onore a nanni!


onore a nanni!
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La prima canzone? Piccolo Attila, scritta in ricordo di Nanni De Angelis. Inverno 1980. Nanni era morto da un paio di mesi, trovato impiccato alle sbarre di una cella d'isolamento dove non avrebbe dovuto essere. Quella sera del 5 ottobre, insieme a lui, moriva un sogno durato poco più di due anni (il sogno nostro, dico quello di chi era cresciuto dentro Terza posizione). All'improvviso il potere si era accorto di noi e muovendo un solo dito (ma neanche tanto piccolo ... ), ci aveva schiacciati come mosche fastidiose. L'illusione di poter essere, com'è scritto in La rivoluzione è come il vento, «angeli con la spada» in un mondo che non si formalizzava ad usare le bombe atomiche, finì proprio quel giorno. La retata contro TP c'era stata il 23 settembre, d'accordo, ma il giorno a cui associo la parola "fine" per il nostro movimento, non c'è dubbio, è quello della morte di Nanni. Il modo in cui quel sogno venne stroncato (non solo il nostro, chiaro, ma quello di una generazione intera) lo ha raccontato meglio di chiunque altro Francesco Mancinelli, con quella meravigliosa canzone che è Generazione '78 (ti assicuro, Francesco, che quella tua canzone non l'ho mai, dico mai ascoltata senza commuovermi sul serio). Certo, l'idea continua, è vero, le forme si trasformano, ma quell'esperienza "d'amore" non avrebbe potuto ripetersi (almeno per noi). Così sentivamo e cosi è stato. Erano passati un paio di mesi dal 5 ottobre, dicevo, e per varie ragioni mi trovavo catapultato in Calabria a studiare, per cercar di raggiungere il maledetto diploma (alla maturità dei luglio prima ero stato seccato). Avevo casa sul mare e stavo da solo, visto che i miei lavoravano e non potevano muoversi da Roma, a parte periodiche visite. Avevo diciannove anni, stavo da solo e mi spaccavo il cuore di rabbia, d'impotenza e di nostalgia. I miei amici erano a Roma (oppure in galera, o fuori dall'Italia) e a parte lettere e telefonate non avevo nessuno con cui sfogarmi. Per questo nacque Piccolo Attila: un passaggio dalla storia (la storia nostra, ovviamente) al mito (e non per niente il primo titolo della canzone era La leggenda di Piccolo Attila), sulle note di Foggy dew, quella ballata irlandese che cantava Alain Stivell durante il concerto dei 15 luglio, sempre a Roma, a Villa Torlonia, finito nell'incredibile scontro che ho cercato di descrivere nel testo. Da quel momento le canzoni si susseguirono a ritmo costante, e dal giorno dei mio ritorno a Roma, l'estate dopo (1981), affiancarono quelle di Marcello nelle strimpellate che, tra noi sopravvissuti, segnavano quasi maniacalmente quel periodo 'post-terremoto', insieme all'immancabile Terra di Thule, della Compagnia dell'Anello. Tutto, comunque, nella ristretta cerchia dei soliti pochi amici. Solo qualche anno dopo, ad un concerto di musica celtica organizzato dal FdG a piazza dei Popolo, scoprii nella maniera più imprevedibile che quella mia prima canzone (registrata in maniera più che casareccia su una cassetta di Marcello, da sua sorella Germana), era andata ben più lontano di dove arrivava la mia voce: quando la band aveva attaccato Foggy dew, infatti, un ragazzino, dando di gomito a un amico, gli disse: "Aoh, la senti? Piccolo Attila in inglese!", e attaccò a cantarla con le parole che avevo scritto io. E piano piano a lui si unì il suo amico e poi altri, e altri... Non ci volevo credere...
Quando avevo scritto quella canzone, non esagero se dico che ancora non sapevo nemmeno se avrei mai avuto l'occasione di poterla cantare con i miei amici; e invece adesso mi ritrovavo a piazza del Popolo, in mezzo a decine di ragazzi sconosciuti che la cantavano a squarciagola. Beh, se c'è un Dio, quella sera ho sentito una sua carezza.
Gabriele Marconi


Nanni presente.
Bellissima la testimonianza di Gabriele.






Nanni...presente!

