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Discussione: È il mio orgoglio.

  1. #31
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    Citazione Originariamente Scritto da M. Murelli Visualizza Messaggio
    Per poter partecipare ad una discussione ed esprimere la propria opinione non è certamente necessario essersi documentati fino allo sfinimento. Però sarebbe buona norma essere un po’ più cauti nel metter mano al disprezzo e alla derisione (come ogni tanto capita). Da molti anni è in uso uno strano metodo: chi ha un’idea superficiale in merito ad una causa, ad un argomento o a una definizione attacca con disprezzo e spesso con derisione. I difensori o i partigiani della causa fatta oggetto di disprezzo devono invece difendersi argomentando. Capita poi che chi dedica il proprio tempo alla lettura, allo studio, alla riflessione, alla conversazione (che è il contrario della discussione) ha anche meno tempo per intervenire nei nuovi mezzi mediatici, come in questo forum. Per contro c’è chi meno preparato ma istintivamente condizionato, ha anche più tempo per aprire fuochi di sbarramento e sparare alzo zero con la cadenza del nanosecondo di un orologio atomico: un martellamento prossimo all’eternità!
    Il cappello di cui sopra non è indirizzato a quanti hanno postato qui. E’ altrove che il tiro alla “destra radicale” pare esser diventato un piacevole sport. In genere chi sta intervenendo qui vedo che lo fa con garbo e di questo rendo grazie.
    Venendo al tema della “destra radicale” è da tempo che sono stati proposti studi e chiarificazioni. Ma chissà perché queste sortite editoriali non vengono prese in considerazione. Non so dire quanti libri contenga la mia libreria sul tema della destra radicale. Però mi è facile tirarne fuori uno dall’apposito settore e ritrovare saggi che hanno sviscerato il tema.
    Per esempio questo: “Una meditazione per l’azione” di Francesco Ingravalle in “I testi del Meridiano d’Italia”, Edizioni di Ar, 2002. Questo saggio introduce la riproposizione degli articoli di Evola pubblicati sul periodico milanese fondato nel 1945 da Franco De Agazio (assassinato dai gappisti) nel 1945.
    Ecco qualche stralcio di quel saggio: “...fu una delle tribune [il “Meridiano d’Italia della seconda metà degli anni ’40!!!!!] sulle quali le due tendenze – "socializzatori", legati al “fascismo movimento” e “corporativisti puri”, più legati al “fascismo regime” – si fronteggiarono senza provocare una diaspora; la collaborazione di Evola aprì la strada a una terza “opzione”: l’idea di “Stato organico” (che avrebbe preso “corpo militante” in seguito all’esperienza, prevalentemente, ma non esclusivamente, dottrinaria, di Imperium e, poi, di Ordine Nuovo)”.

    Come si vede, 60 anni dopo nulla di nuovo! Prosegue Ingravalle:

    (...)Gli articoli di Evola, pubblicati (...) dal 1949 al 1958, sono leggibili alla luce di una netta distinzione fra obiettivo strategico da conseguire (lo “Stato organico”) e mezzi tattici per conseguirlo (che Evola considera con elasticità estrema). Sotto questo profilo, essi vanno letti alla luce di Orientamenti (1951) e de Gli Uomini e le rovine (1953) e configurano realmente, nell’ambiente, una “terza posizione” fra “socializzatori” e “moderati”. Ma non un tertium quid: bensì una visione della politica che, se era ostilissima alle posizioni dei “socializzatori”, non riusciva, per questo, idealmente vicina alle posizioni dei “moderati”.”


