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  1. #21
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    Io sono d'accordo con l'analisi sui comunitaristi, devi ancora spiegarmi perchè la manifestazione del 30 l'avete fatta pero' insieme, coinvolgendo cosi' gruppi fascisti e non includendo invece tutta una parte di movimento contro la guerra che non avrebbe mai dato la sua adesione vista la 'rosa' dei promotori (vedi Campo Antimperialista appunto).
    Non e' che a fare i settari e i finti estremisti si rischia di andare a braccetto con la feccia che poi si addita?

  2. #22
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    Caro luigino ..a parte che il dossier postato dal tale è un cumulo di cazzate che qualche solerte funzionario ha messo in giro da qualche anno..il problema che dovresti porti è un altroome mail il PRC e alcuni settori della sedicente sinistra radicale appoggia in pieno la politica guerrafondaia del centrosinistra e lecca il culo a Prodi tanto da balabettare sulle missioni in Afghanistan e Libano? Questo è il punto politico ..e spiega bene perche' questa sedicente sinistra è da anni che si è venduta il sedere per qualche postiicino al sole.

    Citazione Originariamente Scritto da luigino Visualizza Messaggio
    Io sono d'accordo con l'analisi sui comunitaristi, devi ancora spiegarmi perchè la manifestazione del 30 l'avete fatta pero' insieme, coinvolgendo cosi' gruppi fascisti e non includendo invece tutta una parte di movimento contro la guerra che non avrebbe mai dato la sua adesione vista la 'rosa' dei promotori (vedi Campo Antimperialista appunto).
    Non e' che a fare i settari e i finti estremisti si rischia di andare a braccetto con la feccia che poi si addita?

  3. #23
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    Predefinito Campo Antimperialista

    1. L’OPPORTUNISMO INFURIA/ LA COERENZA MANCA/SUL PONTE SVENTOLA BANDIERA BIANCA
    Riflessioni critiche sulla manifestazione del 30 settembre a Roma

    Poteva andare peggio. Diecimila persone hanno partecipato alla manifestazione nazionale del 30 settembre a Roma. Certo, il boicottaggio di coloro che a vario titolo hanno deciso di nascondersi sotto la sottana del governo Prodi ha avuto un peso rilevante. Ma non solo per questo la manifestazione non e’ stata di massa come sarebbe stato necessario. Le centinaia di migliaia di persone che fino a un anno fa calcavano le piazze contro la guerra, non sono soldatini che ubbidiscono al comando dei commisari politici del Presidente (della Camera). E’ vero che questa volta D’Alema, memore delle sue tragiche e impopolari scelte nel conflitto iugoslavo, e’ stato piu’ abile nella comunicazione. Un’attenta regia mediatica ha saputo effettivamente presentare una decisione militarista infame come “equivicina missione di pace”. Ma neanche questo spiega tutto. Molti degli assenti non hanno effettivamente condiviso i contenuti forti della manifestazione, tra cui la condanna dell 1701 e la solidarieta’ con le Resistenze. L’opinione oggi maggioritaria tra coloro che per anni si sono generosamente mobilitati per la pace e’ che la missione in Libano, se non e’ proprio di pace, non e’ comunque come quelle del precedente governo. E poi, queste Resistenze non scherzano, sono combattenti, ammazzano gente, hanno anch’esse le mani sporche di sangue. La cultura della non-violenza e’, purtroppo, oramai egemone, e questa cultura impedisce non solo di guardare in faccia la cruda realta’, stronca la possibilita’ di un movimento di massa che sia solidale con chi combatte contro imperialismo e sionismo. Il solo movimento di massa che oggi come oggi possa darsi in Italia e’ dunque quello del “letargo”, del tanto deprecato sonno della ragione e delle volonta’.
    Il fatto che assieme a noi, altri tra i promotori avessero pronosticato questo esito sciagurato, non poteva, di per se’, fare premio. I processi di disincanto, della delega e dell’esodo dell’impegno politico sono piu’ forti delle piu’ azzeccate previsioni. V’e’ poi un’altra causa del movimento per il letargo di massa, la sindrome del “governo amico”. Essa e’ la conseguenza di una patologia seria: l’antiberlusconismo sfegatato da ultras per cui, mentre le scoreggie del Cavaliere facevano una puzza malefica, quelle odierne di Prodi sarebbero invece profumate. Questo ci conduce ad un altro punto dell’analisi: il bipolarismo ha irretito anche I tanti a cui non piace affatto. Il bipolarismo e’ considerato come una calamita’ naturale contro cui nulla si puo’ ormai.
    Di questo e altro parlava dunque la manifestazione del 30 settembre, mica solo della 1701! Chi e’ sceso in piazza ha detto un No sonoro non solo alla poltica estera di D’Alema, ha detto No tondo tondo al governo, al bipolarismo e quindi alla drammatica deriva della sinistra “radicale”. Per questo, pero’, essa e’ stata davvero importante: ha chiamato a raccolta le forze reali dell’opposizione non solo antimperialista ma pure anticapitalista. Se ci sara’ una futura opposizione a Prodi e al bipolarismo oligarchico, alla deriva borghese delle sinistre, essa maturera’ anche grazie alla coraggiosa manifestazione del 30 settembre.
    Ci domandiamo: il blocco di forze politiche che con spirito unitario ma combattivo ha percorso le strade di Roma si allarghera’? Accrescera’ la sua influenza? Sapra’ dare vita ad una nuova e inclusiva opposizione anticapitalista? Cio’ dipendera’ da molti fattori, uno di questi e’ se questo blocco resistera’ agli attacchi divisori, alle sirene del ceto politico governista, come pre alle apparentemente piu’ rassicuranti pulsioni settarie. Se osera’ scommettere e investire sul proprio futuro.
    E’ cio’ che ci auguriamo.

