nessuna intenzione di muoversi dal solco della propria storia.
La minaccia occidentale è chiara e senza veli.Se voi Bielorussi non scegliete il presidente che noi custudi della democrazia abbiamo scelto per voi vi renderemo la vita più difficile.
In altre reppubliche post-sovietiche l'obbiettivo è stato raggiunto pienamente.Difficile dire quanto durerà.I segnali non sono incoraggianti...per i proprietari del marchio in "franchising".
(N.B. In Ucraina dal 5 di agosto è in carica un governo capeggiato da Janikovich assieme ai comunisti di Simonenko e socialisti.)
Ma quali sono le ragioni del fallimento "euromericano" in Bielorussia?
Iniziamo con il dire che se una rivoluzione c'è stata chi la fatta è stato lo stesso Lukashenko.
I due candidati d'opposizione Milinkevich,sponsorizzato da Washington e Varsavia,e Kozulin,più gradito a larghi settori dell'economia e della politica tedesca, hanno aggiunto insieme poco più dell'8%.Rispettivamente 6,1 e 2,2.
Ad essi non accostiamo il terzo candidato Gaydukevich,votato e defino dallo stesso Lukashenko l'unica sua possibile e seria alternativa.
Ebbene se confrontiamo le ultime presidenziali con quelle del 2001,notiamo non solo che Lukashenko non ha perso consenso,ma addirittura lo ha incrementato.
Nel 2001 l'allora sfidante di Lukashenko,il sindacalista Goncharik, raggiunse il 15% dei consensi,in un clima sicuramente meno teso di quello che ha accompagnato i Bielorussi alle urne nel marzo scorso.
Lukashenko ha dimostrato di essere un abile uomo politico.
Molto più abile ed intelligente di quanto molti settori dell'opinione politica occidentale lo creda.
Alexander Grigorevich ha saputo stringere intorno a se un intero popolo.
Ha saputo in questi anni interpretare e dare speranza alla più vera e profonda coscienza bielorussa.
I mezzi per la conquista del potere,televisivi innanzitutto,erano indubbiamente sbilanciati a favorte del presidente uscente,e questo allontana la Bielorussia da quei famosi stardard democratici tanto sventolati dall'OSCE,ma il gioco è stato sporco da entrambe le parti.
L'OPPOSIZIONE FANTASMA
Chi fosse il principale candidato d'opposizione,il professore di fisica della provincia di Grodno,esponente di secondo piano del partito nazionalista di destra "fronte popolare" Alexander Milinkevich,poco lo sapevano.
Più conosciuto Kozulin, leader del minuscolo partito social democratico,ex rettore dell'università statale di Minsk,già ministro dell'istruzione con Lukashenko.Candidato teatrale, abile a far parlare di se,durante la campagna elettore,per i suoi scontri con la milizia.
Entrambi però troppo lontani dalla società civile bielorussa per avere qualche minima speranza di vincere.
Certo molti punti della loro campagna elettorale non possono che suscitare rispetto,ma i voti dovevano prenderli dai Bielorussi non da noi Europei.
Più democrazia è un bellissimo slogan.
Ma la lingua in cui recitava lo slogan non era in russo o in bielorusso,ma in americano o in polacco.Difficile farsi capire...
Non solo la loro lingua non era quella del loro popolo,ma anche i simboli e le bandiere della mancata rivoluzione erano lontani da quella gente.
In piazza d'Ottobre sventolavano le bandiere bianche e rosse della Bielorussia presovietica e ripresa dai collaborazionisti bielorussi durante l'invasione tedesca.
Colori in bianco e nero agli occhi di molti,soprattuto anziani, considerando che in quella tragica pagina di storia morì un quarto del popolo bielorusso nell'eroica resistenza contro l'invasore nazista.
Per quanto rigurda i brogli la messinscena era scontata.Era il casus belli della sperata rivolta popolare contro il tiranno.
L'amministrazione americana ha investito fior di dollari per organizzare un colpo di stato anche a Minsk,sul modello Ukraino e Georgiano,riempiendo le tasche a persone che in qualunque paese occidentale sarebbe definita estremista.
La sera delle elezione due ordigni avrebbero dovuto far saltare in aria due scuole di Minsk,nella speranza di gettare nel caos il paese e aprire una breccia nella corazza del regime.
La sera prima della chiusura delle elezioni,prima ancora di conoscere un solo risultato,i preparativi per la rivoluzione si fanno anche via sms.Da un cellurare russo un messaggio invita al raduno di piazza di Ottobre per il giorno successivo.Immediata la replica via sms del Ministero dell'Interno."Chi tenterà rovesciare con la forza il risultato elettorale verrà pesantemente punito".
Nella tranquillità consueta della piccola repubblica tutto questo assumeva un aspetto grottesco quasi irreale.
E in piazza di Ottobre ci siamo andati.
Poco gente.Qualche migliaio non di più.Nelle altre città non si muove nulla.Si parla di 4000,molti si aspettavo di più a partire dallo stesso Lukashenko.Tirato in volto la mattina successiva alla conferenza stampa.Troppe poche per rovesciare un regime.Molti giovanissimi, allettati dalla promessa di 20000 rubli(circa 10$) promessi per ogni partecipante.
Dal palco si alternano Milinkevich,Kozulin,Kaliakin(leader di uno dei due partiti comunisti)un giovane leader dell'ukraina "PORA" e una deputata del bunderstag.
(N.B. Kaliakin è segretario di uno dei due partiti Comunisti. L'altro Partito Comunista siede al governo con il filo-comunista Partito Agrario che rappresenta le cooperative agricole)
Qualche bandire del fronte popolare,del movimento giovanile ZUBR,e dell'unione europea fanno da cornice.
