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Risultati da 51 a 60 di 121

Discussione: È il mio orgoglio.

  1. #51
    M. Murelli
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    Citazione Originariamente Scritto da bazooka Visualizza Messaggio
    Lo stadio? minchia quindi già ai vostri tempi c'era chi si rincoglioniva con il calcio? (immagino che sia milanista...); scherzi a parte cerca di recuperarlo , scriveva cose molto interessanti (anche lo speciale Origini su Pareto è molto bello)
    Come hai fatto ad indovinare? È milanista! Io allo stadio non ci ho mai messo piedi e non amo il gioco del pallone. Ma a che cosa lo devo recuperare? Posso sentirlo per conversarci, ma da un punto di vista "operativo", di collaborazione credo che sia abbastanza disgustato. E del resto non tutti sono animati da una concezione della vita e del mondo per cui si combatte nonostante tutto e indipendentemente dai risultati. A sinistra (chi viene da là) quasi sempre si combatte in previsione della vittoria. Che ora è certo, per quella sinistra, non ci sarà mai!.

  2. #52
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    Mi spiace che Galmozzi abbia deposto la spada
    detto questo puoi togliermi una curiosità? i neofascisti frequentavano già gli stadi agli inizi degli anni 70 o la degenerazione è avvenuta col riflusso?
    ps: è vero la storia che Servello (il viscido yankee )ha sostenuto la fondazione dei Boys dell'Inter per fare dello stadio un luogo di propaganda?
    Bazooka!!!

  3. #53
    M. Murelli
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    ...

  4. #54
    M. Murelli
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    Citazione Originariamente Scritto da bazooka Visualizza Messaggio
    Mi spiace che Galmozzi abbia deposto la spada
    detto questo puoi togliermi una curiosità? i neofascisti frequentavano già gli stadi agli inizi degli anni 70 o la degenerazione è avvenuta col riflusso?
    ps: è vero la storia che Servello (il viscido yankee )ha sostenuto la fondazione dei Boys dell'Inter per fare dello stadio un luogo di propaganda?
    Che i fascisti magari individualmente frequentassero lo stadio anche negli anni '70 è probabile. Ma credo che in termini di organizzazione più o meno "politicizzata" lo abbiano fatto a partire dagli anni '80. Ma non sono un esperto del settore. Quindi non posso esser preciso.
    Servello è stato nel consiglio di amministrazione dell'Inter, amico dell'avvocato Prisco. Di pù non so. Però voglio riprenderti circa il giudizio su Servello. Tra tutti gli esponenti dell'attuale A.N, sul piano umano e dello stile non c'è nessuno che gli si possa anche solo lontanamente avvicinare. Molte delle cose che si dicono di lui non sono vere. E se te lo dico io puoi tranquillamente crederci, perché come certamente sai, fu lui a fare il mio nome alla questura per farmi arrestare. E per questa cosa io non ce l'ho mai avuta con lui. Ha fatto quel che doveva fare come "militante" del suo partito, per altro ubidendo ad un ordine impartitogli da Almirante.
    Non è una caso che il partito di Fini, tanto filo americano e filo israeliano l'abbia emarginato. Non perché Servello non sia un atlantista e uno che ha una certa idea degli Stati Uniti: ma perchè nonostante quelle simpatie, in relazione alla sua idea di dignità nazionale e di indipendenza, i finiani non ci sentono. Lui si chiama Servello, ma i servi veri sono altri. Bisogna sempre rimanere sereni quando si esprimono giudizi sulle persone ed essere sempre capaci di distinguere tra le idee che hanno e il loro animo, il loro comportamento.

  5. #55
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    l'uomo che noi concepiamo non prende atto dello scenario attuale e indica vie palesemente impraticabili.
    E' un nodo difficile da sciogliere. Personalmente, se da un lato condivido quanto lei scrive: la lontananza dalla realtà, l'incomprensione dello scenario attuale, l'inesistenza di fondamenta su cui edificare una nuova Comunità e un nuovo Stato ecc. dall'altro accetto tali critiche e mi ritrovo in esse, non in senso negativo. Nel momento in cui si vive il caos, dove l'inesistenza di punti di riferimento trascina le persone verso il nihil, conviene scendere nell'arena e battersi?

    Io lavoro in fabbrica, sono un giovane operaio. Per quanto sia inesperto, acerbo, tento di riportare quel senso di solidarietà e comunità che fra i lavoratori si è disgregato. Lavorare controcorrente, tra mille difficoltà, significa abbandonare -ismi novecenteschi e ripartire dalle persone. Far comprendere loro cosa significhi Dignità , Sostegno Reciproco , amor patrio. Il mio dovere di lavoratore italiano è sacrificare le mie energie per ricomporre un puzzle frammentato dall'individualismo. Non v'è bisogno d'altro.

