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  1. #61
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da nograzie Visualizza Messaggio
    Kornus se il tono non è scherzoso allora devi avere seri problemi mentali, nel caso fatti curare
    Mi meraviglio che proprio tu non sia d'accordo con una scuola più seria, dura e selettiva......

  2. #62
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da Nanths Visualizza Messaggio
    Francamente visto il "parco docenti2 della scuola itagliana non è che ci sia da riporre gran fiducia negli insegnanti...è stato proprio questa corporazione a fare da testa di ponte per lo sputtanamento delle nostre tradizioni...in primisi la grandissima percentuale di allogeni catapultati a insegnare a leggere a scrivere privi della benchè minima capacità (anzi hanno terrnificato intere generazioni) e secondariamente, molto colpevolmente, i pochi insegnanti nostri che si son piegati alle logiche della cultura di regime.
    Parlo di insegnanti nazionalisticamente (nel senso di Nazioni vere, non di itaglia!) coscienti, naturalmente....
    Per me allargherei lo Statuto Sudtirolese a tutto lo stivale + isole (4 anni di residenza e patentino di bilinguismo italiano-lingua regionale per partecipare a qualsiasi concorso pubblico), e sarebbe già un grande passo verso la soluzione dei nostri problemi....

    Altro che riforme "federaliste" calderoliane....

  3. #63
    libero veneto
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    A proposito di risorse, dal corriere:

    Da Segarcea, in Romania, ai semafori 12 ore al giorno sfruttati dai boss Il paese dei mutilati va a mendicare a Milano
    Il viaggio in pullman costa 200 euro. Hanno tra 40 e 55 anni, a loro resta solo il 5% delle elemosime che intascano dagli automobilisti

    DAL NOSTRO INVIATO


    Un mendicante romeno in una strada di Milano (Fotogramma)

    SEGARCEA (Romania) - Zoppicano anche cani e gatti. Perché i piccoli li usano come giocattoli oppure i grandi li prendono a calci, e non perché investiti: a Segarcea, nella Romania meridionale, zingara e contadina al confine con la Bulgaria, mancano automobili. E, a parte quella centrale che s'allaga appena piove, mancano strade asfaltate. Eppure da Segarcea e dalla vicina Bals, 20 mila abitanti in due, si parte. In massa. Anche i vecchi storpi che finiscono a mendicare ai semafori di Milano. Hanno tra i 40 e i 55 anni. Nati senza assistenza medica e levatrici, abbandonati negli orfanotrofi. Quando gli istituti sono stati chiusi si sono ritrovati senza famiglia e lavoro. Non hanno braccia e gambe, e se le hanno sono mutilate.
    Di arare i campi, non se ne parla. Di raccogliere l'uva per farci il vino locale — domenica ha innaffiato un gioioso matrimonio, il primo da inizio anno —, nemmeno. Di guidare i carri trainati dai cavalli per vendere a domicilio la merce, figurarsi. Allora gli storpi se ne vanno. Sui bus, per Milano. I biglietti si comprano nelle agenzie di Craiova, la città meno lontana, a 28 chilometri. Duecento euro il prezzo: un contadino, al mese, ne guadagna la metà. Per superare i confini, basta il passaporto. Una cosa «più semplice di quanto si pensi. Il racket e la criminalità riguardano la prostituzione». E comunque la polizia, che ha una bella palazzina come sede e un nuovo parco auto, fatica a stare dietro ai presenti e non pensa ai partenti.

    Si chiede l'elemosina ai semafori dei vialoni di Milano (Fotogramma)

    Cristian detto «l'imprenditore», alla caduta di Ceausescu, andò in Italia. Quindici anni da muratore. Coi soldi guadagnati, ha messo su un market, l'unico, prendendosi il lusso di assumere come commesse le «due più belle ragazze del paese». Vive bene, «l'imprenditore», però «soffro a vedere una nazione persa nella corruzione. Le forze dell'ordine, con una mancia, chiudono gli occhi». Al posto di polizia, c'è un agente con gli occhi chiusi. A causa del sonno, a contare gli sbadigli. Il capo, Marius Titoiu, è via. C'è da indagare: è morto un rom, di sicuro avvelenato, forse «per mano di parenti». Inoltre gli inquirenti hanno sul groppone la storia di due ragazzi denunciati un mese fa nella Bergamasca per una presunta violenza ai danni di una connazionale. «Non c'entriamo» giurano i due. Sono rimpatriati, «se ci presentiamo alla dogana ci mettono dentro ». Così aspettano.

    Sono in buona compagnia: aspettano tutti, a Segarcea, che sull'atlante stradale è una breve linea retta. Cinquecento metri dal market alla sede della polizia. Attorno si allarga il paese. Gli storpi abitavano e abitano — i pochi rimasti — in fondo in fondo, nella periferia nascosta dal granturco, con conoscenti o buone anime che li hanno raccolti e accolti. Signore di novant'anni coi baffetti e mariti coi baffoni e la pelle dura, che manco sanno della possibilità per la Romania di entrare, il prossimo anno, nell'Unione europea. C'è un uomo di 47 anni che si appoggia a due stampelle. Non ha voglia di andarsene, «dò una mano con le oche». Ma racconta che, alla fine, val la pena trasferirsi a Milano. È inutile spostarsi «come hanno fatto amici miei» a Bucarest, sui vialoni che uniscono la cintura al centro. Lì passano le auto degli operai che vanno nelle ditte e guadagnano 300 euro al mese: monete agli elemosinanti sono spese fuori budget. In Italia, se si trova il semaforo giusto, si possono fare i soldi.

    I soldi: in tasca rimane il cinque per cento, il resto va al capo che, nove volte su dieci, ha base nel campo nomadi di via Triboniano. Gli storpi per anni cercano i soldi per il viaggio. S'indebitano. Trasportati a Craiova, salgono sui bus. Il capolinea è nei dintorni della stazione Centrale, nei piazzali di Molino Dorino e di Cascina Gobba. Al capolinea ci sono gli emissari dei boss. Sono gli stessi che, a gruppi di tre-quattro, cureranno gli invalidi: passaggi in strada, dalle 7 alle 19, per controllare il lavoro; soste rapide, tra le 14.30 e le 15, per ritirare la prima parte dell'incasso; infine, la sorveglianza notturna. Gli storpi dormono nelle aree dismesse. È d'obbligo non curare la barba e non cambiare gli abiti: bisogna accentuare l'immagine da disperati. Ogni giorno è uguale al precedente. Quanto durerà il soggiorno, i concittadini non lo sanno. Non è un problema. A Segarcea vivono aspettando. E tanto, allarga le braccia Cristian, «se i poliziotti e i carabinieri li fermano e ce li rimandano indietro, quelli dopo cinque mesi ripartiranno».
    Andrea Galli
    27 settembre 2006

 

 
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