  4. #24
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    mantenevi nell'argomento del topic
    avete già due forum(praticamente un forum a militante) su cui scrivere le vostre cose.
    un pò d'educazione

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da luigino Visualizza Messaggio
    Io sono d'accordo con l'analisi sui comunitaristi, devi ancora spiegarmi perchè la manifestazione del 30 l'avete fatta pero' insieme, coinvolgendo cosi' gruppi fascisti e non includendo invece tutta una parte di movimento contro la guerra che non avrebbe mai dato la sua adesione vista la 'rosa' dei promotori (vedi Campo Antimperialista appunto).
    Non e' che a fare i settari e i finti estremisti si rischia di andare a braccetto con la feccia che poi si addita?
    infatti per me avrebbero dovuto cacciarli a calci

  6. #26
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    aet. di fulvio grimaldi di qualche anno fa

    9/10/03

    “Cretino”! (una volta), “paranoico”! (quattro volte), “sciagurato”! (due volte), “energumeno”! (sei volte), “Demente”! (una volta), “sciocco”! (una volta), “primitivo”! (due volte),“delirante”! (due volte), “ubriaco”! (una volta), “infame!” (una volta), “esempio pittoresco di rozzezza”! (una volta”), “libero sparatore di cazzate”! (due volte), “losco individuo”! (una volta), “corrotto”! (una volta), “agente provocatore”! (una volta). Tutto questo in appena sei paginette strette. Il luminare sabaudo ha perso le staffe e me ne dolgo. Anche perché chi fa del ragionare a olimpici livelli il suo mestiere e il suo lascito ai posteri, dovrebbe ad ogni costo evitare di eccitarsi, soprattutto in termini di tale menadico furore. Avrete capito che per la terza volta la luce delle alpi piemontesi, filtrata e potenziata a qualche migliaio di megawatt dal luminare di Torino, si è riversata con grande potenza e simultanea dolcezza su un indegno come me. Mi corre l’obbligo, morale prima ancora che politico, di estendere a tutti voi, che barcollate tastoni nell’oscurità, la limpidezza abbagliante delle sue peregrinazioni nell’empireo della dialettica. Con, a fianco, alcune mie umili, ma serene notarelle, atte a sottolineare i momenti più splendenti di questo viaggio attraverso le stanze recondite di questa turris eburnea svettante, come tutti a Torino ammirano, oltre la Mole Antonelliana.
    Un solo appunto, doloroso, ma affettuosissimo. No, illustre Professor Costanzo Preve, un filosofo della sua levatura non deve assolutamente perdere le staffe, altrimenti dà segno di essere stato colpito e di trovarsi con le spalle al muro. L’insulto, il bombardamento di insulti, lei mi insegna, è sempre evidenza di debolezza, di totale mancanza di argomenti. E questo, perdio!, non è mica la sua condizione. Mi rendo comunque conto che le definizioni di cui lei mi gratifica – e che, provenendo da una mente tanto raffinata, da bassezze che sarebbero in bocca altrui, in lei divengono sofisticate argomentazioni – rappresentano un salto di qualità, anzi, come direbbe lei, un’”innovazione”, rispetto alla majeutica socratica. Nel suo saggio rappresentano gli argomenti forti, quelli incontrovertibili, il distillato massimo del suo pensiero. Perciò non posso che inchinarmici. Inoltre, se qualcuno ha definito le sue interpretazioni di Marx, per puro gusto distruttivo, banalotte e strumentali, questa vigorosa e perentoria affermazione di concetti-base, come elencati nella mia apertura, espressi con commovente afflato emotivo, la restituiscono indubbiamente alla migliore tradizione del pensiero antagonista, del movimento operaio, come incarnato da Stalin e Beria e da tanti compagni della gloriosa Terza Internazionale. Ma anche di una evoluzione del pensiero democratico, tollerante, antirazzista e libertario che si è andata dipanando da McCarthy alla radiosa Condoleeza Rice, fino alla scientifica analisi del popolo palestinese, incarnata in Ariel Sharon: “scarafaggi, topi, serpenti”. Quella di cui lei mi ha detto privo, “l’etica della comunicazione”, è sicuramente praticata al massimo livello, oggi, solo da lei.
    Ho infatti cianciato approssimativamente di una gigantesca operazione di infiltrazione nazifascista nello schieramento della sinistra anticapitalista, antimperialista, di classe, come mi era parso di ravvisarla nel nuovo “soggetto antiamericanista oltre l’idiota (termine suo, calzante) e putrescente dicotomia “destra/sinistra”, da lei , novello Virgilio, guidato, attraverso il guado infernale di pochi miliardi di retrò del socialismo tra il Rio della Plata e l’Eufrate, verso il paradiso del “nuovo umanesimo universalista e la contemplazione della “nuova trinità Preve-Mazzei-Pasquinelli”.