    E’ appunto qui che si deve collocare il germoglio della “Destra radicale” (il seme era presente già durante il Ventennio). Prosegue infatti Ingravalle:
    L’intera vicenda della “destra radicale” italiana – anzi, di quei gruppi che ebbero concretamente qualche incidenza, come “Ordine Nuovo” e “Avanguardia Nazionale” – si dipanò a partire da queste posizioni evoliane e dalla esplicita distinzione fra “strategia” e “tattica” che accompagnava un buon numero di articoli scritti da Evola per il Meridiano d’Italia e che attraversa completamente Gli uomini e le rovine. Una vicenda che appartiene, per intero, all’epoca della “guerra fredda” e che, al di fuori di essa; sarebbe incomprensibile (...)”.
    Nel 1956 l’Autore afferma, addirittura, che occorre un “mito rivoluzionario” da costruire con quanto di meglio si può trovare nel fascismo (...).
    Si è recentemente interpretato il pensiero di Evola come “impolitico”. Chi legga la presente raccolta non potrà non nutrire, alla fine della lettura, più di un fondato dubbio su simile interpretazione...
    Si sarà spinti anche a dubitare del luogo comune sulla scarsa incidenza del pensiero evoliano nella politica concreta italiana: la destra radicale italiana non è stata, davvero, parva pars nel ventennio che va, all’indietro, dall’abbattimento del muro di Berlino sino alla fine degli anni Sessanta (...).
    Sarà difficile, a questo punto, dubitare del fatto che Evola esortasse a meditare per l’azione (...) Che questa meditazione fosse studiata non per indurre alla ricerca archivistica, né alla speculazione filosofica, né alla comprensione storica disinteressata, ma per risvegliare vocazioni a un modo peculiare di vivere la politica è una delle conseguenze del punto di partenza stesso di Evola (...)
    L’ambiente della “destra radicale” italiana fu effettivamente formato, sotto il profilo teorico, da Evola. Che, poi, la sua parola, trasposta sul terreno della prassi, paia “semplificata” è cosa normale per ogni idea che sia trasposta sul terreno della prassi.
    Del resto, una dottrina politica nasce in vista della prassi, non già della pura teoresi (...).”


    Al di là di ogni altra considerazione, quelli della mia generazione possono legittimamente definirsi “figli del fascismo” allo stesso modo in cui possono definirsi “figli della destra radicale”? Che, va da sé, non è quella cosa raccontata dai vari Vinciguerra, Jesi, Rusconi, Tarchi, Ferraresi, Ferrarotti, Nozza, Revelli (ognuno su di un piano diverso e per diversi motivi) e neppure quella cosa che si è tentato di descrivere per via giudiziaria. E ancora non è quella cosa di cui alcuni oggi dicono con aria di sufficienza.
    Non mi pare bello che oggi si tenti di fare gli spiritosi sulla “destra radicale” collegandola addirittura al liberismo e al capitalismo o a vicende tutte dentro al Sistema. Quelli della “destra radicale” hanno pagato pegno per definirsi o essere stati definiti tali. Parlano gli anni di carcere, parla l’esilio di decine e decine di militanti, parlano i morti ammazzati.
    Le nuove generazioni possono – devono – farsi la loro storia e definirsi come più gli aggrada. Ci mancherebbe! E se gli sta bene definirsi fascisti, “fascisti rossi”, “fascisti per la socializzazione”, “fascisti movimento”, “anarco-fascisti” chi può impediglielo? Ma perché tanto astio e tanta superficialità contro di “noi” e la nostra storia?
    Ci sarebbe molto da dire sulla definizione del soggetto politico votato all’azione per i tempi che viviamo. Ci sarebbe molto da dire sul come andare oltre, come elaborare nuove forme del politico, come leggere la realtà. Non sono uno statico paracarro, né un reduce nostalgico degli anni ’70. Però, come non accetto che la mia storia me la racconti un Telese, così non accetto che chi vuole andare altrove, oltre o ritornare al passato, lo faccia calpesando la mia storia. E poco m’importa se sono l’ultimo dei Mohicani. Per questo ho titolato questo 3d all’insegna dell’orgoglio. Se non lo si capisce fa lo stesso, perché non è che sto in cerca di consensi o di proseliti. Mi difendo e difendo quelli che con me sono stati (o stanno) dalla stessa parte.
    E poi possiamo anche parlare dei frutti della “Destra Radicale” o del suo affrancamento dall’impostazione data nei tempi della “guerra fredda” e a quelli successivi la caduta del Muro. Di certo con me non si può parlare di rinnegamenti.
    Concordo naturalmente sul fatto che la 'storia' della Destra radicale non possa e non debba essere raccontata da un Telese ; sul fatto poi che sia stato 'altro' rispetto alle 'ricostruzioni' dei vari Jesi, Vinciguerra, Revelli, Ferraresi, Ferrarotti dovrebbe essere (almeno su questo forum) un dato acquisito. Ciò che mi/ti chiedo e se il patrimonio culturale -considerato nel suo complesso- che definisce la "Destra radicale" sia idoneo alla comprensione del 'presente' se e scusa se insisto quell' accentuazione su convinzioni piuttosto che su idee non sia alla fine "potenzialmente" fonte di errori. Le convinzioni sono un qualcosa che in quanto tale non possono essere oggetto di nessun esame critico, per farlo dovrebbero essere idee. Ed io sono convinto che nella meggior parte dei casi l' uomo di destra ha delle convinzioni e non delle idee - e sono anche in molti a sostenere che le convinzioni siano una sorta di sostituto esistenziale della fede, per cui il difenderle chiama in causa ciò che in sociologia si chiama 'onore sociale' - . Come sottoporre a vaglio critico delle convinzioni ?