    L'ultima volta la salutai fuori da un ascensore, a Milano, quando venne Dugin.
    Spero di ritrovarla a Torino.

  6. #56
    M. Murelli
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    Citazione Originariamente Scritto da Ostilio Visualizza Messaggio
    E' un nodo difficile da sciogliere. Personalmente, se da un lato condivido quanto lei scrive: la lontananza dalla realtà, l'incomprensione dello scenario attuale, l'inesistenza di fondamenta su cui edificare una nuova Comunità e un nuovo Stato ecc. dall'altro accetto tali critiche e mi ritrovo in esse, non in senso negativo. Nel momento in cui si vive il caos, dove l'inesistenza di punti di riferimento trascina le persone verso il nihil, conviene scendere nell'arena e battersi?
    Ci si può battere per una causa. Anche quando la causa è palesemente persa. Ma ci si può battere anche per sé stessi, dentro un fronte pur senza aderire alla causa del fronte. "Cavalcare la tigre" è il libro ancora oggi insuperato che ben indica questa opportunità.

    Io lavoro in fabbrica, sono un giovane operaio. Per quanto sia inesperto, acerbo, tento di riportare quel senso di solidarietà e comunità che fra i lavoratori si è disgregato. Lavorare controcorrente, tra mille difficoltà, significa abbandonare -ismi novecenteschi e ripartire dalle persone. Far comprendere loro cosa significhi Dignità , Sostegno Reciproco , amor patrio. Il mio dovere di lavoratore italiano è sacrificare le mie energie per ricomporre un puzzle frammentato dall'individualismo. Non v'è bisogno d'altro.
    Indubbiamente questi sono tempi duri e difficili. Persino poco gratificanti. E per questo bisogna prima di tutto costruire sé stessi, porsi all'altezza dei tempi. Se si pensa di non potercela fare, meglioabbnadonare il campo del sociale. Non è un obligo l'impegno per la giustizia sociale. Ma credo sia importante edificare sé stessi e molti di noi, perché ci sono portati, per vocazione, per equazione personale o altro, edificano sé stessi con il cimentarsi in un impari battaglia detta "politica". Basta non lasciarsi prendere dall'entusiasmo per la vittoria sicura. E in ogni caso, scesa la notte, qualcuno deve pur continuare a tenere accesa la fiammella che forse poi, grazie a chi verrà poi, servirà a dar fuoco alle "mature messi" (Nietzsche)

    L'ultima volta la salutai fuori da un ascensore, a Milano, quando venne Dugin.
    Spero di ritrovarla a Torino.
    Quasi sicuramente ci sarò. Ovviamente, detta così non riesco a ricordarmi di quel saluto in ascensore.

  7. #57
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    Basta non lasciarsi prendere dall'entusiasmo per la vittoria sicura.
    Non esiste vittoria sicura, ma piccole conquiste strappate con sacrificio e perseveranza. Anche se disprezzo la "mistica del lavoro" in quanto allienante e distruttiva, ho compreso quanto sia importante la fatica e lo sforzo quotidiano per ridonare Orgoglio e dignità a chi soffre tutti i giorni.
    Ma senza un edificio interiore, non esiste l'incrollabilità spirituale. Senza Ordinare se stessi non si potrà mai costruire un Ordine Nuovo (questo nessun comunista potrà mai capirlo , così preso da sole questioni di possesso)

  8. #58
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    Ordine Nuovo", per esempio, che aveva avuto un esplicito riconoscimento anche da Evola era giunto - per esempio - a tenere comizi agli operai davanti ai cancelli della FIAT.
    Quelle organizzazioni, quei ragruppamenti si muovevano all'interno di un quadro ben preciso e di una situazione altrettanto precisa. Quella era la "destra radicale" nella prassi
    Infatti non si deve ripudiare l'esperienza di anni passati. Gettare il bambino con l'acqua sporca non è corretto - soprattutto nei confronti di chi ha vissuto combattendo e chi ha perso la vita. E' giusto sottolineare che se diversi gruppi come Jeune Europe O.n. T.p. Costruiamo l'Azione etc. portarono (seppur in diversi anni) una ventata di rinnovamento "a Destra" del Movimento Sociale, non si può non constatare che, salvo alcuni esempi (Sinergie Europee, Orion, Nazionalcomunismo, Eurasia, Fronte Sociale Nazionale, Limes, Ar e altri), la creatività delle generazioni successive si è inabissata e sono risorti fasci littori e il missinismo di ritorno.
    Base Militante Progetto Torino è l'esempio per tutti i ragazzi come me. E' dinamicità, eterodossia, sintesi...