    Mi sono illuso di contrastare la sua perentoria negazione della scomparsa di ogni sinistra e mi pareva addirittura strumentale la sua identificazione di tale categoria politica nelle sedicenti sinistre attuali d’Europa, da D’Alema a Schroeder a Blair e financo a Gennaro Migliore (responsabile Esteri del PRC), raccontandole quanto avevo visto, certamente in termini minoritari, agitarsi nell’insoddisfatto popolo della sinistra manifestante, anche rivoluzionaria, italiana e, allargando lo sguardo, lottare fino alla morte, alle tantissime morti, in America Latina, Palestina, Russia, Iraq, Africa, fosse sotto bandiere rosse, le più numerose, o verdi, o arancioni. Avevo applicato categorie arcaiche e confuse nell’ individuare tratti fascistizzanti e, comunque, di autentica destra, nelle forze e nei personaggi che governano a Washington, Roma, America Centrale, Colombia, perdendo di vista l’unica ed esclusiva identità nazifascista, come è solo rappresentata da camicie bruno-nere, labari e aquile romane negli angusti anfratti delle “Edizioni del Veltro” del compagno Claudio Mutti, di residuali pubblicazioni come “Orion”, “Rinascita Nazionale”, “Italicum”, “A.R.” del compagno Franco Freda, oppure di qualche periferica birreria di Monaco e bistrò lepenista a Marsiglia. Insomma, mi ero lasciato ubriacare (sacrosanto l’appellativo di “ubriaco”) da quella che, con acutezza tagliente lei, esimio Professore, definisce la “concezione paranoico-complottista della Storia” e, sempre nelle parole del suo stile da cenacolo Della Casa, avevo usato il termine fascismo “ a cazzo di cane”.
    Prima ancora del suo argomentare, ahimè a volte inaccessibile al mio modesto e maldestro tentativo di capire (vede quanto sono debole in italiano, oltrechè in inglese, francese, tedesco, pur avendo speso, ovviamente sprecati, anni di professione giornalistica in quei paesi), a convincermi è stata la constatazione della portata e diffusione planetaria del suo pensiero, rispetto alla modesta fortuna di audience e di rispetto riservata a oscuri personaggi come Michael Chossudovsky, presuntuoso cattedratico di Ottawa e creatore del centro di ricerche sui crimini di Stato “Global research”, o come il vociferante e un po’ fissato linguista del MIT, Noam Chomsky, con tutto il loro seguito di sproloquianti dietrologi. E’ vero, mi ero lasciato trascinare dall’arida e squallidamente statistica serie di constatazioni circa presunte voragini nella versione bushiana degli attentati dell’11 settembre; dalle ovviamente fortuite speculazioni preventive in borsa sui titoli (guidati dal numero Tre della CIA) che quegli attentati avrebbero gonfiato o sminuzzato; dai tecnici che, incompetenti, affermarono che solo con cariche esplosive in precedenza piazzate, le torri avrebbero potuto simmetricamente implodere; da esperti aeronautici che, accecati dalla presunzione, constatarono che mai più chi si era addestrato su piccoli aerei Chessna avrebbe potuto pilotare subito i mastodontici ed eletronici Boeing 747; dalle tendenziose immagini di un Bush che, saputo della carneficina, ha continuato a scherzare con i bimbi di un’elementare in Florida; dalle rivelazioni di giornalacci comunisti (come quelli contro Berlusconi) e investigatori (comunisti) del Congresso, secondo cui i servizi avevano raccontato a Bush per filo e per segno quello che sarebbe successo, già mesi prima; dalle falsificazioni operate da camere di commercio che attribuivano ai Bush e ai Bin Laden ventennali e strettissime associazioni aziendali, bancarie, industrialmilitari e di intelligence, fino al connubio nel petrolio e nella Banca BCCI (Bank of Commerce and Credit International), condannata per riciclaggio e finanziamento, grazie a compravendite Israele-Iran durante la guerra Iraq-Iran, dei Contras (idioti che si consideravano di destra) in Nicaragua (idiota che si considerava di sinistra); dal buco di sei metri nel Pentagono fatto da un Boeing 757, largo 39 metri e altro 12, che non aveva lasciato sul posto se non un pezzetto di alluminio; nonché dalla tonnellata di falsi e deliri tratti da avventizi dell’indagine da documenti ufficiali e che pretendevano di ridicolizzare la teoria di uno sceicco, per quanto miliardario, che dalle grotte dell’Afghanistan aveva lanciato i suoi cavernicoli contro i più colossali e difesi simboli della potenza statunitense. Bene ha fatto, mio eletto filosofo, a ignorare quella montagna di documenti fuorvianti e che avrebbero potuto minare alla base la nuova, salvifica teoria dell’universalismo islamico dalla parte dei deboli di ogni dove. Basta un’accelerata della sua dialettica per superarla in curva e lasciarla sepolta da una nube di polvere.
    Non si curi, peraltro, luminare antonelliano, del suo trovarsi affiancato in questa verità ai Bush, ai Berlusconi, ai Blair, al “bambolotto” Ferrara, anche a Sofri che lei detesta, a tutti i media da Repubblica a Liberazione. L’eretto non si fa certo menomare dal camminare con lo zoppo! E non si lasci neppure turbare dalla constatazione, scientifica secondo alcuni fissati anticlericali d’antan, che un inganno lungo 2000 anni ha tenuto qualche miliardo di cristiani incatenati a un potere totale. E neanche dal falso dietrologico che non sia stato Valpreda a massacrare un po’ di gente a Piazza Fontana, non gli anarco-insurrezionalisti a seminare ordigni, non le brigate rosse a uccidere Moro, non Affatigato ad abbattere il DC9 di Ustica, ma la P2 –CIA e la mafia-CIA a ordire il Nuovo Ordine Italiano. Giustamente, poi, Grande tra i pensatori d’Italia, lei ridicolizza il mio sospetto che Adriano Sofri, non sia passato di travaglio di ricerca in travaglio di ricerca per giungere dalla rivoluzione dei proletari al genocidio di Sharon. Mi ero lasciato fuorviare sia dall’incomprensione della granitica verità che solo lo stupido non cambia idea, oltrechè da alcune bagattelle come, che so, il connubio umano e societario che aveva legato Sofri per tutti gli anni ‘70 , in varie, importanti imprese editoriali e non, con Robert Cunningham, agente CIA e figlio del capostazione CIA e rappresentante del Partito Repubblicano in Italia. Cita, il filosofo torinese, giustamente irridendo, quanto sia stato antiscientifico da parte del Sofri lottacontinuista dare del fascista a Fanfani e inventarsi il “fanfascismo”. Concordo col vate: era una stupida campagna condotta alla vigilia delle elezioni presidenziali per demonizzare l’uomo della politica araba (come Moro e Mattei, cui andò peggio) e sostenere il rivale Giovanni Leone, uomo degli USA, uomo della Lockheed. Che vinse.