  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da M. Murelli Visualizza Messaggio
    Per poter partecipare ad una discussione ed esprimere la propria opinione non è certamente necessario essersi documentati fino allo sfinimento. Però sarebbe buona norma essere un po’ più cauti nel metter mano al disprezzo e alla derisione (come ogni tanto capita). Da molti anni è in uso uno strano metodo: chi ha un’idea superficiale in merito ad una causa, ad un argomento o a una definizione attacca con disprezzo e spesso con derisione. I difensori o i partigiani della causa fatta oggetto di disprezzo devono invece difendersi argomentando. Capita poi che chi dedica il proprio tempo alla lettura, allo studio, alla riflessione, alla conversazione (che è il contrario della discussione) ha anche meno tempo per intervenire nei nuovi mezzi mediatici, come in questo forum. Per contro c’è chi meno preparato ma istintivamente condizionato, ha anche più tempo per aprire fuochi di sbarramento e sparare alzo zero con la cadenza del nanosecondo di un orologio atomico: un martellamento prossimo all’eternità!
    Il cappello di cui sopra non è indirizzato a quanti hanno postato qui. E’ altrove che il tiro alla “destra radicale” pare esser diventato un piacevole sport. In genere chi sta intervenendo qui vedo che lo fa con garbo e di questo rendo grazie.
    Venendo al tema della “destra radicale” è da tempo che sono stati proposti studi e chiarificazioni. Ma chissà perché queste sortite editoriali non vengono prese in considerazione. Non so dire quanti libri contenga la mia libreria sul tema della destra radicale. Però mi è facile tirarne fuori uno dall’apposito settore e ritrovare saggi che hanno sviscerato il tema.
    Per esempio questo: “Una meditazione per l’azione” di Francesco Ingravalle in “I testi del Meridiano d’Italia”, Edizioni di Ar, 2002. Questo saggio introduce la riproposizione degli articoli di Evola pubblicati sul periodico milanese fondato nel 1945 da Franco De Agazio (assassinato dai gappisti) nel 1945.
    Ecco qualche stralcio di quel saggio: “...fu una delle tribune [il “Meridiano d’Italia della seconda metà degli anni ’40!!!!!] sulle quali le due tendenze – "socializzatori", legati al “fascismo movimento” e “corporativisti puri”, più legati al “fascismo regime” – si fronteggiarono senza provocare una diaspora; la collaborazione di Evola aprì la strada a una terza “opzione”: l’idea di “Stato organico” (che avrebbe preso “corpo militante” in seguito all’esperienza, prevalentemente, ma non esclusivamente, dottrinaria, di Imperium e, poi, di Ordine Nuovo)”.