Azzurra doveva essere la loro rivoluzione,come la sciarpa attorno al collo portata da Milinkevich.Gli organizzatori distribuiscono delle fascette azzurre:Belarus in Europa.
LA RIVOLUZIONE MANCATA
Come dicevamo la campagna elettorale è stata indubbiamente sbilanciata a favore di Lukashenko.
Questo non solo per la ben nota regola che il potere alimenta il potere.E il potere nel 2006 passa anche per la televisione,e Lukashenko l'ha usata come una clava contro l'opposizione.
Ma anche perchè artisti,attori cantanti, idoli dei giovani,hanno fatto tondo attorno a Batka (il padre).Durante la campagna elettorale fiumi di persone hanno riempito le piazze delle città bielorusse per assistere ad una sorta di propaganda pro-Lukashenko mascherata da concerto.Za Belarus il ritornello.
Molti esercizi commerciali hanno esposto la bandiera nazionale evocativa più di una foto del presidente bielorusso.
Questo lo scenario.
Per arrivare all'82% raggiunto da Alexander Grigorevich,non occorreva attendere il verdeto scontato degli osservatori OSCE,organizzazione non più credibile e oramai lontana dalla sua ragione fondante.
Segnaliamo che gli osservatori italiani in una intervista rilasciata dall'hotel Belarus di Minsk all'emittente ONT, hanno definito la consultazione elettorale chiara, serena e trasparente.
L'ANOMALIA BIELORUSSA E IL MIRACOLO ECONOMICO
Ma quali sono le ragioni della vittoria di Lukashenko?
Le possiamo riassumere in tre punti fondamentali.
1)La Bielorussia,contro ogni parere del FMI e della Banca Mondiale,non ha adottato alcuna terapia shok.Il passaggio dal sistema socialista ad un modello di capitalismo corretto e sostenibile è avvenuto con molta gradualità.
I risultati,se confrontati con tutti gli altri paese dello spazio post-sovietico sono sorprendenti.
Nell'indice di sviluppo umano la Bielorussia si colloca sopra a tutti i paesi della CSI.Nel Rapporto ONU del 2005 Russia,Ukraina;Moldavia,Georgia,Armenia,proseguend o per le restanti repubbliche del'Asia centrale occupano una posizione inferiore a quella del 1990.
La riscoperta delle ricette Neokenesiane hanno portato la Bielorussia a tassi di crescita prossimi al 10% a fronte di un debito estero quasi inesistente e con sulle spalle la tragedia ambientale di Cernobyl le cui conseguenze si fanno ancora sentire pesantemente sentire su di un quinto del territorio.
Dato macroeconomico che la posiziona tra i paesi che più crescono al mondo.
Una vera e propria terza via tra il fallimento del comunismo e la crisi delle social democrazie.
Modello che sta suscitando sempre più interessee consensi in vasti settori della politica russa,ukraina,ma anche tra esponenti di governo della destra nazionalista polacca.
Settori che vanno dalla sinistra comunista di Ziuganov alla destra ultranazionalista di Zhirinovskij.
2)Il vento delle rivoluzioni in "franchising" è arrivata a Minsk stanca.
In Georgia e in Ukraina le speranze di democrazia e sviluppo si sono spente al ghiaccio del primo inverno.Il tenore di vita in alcuni casi si è aggravato e i costi dell'energia sono balzati alle stelle con le ire del Cremlino.
Per fare un paragone Tbilisi paga ad un proprio pensionato circa 15$. Lo stretto necessario per 4 kg di carne.
Un pensionato bielorusso percepisce di media 109$.
E in Ukraina le cose non vanno meglio.
3)La chiesa ortodossa,preoccupata dal sostegno dei candidati di opposizione alle unioni omosessuali,dai legami con la Chiesa Cattolica polacca della potente Radio Maria,si è schierata apertamente con Lukashenko,considerato uomo vicino ai valori della Chiesa e della famiglia tradizionale Cristiano-Ortodossa.
IL QUADRO INTERNAZIONALE
Nei prossimi anni è certo che l'atteggiamento di USA e EU non cambierà di molto.
Sennochè la Bielorussia da tempo ha rivolto l'attenzione verso altri lidi.
Oltre ai ai tradizionali paesi fratelli o ex fratelli della CSI e all'unione russo-bielorusso,Minsk guarda ad oriente negli imperi di Cina ed India,principali motori dell'economia mondiale.
La Belarus è al momento la principale alleata europea del governo di Pechino.Il primo leader mondiale a chiamare Lukashenko per congratularsi della sua vittoria é stato il presidente cinese Hu Jin Tao.Non poco ricevere una chiamata da chi sta guidando il paese destinato a diventare la principale potenza mondiale.
PROSPETTIVE
Al momento è difficile dire quanto durerà il fenomeno Lukashenko.Molti fattori giocano al momento a sua favore.
Certo è che la Russia non può fare a meno di lui,e il progressivo spostamento del transito del gas dall'Ukraina alla Bielorussia e la realizzazione per il 2007 di un deposito di un milione di metri cubi di gas russo alla periferia di Minsk da utilzzare come riserva per il mercato europea non farà altro che rafforzare il presidente bielorusso.
Lukashenko sta diventato pericoloso per molti.La sua politica sta incuriosendo molti settori della politica russa e ukraina.Lo stesso Putin vorrebbe a Minsk un uomo più gradito alle proprie oligarchie,ma la partita è difficile.Al momento conviene tenerlo.In fondo l'unico che potrebbe accendere il fuoco della rivoluzione a Minsk è proprio Putin.Ma a quale rischio?