    Concordo: è tutto una “concezione paranoico-complottista della Storia”. Si tratta, come dice lei con insuperabile profondità, della “trasposizione in categorie (pseudo)marxiste di una concezione monoteistica ed antropomorfica di tipo religioso”, tipica degli “sciagurati”.
    Lei, umanistico universalista, ha un ulteriore merito: ha ridimensionato e riportato al suo livello di “esperienze bambinesche”, come le chiama, quello che, nel mio “furore teologico” (ma non vede un po’ troppa religione in giro? Sarà un problemino suo?) per la “questione sacrale della dicotomia (idiota) destra/sinistra”, diventa il mio minestrone di poveri, categoria che lei ritiene resa ormai “irriconoscibile”. Come ho potuto, Professore mio (mi permetta la licenza confidenziale), sistematizzare a sinistra i 14 proletari falcidiati a Derry, Irlanda del Nord, nella Domenica di Sangue, e a destra i fucilatori e il Premier che li ha incaricati; a sinistra una resistenza irachena che rivuole la sua sovranità e il suo stato sociale, ineguagliato se non da Cuba, e a destra i terminator e chi li ha mandati; a sinistra una popolazione combattente palestinese e a destra la sua borghesia nazional-compradora (come uscirà dall’ossimoro?) e, a destrissima, i metodi nazisti del democratico governo israeliano; a sinistra il patriota socialdemocratico e unitario Milosevic, e a destra i suoi carcerieri e disintegratori del suo paese, insieme ai buonisti cerchiobottisti del “né-né”; a sinistra chi combatte per la liberazione e a destra chi combatte per il dominio; a sinistra chi sbatte la porta in faccia a FMI, BM e Nato, a destra chi marcia per bilanci partecipativi, tobin tax, e contro un WTO che è come un dito nell’occhio USA; a sinistra chi s’impunta sulla distribuzione della ricchezza a vantaggio di chi la produce e a destra chi mette insieme squadristi, agrari, radicali e negazionisti, revisionisti e antimperialisti, ricchi e poveri, oppressori e oppressi, seguaci di Evola e di Spartaco, in una tradizione populista post-destra/sinistra che da sempre costituisce l’estremo rimedio della carogna capitalista? Come ho potuto? Era la fallacia di chi nel ’68, che lei, esimio, dice di aver “conosciuto”, levava bandiere rosse per la rivoluzione e la dittatura del proletariato, ci crepava pure, tuonava contro il revisionismo di quella che lei definisce “sinistra putrescente” e che poi, in effetti, si è putrefatta, respingeva nelle fogne i topi che si avvicinavano, e non aveva capito che era tutto solo “un momento di modernizzazione del costume” (le “scopate” del suo ultimo saggio).
    Lei, tranciando con la sua Durlindana dialettica le nebbie dei miei pregiudizi bambineschi, mi ha fatto capire che cacciare spioni, stragisti fascisti , pensatori confusi, allevatori di serpi nel proprio seno, pubblicisti nazi-new age serve solo a rafforzare l’unico, vero nemico: gli USA, compagni che, illudendosi di essere di sinistra vanno ogni mese in centomila a Washington a farsi carcerare e brutalizzare, e chicanos e neri compresi.
    Mia cara e illustre Autorità accademica umanista universale e universalista, sono solo, come lei dice, un “bambino che usa le parolacce perché in questo modo sta al centro dell’attenzione”, un “cretino”, uno “sciagurato energumeno”. Ora però, con la luce che emana morbida e calda dalle sue parole, troverò la svolta per lasciarmi alle spalle tutti i cretini, energumeni, ubriachi, sciagurati, infami e paranoici che nei deserti e nelle bidonville, nelle piazze e nelle trincee, mi avevano trascinato verso gli abissi della “concezione paranoico-complottista della Storia”. Glielo giuro. E mi perdoni se, stavolta, diversamente da quella precedente, non ho proposto ampie citazioni del suo scritto. Allora l’avevo fatto perché la gente capisse cosa stavo, da vero sprovveduto, confutando. Oggi non avevo nulla da confutare. Del resto, salvo le sue inconfutabili contumelie, non c’era niente di nuovo. Nemmeno, mi consenta, rispetto al grande Guglielmo Giannini, l’ineguagliabile “Uomo Qualunque”, forse un suo maestro? Ma, soprattutto, non si incollerisca. Le fa male, molto male.
    (Per suo puro diletto intellettuale, a riprova di quali deviazioni il complottismo comporti, e perché a lei sia riservata la stessa ilare serenità che il suo elaborato ha regalato a me, le suggerisco alcune interessanti letture: www.nytimes.com/2003/10/26/national, www.globalresearch.ca/articles/CHO310B.html e, sempre lì, Michel Chossudovsky “War and Globalisation – The truth behind September 11,2003”.E anche, interessantissimo: italy.indymedia.org//news/2003/10/401477.php. Riverisco.)