    Come si vede, 60 anni dopo nulla di nuovo! Prosegue Ingravalle:

    (...)Gli articoli di Evola, pubblicati (...) dal 1949 al 1958, sono leggibili alla luce di una netta distinzione fra obiettivo strategico da conseguire (lo “Stato organico”) e mezzi tattici per conseguirlo (che Evola considera con elasticità estrema). Sotto questo profilo, essi vanno letti alla luce di Orientamenti (1951) e de Gli Uomini e le rovine (1953) e configurano realmente, nell’ambiente, una “terza posizione” fra “socializzatori” e “moderati”. Ma non un tertium quid: bensì una visione della politica che, se era ostilissima alle posizioni dei “socializzatori”, non riusciva, per questo, idealmente vicina alle posizioni dei “moderati”.”


    E’ appunto qui che si deve collocare il germoglio della “Destra radicale” (il seme era presente già durante il Ventennio). Prosegue infatti Ingravalle:
    L’intera vicenda della “destra radicale” italiana – anzi, di quei gruppi che ebbero concretamente qualche incidenza, come “Ordine Nuovo” e “Avanguardia Nazionale” – si dipanò a partire da queste posizioni evoliane e dalla esplicita distinzione fra “strategia” e “tattica” che accompagnava un buon numero di articoli scritti da Evola per il Meridiano d’Italia e che attraversa completamente Gli uomini e le rovine. Una vicenda che appartiene, per intero, all’epoca della “guerra fredda” e che, al di fuori di essa; sarebbe incomprensibile (...)”.
    Nel 1956 l’Autore afferma, addirittura, che occorre un “mito rivoluzionario” da costruire con quanto di meglio si può trovare nel fascismo (...).
    Si è recentemente interpretato il pensiero di Evola come “impolitico”. Chi legga la presente raccolta non potrà non nutrire, alla fine della lettura, più di un fondato dubbio su simile interpretazione...
    Si sarà spinti anche a dubitare del luogo comune sulla scarsa incidenza del pensiero evoliano nella politica concreta italiana: la destra radicale italiana non è stata, davvero, parva pars nel ventennio che va, all’indietro, dall’abbattimento del muro di Berlino sino alla fine degli anni Sessanta (...).
    Sarà difficile, a questo punto, dubitare del fatto che Evola esortasse a meditare per l’azione (...) Che questa meditazione fosse studiata non per indurre alla ricerca archivistica, né alla speculazione filosofica, né alla comprensione storica disinteressata, ma per risvegliare vocazioni a un modo peculiare di vivere la politica è una delle conseguenze del punto di partenza stesso di Evola (...)
    L’ambiente della “destra radicale” italiana fu effettivamente formato, sotto il profilo teorico, da Evola. Che, poi, la sua parola, trasposta sul terreno della prassi, paia “semplificata” è cosa normale per ogni idea che sia trasposta sul terreno della prassi.
    Del resto, una dottrina politica nasce in vista della prassi, non già della pura teoresi (...).”