  9. #59
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    In Italia una delle cause della sofferenza della destra radicale lo si deve allo sviluppo della Lega che in modo distorto ha puntato sulla questione identitaria profonda facendo grandi pasticci ma catturando un sacco di consensi che avrebbero potuto essere catturati dalla destra radicale. Oggi la Lega è allo sbando ma l'operazione di recupero è difficile.
    Sicuramente l'etnonazionalismo (Max Ferrari) quanto l'Occidentalismo (Borghezio, Calderoli), rappresentano due modi errati di considerare e affrontare la questione identitaria. Il primo è fantascienza (se in Italia il ceppo razziale è comune da Trieste a Palermo, che senso ha frammentare con un nazionalismo etnico ciò che è già coeso di per sè ? ), il secondo è idiozia occidentalista, "razzismo dei poveri" (come dice Preve "di quel coglione che è sull'autobus e si lamenta per sentire parlare straniero o perchè le donne islamiche indossano il velo").

  10. #60
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    Citazione Originariamente Scritto da M. Murelli Visualizza Messaggio
    Detta così forse è un po' troppo semplificata. Credo che bisogna porsi all'altezza dei tempi e riuscire a determinare nuove forme del politico. È quel che tutti fanno. L'"uomo democratico" lo fa in maniera mirabile. Infatti l'"uomo democratico" ha determinato strutture all'alteza dei tempi nell'800, poi nel '900 e ora, in piena globalizzazione si mantiene al giusto livello nel terrzo millennio. L'uomo "a-democratico" (lo definisco così altrimenti dovrei specificare in mille maniere: uomo differenziato, uomo della Tradizione, etc.) a partire dalla caudta del fascismo non riesce ad andare oltre quella forma. Si attorgiglia sempre attorno a modelli superati e anacronistici. Basta guardare alla questione dell'immigrazione. Siamo sicuri che l'alternativa è tra rifiuto categorico e accettazione incondizionata? Eppure c'è una terza via. Così per il mondo del lavoro, l'economia. Ma l'uomo che noi concepiamo non prende atto dello scenario attuale e indica vie palesemente impraticabili. C'è l'idea che si trasgredisca all'ortodossia. Persino nel modo di definirsi. Io qui ho difeso l'idea di "destra radicale" ma non mi nascondo certo il fatto che a) così come si era proposta (sul piano della prassi) ed aveva agito è oggi fuori dal tempo (altro è se stiamo sul piano dei valori e delle idee); b) non ha più truppe né ascari. Quindi bisogna andare oltre. Ma senza rinnegamenti, senza disconoscere, senza perdere di vista la catena...
    Mi piace l'accenno alla questione dell'immigrazione ed alla "pochezza" mentale e politica, è davvero il caso di dirlo, della posizione del "rifiuto categorico". Questo non significa che sia buona quella di "accettazione incondizionata".
    La questione è sconcertante: è sconcertante che un problema sociale così evidente venga affrontato con una visione non politica, cioè con la visione localistica e familistica per cui l'ospite puzza come il pesce dopo qualche giorno, o con la atavica diffidenza paesana verso il "forestiero" o con il "moglie e buoi dei paesi tuoi"...
    Non voglio poi accennare alle incoerenze personali per cui ci vestiamo di vestiti "internazionali", utilizziamo elettrodomestici e telefonini "internazionali", ma "rifiutiamo incondizionatamente" i flussi migratori. Come se i beni ed i servizi che consumiamo non fossero di per sè la premessa di quei movimenti...
    Occorre una terza via: io la chiamo "INTEGRAZIONE SELETTIVA".
    Purtroppo, se non con le persone intelligenti e realiste, e spesso sincere, non è possibile parlarne o le risposte ricevute sono le "urla plebee" o vecchie ed inattuali proposizioni da anni '30.
    Ne scrissi anche su Orion, citando la Tradizione della Roma repubblicana, di come seppe integrare gli stranieri...di un passo di Tito Livio in merito.
    Dobbiamo fare molti passi in avanti. Ed essere molto più decisi: Orion deve saper anticipare con coraggio, deve essere avanguardia.
    Che cosa ne pensi?

 

 
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