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da Razhid Visualizza Messaggio
    infatti per me avrebbero dovuto cacciarli a calci
    Dillo ai tuoi capoccia allora!!


    Per Pietro: Hai letto al piattaforma del FSE che ha indetto la giornata del 30? Aveva poco a che fare con quella scritta da chi si e' appropriato di quella giornata e l'ha costruita con un metodo talmente poco inclusivo anche verso il movimento contro la guerra slegato da partiti e gruppuscoli vari che si e' rivelata un flop

  8. #28
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    Puoi sempre venire tu a provarci....

    Citazione Originariamente Scritto da Razhid Visualizza Messaggio
    infatti per me avrebbero dovuto cacciarli a calci

  9. #29
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    tra l'altro molta gente non hapartecipato alla manifestazione proprio per la presenza dei nazisti

  10. #30
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    ASnche Griamgdi? Ti amca Magdi Allam e hai fatto..dai che lo abbiamo capito che attraverso noi vuoi colpire la manif del 30..sono vecchie tattiche bellino....come il 13 dicembre del 2003...stessa storia..ma fate sempre un buco nell'acqua..Bye ...

    Citazione Originariamente Scritto da Razhid Visualizza Messaggio
    aet. di fulvio grimaldi di qualche anno fa

    9/10/03

    “Cretino”! (una volta), “paranoico”! (quattro volte), “sciagurato”! (due volte), “energumeno”! (sei volte), “Demente”! (una volta), “sciocco”! (una volta), “primitivo”! (due volte),“delirante”! (due volte), “ubriaco”! (una volta), “infame!” (una volta), “esempio pittoresco di rozzezza”! (una volta”), “libero sparatore di cazzate”! (due volte), “losco individuo”! (una volta), “corrotto”! (una volta), “agente provocatore”! (una volta). Tutto questo in appena sei paginette strette. Il luminare sabaudo ha perso le staffe e me ne dolgo. Anche perché chi fa del ragionare a olimpici livelli il suo mestiere e il suo lascito ai posteri, dovrebbe ad ogni costo evitare di eccitarsi, soprattutto in termini di tale menadico furore. Avrete capito che per la terza volta la luce delle alpi piemontesi, filtrata e potenziata a qualche migliaio di megawatt dal luminare di Torino, si è riversata con grande potenza e simultanea dolcezza su un indegno come me. Mi corre l’obbligo, morale prima ancora che politico, di estendere a tutti voi, che barcollate tastoni nell’oscurità, la limpidezza abbagliante delle sue peregrinazioni nell’empireo della dialettica. Con, a fianco, alcune mie umili, ma serene notarelle, atte a sottolineare i momenti più splendenti di questo viaggio attraverso le stanze recondite di questa turris eburnea svettante, come tutti a Torino ammirano, oltre la Mole Antonelliana.
    Un solo appunto, doloroso, ma affettuosissimo. No, illustre Professor Costanzo Preve, un filosofo della sua levatura non deve assolutamente perdere le staffe, altrimenti dà segno di essere stato colpito e di trovarsi con le spalle al muro. L’insulto, il bombardamento di insulti, lei mi insegna, è sempre evidenza di debolezza, di totale mancanza di argomenti. E questo, perdio!, non è mica la sua condizione. Mi rendo comunque conto che le definizioni di cui lei mi gratifica – e che, provenendo da una mente tanto raffinata, da bassezze che sarebbero in bocca altrui, in lei divengono sofisticate argomentazioni – rappresentano un salto di qualità, anzi, come direbbe lei, un’”innovazione”, rispetto alla majeutica socratica. Nel suo saggio rappresentano gli argomenti forti, quelli incontrovertibili, il distillato massimo del suo pensiero. Perciò non posso che inchinarmici. Inoltre, se qualcuno ha definito le sue interpretazioni di Marx, per puro gusto distruttivo, banalotte e strumentali, questa vigorosa e perentoria affermazione di concetti-base, come elencati nella mia apertura, espressi con commovente afflato emotivo, la restituiscono indubbiamente alla migliore tradizione del pensiero antagonista, del movimento operaio, come incarnato da Stalin e Beria e da tanti compagni della gloriosa Terza Internazionale. Ma anche di una evoluzione del pensiero democratico, tollerante, antirazzista e libertario che si è andata dipanando da McCarthy alla radiosa Condoleeza Rice, fino alla scientifica analisi del popolo palestinese, incarnata in Ariel Sharon: “scarafaggi, topi, serpenti”. Quella di cui lei mi ha detto privo, “l’etica della comunicazione”, è sicuramente praticata al massimo livello, oggi, solo da lei.