    Al di là di ogni altra considerazione, quelli della mia generazione possono legittimamente definirsi “figli del fascismo” allo stesso modo in cui possono definirsi “figli della destra radicale”? Che, va da sé, non è quella cosa raccontata dai vari Vinciguerra, Jesi, Rusconi, Tarchi, Ferraresi, Ferrarotti, Nozza, Revelli (ognuno su di un piano diverso e per diversi motivi) e neppure quella cosa che si è tentato di descrivere per via giudiziaria. E ancora non è quella cosa di cui alcuni oggi dicono con aria di sufficienza.
    Non mi pare bello che oggi si tenti di fare gli spiritosi sulla “destra radicale” collegandola addirittura al liberismo e al capitalismo o a vicende tutte dentro al Sistema. Quelli della “destra radicale” hanno pagato pegno per definirsi o essere stati definiti tali. Parlano gli anni di carcere, parla l’esilio di decine e decine di militanti, parlano i morti ammazzati.
    Le nuove generazioni possono – devono – farsi la loro storia e definirsi come più gli aggrada. Ci mancherebbe! E se gli sta bene definirsi fascisti, “fascisti rossi”, “fascisti per la socializzazione”, “fascisti movimento”, “anarco-fascisti” chi può impediglielo? Ma perché tanto astio e tanta superficialità contro di “noi” e la nostra storia?
    Ci sarebbe molto da dire sulla definizione del soggetto politico votato all’azione per i tempi che viviamo. Ci sarebbe molto da dire sul come andare oltre, come elaborare nuove forme del politico, come leggere la realtà. Non sono uno statico paracarro, né un reduce nostalgico degli anni ’70. Però, come non accetto che la mia storia me la racconti un Telese, così non accetto che chi vuole andare altrove, oltre o ritornare al passato, lo faccia calpesando la mia storia. E poco m’importa se sono l’ultimo dei Mohicani. Per questo ho titolato questo 3d all’insegna dell’orgoglio. Se non lo si capisce fa lo stesso, perché non è che sto in cerca di consensi o di proseliti. Mi difendo e difendo quelli che con me sono stati (o stanno) dalla stessa parte.
    E poi possiamo anche parlare dei frutti della “Destra Radicale” o del suo affrancamento dall’impostazione data nei tempi della “guerra fredda” e a quelli successivi la caduta del Muro. Di certo con me non si può parlare di rinnegamenti.

    Mah, in estrema sintesi, credo che definirsi fascisti, possa comportare degli equivoci come esattamante può comportare equivoci definirsi comunisti.

    Mi spiego: se parliamo di politica sociale, se parliamo di opere pubbliche, se parliamo di sentimento patriottico e tradizionalista, o di una visione spirituale della vita e antimaterialista, bene allora sono orgogliosamente fascista!
    Ma se parliamo di repressione delle libertà, allora ne sono il più feroce oppositore.

    Ecco, quindi bisogna vedere cosa si intende per fascismo, purtroppo la pubblicistica resistenziale ha occultato i valori piositivi del lascito del ventennio. Bisogna operare per un recupero di quei valori!

  3. #33
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    "(...) Dall' Rsi nasce quindi una comunità mitica che non sa di essere tale (..) I ragazzi della Rsi vivevano una comunità mitica senza saperlo . La Dea Italia, come oggetto di culto, aveva però un limite evidente - che non corrispondeva affatto alla realtà Italia . Il fascismo regime non poteva costituire un' Età dell' Oro assoluta. Troppo vicina nel tempo ; e poi il neo-fascismo non aveva il monopolio della narrazione storica (..) Essi erano quindi maturi per trovare un NUOVO MITO (sottolineatura mia) E' facile capire perchè siano stati attratti dall' esoterismo. Ma perchè proprio da quello di Evola ? (...) Essi cercavano miti esoterici, ma tutti gli esoteristi sul mercato erano sostanzialmente ottimisti. Invece ECCO UN ESOTERISTA CHE OFFRE UN SISTEMA CHE INGLOBA LA SCONFITTA. IL NUOVO SISTEMA DI ORIENTAMENTO ANZI INSERISCE LA SCONFITTA IN UN SISTEMA COSMICO. PIU' SI PERDE E PIU' SI E' NOBILI - ANZI BASTA PERDERE PER ESSERE DALLA PARTE GIUSTA (...) da Orion 164 pp. 13/20 ( sò Maurizio che spesso hai dato spazio ad interventi che non condividevi) . Questo atteggiamento non credi sia stato foriero di una attitudine a svolgere SEMPRE la funzione di KATECHON , non sia stato all' origine di quel continuo rimpianto del 'prima' (non importa nemmeno quale prima...gli anni Tranta, l' Ancien Regime, il Medioevo ghibellino o l' antichità classica), rimpianto che anche in quel che può avere di esatto condanna o a tensioni "restauratrici" o al vago nostalgismo ? Insomma non contribuisce al perpetuarsi di una sindrome d' assedio che rischia d' essere paralizzante ? La storia, come diceva Nietzsche - di cui Tu, Maurizio sei profondo lettore - non rischia anche di schiacciare col peso della memoria ?

