





non posso accettare questo discorso.
in tutte le argomentazioni che ho frettolosamente tentato di proporre nell altro 3d ho sempre posto questioni slegate da una "morale" esclusivamente religiosa, per evitare la relativizzazione del problema, il cattolici vs laici.
infatti, a parer mio, il problema della vita come valore assoluto non è un problema prettamente moralistico, cioè non si pone come una libera scelta a cui una aderisce o meno.
per questo ho tentato di evitare discorsi fideistici, perchè non è a quel piano che si deve operare e pensare.
non voglio ripetere quello che ho scritto, però credo che una società abbia il compito quanto meno di auto-alimentarsi, e riconoscere il diritto al suicidio sia contrario a questo principio. e quindi contrario all uomo stesso, indipendentemente dalla sua visione religiosa.
per quanto riguarda la persona che ha fatto scoppiare il caso, sinceramente lo capisco, capisco la sua famiglia e il suo stato d animo.
ma non si può aprire una falla nel sistema dei valori sulla base dello stato d animo.
questo, e te lo dico da pseudo-giurista, è ed è stato uno dei mali dell Italia, il fare le leggi dopo l esplosione di casi umani, con il deleterio strumento dei decreti legge, quando una legge per sua stessa natura dovrebbe essere astratta ed universale.


camerati di una Fede!
eccomi pronto a guidare le schiere del Cristo Re contro i barbari!
carissimo pretoriano!
come stai?
non ti ho visto ultimamente ai vespri, sei stato male?




questo, a mio avviso, è un punto importantissimo.
infatti un ragionamento simile altro non è se non il seme del relativismo cosmico che inficia ormai la nostra società nei suoi più recondi angoli.
mi spiego. il male del nostro tempo è quello di non volere più partire da quella che, in una parola, potremmo chiamare Tradizione. cosa questa tradizione? è quella serie di conoscenze e di esperienze che gli uomini hanno accumulato nel corso dei secoli, che formano la "base", l "humus" nel quale l uomo nasce e cresce.
il rifiuto forzoso di questo, nel nome di una suddetta indimostrabilità, porta alla possibilità di negare anche l evidenza e di non essere, per usare una frasetta che mi ha colpito e con la quale mi trovo d accordo "schiavo del vivente", inteso come reale.
la realtà è e deve essere il punto di partenza, per non perderci in astratte e sofistiche dimostrazioni logiche, coerenti a sè stesse ma basate su presupposti errati.
per questo penso che una persona, di fronte all evidenza del miracolo inspiegabile della vita (e non datemi del cattolico, perchè nessuno più dei pagani e ancora prima dei primitivi era attratto e stupito dal mondo e dalla sua infinità) non possa fare altro, quantomeno, che riconoscerne la grandezza.




Scusa,bravo GALAAD


A pretorià lo sai perchè nun c'ho più tempo!
Cmq, se togliamo alla vita il suo titolo di valore in sè, valore fondamentale(non assoluto) causeremo una serie di fenomeni a catena che subordineranno il valore della vita a cose via via più superficiali... per non parlare del fatto che in questa cavolo di società, in questo cavolo di stato immorale nessuna legge sarà applicata con giustizia, questa meno che mai.
esagero? pensate che nella famosa Olanda la legge sull'eutanasia è diventata incredibilmente elastica, o meglio, sempre meno "accuratamente seguita".
Kuitert, alto funzionario del ministero Olandese della Sanità, sulla rivista "Bioetica" n.2/1993, p. 324, dopo aver ripetuto più volte che si tratta di eutanasia solo quando il medico uccide il paziente dopo esplicita richiesta di quest'ultimo, pone una statistica allucinante, dove su 2300 casi di eutanasia, 1000 (il 40%) non erano preceduti da nessuna esplicita richiesta...
Sinceramente sono spaventata da questo sistema di cose...
«Beato chi, in mezzo alla confusione dei princìpi contraddittori, libero da ogni ricerca di popolarità, discepolo fin nelle minime cose di questa Chiesa a cui appartiene l'avvenire del tempo e quello della eternità, avrà saputo attraversare una così terribile crisi senza aver sacrificato sulla via la sia pur minima parte di verità».
Dom Prosper Guéranger