    Ho infatti cianciato approssimativamente di una gigantesca operazione di infiltrazione nazifascista nello schieramento della sinistra anticapitalista, antimperialista, di classe, come mi era parso di ravvisarla nel nuovo “soggetto antiamericanista oltre l’idiota (termine suo, calzante) e putrescente dicotomia “destra/sinistra”, da lei , novello Virgilio, guidato, attraverso il guado infernale di pochi miliardi di retrò del socialismo tra il Rio della Plata e l’Eufrate, verso il paradiso del “nuovo umanesimo universalista e la contemplazione della “nuova trinità Preve-Mazzei-Pasquinelli”.
    Mi sono illuso di contrastare la sua perentoria negazione della scomparsa di ogni sinistra e mi pareva addirittura strumentale la sua identificazione di tale categoria politica nelle sedicenti sinistre attuali d’Europa, da D’Alema a Schroeder a Blair e financo a Gennaro Migliore (responsabile Esteri del PRC), raccontandole quanto avevo visto, certamente in termini minoritari, agitarsi nell’insoddisfatto popolo della sinistra manifestante, anche rivoluzionaria, italiana e, allargando lo sguardo, lottare fino alla morte, alle tantissime morti, in America Latina, Palestina, Russia, Iraq, Africa, fosse sotto bandiere rosse, le più numerose, o verdi, o arancioni. Avevo applicato categorie arcaiche e confuse nell’ individuare tratti fascistizzanti e, comunque, di autentica destra, nelle forze e nei personaggi che governano a Washington, Roma, America Centrale, Colombia, perdendo di vista l’unica ed esclusiva identità nazifascista, come è solo rappresentata da camicie bruno-nere, labari e aquile romane negli angusti anfratti delle “Edizioni del Veltro” del compagno Claudio Mutti, di residuali pubblicazioni come “Orion”, “Rinascita Nazionale”, “Italicum”, “A.R.” del compagno Franco Freda, oppure di qualche periferica birreria di Monaco e bistrò lepenista a Marsiglia. Insomma, mi ero lasciato ubriacare (sacrosanto l’appellativo di “ubriaco”) da quella che, con acutezza tagliente lei, esimio Professore, definisce la “concezione paranoico-complottista della Storia” e, sempre nelle parole del suo stile da cenacolo Della Casa, avevo usato il termine fascismo “ a cazzo di cane”.
    Prima ancora del suo argomentare, ahimè a volte inaccessibile al mio modesto e maldestro tentativo di capire (vede quanto sono debole in italiano, oltrechè in inglese, francese, tedesco, pur avendo speso, ovviamente sprecati, anni di professione giornalistica in quei paesi), a convincermi è stata la constatazione della portata e diffusione planetaria del suo pensiero, rispetto alla modesta fortuna di audience e di rispetto riservata a oscuri personaggi come Michael Chossudovsky, presuntuoso cattedratico di Ottawa e creatore del centro di ricerche sui crimini di Stato “Global research”, o come il vociferante e un po’ fissato linguista del MIT, Noam Chomsky, con tutto il loro seguito di sproloquianti dietrologi. E’ vero, mi ero lasciato trascinare dall’arida e squallidamente statistica serie di constatazioni circa presunte voragini nella versione bushiana degli attentati dell’11 settembre; dalle ovviamente fortuite speculazioni preventive in borsa sui titoli (guidati dal numero Tre della CIA) che quegli attentati avrebbero gonfiato o sminuzzato; dai tecnici che, incompetenti, affermarono che solo con cariche esplosive in precedenza piazzate, le torri avrebbero potuto simmetricamente implodere; da esperti aeronautici che, accecati dalla presunzione, constatarono che mai più chi si era addestrato su piccoli aerei Chessna avrebbe potuto pilotare subito i mastodontici ed eletronici Boeing 747; dalle tendenziose immagini di un Bush che, saputo della carneficina, ha