  4. #34
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    Se si prende a riferimento assoluto una ipotetica (per gli scettici) "società tradizionale" appartenente al passato profondo della storia umana, normale che si tenda a "guardare indietro". Il problema, semmai, irrisolto in buona parte anche in Evola, è quello di "apprendere" dal passato per "tradurlo" nel presente.

    La visione evoliana è fondamentalmente pessimista riguardo ai tempi moderni, ma questo è normale negli esoteristi dinanzi al materialismo contemporaneo.

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da M. Murelli Visualizza Messaggio
    Quello di definirmi di "Destra Radicale". Lo affermo senza voler polemizzare con alcuno. Il perché mi definisco in tale maniera l'ho spiegato quando mi sono presentato. Qui lo ribadisco.
    beato te

  6. #36
    M. Murelli
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    Citazione Originariamente Scritto da LEONIDA Visualizza Messaggio
    Concordo naturalmente sul fatto che la 'storia' della Destra radicale non possa e non debba essere raccontata da un Telese ; sul fatto poi che sia stato 'altro' rispetto alle 'ricostruzioni' dei vari Jesi, Vinciguerra, Revelli, Ferraresi, Ferrarotti dovrebbe essere (almeno su questo forum) un dato acquisito. Ciò che mi/ti chiedo e se il patrimonio culturale -considerato nel suo complesso- che definisce la "Destra radicale" sia idoneo alla comprensione del 'presente'
    Non idoneo, ma essenziale. Proprio perché si tratta di patrimonio, cioè di accumulo di ricchezza.

    se e scusa se insisto quell' accentuazione su convinzioni piuttosto che su idee non sia alla fine "potenzialmente" fonte di errori. Le convinzioni sono un qualcosa che in quanto tale non possono essere oggetto di nessun esame critico, per farlo dovrebbero essere idee. Ed io sono convinto che nella meggior parte dei casi l' uomo di destra ha delle convinzioni e non delle idee - e sono anche in molti a sostenere che le convinzioni siano una sorta di sostituto esistenziale della fede, per cui il difenderle chiama in causa ciò che in sociologia si chiama 'onore sociale' - . Come sottoporre a vaglio critico delle convinzioni ?
    Ma guarda che peculiarità della "Destra Radicale" è stata quella di muovere verso il politico e il sociale proprio partendo dal piano delle idee e dei valori. Le convinzioni, tutalpiù, riguardano le tattiche e le strategie. Evola, per esempio, già nel 1929 parificò americanismo e sovietismo. Nel 1029! Ma negli anni '50 era convinto che bisognava mettersi sotto l'ombrello protettivo del meno peggio. Era convinto che una eventuale conquista sovietica dell'Italia averbbe comportato l'eleiminazione fisica dei neofascisti. E per capire questo timore bisogna calarsi nell'atmosfera di quegli anni, quelli della guerra fredda e delle rivolte (vedi Ungheria di cui ricorre giusto l'anniversario). Questa era una convinzione che si poteva contestare allora, la si può ritenere legittima oggi. Certo che con il senno di poi tante cose vengono meglio...

  7. #37
    M. Murelli
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    Citazione Originariamente Scritto da mimo121 Visualizza Messaggio
    Mah, in estrema sintesi, credo che definirsi fascisti, possa comportare degli equivoci come esattamante può comportare equivoci definirsi comunisti.

    Mi spiego: se parliamo di politica sociale, se parliamo di opere pubbliche, se parliamo di sentimento patriottico e tradizionalista, o di una visione spirituale della vita e antimaterialista, bene allora sono orgogliosamente fascista!
    Ma se parliamo di repressione delle libertà, allora ne sono il più feroce oppositore.