continuato a scherzare con i bimbi di un’elementare in Florida; dalle rivelazioni di giornalacci comunisti (come quelli contro Berlusconi) e investigatori (comunisti) del Congresso, secondo cui i servizi avevano raccontato a Bush per filo e per segno quello che sarebbe successo, già mesi prima; dalle falsificazioni operate da camere di commercio che attribuivano ai Bush e ai Bin Laden ventennali e strettissime associazioni aziendali, bancarie, industrialmilitari e di intelligence, fino al connubio nel petrolio e nella Banca BCCI (Bank of Commerce and Credit International), condannata per riciclaggio e finanziamento, grazie a compravendite Israele-Iran durante la guerra Iraq-Iran, dei Contras (idioti che si consideravano di destra) in Nicaragua (idiota che si considerava di sinistra); dal buco di sei metri nel Pentagono fatto da un Boeing 757, largo 39 metri e altro 12, che non aveva lasciato sul posto se non un pezzetto di alluminio; nonché dalla tonnellata di falsi e deliri tratti da avventizi dell’indagine da documenti ufficiali e che pretendevano di ridicolizzare la teoria di uno sceicco, per quanto miliardario, che dalle grotte dell’Afghanistan aveva lanciato i suoi cavernicoli contro i più colossali e difesi simboli della potenza statunitense. Bene ha fatto, mio eletto filosofo, a ignorare quella montagna di documenti fuorvianti e che avrebbero potuto minare alla base la nuova, salvifica teoria dell’universalismo islamico dalla parte dei deboli di ogni dove. Basta un’accelerata della sua dialettica per superarla in curva e lasciarla sepolta da una nube di polvere.
    Non si curi, peraltro, luminare antonelliano, del suo trovarsi affiancato in questa verità ai Bush, ai Berlusconi, ai Blair, al “bambolotto” Ferrara, anche a Sofri che lei detesta, a tutti i media da Repubblica a Liberazione. L’eretto non si fa certo menomare dal camminare con lo zoppo! E non si lasci neppure turbare dalla constatazione, scientifica secondo alcuni fissati anticlericali d’antan, che un inganno lungo 2000 anni ha tenuto qualche miliardo di cristiani incatenati a un potere totale. E neanche dal falso dietrologico che non sia stato Valpreda a massacrare un po’ di gente a Piazza Fontana, non gli anarco-insurrezionalisti a seminare ordigni, non le brigate rosse a uccidere Moro, non Affatigato ad abbattere il DC9 di Ustica, ma la P2 –CIA e la mafia-CIA a ordire il Nuovo Ordine Italiano. Giustamente, poi, Grande tra i pensatori d’Italia, lei ridicolizza il mio sospetto che Adriano Sofri, non sia passato di travaglio di ricerca in travaglio di ricerca per giungere dalla rivoluzione dei proletari al genocidio di Sharon. Mi ero lasciato fuorviare sia dall’incomprensione della granitica verità che solo lo stupido non cambia idea, oltrechè da alcune bagattelle come, che so, il connubio umano e societario che aveva legato Sofri per tutti gli anni ‘70 , in varie, importanti imprese editoriali e non, con Robert Cunningham, agente CIA e figlio del capostazione CIA e rappresentante del Partito Repubblicano in Italia. Cita, il filosofo torinese, giustamente irridendo, quanto sia stato antiscientifico da parte del Sofri lottacontinuista dare del fascista a Fanfani e inventarsi il “fanfascismo”. Concordo col vate: era una stupida campagna condotta alla vigilia delle elezioni presidenziali per demonizzare l’uomo della politica araba (come Moro e Mattei, cui andò peggio) e sostenere il rivale Giovanni Leone, uomo degli USA, uomo della Lockheed. Che vinse.
    Concordo: è tutto una “concezione paranoico-complottista della Storia”. Si tratta, come dice lei con insuperabile profondità, della “trasposizione in categorie (pseudo)marxiste di una concezione monoteistica ed antropomorfica di tipo religioso”, tipica degli “sciagurati”.