    Ecco, quindi bisogna vedere cosa si intende per fascismo, purtroppo la pubblicistica resistenziale ha occultato i valori piositivi del lascito del ventennio. Bisogna operare per un recupero di quei valori!
    Coloro che si definiscono fascisti o ritengono giusto tornare a definirsi tali hanno le loro motivazioni. Se ne infischiano di cosa pensa il resto del mondo e quale valore viene attribuito al termine fascista. Personalmente questo "infischiarsene" io lo ritengo poco politico. Ma è opinione mia.
    Di quale repressione delle libertà parli? Nulla è più repressivo dell'autentica libertà che il totalitarismo democratico.

  8. #38
    M. Murelli
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    Citazione Originariamente Scritto da LEONIDA Visualizza Messaggio
    "(...) Dall' Rsi nasce quindi una comunità mitica che non sa di essere tale (..) I ragazzi della Rsi vivevano una comunità mitica senza saperlo . La Dea Italia, come oggetto di culto, aveva però un limite evidente - che non corrispondeva affatto alla realtà Italia . Il fascismo regime non poteva costituire un' Età dell' Oro assoluta. Troppo vicina nel tempo ; e poi il neo-fascismo non aveva il monopolio della narrazione storica (..) Essi erano quindi maturi per trovare un NUOVO MITO (sottolineatura mia) E' facile capire perchè siano stati attratti dall' esoterismo. Ma perchè proprio da quello di Evola ? (...) Essi cercavano miti esoterici, ma tutti gli esoteristi sul mercato erano sostanzialmente ottimisti. Invece ECCO UN ESOTERISTA CHE OFFRE UN SISTEMA CHE INGLOBA LA SCONFITTA. IL NUOVO SISTEMA DI ORIENTAMENTO ANZI INSERISCE LA SCONFITTA IN UN SISTEMA COSMICO. PIU' SI PERDE E PIU' SI E' NOBILI - ANZI BASTA PERDERE PER ESSERE DALLA PARTE GIUSTA (...) da Orion 164 pp. 13/20 ( sò Maurizio che spesso hai dato spazio ad interventi che non condividevi) .
    Vedo che tu lo sai bene. "Orion" svolge la funzione di rappresentanza di tutto un ambiente, con tutti i suoi mal di pancia e le sue varie espressioni. Fotografa quel che c'è e non essendo una rivista dottrinaria, lascia ampi spazi di autonomia. Chi lo legge, da sempre, si riconosce in uno dei vari filoni rappresentati o anche in nessuno. Neanche a dirlo io non concordo con la citazione da te riportata. Sono uno che ammette che si deve combattere anche quando non c'è certezza di vittoria e in alcuni casi persino quando c'è certezza di sconfitta. Ma non è la sconfitta o la vittoria che attesta se sono dalla parte giusta.
    Questo atteggiamento non credi sia stato foriero di una attitudine a svolgere SEMPRE la funzione di KATECHON , non sia stato all' origine di quel continuo rimpianto del 'prima' (non importa nemmeno quale prima...gli anni Tranta, l' Ancien Regime, il Medioevo ghibellino o l' antichità classica), rimpianto che anche in quel che può avere di esatto condanna o a tensioni "restauratrici" o al vago nostalgismo ? Insomma non contribuisce al perpetuarsi di una sindrome d' assedio che rischia d' essere paralizzante ? La storia, come diceva Nietzsche - di cui Tu, Maurizio sei profondo lettore - non rischia anche di schiacciare col peso della memoria ?
    Cè di tutto nell'ambiente in senso lato. Se si sonsidera quel che dice o ha fatto un segmento dell'ambiente nella sua generalità indifferenziata si può arrivare a mille sensazioni e mille conclusioni. "Ordine Nuovo", per esempio, che aveva avuto un esplicito riconoscimento anche da Evola era giunto - per esempio - a tenere comizi agli operai davanti ai cancelli della FIAT. Ho qui davanti a me alcune diapositice di quegli avvenimenti. È dunque falso che Evola abbia indotto miti incapacitanti e che sulla scorta della sua dottrina non ci sia stata militanza e intervento sul sociale. La Jeune Europe che aveva estensione europea, in Italia, direttamente o indirettamente era anch'essa in parte influenzata dal pensiero evoliano. E ad un certo punto Jeune Europa, nelle università, teneva testa al Movimento Studentesco. Pure quelli di Avanguardia Nazionale avevano Evola come "maestro". Quelle organizzazioni, quei ragruppamenti si muovevano all'interno di un quadro ben preciso e di una situazione altrettanto precisa. Quella era la "destra radicale" nella prassi. Che abbiano saputo inverare la dottrina traducendola correttamente, questo è altro discorso. La prassi di quegli anni non ha più senso. La dottrina sì. E a mio avviso oggi più di ieri si sente la necessità di una sua applicazione e assunzione da parte di chi dice di volersi collocare fuori o oltre il sistema.

  9. #39
    Marco-Torino
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    Citazione Originariamente Scritto da M. Murelli Visualizza Messaggio
    Vedo che tu lo sai bene. "Orion" svolge la funzione di rappresentanza di tutto un ambiente, con tutti i suoi mal di pancia e le sue varie espressioni. Fotografa quel che c'è e non essendo una rivista dottrinaria, lascia ampi spazi di autonomi. Chi lo legge, da sempre, si riconosce in uno dei vari filoni rappresentati o anche in nessuno. Neanche a dirlo io non concordo con quelle righe. Sono uno che annette che si deve combattere anche quando non c'è certezza di vittoria e in alcuni casi persino quando c'è certezza di sconfitta. Ma non è la sconfitta o la vittoria che attesta se sono dalla parte giusta.

    Cè di tutto nell'ambiente in senso lato. Se si sonsidera quel che dice o ha fatto un segmento dell'ambiente preso in toto si può arrivare a mille sensazioni e mille conclusioni. "Ordine Nuovo", per esempio, che aveva avuto un esplicito riconoscimento anche da Evola era giunto - per esempio - a tenere comizi agli operai davanti ai cancelli della FIAT. Ho qui davanti a me alcune diapositice di quegli avvenimenti. È dunque falso che Evola abbia indotto miti incapacitanti e che sulla scorta della sua dottrina non ci sia stata militanza e intervento sul sociale. La Jeune Europe che aveva estensione europea, in Italia, direttamente o indirettamente era anch'essa in parte influenzata dal pensiero evoliano. E ad un certo punto Jeune Europa, nelle università, teneva testa al Movimento Studentesco. Pure quelli di Avanguardia Nazionale avevano Evola come "maestro". Quelle organizzazioni, quei ragruppamenti si muovevano all'interno di un quadro ben preciso e di una situazione altrettanto precisa. Quella era la "destra radicale" nella prassi. Che abbiano saputo inverare la dottrina traducendola correttamente, questo è altro discorso. La prassi di quegli anni non ha più senso. La dottrina sì. E a mio avviso oggi più di ieri si sente la necessità di una sua applicazione e assunzione da parte di chi dice di volersi collocare fuori o oltre il sistema.
    orion all'inizio diceva "punto nero nella galassia rossa, punto rosso nella galassia nera"?

    è ancora attuale secondo te?

    P.S. a me come definizione piaceva molto...

  10. #40
    M. Murelli
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da zaratu Visualizza Messaggio
    Se si prende a riferimento assoluto una ipotetica (per gli scettici) "società tradizionale" appartenente al passato profondo della storia umana, normale che si tenda a "guardare indietro". Il problema, semmai, irrisolto in buona parte anche in Evola, è quello di "apprendere" dal passato per "tradurlo" nel presente.

    La visione evoliana è fondamentalmente pessimista riguardo ai tempi moderni, ma questo è normale negli esoteristi dinanzi al materialismo contemporaneo.
    A mio avviso la visone evoliana non è né ottimista né pessimista. È realista. E comunque da indicazioni per poter stare sulla via anche nelle condizioni peggiori. Anche nella sconfitta e nella massima avversità. Sono i "compagni" che avevano fiducia nel progresso della storia e nell'inevitabilità della vittoria nel sociale e nel politico. Per l'uomo differenziato di cui dice Evola quello politico è un campo nel quale si può decidere di stare.

 

 
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