    Lei, umanistico universalista, ha un ulteriore merito: ha ridimensionato e riportato al suo livello di “esperienze bambinesche”, come le chiama, quello che, nel mio “furore teologico” (ma non vede un po’ troppa religione in giro? Sarà un problemino suo?) per la “questione sacrale della dicotomia (idiota) destra/sinistra”, diventa il mio minestrone di poveri, categoria che lei ritiene resa ormai “irriconoscibile”. Come ho potuto, Professore mio (mi permetta la licenza confidenziale), sistematizzare a sinistra i 14 proletari falcidiati a Derry, Irlanda del Nord, nella Domenica di Sangue, e a destra i fucilatori e il Premier che li ha incaricati; a sinistra una resistenza irachena che rivuole la sua sovranità e il suo stato sociale, ineguagliato se non da Cuba, e a destra i terminator e chi li ha mandati; a sinistra una popolazione combattente palestinese e a destra la sua borghesia nazional-compradora (come uscirà dall’ossimoro?) e, a destrissima, i metodi nazisti del democratico governo israeliano; a sinistra il patriota socialdemocratico e unitario Milosevic, e a destra i suoi carcerieri e disintegratori del suo paese, insieme ai buonisti cerchiobottisti del “né-né”; a sinistra chi combatte per la liberazione e a destra chi combatte per il dominio; a sinistra chi sbatte la porta in faccia a FMI, BM e Nato, a destra chi marcia per bilanci partecipativi, tobin tax, e contro un WTO che è come un dito nell’occhio USA; a sinistra chi s’impunta sulla distribuzione della ricchezza a vantaggio di chi la produce e a destra chi mette insieme squadristi, agrari, radicali e negazionisti, revisionisti e antimperialisti, ricchi e poveri, oppressori e oppressi, seguaci di Evola e di Spartaco, in una tradizione populista post-destra/sinistra che da sempre costituisce l’estremo rimedio della carogna capitalista? Come ho potuto? Era la fallacia di chi nel ’68, che lei, esimio, dice di aver “conosciuto”, levava bandiere rosse per la rivoluzione e la dittatura del proletariato, ci crepava pure, tuonava contro il revisionismo di quella che lei definisce “sinistra putrescente” e che poi, in effetti, si è putrefatta, respingeva nelle fogne i topi che si avvicinavano, e non aveva capito che era tutto solo “un momento di modernizzazione del costume” (le “scopate” del suo ultimo saggio).
    Lei, tranciando con la sua Durlindana dialettica le nebbie dei miei pregiudizi bambineschi, mi ha fatto capire che cacciare spioni, stragisti fascisti , pensatori confusi, allevatori di serpi nel proprio seno, pubblicisti nazi-new age serve solo a rafforzare l’unico, vero nemico: gli USA, compagni che, illudendosi di essere di sinistra vanno ogni mese in centomila a Washington a farsi carcerare e brutalizzare, e chicanos e neri compresi.
    Mia cara e illustre Autorità accademica umanista universale e universalista, sono solo, come lei dice, un “bambino che usa le parolacce perché in questo modo sta al centro dell’attenzione”, un “cretino”, uno “sciagurato energumeno”. Ora però, con la luce che emana morbida e calda dalle sue parole, troverò la svolta per lasciarmi alle spalle tutti i cretini, energumeni, ubriachi, sciagurati, infami e paranoici che nei deserti e nelle bidonville, nelle piazze e nelle trincee, mi avevano trascinato verso gli abissi della “concezione paranoico-complottista della Storia”. Glielo giuro. E mi perdoni se, stavolta, diversamente da quella precedente, non ho proposto ampie citazioni del suo scritto. Allora l’avevo fatto perché la gente capisse cosa stavo, da vero sprovveduto, confutando. Oggi non avevo nulla da confutare. Del resto, salvo le sue inconfutabili contumelie, non c’era niente di nuovo. Nemmeno, mi consenta, rispetto al grande Guglielmo Giannini, l’ineguagliabile “Uomo Qualunque”, forse un suo maestro? Ma, soprattutto, non si incollerisca. Le fa male, molto male.
    (Per suo puro diletto intellettuale, a riprova di quali deviazioni il complottismo comporti, e perché a lei sia riservata la stessa ilare serenità che il suo elaborato ha regalato a me, le suggerisco alcune interessanti letture: www.nytimes.com/2003/10/26/national, www.globalresearch.ca/articles/CHO310B.html e, sempre lì, Michel Chossudovsky “War and Globalisation – The truth behind September 11,2003”.E anche, interessantissimo: italy.indymedia.org//news/2003/10/401477.php. Riverisco.)

 

 
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